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Prologo / La saetta della Trimurti
1. Il maestro Drona, mentre istruiva i figli del Re Dritarastra e di
suo fratello Pandu alla sapienza e arte della guerra, insegnò per
prima cosa il Surya Namaskara, ovvero il Saluto al
Sole.
E' il Saluto del Guerriero che, muovendo il corpo ad arte e
respirando profondo, porta alla riscoperta dell'energia solare che è
dentro ciascuno di noi (dalla Tradizione Yoga Astanga delle
otto membra).
* * *
La giornata di primavera volgeva al termine e la palla del sole si
rifletteva nei mille specchi del grattacielo. Il parallelepipedo
lanciava una miriade di riverberi rossastri tali da far sembrare la
struttura vitrea una sorta di fiaccola elettrica che lanciava
riverberi infuocati, come d'inferno, attorno alle più basse
costruzioni circostanti.
A una cinquantina di metri di distanza svettava nell'aria fresca di
San Francisco un'altra costruzione. Di là metafisicamente due occhi
cercavano di farsi strada tra i barbagli, aguzzando le pupille alla
ricerca di un bersaglio che baluginava improvviso, nella sua
motilità, per poi sparire coperto dalle cose, dai corpi, dai flash
solari.
Era quella la sagoma del senatore democratico Martin Goldstein, che
andava in giro per la stanza, dopo aver sollevato con sforzo la sua
stazza dal lungo tavolo di riunione. Là si era accomodata come in
un'assise greca la sua degna congrega di panciuti e ossequiosi
lacché imbrillantati.
Ora Martin parlava vivacemente col suo braccio destro Anthony
Löwith, un tipo smilzo con la faccia alla Stan Laurel e un ricciolo
di capelli ribelli. Per la verità in lui di rivoluzionario c'era
solo il crine arrotolato e scomposto, perché dalla faccia sembrava
stesse sull'orlo di una crisi isterica, a fronte delle accuse
montanti del capo.
Per liberarsi dall'essere che gl'incombeva addosso sgusciò dalla sua
sediola e svicolò tra gli sputi irosi. Alla fine si rifugiò sotto la
planimetria della Silicon Valley, che invadeva almeno mezzo muro,
indicando con bandierine rosse i giganti del mercato informatico.
Il senatore lo tampinò da presso, costringendolo a schiacciare IBM,
Rank Xerox, Hewlett Packard, Intel, At & T, Fairchild, National
Semiconductor, finché non gli fu sotto e gli puntò contro la penna
minaccioso inchiodandolo terreo contro la parete.
Löwith cercò di divincolarsi ancora in un gesto impossibile,visto
che il pennino aureo gli sfiorava paurosamente la guancia. Non
poteva muoversi perché di sicuro al minimo movimento gli si sarebbe
pitturata la pelle con una bella riga d'inchiostro, aggiungendo così
un'umiliazione grafica a quella verbale.
Stava per rilassarsi chiudendo gli occhi e rimanendosene impalato di
fronte a quell'estremo sopruso, quando qualcosa accadde e lo liberò.
Si avvertì un sibilo, là presso la finestra semiaperta, come di un
oggetto che fischiava terribile nell'aria.
Il senatore ebbe appena il tempo di accennare un dietrofront,
mollando la pressione della penna, che un tonfetto sordo si avvertì
dietro la sua schiena.
Poi eccolo sbarrare gli occhi e dopo un "Aaah!" masticato tra i
denti, stramazzò al suolo, non prima però di aver segnato in nero il
volto di Löwith, che già ammantato di un pallore di natura era ora
irrigidito in una morsa cadaverica.
Ci fu sgomento tra gli assisi ai tavoli. Alcuni stettero fermi a
bocca aperta. Qualche signora gridò. Altri, i più solerti, si
alzarono e si portarono prontamente presso quella che ormai era solo
una carcassa. Giratala trovarono conficcata tra le scapole una di
quelle balestre medioevali che molti di loro avevano visto vendersi
nei negozietti di Assisi.
Che viaggio indimenticabile avevano fatto per commemorare il santo
che dava il nome alla loro stupenda San Francisco!
Capitolo I / La morte d’oro
2. Tra gli alberi o in riva al mare stai palmo contro palmo col
corpo diritto nella Posizione di Preghiera e svuota i polmoni.
Questo è Khram Om Khram Mitraya Namah, il saluto al
sole amico.
* * *
Quella mattina si era messo a piovere. L'acqua, sotto forma di
pioggerellina fastidiosa, spruzzava il quartiere alla periferia est
della città.
Una fiumana di bambini si riversava in un brutto edificio, per poi
uscirne a ondate inseguendo un pallone, incuranti dell'acqua che
spruzzava i loro volti sporchi e moccicosi.
Sulla scalinata esterna del palazzo il portiere di colore li inseguì
un poco, agitando la manaccia minacciosa e redarguendo con parolacce
il gruppetto di scalmanati, che per tutta risposta fecero sberleffi
e si dileguarono dietro l'angolo.
Indi l'uomo tornò sotto la tettoia esterna di protezione e riprese a
chiacchierare col pony express. Si sistemò la coppola in testa,
armeggiò con la cicca all'angolo della bocca, e si tuffò ancora nel
San Francisco Chronicle seguendo il dito del giovane
postino.
"Uccisa barbaramente Barbara Weiss" lesse George. "L'omicida, il suo
amante Philip Strawinski, è stato arrestato".
"Viviamo una brutta epoca" commentò il portiere. "Un tempo queste
cose succedevano...ma ora è una vera valanga! San Francisco tanto è
grande tanto è piena di misfatti. Ogni anima un crimine...".
"Non è poi tanto grande se i fatti raccontati da un giornale ti
sfiorano" osservò il giovane. "Pensi che la donna era sposata e
divorziata col mio professore di filosofia Jacob Moore...".
"Ah! Jacob Moore" ripeté l'altro come se conoscesse il citato,
sforzandosi poi alla ricerca di un ricordo che non venne, tanto che
cambiò discorso. "La nostra polizia è ben veloce nello scoprire i
colpevoli...Quando naturalmente tutto è chiaro. Nell'affare
Goldstein sembra che navighino ancora in alto mare...".
Il negro guardò sconsolatamente il pacco che George gli aveva
consegnato e se lo strinse forte sotto l'ascella. Poi afferrò la
cicca e con un colpo secco delle dita la scagliò lontano, restando
incantato a guardarla mentre friggeva sotto l'acqua che ora cadeva
insistente.
George Novelli era un ragazzo dall'aria sempre allegra, con gli
occhi verdi e vispi sotto i capelli biondo rossastri striati dal
sale del Pacifico. La pelle dorata dal sole rivelava il culto del
corpo, praticato dalla gioventù più bella d'america, dedita allo
jogging, allo skateboard, al surf.
Il suo cognome ne rivelava l'origine italo-americana.
Il bisnonno paterno, nativo di Asti una città del Piemonte, dopo
l'approdo a New York era ripartito verso l'ovest, perché là non
aveva trovato fortuna. Difatti la East Cost era stata invasa da
gente del Sud Italia, e dopo la prima ondata migratoria quelli che
li seguirono, quasi tutti piemontesi, toscani, veneti, si spinsero
nella più lontana California.
La comunità italiana aveva occupato per lo più quel punto della
città cui si perviene oltrepassando i famosi tornanti di Lombard
Street, usata per filmici inseguimenti automobilistici, e scendendo
in un una delle zone più vecchie, North Beach. Qui si era costituito
il gradevolissimo quartiere italiano con i caffè, i negozi, le
pizzerie. Il dominio incontrastato per lungo tempo in quel settore
era stato poi insidiato dall'espansione della colonia orientale di
Chinatown.
Ma intanto lo spirito creativo postdantesco aveva fermentato. Là,
tra quelle vie, era nata la genìa dei poeti moderni americana,
spesso giovani artisti che non avevano nulla a che fare con
l'università.
Tra quei caffè dove si cantava "'O sole mio" si erano temprate le
anime di Ginsberg, Kerouac, ma soprattutto degli oriundi italiani
Gregory Corso e Laurence Ferlinghetti, gettando le basi per quella
che il critico John Holmes aveva chiamato beat generation.
Per oggi George aveva finito.
Si portò rapido alla Metropolitana Bart, attraversando l'umidità che
scendeva lungo le scale e oltrepassava i cancelli di ferro.
Lungo il corridoio si esibivano due suonatori messicani con la
chitarra. Poco oltre un ragazzo e una ragazza con vestiti indiani e
capelli lunghi avevano steso una coperta per terra e vendevano cylum
e pipe di hashish. Giunto sulla piattaforma della stazione
sotterranea scorse in un angolo un uomo che sonnecchiava avvolto in
un capottino grigio. Seduto là per terra e appoggiato a una colonna,
lo strapelato doveva essere iperubriaco, circondato com'era da
lattine di birra vuote. Attorno era tutto buio.
Con un sibilo arrivarono i vagoni arabescati di graffiti e l'uomo,
insensibile ai fasci di lampi che il treno gli faceva balenare
addosso, rimase lì, inerte a russare, con le masse distratte,
frenetiche che scendevano e salivano in fretta sul convoglio.
George si lasciò trascinare dal flusso umano e, trovato un posto a
sedere, vi si rifugiò, scrollandosi da dosso l'acqua di cui si era
intriso il giubbotto celeste. La notizia dell'assassinio di Barbara
Weiss l'aveva davvero colpito. In genere questi avvenimenti tragici
sembrano accadere sempre agli altri e quando toccano il singolo o
una persona che gli è molto vicina si rimane sempre stupiti.
In questo caso la tragedia colpiva un filosofo, una creatura che uno
immagina sempre al di sopra degli eventi. Moore poi, oltre che suo
professore, era anche un amico e questo acuiva il senso di angoscia
sottile per quanto gli era capitato.
Mentre questi pensieri vagavano venivano incupiti dal balletto delle
ombre al di là dei vetri di quella metropolitana che pure era una
delle più belle e moderne del mondo.
Osservava il nero tombale dei tunnel là fuori, illuminato dalle
vetture con un balenare di luci, che davano la sensazione della
danza scatenata inscenata da un'orda di fantasmi. Improvvisamente la
ridda scompariva e si apriva lo squarcio luminoso delle singole
stazioni, dove le carrozze, simili a metallici mostri inferi,
ingoiavano la massa di gente, per poi richiudere le bocche
metalliche e ripartire. E il treno intanto avanzava come un baleno
fino a Oakland, al di là del fiume, passandoci sotto.
Gl'incubi nella visione dell'underground erano intervallati da
fugaci occhiate ai passeggeri all'interno, ma l'erebo claustrofobico
lo inondava, in attesa contata delle stazioni rapide che si erano
succedute sino alla meta.
Ora era arrivato. Lesto si lanciò nella massa di metropolitani e si
lasciò sputare fuori dalla bestia, felice di lasciarsi inondare
dalla pioggerellina che con la freschezza lo liberava dal senso
opprimente dei sotterranei urbani.
Berkeley era il sobborgo col famoso campus universitario. Già
dall'inverno circa 30.000 studenti avevano invaso il quartiere,
rendendolo divertente e scanzonato soprattutto il pomeriggio e di
sera. Il posto offriva possibilità di una stanza e di un lavoro.
George percorse Telegraph Avenue, passando tra ristorantini,
negozietti economici, giovani impegnati nella vendita di vasellame,
orecchini, cinture. Improvvisi si paravano innanzi drappelli di
artisti che là si riunivano, per trasformare il posto in un
Greenwich Village locale.
Si soffermò come sempre accanto alla vetrinetta della libreria
mistica, ricca di testi sulle filosofie orientali ed esoteriche. Era
esposto il libro Lo zen e l'arte della manutenzione della
bicicletta di Robert Pirsing che allora tirava molto. La
bici era divenuta infatti uno status symbol: manubrio da corsa, 15
rapporti, superaccessoriata.
Ripreso il suo incedere a passi rapidi, alla fine della via giunse
sotto la grande cancellata, realizzata in sontuoso stile Versailles.
Era la Sather Gate, sormontata da un ovale col motto "Fiat Lux".
Ancora un salto ed entrò nella gloriosa Università di Berkeley,
all'interno del campus sovrastato dalla Sather Tower, una specie di
copia del campanile di San Marco a Venezia.
Passò accanto alla Fontana Sproul Plaza, ribattezzata Ludwig dal
nome del cagnolino che vi si tuffava quotidianamente dentro. Col
cuore in gola per la corsa provò invidia per gli studenti che gli
schizzavano accanto con le loro bici, ed ebbe simpatia per una
poliziotta privata coreana che li invitava a non andare troppo
veloce.
Finalmente giunse all'Istituto di Filosofia.
© Gennaro
Francione, da "La falce blu"
Il libro
E' la storia
ambientata negli anni '80 di un italoamericano George Novelli,
pony express e studente di filosofia a Berkeley. Si trova
improvvisamente al centro di una catena diabolica di delitti, che
gli fanno assumere il ruolo di detective on the road. La ricerca
dell'assassino porta a un'indagine turistica con viaggio nello
spazio, tra i meravigliosi scenari della California dorata, e nel
tempo, con un revival dei miti della beat generation, alle prese con
sesso, droga, e life on the road. Alla fine il giallo,
dipanato nelle sua struttura diabolica e chiuso con un colpo
spettacolare, si rivela non solo come una caccia all'omicida ma come
la ricerca di un senso dello stesso esserci di un giovane, una forma
di detection della verità umana per porsi entusiasticamente al di là
della banalità dell'esistenza.
L’autore
Gennaro
Francione, già magistrato ora avvocato, è romanziere, saggista,
giornalista, attore, regista e drammaturgo internazionale. Ha vinto
numerosi premi letterari e di teatro.
Membro Accademico dell'Internationale Burckhardt Akademie, nata
nella tradizione neorinascimentale italiana, e fondatore dell'Unione
Europea dei Giudici Scrittori, di cui è Presidente, ha ideato il
Movimento Utopista-Antiarte 2000, basato sulla Fratellanza del
Libero Spirito Antiartistico, cui hanno aderito anche personalità
della cultura internazionale (come Raul Karelia e Visar Zhiti).
Nel campo giuridico sta elaborando un progetto di Diritto 2000 che
sostituisce al medievale diritto penitenziale(basato sulla
punizione) il neoumanistico diritto medicinale(cura, sanzioni e
misure di sicurezza).
Per approfondimenti in Internet sulla sua produzione:
www.antiarte.it/antiarte -Antiarte 2000: la rivoluzione
dell’estetica nel cyberspazio
www.antiarte.it/adramelekteatro - Adramelek Theater: il teatro di
Gennaro Francione
www.antiarte.it/cyberomanzofrancione - Il cyberomanzo di Francione:
il metodo ipertestuale Teseo per il romanzo del futuro
www.antiarte.it/eugius - Unione Europea Giudici Scrittori (EUGIUS):
la nuova unione dei giudici umanisti d’Europa
www.antiarte.it/urobornauta -Urobornauta: viaggio nei mondi magici
di Francione
www.antiarte.it/movimentoutopista - Movimento utopist-a (mu): il
gioco dell’ antipolitica in rete
www.antiarte.it/artisti-ka - Artistica: l’anima dell’arte nella
villa-azione permanente degli artisti liberi
www.antiarte.it/trenodiluce - Treno di luce 2017: l’inno alla pace
dei 521 morti della tragedia di Balvano
Email: azuz@inwind.it -
adramelek@tin.it
Ass. Rinascimento 2000
Villa “Hagar Qim”- via Ferecrate 22 – 00124 Casalpalocco (Roma)
Tel./Fax 06 50912458
Gennaro
Francione, "Alchimia di
Rosanera"
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