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Gennaro Francione

FRANCO SANTAMARIA

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SALA DEGLI OSPITI

 

NARRATIVA / GENNARO FRANCIONE


Alchimia di Rosanera
opera multimediale in 3 atti

Gennaro Francione, Alchimia di Rosanera

Gennaro Francione
ALCHIMIA DI ROSANERA
opera multimediale in 3 atti
Costanzo D'Agostino editore, Roma 2008


Rosanera è una bellissima modella-prostituta di Cervara, il paese fantastico degli artisti. La lotta per la conquista del suo amore tra il Poeta, il Drammaturgo, il Pittore porta quest'ultimo a un viaggio infero alla ricerca di una rigenerazione della colpa e dell'arte guidato dalla stessa Rosanera, il Vampiro Angelico. È primo anello di una catena liberatoria verso il paradiso della natura di Campaegli che coinvolgerà, infine, l'intero villaggio.

Personaggi
Rosanera: La modella alchemica | Hébert: Il pittore | Pursan: Il poeta | Silvana: La megera | Zefon: Il fratello danzatore-astronomo di Rosanera | Ugo Back: L’abate drammaturgo | Kobal: L’homunculus | Le Muse: Calliope: Poesia epica; Erato: Mimica e Poesia melica; Polimnia: Lirica; Euterpe: Musica; Tersicore: Danza; Urania: Astronomia e Matematica; Clio: Storia; Talia: Commedia; Melpomene: Tragedia

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ATTO I
In vita di Rosanera. Prima opera al nero

SCENA I
Modella meretrice

     Laboratorio di pittura.
     A sinistra un cavalletto con una tela su cui Hébert, il pittore francese barbuto, sta ritraendo una bella mora: Rosanera.
     Costei se ne sta discinta con pose seducenti e misteriose seduta su un divano a destra.
     Il pittore indossa una camicia a sbuffo e pantaloni attillati.

Hébert:
Per oggi abbiamo finito, donna Rosanera.
Rosanera (alzandosi, coprendosi con la sua veste da popolana e mostrando la mano):
Prima il mio compenso.
Hébert (tirando fuori dalla tasca dei soldi):
Bastano?
Rosanera:
I soldi non bastano mai.
Hébert:
Potete averne di più... sapete come.
Rosanera:
Sì accetto (Hébert tira fuori altri scudi) ma un patto.
Hébert:
Quale.
Rosanera:
Il doppio non basta più. La vita si fa sempre più cara anche qua in campagna.
Hébert:
Allora per voi triplico (Tira fuori altri soldi e lì dà alla donna che li mette in tasca)
Rosanera:
Grazie, monsieur.
Hébert (prendendo Rosanera per la mano e riportandola verso il divano):
Sarete felice, ma chérie...
Rosanera:
Lo sarò se lo siete voi.
     Hébert fa mettere Rosanera sul divano e si stende su di lei.
     Oscuramento.

SCENA II
La crisi dell’estro

     Laboratorio di pittura.
     Luce su Hébert al centro scena.

Hébert:
Questa donna mi fa impazzire. Ero venuto qui da Parigi alla ricerca di un nuovo estro per la mia pittura e cosa mi ritrovo? Una natura violenta, rappresentata dagli occhi, dal corpo, dal sesso di Rosanera.
Una febbre violenta mi ha preso impossessandosi di tutte le fibre del mio essere. La furia erotica ha rivitalizzato la mia mano che fa scorrere sulla tela linfa di una nuova arte, fatta di amore per l'universo attraverso la passione per una sola creatura, oscura, indecifrabile, sensualissima.
     Entra da destra il poeta Pursan, un bel giovane dal volto fine e il corpo slanciato. Indossa un abito da caccia assai elegante.
Pursan:
Oilà pittore Hébert!
Hébert:
Oilà poeta Pursan? Come vi va la vitaccia?
Pursan:
Non male. E a voi?
Hébert:
Non bene, poeta.
Pursan (con occhi maliziosi, scrutando l'altro):
Vi siete innamorato per caso?
Hébert:
Come fate a saperlo?
Pursan:
Ve lo leggo negli occhi, ma quel che è peggio... (dando uno sguardo ai quadri) nei vostri quadri.
Hébert:
Perché peggio?
Pursan (con un attimo di esitazione):
No dicevo così per dire. Quella donna l'avete già raffigurata, cento, mille, un milione di volte. Sempre la stessa (Pausa) Perché avete lasciato Parigi, Hébert?
Hébert:
Mancanza d'ispirazione per la mia arte.
Pursan (sognante):
Parigi. Peccato che non ci sia mai andato. Mi giunge voce che quella città sia splendida, ricca di arte e di fonti per gli esteti. Nôtre Dame, La Senna, lo bois di Boulogne... (A Hébert) Barone, perché siete venuto in questo posto sperduto del mondo, dimenticato dagli dei e dagli uomini?
Hébert (in proscenio, malinconico):
Mentre soggiornavo a Parigi avvertivo che la mia pittura non funzionava più. Avevo bisogno di nuove energie, rinnovati stimoli. Decisi, quindi, di ritornare a Roma per ritrovare quella ispirazione iniziale che tanto mi aveva valso in successi.
Pursan:
Roma non è Cervara.
Hébert (girando in scena):
Certo che no. E' un po' come Parigi. Grande ma dispersiva. Un giorno, nel salotto artistico del principe Caffarelli, sentii parlare di un paese impervio ed arroccato, da dove provengono belle e fiere modelle. Mi raccontavano che alcuni pittori avevano visitato quel luogo remoto riportando forti emozioni.
Folgorato da quell'immagine, decisi subito di partire per Subiaco e da qui, dietro un mulo carico di bagagli e suppellettili, m'incamminai per quel sentiero infinito che tra rocce ed anfratti mi portò a Cervara.
Pursan:
Cervara di Roma
vive sola, scolpita in cima
a una montagna di pietra.
E' una scultura nel cielo,
che al cielo volerebbe
se l'aria la sostenesse1.
Hébert:
Bei versi, poeta. (Pausa sognante) Al mio arrivo venni subito colpito dalla visione di un arco di accesso al paese da dove passano le donne per andare ad attingere l'acqua alla fonte di Monestrigliu. Diedi di mano a tela e pennello e dipinsi "Les Cérvaroles"2. Venite venite... (Porta avanti il quadro) Come vedete ho simboleggiato le tre età della vita: la fanciullezza, la giovinezza, la vecchiaia attraverso la raffigurazione di una bambina e due donne che vanno ad attingere l'acqua, passando sotto l'arco.
Pursan (mirando la pittura):
Bello e inquietante. Cervara è il regno delle visioni e del mistero trasfusi mirabilmente nei vostri quadri.
Hébert:
Come nelle vostre odi... (In proscenio) Cercai una casa ed iniziai a vivere la vita semplice, rude ed austera dei paesani. L'ambiente circostante e il paesaggio fecero il miracolo di rinnovare la mia pittura...
Pursan:
Più che l'ambiente a rigenerarvi sembra essere stata quella creatura (indica un quadro)...
Hébert (si porta vicino al quadro):
Sì, lei. Rosanera. Rosa bella.
Pursan:
E' come se il paesaggio di Cervara, la carne dei cervaroli, i loro muscoli, il sangue fluente, gli animali si fossero tutti materializzati nell'unico corpo di Rosanera. (Con occhi vibranti) Sembra viva questa creatura sul quadro...
Hébert:
Come sembrano vive le vostre parole, maestro Pursan.
Pursan:
Voi siete un mago dei colori, maestro Hébert.
Hébert:
E voi un alchimista del Verbo.
Pursan (fissando il quadro):
Costei è solo una puttana. Eppure qui sembra quasi una madonna o almeno... una nobildonna. Potrebbe essere la reincarnazione di Lucrezia Borgia, ad esempio...
Hébert:
Siete un Mago della Trasmutazione Alchemica di tutte le cose, dal bianco al nero e viceversa. Prima le date della meretrice, poi della santa e, infine, la trasformate in assassina. Così trasformate il giglio in una spada per infilzare l'immagine innocente di costei.
Pursan:
Mon cher monsieur, con ben altro giglio che non le mie parole rutilanti merita di essere infilzata costei e la sua rosa... nera!
Hébert:
Ora diventate un aedo scapigliato e trasbordate con la vostra arte verbale, monsieur Pursan!
Pursan:
Non vi scandalizzate, Hébert. La poesia floreale è tutta una continua metafora erotica, e banane, fichi, rose che lei dipingesse sui suoi quadri anche nella più pura e santa e realistica ispirazione, potrebbero essere inquinate da voglie occulte. (Ammiccante) Aspettiamo, barone, che voi dipingiate, costei, la Rosanera nuda. Così che la possiamo gustare tutti e ricordarci della sua beltade senza dover per forza spillarle dei quattrini!
Hébert:
Così, dunque, amate alla follia il corpo di questa creatura? Null'altro v'ispira, poeta?
Pursan:
Il corpo di questa madonna in vendita, mio caro Hébert, è solo lo scudo per il mio cuore e per il vostro e per quello dell'intero villaggio.
(In proscenio)
Rosanera viene, come araldo di miele,
dal giardino dell'anima lontana;
le anime di tutti attendono la rosa.
Rosanera corona il calice della nostra festa,
del profumo inebriante di petali amorosi
essa il corpo e l'alma c'impregna.
La catena del nostro patto solidale
Rosanera imperterrita intreccia;
così, io, voi, noi tutti, giammai
il laccio amoroso della sua rosa fuggiamo3 .
Hébert:
Bella!
Pursan (ridacchiando, con gli occhi lucidi):
Come vedete anche i poeti hanno un cuore. A bientôt, monsieur!
Hébert:
A bientôt, principe!
     Oscuramento.

SCENA III
La fattura di malva

     La catapecchia di Silvana la megera. E' una vecchia brutta, ingobbita, miope, naso aquilino e mento a scucchia terminante in un ciuffo di peli.
    Dal soffitto pende una caldaia. Sul tavolo a fianco un mortaio, un pestello e barattoli con erbe, oltre a una bottiglietta.
     La strega versa nella caldaia un ingrediente.

Silvana:
Un pezzo di coda di rospo aumenterà la potenza4 !
Pursan:
Sì aumentate! Aumentate!
Silvana:
Fate l'amore tutti con Rosanera e tutti siete innamorati di lei. Puàh! Che gusti!
Pursan:
Sì e tutti facciamo a gara per avere non il suo corpo - te lo compri a quattro scudi quello - ma il suo cuore.
     La megera prende a pestare la tormentilla5 in un mortaio.
Silvana:
Voi siete bello, principe, e, se io fossi più giovane, mi innamorerei di voi con un niente.
     La vecchia pesta con molto ardore, sospirosa.
Pursan:
Oh, allora, se voi foste lei! Ma lei, Rosanera, quella vera, non dà il suo cuore a nessuno. E' questo il potere della beltade venduta. Darsi a tutti per non darsi a nessuno.
Silvana:
E' quella puttana allora non la contessa Callipari la vera signora del paese! (Pesta con rabbia).
Pursan:
Brava! Ben detto! Allora è pronta questa mistura?
Silvana:
Quasi... quasi... Non siate impaziente, principe. Avete portato la ciocca dei capelli?
Pursan:
Sì, cinque scudi mi sono costati solo questi! (Dà la ciocca alla fattucchiera) Ma li ho spesi con tutto il cuore... Darei tutte le mie terre per avere l'amore profondo di Rosanera.
Silvana:
L'avrete! L'avrete! (Tra sé) C'è gente che ammazzerebbe pur di aver l'amore profondo di quella sozzona. (Getta la ciocca dentro la pentola insieme alla tormentilla versandola direttamente dal mortaio).
Pursan (odorando nella caldaia):
Quali ingredienti usate per questa fattura?
Silvana (girando il mestolo nella caldaia):
Capelli e tormentilla mescolate ben bene hanno effetti miracolosi. Insieme ad altri elementi che non posso rivelare. Potrebbe fallire l'incantesimo. Capite?
Pursan:
Certo! Segreto del cuoco stregone! (Ridacchia)
Silvana (levando in alto mortaio, mestolo e pestello):
Ora è il momento della formula. Dite Rosanera, Rosanera quando vi faccio cenno.
Pursan:
Va bene. Rosanera, Rosanera.
Silvana:
Te invoco, o nobile Pruslas costruttore ineguagliabile di feticci magici e misture. Aiutami nella mia opera!
     Un lampo e un tuono.
Silvana:
Tormentilla, Potentilla. (Fa un cenno col dito)
Pursan:
Rosanera, Rosanera.
Silvana:
Dammi in pugno la mia bella. (Fa un cenno)
Pursan:
Rosanera, Rosanera.
Silvana:
Sia schiava o libera per volontà mia.
Voglio, comando e posso, così sia!
Pursan:
Rosanera, Rosamia
sempre mia con bramosia.
Silvana:
Ma questo non è nella formula!
Pursan:
Licenza poetica.
     Contrariata, Silvana riprende a pestare sostanze e a sbuffare.
Silvana (versando la mistura in pentola, con rabbia):
Caldo cuore e caldo seme
fa che siano sempre insieme.
     Finita l'operazione e recitata la formula, la vecchia versa il liquido fumante nella bottiglietta.
Silvana:
Ecco principe, un po' di malva per profumare la miscela ed è bella e pronta la pozione d'amore. Fatele bere questo in una notte di luna piena e vedrete che la ragazza s'innamorerà di voi.
Pursan (serrando la bottiglietta nel petto):
Quanto devo?
Silvana:
50 scudi.
Pursan:
Ma avevate detto 25.
Silvana:
Sì ma vi ho fatto la pozione rinforzata.
Pursan:
Sicura?
Silvana:
Sicurissima?
Pursan:
Effetto garantito?
Silvana:
Garantitissimo.
     Pursan trae dalla tasca un sacchetto da cui estrae scudi e li versa alla megera che li conta con somma cura passandoli a un dito dagli occhi.
     Oscuramento.

SCENA IV
Danza dei demoni d’amore

     Musica grottesca.
   Demoni birbanti giovanili con archi e frecce da cupido inscenano la danza dionisiaca dei demoni d'amore.
    Turbinii montanti in cui vengono presi separatamente Pursan, Hébert e l'abate Ugo Back con la tonaca e il cappuccio neri.
     Oscuramento.

SCENA V
La chiesa del rosone

     Musica da organo celestiale.
     Interno di chiesa con un rosone colorato.
    Passeggiano Hébert e l'abate Ugo Back. Questi indossa un saio nero con cappuccio.

Hébert:
Abate, vi parlo da cristiano, come in confessione e come amico ed artista, qual voi anche siete. Questa passione per Rosanera mi tormenta.
Ugo Back:
Cosa ci trovate in lei, barone, oltre al sesso?
Hébert:
E' una donna meravigliosa dalla cui bocca fuorie¬sce miele.
Ugo Back:
Capisco. Ma ricordatevi, Hébert, che non è tutto oro quel che luce. Rosanera è l'Amore del Male che se ne viene cavalcando la falce lunare!
Hébert:
Voi siete un maestro di immagini oltre che di cose sacre...
Ugo Back:
Pura emozione che si trasforma in parole e azioni sceniche, mio caro.
Hébert:
Può un drammaturgo, qual voi siete, che canta il mondo come è, complesso e malefico, essere rappresentante del supremo signore padrone del bene, senza incorrere nel peccato di una rivelazione immonda dell'essere?
Ugo Back:
Spesso nello scontro della mia doppia anima, il servo di Dio e il servo di scena, prevale quest'ultimo. Eppure, essendo tutto il mondo una tragica rappresentazione, dove ognuno è chiamato dal destino a figurare in una parte ineluttabile, mi sembra di servire il signore proprio smascherando il male fino in fondo.
Hébert:
Dunque, abate, voi pensate che il mio amore per Rosanera sia un male?
Ugo Back (sospirando):
Per voi? Per voi? Solo per voi? Rosanera è una peste che ha invaso l'intero villaggio. Tutti la amano nel corpo, ma nessuno la possiede veramente dentro. Quella non è una donna ma un demonio, (si fa la croce) venuta a turbare un borgo di artisti, giusti e onesti, lontano dalla civiltà corrotta degli uomini. Non c'è più pace, in questi tempi tragici, neppure per la campagna.
Hébert:
Perché scaricate su Rosanera, abate, responsabilità eventualmente collettive?
Ugo Back:
Perché prima di lei eravamo tranquilli. Dopo di lei il diavolo si è impadronito del villaggio utilizzando forme di seduzione mendaci e luminose. Il sesso bruto fatto passare (sottolineando) per... voglia di sacro amore.
     Musica dell'organo che diventa inquietante.
     Oscuramento.

SCENA VI
La luna nera all’osteria dei due ruscelli

     Luce crepuscolare.
     Un'osteria.
     Porta della cucina a sinistra.
     Entrata a destra con a fianco una grossa botte.
     In primo piano tre tavoli scalcagnati.
     Nei laterali vecchi contadini sonnolenti di fronte a un bicchiere di vino.
    In quello centrale siedono Pursan e Ugo Back: giocano a dama, rispettivamente coi bianchi e coi neri. Fanno mosse mentre parlano. Appoggiata alla sedia di Pursan una scarsella.

Pursan:
Oste della malora! Il bicchiere è vuoto!
     Entra veloce Zefon, il fratello deforme e gobbo di Rosanera, piccolo, con testa incassata nelle spalle.
Zefon:
Eccomi! Eccomi!
Pursan:
Il bicchiere non deve mai piangere lacrime secche, gobbo! (Dà il bicchiere a Zefon)
Ugo Back (dando il suo bicchiere):
Mesci!
Zefon (prendendo anche l'altro bicchiere):
Subito!
     Zefon si porta alla botte.
Ugo Back:
Subito? Devi mescere prima che ti arrivi l'ordine, zotico! Se no mi esce un cazzotto dalla manica di questo saio benedetto!
I vecchi (in coro):
Mesci! Mesci! Se no l'abate s'incazza.
Un vecchio sdentato:
E son dolori per la faccia e per i denti!
Zefon:
Ecco! Ecco! (Tra sé) Zefon porta lesto i bicchieri ai due signori se no son guai.
Pursan:
Bravo! (Alzando il calice e brindando con Ugo Back) Evviva!
Ugo Back:
Evviva!
Pursan (alzando il calice verso gli avventori):
Evviva!
I vecchi (in coro):
Salute!
Un vecchio sdentato:
Salute per cento anni!
     Zefon ridacchia ma gli viene uno starnuto.
Pursan:
Ehi non mi annacquare il vino! Che schifo! Me lo rovini!
     Un altro starnuto.
Ugo Back:
Salute anche a Zefon, il vento oscuro che fuoriesce dalle tombe e soffia e soffia al servizio della Lilith.
     Entra Rosanera con una bottiglia e sorridendo fa per trascinare dentro il fratello; preso da una scarica di starnuti.
Pursan:
No aspetta luna nera! Non andar via... Lascia che sull'onda del vino soave possiamo godere la bellezza delle tue grazie!
     La ragazza sorride compiaciuta e attende col fratello a fianco.
Ugo Back:
Sì, stai un po' con noi, Rosanera e ascolta le storie tenebrose della Lilith. La Grande Madre della Magia Nera, elargitrice di follie e protettrice di poeti blasfemi, regina nera di vampiri e licantropi.
Pursan (a Ugo Back):
Abate, ma esisterà realmente là in alto nel cielo la Luna nera?
     Il religioso è perplesso.
Zefon:
Certo che sì. (Alzando il dito al cielo e portandosi sulla porta) Là. E' quel misterioso asteroide piccolo circa 1/4 della Luna Bianca che ruota su un'orbita a circa 2.000.000 di km. dalla terra, con una rivoluzione sinodica di 177 giorni6 .
Pursan:
Ehi Copernico come fai a sapere di queste cose?
Rosanera:
Zefon ama stare nella natura pura a Campaegli e ci dorme all'addiaccio anche in inverno. Vero, fratello?
Zefon (ridendo come un ebete):
Sì, sì, sì. (Starnutisce)
Pursan (in a parte):
Ecco perché ha il raffreddore di continuo!
Rosanera:
E là, con una squadra e un compasso che gli regalaste voi abate insiem a una mappa del cielo, si diletta a fare calcoli astrali... vi ricordate?
Ugo Back:
Ehm sì. Gl'insegnai a far di conto oltre ad osservare la volta celeste.
Pursan (ridendo):
Allora voi l'avete rovinato, abate!
Rosanera:
Con quegli strumenti osserva la volta stellare e spesso mi racconta di mondi impossibili che lui solo vede lassù.
Ugo Back:
La luna nera. Ah! La fantasia non gli manca!
Pursan:
Anche la matematica e l'astronomia, abate, possono far schizzare il cervello a chicchessia. Zotico o istruito che sia!
Zefon (col dito in aria):
La luna nera! La luna nera! La luna nera!
     Rosanera trascina il fratello in cucina.

SCENA VII
Il gioco dei bianchi e dei neri

     I due giocatori bevono e si fissano sulla dama.
Ugo Back:
Sì nera. Come le mie dame. (Fa una mossa) A me, caro Pursan, il gioco delle dame piace perché è un mondo tutto al femminile. Quanti guai in meno ci sarebbero sulla terra se ci fosse un solo sesso! Meglio che fossimo tutti maschi, ma in mancanza mi contenterei di un mondo di sole e tutte gentildonne (Fa una presa)
Pursan:
La vita, abate Ugo Back, è il gioco dei bianchi e dei neri, femmine o maschi che siano. Voi ora giocate coi neri ma se perdete poi prenderete i bianchi.
Ugo Back:
Voi giocate con le parole, mio caro. (Avvicinandosi confidenzialmente) Quella donna è una creatura torbida, inquietante, pericolosa!
Pursan:
Rosanera è la vita stessa, né buona né cattiva. Voi dovreste saperlo, abate, che vi dilettate a scrivere commedie.
     Entra Zefon a portare pane e formaggio ai due commensali.
Ugo Back (alzandosi e venendo in proscenio):
Sì commedie. Preferisco far ridere la gente, non perché io sia particolarmente comico ma perché il mondo è pieno di dolore e nelle mie storie voglio io stesso dimenticare le brutture, le malvagità, i dolori.
Zefon (in a parte in proscenio):
Ecco l'abate Ugo Back, con questa tonaca nera che pur par panno rovente tanto da farlo sembrare un grande fuoco. (Allargando le braccia a simboleggiare un incendio) Fuuuuu! Eccolo il Gran Sovrintendente del Fuoco Infernale, addetto personalmente alla cottura dei reprobi!
     Zefon sghignazza al che l'abate lo prende per l'orecchio.
Ugo Back:
Cosa mormori, brutto sgorbio?
Zefon (dolorante):
Ah! Ah! Ah! L'orecchio nero nero nero...
    L'abate trascina Zefon verso la cucina dove l'essere si dilegua palpandosi l'orecchio dolente. Il religioso ritorna in proscenio.
Pursan (avvicinandosi all'abate):
Un dolore è l'amore, vero abate? Anche voi conoscete la sofferenze del corpo di Rosanera il cui cuore sfugge a tutti.
Ugo Back (circospetto):
Come sapete?
Pursan:
Quel che non si fa non si sa, signor Ugo Back. E poi, chi in questo borgo non è passato per 4 scudi tra le braccia di Rosanera? Vedete? Anche questi vecchi se la sono passata... per quel che potevano.
Ugo Back (nostalgico):
Tutti la vogliono, tutti la hanno. Tutti lo vogliono il suo cuore e nessun lo prende.
     L'abate ritorna al tavolo e medita sulle mosse. Pursan prende un bicchiere e vi versa del vino poi mescendo furtivamente la bevanda datagli dalla megera nella bottiglietta che trae dalla scarsella. L'abate osserva di sottecchi.
     Pursan ritorna al tavolo.

Pursan:
Chiamiamo Rosanera e invitiamola a bere. Intanto faremo un po' di galanterie e godremo ancora della sua beltade. (Poggia il bicchiere sul tavolo; gridando) Ehi ostessa!
     Esce Zefon.
Zefon:
Eccomi!
Ugo Back:
Non te stolto! Tua sorella!
Zefon:
Ah! Ah! La chiamo subito!
     Il gobbo rientra in cucina.
Zefon (voce fori campo):
Rosa! Rosa!
Ugo Back:
Che scherzi fa la natura! Lei così bella e lui deforme e catarroso!
Pursan:
Ci sono lassù a Campaegli due ruscelli che partono dalla stessa sorgente limpidissima. L'uno arriva al fiume sporco a cagione delle sozzure lasciate da capre e cavalli sul greto, l'altro digrada rapido pulito fino alla cascata che zampilla e scroscia a valle gocce chiare e argentine.
Ugo Back:
Eppure dicono che Zefon, quando balla, diventa più bello di una libellula. Qualcuno racconta di averlo visto danzare lassù sulla nostra montagna di Campaegli in mezzo agli animali ma, brutto com'è, la faccenda mi sembra solo leggenda.
     Esce Rosanera.
Rosanera:
Ecco. Mi cercavate?
Pursan:
Sì dolce creatura. Era per farvi brindare con noi!
Rosanera:
Ma io...
Ugo Back (con sguardo ammirato):
Bevete con noi, vi prego, creatura di Dio.
Rosanera:
Ma...
Pursan:
Osate rifiutare l'invito alla sacra libagione del vostro abate?
Rosanera:
No, no, no.
Pursan:
E allora bevete! (Offre il boccale a Rosanera che lo prende timorosa) Evviva! (Brinda con Rosanera e poi con l'abate)
Ugo Back:
Evviva!
Rosanera (aggrappandosi al boccale che porta alla bocca a due mani):
Felicità a voi!
I vecchi (in coro):
Salute!
Un vecchio sdentato:
Salute per cento anni!
Rosanera (beve tutto d'un fiato; poi):
Grazie!
     La ragazza lancia uno sguardo intenso verso Pursan che ricambia, poggia di botto il boccale sul tavolo, indi scappa in cucina.
Ugo Back (bevendo un sorso dal bicchiere lasciato dalla ragazza e odorando sospettoso):
Che buon profumo di malva!
Pursan (guardando con sospetto l'abate):
Sì alcune mescite di questa osteria profumano di malva.
Ugo Back:
Malva Rosa. (Guardando la dama) Attento poeta. Vi siete distratto! La mia dama nera si mangia tutte le vostre dame bianche. (Fa un movimento a catena di cattura) Filotto!
Pursan (sorpreso):
Oh! La fortuna non mi è stat benevola...
     Rosanera si affaccia dalla cucina e guarda intensamente Pursan che con occhi brillanti la fissa.
Ugo Back (a Pursan, con aria complice):
Non vi preoccupate. Come si dice? Sfortunato nel gioco, fortunato in amore.
     Oscuramento con musica tra il melodico e l'inquietante.

SCENA VIII
Danza dei demoni bianchi e neri

     Entrano in scena figure caudate e mostruose alcune con costumi bianchi altri neri, armate di lance e bastoni. Sono guidati da una Rosanera con maschera felina.
     Inscenano la danza dei demoni bianchi e neri in una lotta vorticante che si conclude con la vittoria dei neri e l'abbattimento dei bianchi.

SCENA IX
Vittoria nella battaglia d’amore

     Cinguettio di uccelli, scroscio d'acqua di un ruscello.
     Rosanera e Pursan appoggiati a un albero del bosco amoreggiano con la ragazza che carezza i capelli del poeta.

Rosanera:
Amore mio. Io non so cosa sia successo ma dopo quel vino odoroso di malva io ti ho guardato con occhi diversi.
Pursan:
Anch'io mia dolce creatura. Ti ho amata da quando ti ho vista e ringrazio quel vino galeotto che ti ha fatto accondiscendere al mio desiderio scatenando la mia poesia.
O Rosanera, orsù levati in fretta!
     (Fa alzare Rosanera)
Il tuo signore bussa, apri la porta!
Egli t'ama e indugiar più non sopporta.
Che non abbia a star sulla soglia...
     (Prende un mazzo di rose da dietro l'albero e mima il contenuto del suo poetare).
Egli è pien di rose rosse
e tra esse, solinga e preziosa,
già estrae un rosa bianca.
Lascialo fare! Non far la ritrosa!
Fa' che la poggi proprio là,
sul tuo innamorato cuore.
     (Poggia la rosa bianca sul cuore di Rosanera, che l'accoglie tra i seni, felice)
     Dietro la quinta di destra si apposta Hébert che, coperto da un mantello, ascolta e scruta.

Pursan:
Io voglio il tuo cuore, Rosa...
Rosanera (porgendo il seno):
E' tuo, poeta Pursan.
Pursan:
Io voglio il tuo corpo.
Rosanera:
Prendilo, caro.
Pursan:
Che sia solo mio!
Rosanera:
Lo sarà! Non lascerò che mai più nessuno se non te, in vita mia, penetri dentro di me.
     Pursan stende la ragazza per terra e fa per penetrarla.
     Oscuramento.

SCENA X
La follia del pittore innamorato

     Occhio di bue su Hébert in proscenio.
Hébert (mettendosi le mani nelle tempie):
No! No! No! Ha vinto lui, il poeta maledetto e mi ha sottratto con chissà quali arti malefiche Rosanera dal cuore incontaminato.
Ora lui ha toccato l'unica innocenza rimasta di quella creatura, sottraendone il corpo alla mia lussuria e ai miei scudi.
Oh quanto l'amo! Ma lei ama lui e non vuol più mercanteggiarsi! Neppure potrò gustarne la superficie profumata... Cosa mi rimarrà della sua pelle, cosa pitturerò ora sulle mie tele se non i brani di carne evanescente di un fantasma?
Un fantasma. Sì forse un estremo rimedio mi rimane per sottrarla in vita a quell'impostore che gioca con le parole e chissà quali intrugli per far innamorare creature insieme puttane e divine.

SCENA XI
Assassinio di Rosanera

     Occhio di bue seguente il girovagare vorticoso di Hébert nella Danza dell'amore furioso. Il pittore afferra un coltello e si nasconde dietro la quinta di destra.
     Luce sui due amanti esausti dopo l'amore.

Zefon (gridando fuori campo):
Rosanera! Rosanera! Dove sei?
     Rosanera si alza.
Rosanera:
Devo andare, amore. Mio fratello mi chiama.
Pursan:
Aspetta, tesoro, ancora un bacio.
Rosanera:
Sì un ultimo bacio. (Dà un bacio all'amante)
Zefon (gridando):
Rosanera! Rosanera!
Rosanera:
Devo andare.
Pursan:
Ci vediamo domani?
Rosanera (con un'ombra negli occhi):
Forse sì. Passa all'osteria.
    Rosanera scappa verso destra là nell'ombra scatta la mano di Hébert che la trafigge a morte.
     Il pittore scappa tra il pubblico mentre Rosanera viene in scena tenendosi il ventre.

Pursan (urlando):
Rosanera!
     Pursan salta su per soccorrere la ragazza mentre lei stramazza a terra. Il poeta s'inginocchia mettendo la testa della moriente sulla sua gamba.
Pursan:
Chi è stato?
Rosanera:
Sei l'unico amore mio... (Getta giù la testa)
     Entra Zefon da destra.
Zefon (con un urlo):
Rosa! Rosa! Rosa!
     Si getta sul corpo della sorella piangendo.
     Gracchiare di un corvo.
     Si staglia sul fondale la Rosa Nera.
     Chiusura sipario.

************

ATTO II
In morte di Rosanera. Seconda opera al rosso

SCENA XII
Rosanera vampira d’amore

     Il cimitero.
     Hébert è all'in piedi sulla tomba di Rosanera. E' emaciato e dolente.

Hébert (voce fuori campo):
C'è qualcosa di stranamente maestoso nella calma di un paradiso naturale come questo. Vi regna, per lo più, un silenzio perfetto7.
Come ogni notte io vengo qui per assaporare il bacio di sangue della mia amata.
     Musica inquietante.
    Dalla tomba si leva rigida Rosanera velata. Ha il volto scavato ed esangue ma conserva intatta la sua bellezza.
     Rosanera, venuta in verticale, si scioglie dalla sua posizione rigida e con movenze studiate e suadenti abbraccia il pittore.

Rosanera:
Hébert. Amore, amore mio.
Hébert (voce fuori campo):
Ciò che non ottenni in vita, ora ottengo in morte. Lei mi ama con tutta se stessa. Per quel che le rimane.
Rosanera:
Hébert. Amore, amore mio.
     I due vengono in proscenio frontali alla platea.
Hébert:
Amore. Ogni giorno io mi chiedo come tu, avendoti io ucciso, invece di odiarmi mi ami.
Rosanera:
Nell'aldilà tutto è rovesciato, pittore amante. Ciò che era chiaro diventa scuro e ciò che era odio diventa amore. Nell'aldilà si comprende il vero senso delle cose.
Hébert:
E qual è il vero senso delle cose nella nostra storia?
Rosanera:
Tu mi hai amato così tanto da uccidermi perché io fossi solo tua. Nessuno mi aveva mai desiderato così.
Hébert:
Era altissimo il prezzo della mia passione e della mia arte.
Rosanera:
Sì, amor mio. I veri colpevoli sono il tuo amore e la tua arte che attraverso il corpo sacrificato cercava di rinnovarsi.
Hébert:
Possibile, Rosanera, che tu non mi odi in nulla?
Rosanera:
Sì, del rancore è rimasto. Avrei voluto vivere un po' di più anche se ora mi rendo conto che prima o dopo per me la vita sarebbe finita.
Hébert:
Io vorrei da te l'amore totale senza rancori. Nello stesso momento vorrei purificarmi dall'angoscia di colpa per averti ucciso. Così da quest'altra parte entrambi potremmo amarci un abbraccio totale e puro. C'è un rimedio?
Rosanera:
Un rimedio c'è.
Hébert:
Quale?
Rosanera:
Un viaggio.
Hébert:
Un viaggio?
Rosanera:
Sì.
Hébert:
Dove?
Rosanera:
Nell'inferno artistico. Là tu potrai vedere e mondare le tue colpe. Io stessa, che ti farò da guida, potrò perdonarti fin nell'anima verificando le profondità salvifiche dell'arte che mosse la tua mano assassina su di me. (Si avvicina al pittore) Vieni con me?
Hébert:
Sì, dolce creatura.
Rosanera:
Allora, lasciati amare anche stanotte.
    Rosanera mostra i canini e li affonda nel collo dell'amante facendone schizzare sangue.
     Musica horror.

SCENA XIII
La danza dei pipistrelli

     Stridere montante.
     Una serie di pipistrelli entrano in scena e innescano la danza dei pipistrelli attorno al pittore e a Rosanera, che alterna baci a succhiate di sangue
8.
     Vanno via i danzatori.
     Rosanera prende per mano Hébert e lo fa ruotare.

Hébert:
Dove mi porti, Rosa? Mi gira la testa, sto male.
Rosanera:
Resisti. Scendiamo nell'Ade degli artisti.

SCENA XIV
L’inferno dei poeti

     Vanno immagini del Giardino delle delizie9 di Bosch.
     Entrano in scena le Muse che innescano la danza delle Muse Poetiche.
    Danzano le tre sorelle Calliope per la poesia epica, Erato per la mimica e poesia melica, Polimnia per la lirica.
     Le danzatrici vanno via.

Hébert:
Tutto questo è, dunque, l'inferno?
Rosanera:
Come in vita così nell'ade l'inferno e il purgatorio spesso si mescolano. Non lasciarti ingannare dalle apparenze, Hébert.
      Musica infernale.
     Vanno le immagini dell'Inferno musicale di Bosch, parte centrale e superiore, dal Trittico delle delizie .
     Entrano in scena demoni che innescano la Danza dei demoni poetici. Hanno la forma di caproni neri, con sesso enorme e becco a calamaio al posto della bocca. Sono intabarrati in una zimarra di velluto grigiastro, da cui fuoriescono le corna, gli artigli e gli zoccoli possenti. Corna e artigli hanno la forma di penne da scrivere con cui, a mo' di armi bianche, tormentano Hébert cercando di accecarlo, difeso con difficoltà da Rosanera.
     Quando il pittore sta per soccombere entra in scena da destra Pursan cadaverico, armato di due penne.

Rosanera (con lacrime lievi):
Aiutalo Pursan!
     Il poeta, dopo un attimo di esitazione, si illumina alla vista della donna. Mettendo le penne a croce provoca la fuoruscita dei demoni.
Pursan (a Rosanera):
O Rosa di carne pura
la notte ti ha fatta scura!
La rugiada che t'irrorava in vita,
lieve, vellutata, profumata,
ti riga ora in volto
solo lacrime amare.

O perduto sogno di una vita breve!
Quanto dolor di là e di qua
per un desio di luna bianca
che un picciol pugnale
ha maledetto infranto!

O vana speme d'annientamento!
Nell'inferno cocente dei poeti
giammai hai azzurra pace
perché pur qui tu devi
narrar fatiche dell'uomo
e sue follie d'amore.
     Hébert si rialza con Rosanera che si abbraccia a lui.
Hébert:
Perché mi hai salvato, poeta? (L'altro non risponde lo fissa) Perché, se io ti ho distrutto la vita?
Pursan:
Forse perché vorrei martoriarti con le mie stesse mani!
     Pursan alza le mani aggressivo mostrando le penne affilate.
     Rosanera si frappone tra i due.

Rosanera:
Lascialo Pursan!
Pursan:
Lasciarlo!? Ti ha ammazzato!
     Hébert, tremante, va a rifugiarsi in un angolo seduto con le mani strette attorno alle gambe.
Pursan (gettando via le penne):
La mia destra - chi lo crederebbe oggi? -
era una volta una rosa dischiusa
colma di leggiadre farfalle.
     (Con la mano in aria fibrillante)
D'improvviso, quasi senza m'avvedessi,
come chi è colpito e cade,
essa perse i suoi petali
quando morì ammazzata10.
     (Cala la testa guardandosi fisso le mani vuote)
Hébert ha ucciso in un sol colpo anche me facendomi morire di crepacuore. E ancor ora che siamo da quest'altra parte il vederti difenderlo mi crea angoscia e dilaniamento. Tu, dunque, lo ami?
Rosanera:
Sì, come amai te, Pursan. Di un amore, totale...
Pursan:
Di un amore mortale. Anche a un poeta sfugge come colei che sia stata ammazzata ami nell'eternità il suo aguzzino.
Rosanera:
Tu sei un poeta, Pursan. E hai cantato spesso le assurdità del mondo. Perché ora te ne lamenti?
Pursan:
Nessun peggior dolore per un poeta che cantare i suoi stessi mali. Il più atroce di tutti è la disperazione dell'innamoramento perduto. Quest'uomo omicida, che usò i suoi occhi per vedere le bellezze del mondo e raffigurarle su tela, ben avrebbe meritato per contrappasso l'accecatura degli occhi e la cucitura delle palpebre!
     (Riprende una penna e la punta accusatore verso Hébert)
Rosanera:
Tu accusi, Pursan ma perché non ti concentri sul tuo peccato?
Pursan:
Peccato? (Abbassa la penna)
Rosanera:
Sì mi hai preso con la frode, con la fattura odorosa di malva cianfrugliata da quella megera di Silvana la strega!
Hébert (levandosi col dito puntato):
Ah maledetto! Tu così hai barato nel gioco dell'amore di Rosanera!
Rosanera:
Fermo!
Hébert (trattenuto da Rosanera):
Il vero colpevole della catena di morti sei tu poeta Pursan. Perché con l'artificio della parole e degl'intrugli stregoneschi hai rotto l'incanto di Cervara. La cosa più bella era il gioco dei cento amanti che lealmente lottavano per conquistare il cuore di Rosanera!
Pursan:
La vita è stato artificio, pittore. Anche tu ne usi per arrotondare alla perfezione chicchi d'uva o per stimolare nuovi sogni di arte enfatica. (A Rosanera) Ma poi mi hai amato Rosanera! E l'amore così profondo, lascivo, totale non può essere effetto di una fattura!
Rosanera:
Poeta, Rosanera è un mistero che sfugge a lei stessa. Io amai te in vita, come ora amo in morte Hébert.
Va', va' per la tua strada di questo purgatorio inferno a scontare le tue colpe.
Pursan:
Ma io ti amo ancora, Rosanera. E questo forse è il tormento peggiore riservatomi quaggiù. Per l'eternità.
Rosanera:
Spera. Continua sognare e a desiderarmi, amico mio. L'eternità è così lunga che essa stessa può avere delle deviazioni. E poi... perdonatevi voi due che eravate tanto amici. La fine cancella tutto.
     I due rivali si scrutano negli occhi per poi avvicinarsi.
Pursan:
Con questo lontano sogno di una rosa nuova, io vado e ti perdono fratello Hébert. Noi amiamo la stessa cosa, l'arte di Rosanera, e questo ci deve unire non dividere.
Hébert:
Anch'io ti perdono, fratello Pursan. Addio.
     I due si abbracciano.
Rosanera:
Avviati laggiù, Hébert. Saluto il fratello Pursan con un'ultima carezza e ti raggiungo.
     Pursan va via da destra accompagnato da Rosanera; Hébert da sinistra.
     Oscuramento.

SCENA XV
L’inferno musicale

     Vanno immagini del Giardino delle delizie di Bosch, dal Trittico delle delizie.
     Rientra da destra Hébert.
     Entrano in scena danzanti Euterpe per la musica e Tersicore per la Danza che innescano la Danza delle Muse Musicali. Avvolgono il pittore come in una ragnatela filamentosa.
      Subentra una musica infernale.
     Vanno le immagini dell'Inferno musicale di Bosch, parte inferiore, dal Trittico delle delizie.
     Scappano le muse musicali ed entrano in scena demoni che innescano la Danza dei demoni musicali. Hanno occhi e corpo alato di mosca con naso a tromba. Sono armati di strumenti (arpe, flauti, corni etc.) a mo' di armi bianche con cui tormentano Hébert. Sono guidati da Zefon morto, ora mostro-capo danzatore.
     Nel momento in cui i demoni stanno per avere il sopravvento sul pittore, rientra trafelata Rosanera da destra. Hébert rimane a terra esanime.

Rosanera:
Ferma i tuoi sgherri Zefon!
     Zefon ferma i demoni che rimangono in attesa vigili e digrignanti.
Zefon:
Ehi sorella che ci fai tu in questa zona profonda dell'inferno?
Rosanera:
Sono venuta a salutarti, fratello.
     I due si abbracciano felici.
Rosanera (scostandosi):
E ti porto Hébert affinché tu lo ami come me!
Zefon (allontanandosi inorridito di un passo coi demoni che avanzano di un passo minacciosi con le armi):
Tu vuoi beffarti di me, Rosa?
Rosanera:
No, Zefon. Mi è giunta voce da qua sotto del dolore irrefrenabile che ti ha preso dopo la mia morte...
Zefon:
Sì mi sono impiccato come Giuda a un albero. Sentivo quasi di averti tradito per averti lasciato in pasto alla lascivia del villaggio fino a consegnarti nelle mani del tuo carnefice, Hébert.
     Rosanera si avvicina al fratello e lo carezza.
Rosanera:
O caro il mio piccolo Zefon. Hai sofferto, vero?
     Nel fondale appare Urania sorridente col manto stellato.
Zefon:
Tanto. Ma l'ultimo mio sguardo prima di spirare l'ho rivolto felice al manto delle stelle.
     Anche Urania viene a carezzare Zefon, ora felice.
Zefon:
Grazie Urania per tenermi compagnia. Grazie Rosanera. Voi due donne, sorelle e madri, mi donate refrigerio in quest'inferno di ricordi marci e di rancore.
     I demoni retrocedono.
Rosanera:
Tu non devi avercela con Hébert, Zefon. Egli, come Giuda, è incolpevole, vittima di un progetto più ampio di volontà di possesso collettivo. Tu stesso hai detto di avermi abbandonato ai maschi del villaggio. Essi, tutti compresi e nessuno escluso, erano innamorati di me e del mio mistero. Prima o poi qualcuno mi avrebbe ucciso per troppo amore. E' capitato a Hébert.
Zefon:
No, no. Lui è colpevole! La responsabilità per ogni singolo gesto è di ogni singolo uomo.
     I demoni si rifanno avanti digrignanti.
Rosanera:
Questa è una visione parziale, fratello. Ma se anche fosse vera e compiuta... ora, in morte, io amo come mai in vita costui che mi dipinse come nessuno mai l'anima oltre che il corpo.
Zefon:
Tu l'ami, dunque? Dilaniatelo!
     I demoni fanno per scagliarsi su Hébert.
Rosanera (frapponendosi tra la canea e il pittore):
No, fermatevi! (I demoni si fermano. A Zefon) Anche tu come vedi, Zefon, sei vittima del demone della gelosia e del possesso e sei pronto a dare una seconda morte a costui che pure io amo.
Zefon:
Mi confondi, sorella.
Rosanera:
Se è così è perché mi adori. E, se mi ami veramente, lascia in pace questa creatura che io amo.
Zefon (meditabondo, poi con un ringhio):
Andiamo!
     Danzando i demoni escono di scena capeggiati da Zefon che grida come un ossesso.
     Rosanera aiuta Hébert a riprendersi.
     Oscuramento.

SCENA XVI
L’inferno della drammaturgia

     Luce.
     Nota sorda e continuata.
     Al centro sul trono la musa Clio, immobile, tranne nel movimento degli occhi.
    Vengono in scena, reggendo un velo, fischiettando e procedendo a spirale, le due sorelle: la ridente Talia per la commedia e la piagnucolante Melpomene per la tragedia. Innescano la danza delle muse drammaturgiche. Vanno poi a sistemarsi ai due lati della scena.

Hébert:
Cosa succede qua? Perché questo vuoto così massiccio?
Rosanera:
Questo spazio è destinato ad accogliere i drammaturghi ma finora qui non è entrato mai nessuno.
Hébert:
Perché?
Rosanera:
I commedianti non sono mai colpevoli perché, rappresentando crudelmente il mondo come è, rivelano il vizio sommo del mondo: l'ipocrisia.
Hébert:
Allora, perché siamo qua se non c'è nessuno? Ha un senso questa zona per me, per noi?
Rosanera:
Sì amore mio. E' necessario avere uno scenario affetto da vuoto totale di corpo e di emozione per permettere la realizzazione della mia opera, che è la tua opera. (Indica Clio) La musa Clio che se ne sta apparentemente immota là sopra, ce l'impone.
Hébert:
Di che opera parli?
Rosanera:
Come è stata la tua ispirazione da che mi hai ucciso, Hébert?
Hébert:
Svanita nel nulla. Dissolto il tuo corpo, la mia vena si è essiccata. Ho tentato di raffigurare delle nature morte ma ne ho tratto solo nature spente. Alla fine il pennello mi cadeva dalla mano che diventava inerte e riottosa a qualunque geometria forzata cercassi di indirizzarla.
Rosanera:
Ecco, pittore. Tu hai bisogno di un nuovo estro e qui, in questo vuoto totale dopo tanta sofferenza, lo potrai trovare.
Hébert:
Cosa devo fare, amore mio?
Rosanera:
Per un'arte nuova devi ancora rovesciare il mondo e il senso delle cose a partire dal maschio e dalla femmina. (Lo spinge al centro) Siedi qua e aspetta.
Rosanera si piega su Hébert; comincia prima a succhiare e poi a soffiare nel collo.
Hébert:
Cosa fai?
Rosanera:
Ti soffio e t'ingravido.

SCENA XVII
L’homunculus

     La pancia di Hébert comincia a gonfiarsi a dismisura.
     In contemporanea s'ingrandisce l'immagine dell'Uovo filosofale.
     La nota monta di volume in maniera inquietante.
     Rosanera cade giù estenuata.
     Melpomene e Talia portano il velo e adombrano il parto.

Hébert:
Che mi succede? Che mutazione immonda... Oh dio... Sono incinto. Ah! Dolore!
Talia (ridendo):
Ah! Ah! Ah!
Melpomene (piangendo di dolore):
Ah! Ah! Ah!
Melpomene e Talia (voce fuori campo):
Si lasci putrefare la saliva di una donna in una cucurbita ventrale naturale maschile.
Hébert:
Ahia! Defeco sterco grosso di cavallo!
Talia:
Stolto guarda bene! E' tuo figlio!
Melpomene:
La tua drammatica creatura vivente! Altro che immagini pitturate sul quadro!
Hébert (guardando giù):
E' vero. Un bambino... Sgravo! Sgravo!
     Un essere comincia a muoversi sotto.
Melpomene e Talia (voce fuori campo):
Duri l'operazione finché l'essere non inizia finalmente a vivere, a muoversi e ad agitarsi, il che facilmente si può vedere. Dopo questo tempo, esso sarà in qualche misura simile a un essere umano, ma nondimeno trasparente e privo di corpo finché in pochi secondi si muterà nella creatura meravigliosa: l'homunculus11.
     Schizza fuori tra i veli Kobal, l'homunculus nerastro. E' un nobile negretto, con pietre preziose al posto degli occhi, dei denti e delle unghie.
Hébert (estenuato):
Chi sei tu?
Kobal:
Come non vedi. Sono il tuo te.
Talia:
Te te te te.
Melpomene:
Non scherzare Talia. (All'homunculus) E tu impara l'educazione e impara da subito a rispettare tuo padre.
Talia:
Padre o madre?
Melpomene:
Che differenza fa. Il dolore del parto è sempre lo stesso.
Talia:
Forse per il maschio lo è un po' più. (Ridacchia) Ih! Ih! Ih!
Melpomene:
Dai rispondi figliolo che sei grande abbastanza, da subito, per dire cose sensate.
Kobal birbante innesca la Danza dell'homunculus.
Kobal:
E va bene mamma-papà, mamma-papà. Io sono Kobal, il nero esteta.
Hébert:
Perché esci da me e cosa vuoi... da me.
Kobal:
Io voglio solo aiutarti mamma-papà. Io sono un maestro di estetica e di gotico e di rarità e di kitsch.
Hébert:
Così piccolo?
Kobal:
Certo nello spazio-tempo quanto più si è piccoli più si riesce a rovesciare l'universo.
Hébert:
E di cosa saresti capace omuncolo?
Kobal:
Di rivelarti una nuova arte, ad esempio. Quella che la tua grande visione consolidata del mondo non ti consente. Con essa potrai rinnovare il tuo estro.
Hébert:
Fammela vedere.
Kobal:
Eccola.
     Vanno immagini vorticose dell'arte nuova: Picasso (Le démoiselles d'Avignon, Donna piangente), De Chirico (Ettore e Andromaca), Fernand Léger (I giocatori di carte), Vasili Kandinskij (Quadro con macchia rossa), Fabio Piscopo (L'umiliazione è il soggetto della sofferenza), Salvator Dalì (Persistenza della memoria), Edvard Munch (L'Urlo).
     Hébert si copre gli occhi parzialmente come abbagliato.
     Rosanera si ridesta.
     Entrano in scena ballerini a rappresentare la danza della Fenice guidati da Kobal.
    La Fenice è l'uccello più bello del mondo. Nel mondo non ve n'è che una. Vive cent'anni e poi se ne sale verso il cielo così vicino al sole che il fuoco s'apprende alle sue ali, e allora discende nel suo nido e arde. E da queste ceneri si forma un verme che poi si muta di nuovo in un uccello, alla fine di cento giorni, tanto bello com'era prima.
     Si staglia sul fondale la Rosa Rossa.
     I ballerini escono di scena.

Rosanera (a Hébert):
Che uccello meraviglioso la fenice, l'uccello che vive, muore e si rigenera dalle sue ceneri.
     Rosanera viene a carezzare l'homunculus che se ne compiace.
Kobal:
Papà-mamma! Papà-mamma!
Rosanera:
Ecce homunculus! Sei felice Hébert? E' tuo figlio! Ti ho reso madre! Ecco, questo è uno dei più grandi segreti che Iddio ha rivelato all'uomo fallibile e mortale12 . (Abbracciando forte Kobal) Figlio mio!
     Musica montante della nota fino all'eccesso.
Hébert (urlando):
Basta! Basta! Basta!
Voglio tornare al mio villaggio. Pietà per me e per i miei sensi modesti, Rosanera...
     Caduta della nota.
     Le immagine vorticanti si fermano sulla figura alchemica del Regimen Saturni che raffigura un bambino in una cucurbita che doma un drago. Fanno cornice immagini del villaggio seguite da Andata al Calvario di Bosch
13.
     Oscuramento.

************

ATTO III
In gloria di Rosanera. L’opera al bianco

SCENA XVIII
La confessione

     Dilucolo.
     Ululare del vento e rumori di tempesta.
     Letto dove dorme l'abate con una tonaca bianca. Accanto una sedia.
     Rumore di un picchiare alla porta, ripetuto.

Ugo Back (assonnato a basa voce):
Chi è?
     Rumore di un picchiare alla porta insistente.
Ugo Back (alzando la voce):
Chi è?
Hébert (da destra):
Sono io, abate. Il poeta Hébert!
Ugo Back (levandosi):
Cosa volete a quest'ora?
Hébert:
Ho urgenza di parlarvi.
Ugo Back:
Ecco vengo!
     Si alza e apre la porta a destra.
     Entra Hébert, coperto da un mantello, con una tela sotto il braccio.

Hébert:
Padre, voglio confessarmi.
Ugo Back:
Cosa c'è di tanto grave figliuolo, da spingerti fino a me nel dilucolo?
Hébert:
Una pena della coscienza. Per favore datemi udienza e sacramento.
     L'abate scruta il pittore.
Ugo Back:
Nelle vostre condizioni venire fin qui con questo tempaccio.
Hébert:
Sì padre il mal sottile non mi lascia lungo da vivere. A che vale proteggersi e serbarsi in questo cupo inverno se il tempo della fine è così vicino?
Ugo Back:
Venite!
     L'abate si siede su una sedia di paglia.
     Hébert è tra le sue gambe.

Ugo Back:
Ditemi il vostro peccato.
Hébert:
Io ho ucciso Rosanera.
Ugo Back:
Ah! (Lunghissimo silenzio) Perché l'avete fatto?
Hébert:
Per amore, per troppo amore e per gelosia di Pursan. Voi mi capite di sicuro.
     Ugo Back si alza e si porta in proscenio.
Ugo Back:
Certo che capisco. (In a parte col pubblico) Vi confesso. Anch'io sono stato mosso da gelosia e da intenti omicidi nei confronti del poeta maledetto. (Ritorna alla sedia) Il vostro delitto è grave, gravissimo, barone.
Hébert:
Degno dell'inferno profondo, abate.
Ugo Back:
L'avete detto.
Hébert (si alza e va girando in scena):
Inferno in terra, padre. Io sono assalito da incubi sanguinari. Rosanera ritorna ogni notte, innamorata finalmente in morte, e mi dilania coi suoi baci portandomi nell'aldilà dove mi sottopone a visioni orrende con demoni dilanianti, parti immondi, bestie feroci col pretesto di purificarmi (Mostra il collo all'abate).
Ugo Back:
Oh Dio! E' così, dunque! Si è trasformata in vampira!
Hébert:
Sì, vampira d'amore. In cambio mi ha donato un'ispirazione per un'arte nuova, rivoluzionaria, tartarea dove le forme, tra le tenebre e la dissoluzione delle geometrie, sono dissezionate eppur visibili, erotiche, appassionanti. (Mostra la tela)
     Vanno lente immagini di Picasso (Le démoiselles d'Avignon, Donna piangente), De Chirico (Ettore e Andromaca), Fernand Léger (I giocatori di carte), Vasili Kandinskij (Quadro con macchia rossa), Fabio Piscopo (L'umiliazione è il soggetto della sofferenza), Salvator Dalì (Persistenza della memoria), Edvard Munch (L'Urlo).
     Si ode un urlo.

Ugo Back:
Oh! Orribile eppur meraviglioso! Arte astratta! Manichini surreali, donne deformi eppur favolose, geometrie cubiste a ricordo di mondi fantastici. A tanto, dunque, è arrivato il demonio servendosi dell'opera della Lilith!
Hébert:
Sì, padre. Ella mi ha annunciato l'inizio dell'arte patafisica ovvero della nuova scienza delle soluzioni immaginarie dove si compendieranno in un'opera unica tutte le muse: pensate drammaturgia, poesia, pittura, scultura, musica, danza, matematica, storia tutte fuse assieme nello scenario di una notte senza stelle. In attesa della musa Urania che riaccenda l'universo, ora spento, con le sue luci scintillanti.
Ugo Back:
E' bellissimo tutto questo e inquietante!
Hébert (mostra il collo):
Padre liberatemi da questa maledizione!
Ugo Back:
Figliuolo, io sono pronto ad aiutarti ma tu sai che tutto questo porrà fine alla tua arte nuova.
Hébert:
Sì, abate. Voi siete drammaturgo e mi capite. Anche l'arte nuova ha una fine.
Ugo Back:
Io vi assolvo pittore. La vostra mano è stata armata dalle gelosia di tutto il villaggio. Voi avete ucciso ma chiunque avrebbe potuto ammazzare la Rosanera. (Prende il contenitore dell'acqua benedetta e l'aspersorio) Sì, io vi assolvo, barone Hébert. Avete ucciso e avete pagato su questa terra in nome di Dio e di un'arte nuova.

SCENA XIX
L’esorcismo

Ugo Back:
Ora avete bisogno di un esorcismo. Dopo mi porterete a vedere la tomba di Rosanera per la successiva purificazione.
     Il prete si alza sul pittore che se ne sta a mani giunte.
     Man mano nel fondale prende forma la rosa bianca.

Ugo Back (a mani levate, leggendo il breviario):
Come creatura di Dio, fatta a sua immagine e somiglianza, redento dal suo sangue, ti obbligo, o demonio, perché cessino i tuoi deliri e lasci di tormentare con la furia infernale Rosanera questa povera anima.
Il Signore sta con tutti noi presenti ed assenti affinché tu demonio non abbi mai più a tormentare le creature fragili della terra.
Fuggi, fuggi, fuggi, se non obbedisci sarai incatenato con le catene dell'Arcangelo Michele e umiliato con la orazione di San Cipriano, dedicate a disfare ogni sorta di fattucchierie.
     (Si arma dell'aspersorio con l'acqua benedetta).
Ora fedele Hébert potrete degnamente ricevere le aspersioni dell'acqua benedetta, che vi verso sopra quale pioggia divina, dicendo, ripetete con me: "Nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo che vive e regna eternamente".
     Il prete benedice Hébert.
Hébert:
Nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo che vive e regna eternamente...
Ugo Back:
Per le virtù degli spiriti superiori Adonai, Eloim, Jehovam la cui presenza e potere invoco in questo atto di liberazione dal male. Amen.
Hébert:
Amen. (Si fa il segno della croce)
     Si staglia nitida nel fondale la rosa bianca.
Ugo Back:
Ora andiamo alla tomba.
     L'abate prende con sé l'armamentario per la benedizione ed esce da destra col pittore.

SCENA XX
La tomba vuota

     L'abate e il pittore giungono alla tomba di Rosanera.
Ugo Back:
E' vuota!
Hébert:
Sì è vuota. Mi starà cercando.
Ugo Back:
Non vi troverà.
Hébert (in proscenio):
E allora vagherà per il villaggio alla ricerca della prossima vittima.
Ugo Back:
Andate pittore. Attenderò qui io l'alba. (Si siede sulla tomba) Con la luce del nuovo giorno i morti vaganti ritornano ai loro sepolcri.
Hébert:
Vado, padre. Un giorno rappresenterete in scena questo dramma, vero?
Ugo Back:
Forse. Sarà la prima opera tragica della mia vita. La tragedia di un'arte nuova.
Hébert:
A domani, abate.
Ugo Back:
Domani quando? Domani è già l'oggi!
Hébert:
Domani domani domani...
     Hébert esce di scena a sinistra.

SCENA XXI
La sacra catena dell’eros

     Prime luci dell'alba.
     Musica inquietante d'organo montante a base di segnali morse.
     Entra in scena da destra Rosanera.
     Il prete si alza di scatto e fa per gettarle acqua santa addosso ma si ferma.

Rosanera:
Voi mi amate, abate. Perché volete distruggermi?
     (Si avvicina all'abate e l'accarezza)
Ugo Back:
Non è vero che vi amo.
Rosanera:
Sì che mi amate, Ugo Back. Se non per voi, per la vostra arte... Siete un prete e un prete non mente mai.
     L'abate fissa intensamente la donna e lascia cadere gli strumenti dell'esorcismo.
Rosanera (mettendo i denti sul collo):
Datevi a me, padre. Sarò dolce come il miele.
     L'abate offre il collo e la donna affonda.
     Stop alla musica. Buio.

SCENA XXII
Il paradiso animale di Campaegli

     Hébert è steso morto per terra al centro scena.
     Notturno.
     Musica funerea.

Hébert (voce fuori campo):
Finalmente sono morto. Gli uomini del villaggio hanno esaudito il mio desiderio, portando il mio corpo là nella terra smossa del paradiso animale di Campaegli. Gloria a Cervara e ai suoi artisti! Ora e sempre. In vita come in morte. In eterno!
     Musica tra il celestiale e il divino con canto degli usignoli.
     Va l'immagine del Paradiso terrestre dal Trittico delle delizie di Bosch.
     Effetto di arcobaleno capovolto
14 .
Pursan (voce fuori campo):
Nell'eterna primavera
dell'ultimo dì del mondo
cantavano sui rami gli usignoli.
Or m'incanti, o dolce Rosa,
non soffro le tue spine:
finalmente, per sempre e in pace,
con l'universo intero
tu ti sei fatta amata sposa.
     Va la danza delle bestie pacifiche di Campaegli (cavalli, unicorni, cervi, mucche) che ruotano attorno al corpo del pittore sacrificato.
     La danza è retta dalla musa Urania che aiutata da Rosanera riaccende l'universo con le sue luci scintillanti.
     Alla fine dell'Opera al Bianco vola nell'aria un danzatore-colomba.
     Si staglia sul fondale la Rosa Bianca.
     Chiusura sipario.

FINE

© Gennaro Francione

************

[1] A Cervara nel 1984, grazie al lavoro ed all'impegno di un gruppo di allievi dell'Accademia di Belle Arti di Firenze, guidati dal professor Vincenzo Bianchi, è stata realizzata la "Scalinata degli Artisti": un'opera di grande pregio artistico, valorizzata dalle sculture sistemate lungo il suo percorso e dalle poesie incise sulle pareti della roccia. Una di queste, citata da Pursan, è di Raphael Alberti.

[2] Il quadro che più di tutti eccelle in Hébert è Les Cérvaroles ora esposto a Parigi al Musée d'Orsay.

[3] Parafrasi dal poeta persiano Gialal-ud-Din Rumi, rip. da G. Henz-Mohr - V. Sommer, La rosa, Rusconi, Bergamo 1989, p. 21.

[4] Nella pelle di rospo è contenuta la bufotenina, una sostanza allucinogena.

[5] Pianta appartenente alla famiglia delle rosacee la cui radice si usava in decozione soprattutto come astringente nella diarrea, blenorragia etc..

[6] La Luna Nera è stata studiata tra gli altri da astronomi giapponesi, dal matematico russo Morot, dal polacco Kordylewski, dal tedesco Waltermath.

[7] Espressione di Morse l'inventore del telegrafo che visse in questi luoghi.

[8] Nell'Opera al Nero il simbolo animalesco sommo è il corvo, qui mutato in pipistrello. Per la simbologia alchemica vedi G. Francione, La Porta Magica(Esplicazione dei glifi sul Libro di Pietra nel centro di Roma), NES-Roma, gennaio 1991.

[9] Altre immagini infere possono essere tratte dal Trittico del giudizio di Vienna e dal Trittico del carro di fieno sempre di Bosch.

[10] Parafrasi da Hilde Domin, Solo una rosa per sostegno, rip. da rip. da G. Henz-Mohr - V. Sommer, La rosa, cit., p. 36.

[11] Dalla ricetta di Paracelso per creare l'homunculus in De generatione rerum, Libro I, tomo 9.

[12] Dalla ricetta di Paracelso per creare l'homunculus in De generatione rerum, Libro I, tomo 9.

[13] Chimica Vannus, a cura di Donatino Domini Longo Editore Rvaenna 1985, p. 42.

[14] Si tratta di un fenomeno molto inusuale, che ha luogo quasi esclusivamente nelle aree polari, anche se recentemente è stato osservato a Cambridge, a causa delle mutate condizioni climatiche soprattutto a livello di temperature. Tecnicamente l'arcobaleno capovolto si chiama "arco circumzenitale" ed è spesso difficile da individuare, perché è sempre posizionato in alto, attorno allo zenit. Si forma a causa della rifrazione dei raggi solari da parte di minuscoli cristalli di ghiaccio. I colori sono molto più vivi rispetto a quello tradizionale, che, invece, è prodotto dai raggi del sole deviati dalle gocce d'acqua. Di fatto è questa la differenza principale tra i due arcobaleni: quello normale, cui siamo tutti abituati, si forma quando la luce penetra le gocce, per poi "uscirne"; l'arco circumzenitale, invece, è dato dall'interazione tra la luce e i cristalli di ghiaccio, che la indirizzano verso il sole. Si va dal rosso, nella parte più vicina all'orizzonte, passando per il giallo e il verde, fino ad arrivare al blu, dalla parte dello zenit.

L’autore

Gennaro Francione è nato a Torre del Greco (NA) e vive a Roma dove in pensione come magistrato, col grado di Consigliere di Corte di Cassazione, oggi svolge attività di artista, drammaturgo e organizzatore di eventi culturali.
Come scrittore ha pubblicato romanzi (Mille e non più mille, La Quinta Stagione, Il Loto delle 33 Salamandre, Calabuscia, La Lanterna di Mephisto, Domineddracula, La Falce blu), saggi (L'universo caleidoscopico della Fantascienza, Neuròspastos oculus pundax ovvero il Terzo Occhio del burattino Pinocchio, Io vi dico, Il libro della rosa, Mille e sempre mille, La Bibbia infernale, La Porta Magica, 2000 e non più 2000, Manuale di oratoria, I segreti della magia, I segreti dell'astrologia, Processi agli animali-Il bestiario del giudice, Pedofilia, Ars Schiattamoriendi, Scanderbeg, un eroe moderno, Copernico-La Rivoluzione del Sapere; Droga- La via medicinale, Il sistema penale tra realtà e utopia).
Autore, attore e regista di teatro internazionale ha rappresentato in Italia e all'estero sue opere teatrali: La scatola cinese; 'A Scigna;, La scuola dell'estasi, Schreber, il giudice pazzo (I nervi dell'anima)(1); Doppelgänger iudex(Il Genio e il Folle)(2); CyberCyrano Chat; Le allegre comari del patchwork; Domineddracula; Ordalia degl’interrati(3); Il giudice Fausto e l'avvocato Mefisto. Storia di straordinaria corruzione(4); Processo alle bestie(5); Karoshi; Lezione d'inglese; L'orgia del Terzo Potere; La Sposa di Corinto; Processo a Caravaggio e Pasolini; Apoxiomenos; Santa Tecla dei nani da giardino; La guerra culinaria di Monsieur Gurdjieff; Il Tato; La cella di Alessio(Prigionia di Dostoevscij); Il settimo sigillo del Che.
Ha insegnato scrittura drammaturgica in una Scuola di teatro popolare a cura dell’Adramelek Theater e della Corte dei Miracoli.
Nel giugno 2001 l’opera in napoletano Alchimia dell’avaro è risultata tra le vincitrici al premio Ugo Betti. Nel 2003 ha vinto il premio teatrale “Pirandello in breve” con Doppelganger iudex: teatro da camera con sax per giudice genio e giudice idiota e il 1° CONCORSO PER COMMEDIOGRAFI “Fermento Teatrale” Ideascena con l'opera Ordalia degl’interrati. È stato indicato dalla Fondazione Betti come il naturale erede del giudice drammaturgo Ugo Betti.
Nel campo giuridico ha elaborato un sistema cognitivo emblematico, che nomina di "antropodiritto interdisciplinare", dove ricorre ai metodi interpretativi più disparati, storici, scientifici, mitici, religiosi, e finanche misterici (Violenza ai minori, Prevenzione droga, Le diavolerie giudiziarie, Violenza alle donne, Delinquenza giovanile, Vademecum del consumatore-Contro la pubblicità ingannevole, Il diritto degli animali, Hacker, Robin Hood del Cyberspazio; Droga: la Via Medicinale). Sta elaborando un progetto di Diritto 2000 che sostituisce al medievale diritto penitenziale (basato sulla punizione) il neoumanistico diritto medicinale (cura, sanzioni e misure di sicurezza). Nel giugno 2000 ha emesso un importante ordinanza contro il processo indiziario, a favore del processo scientifico popperiano. Ha emesso nel febbraio 2001 la famosa sentenza anticopyright assolvendo 4 extracomunitari venditori di cd contraffatti per stato di necessità (fame) in nome di una costituzionale arte libera e gratuita per tutti sul modello di internet. Il 13 aprile 2007 ha emesso la cd. sentenza della tv sferica, con l'assoluzione dell'inquinatore tv Gabriele Paolini per aver esercitato il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero col media televisivo ex art. 21 della Cost..
Per la verifica di questi innovativi progetti giuridici ha creato in rete con l’avv. Francesco Elia, il blog “Le avanguardie del diritto”
(www.studiolegaleelia.it/vis_dettaglio.php?primo_livello=menu&id_livello=4).
Membro Accademico dell'Internationale Burckhardt Akademie, nata nella tradizione neorinascimentale italiana, e fondatore dell'EUGIUS (Unione Europea dei Giudici Scrittori), di cui è Presidente, ha ideato il Movimento Utopista-Antiarte 2000, basato sulla Fratellanza del Libero Spirito Antiartistico, cui hanno aderito anche personalità della cultura internazionale (come Raul Karelia e Visar Zhiti). È consulente artistico del Museo del Cinema di Roma e membro del comitato scientifico del Csig (Centro Studi Informatica Giuridica) di Firenze.
Ha presentato i libri “Le diavolerie giudiziarie” e “Violenza alle donne” al Maurizio Costanzo Schow, dove è stato pure presente come magistrato il 9 ottobre '95 per spiegare alcune sentenze clamorose in fatto di droga. Gli è stato assegnato il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per gli anni 1995-1997-2003-2005.

Note
1) Copione pubblicato su “Sipario”, Milano, n. 599 aprile 1999.
2) Le ultime due opere nell'ambito del IV e VI festival del Teatro Patologico di Dario D'Ambrosi. Il caso Schreber è stato riproposto nel corso del Primo Convegno Internazionale dei Giudici Scrittori patrocinato da EUGIUS, alla fine del settembre 2003.
3) Vincitore del 1° concorso per commediografi Ideascena.
4) Col titolo Merimanga(Ragno) tradotto in albanese e presentato al Teatro Petro Marko di Valona(Albania) dalla compagnia Pirandello. Il critico dr. Josif Papagjoni che ha visto il dramma rappresentato al festival di Fior, sul giornale nazionale sqipetaro Koha Jonë ha scritto che con quest’opera è nata una nuova era nel teatro albanese(articolo Tundimi i djiallit “Para”, p. 19).
5) Copione pubblicato in www.nuovaetica.org/catalogo.html#processo.

Per altre informazioni www.antiarte.it/cyberomanzofrancione/who's.htm

Email: azuz@inwind.it - adramelek@tin.it

Ass. Rinascimento 2000
Villa “Hagar Qim”- via Ferecrate 22 – 00124 Casalpalocco (Roma)
Tel./Fax 06 50912458

Gennaro Francione, "La falce blu"
 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.