Franco Santamaria,poesia,narrativa,pittura,culturapoesia narrativa pittura arte
   

 

Gennaro Francione

FRANCO SANTAMARIA

Opere
Hanno detto di
Franco Santamaria
Biografia
Biographie 
SALA DEGLI OSPITI
Poesia
Narrativa
Arte
Critica-Sagg.
Citazioni

Eventi Culturali Naz.
Concorsi Letter./Art.
Link Culturali

SALA DEGLI OSPITI

 

NARRATIVA / GENNARO FRANCIONE


La Falce Blu

Gennaro Francione, La Falce Blu

Gennaro Francione
LA FALCE BLU - giallo
ilmiolibro.it (Gruppo Editoriale L’Espresso)
pp. 174, € 18,00


Per ordinare il libro:
www.ilmiolibro.it/libro.asp?id=34383


Prologo / La saetta della Trimurti

1. Il maestro Drona, mentre istruiva i figli del Re Dritarastra e di suo fratello Pandu alla sapienza e arte della guerra, insegnò per prima cosa il Surya Namaskara, ovvero il Saluto al Sole.
E' il Saluto del Guerriero che, muovendo il corpo ad arte e respirando profondo, porta alla riscoperta dell'energia solare che è dentro ciascuno di noi (dalla Tradizione Yoga Astanga delle otto membra).

* * *

La giornata di primavera volgeva al termine e la palla del sole si rifletteva nei mille specchi del grattacielo. Il parallelepipedo lanciava una miriade di riverberi rossastri tali da far sembrare la struttura vitrea una sorta di fiaccola elettrica che lanciava riverberi infuocati, come d'inferno, attorno alle più basse costruzioni circostanti.
A una cinquantina di metri di distanza svettava nell'aria fresca di San Francisco un'altra costruzione. Di là metafisicamente due occhi cercavano di farsi strada tra i barbagli, aguzzando le pupille alla ricerca di un bersaglio che baluginava improvviso, nella sua motilità, per poi sparire coperto dalle cose, dai corpi, dai flash solari.
Era quella la sagoma del senatore democratico Martin Goldstein, che andava in giro per la stanza, dopo aver sollevato con sforzo la sua stazza dal lungo tavolo di riunione. Là si era accomodata come in un'assise greca la sua degna congrega di panciuti e ossequiosi lacché imbrillantati.
Ora Martin parlava vivacemente col suo braccio destro Anthony Löwith, un tipo smilzo con la faccia alla Stan Laurel e un ricciolo di capelli ribelli. Per la verità in lui di rivoluzionario c'era solo il crine arrotolato e scomposto, perché dalla faccia sembrava stesse sull'orlo di una crisi isterica, a fronte delle accuse montanti del capo.
Per liberarsi dall'essere che gl'incombeva addosso sgusciò dalla sua sediola e svicolò tra gli sputi irosi. Alla fine si rifugiò sotto la planimetria della Silicon Valley, che invadeva almeno mezzo muro, indicando con bandierine rosse i giganti del mercato informatico.
Il senatore lo tampinò da presso, costringendolo a schiacciare IBM, Rank Xerox, Hewlett Packard, Intel, At & T, Fairchild, National Semiconductor, finché non gli fu sotto e gli puntò contro la penna minaccioso inchiodandolo terreo contro la parete.
Löwith cercò di divincolarsi ancora in un gesto impossibile,visto che il pennino aureo gli sfiorava paurosamente la guancia. Non poteva muoversi perché di sicuro al minimo movimento gli si sarebbe pitturata la pelle con una bella riga d'inchiostro, aggiungendo così un'umiliazione grafica a quella verbale.
Stava per rilassarsi chiudendo gli occhi e rimanendosene impalato di fronte a quell'estremo sopruso, quando qualcosa accadde e lo liberò.
Si avvertì un sibilo, là presso la finestra semiaperta, come di un oggetto che fischiava terribile nell'aria.
Il senatore ebbe appena il tempo di accennare un dietrofront, mollando la pressione della penna, che un tonfetto sordo si avvertì dietro la sua schiena.
Poi eccolo sbarrare gli occhi e dopo un "Aaah!" masticato tra i denti, stramazzò al suolo, non prima però di aver segnato in nero il volto di Löwith, che già ammantato di un pallore di natura era ora irrigidito in una morsa cadaverica.
Ci fu sgomento tra gli assisi ai tavoli. Alcuni stettero fermi a bocca aperta. Qualche signora gridò. Altri, i più solerti, si alzarono e si portarono prontamente presso quella che ormai era solo una carcassa. Giratala trovarono conficcata tra le scapole una di quelle balestre medioevali che molti di loro avevano visto vendersi nei negozietti di Assisi.
Che viaggio indimenticabile avevano fatto per commemorare il santo che dava il nome alla loro stupenda San Francisco!


Capitolo I / La morte d’oro

2. Tra gli alberi o in riva al mare stai palmo contro palmo col corpo diritto nella Posizione di Preghiera e svuota i polmoni. Questo è Khram Om Khram Mitraya Namah, il saluto al sole amico.

* * *

Quella mattina si era messo a piovere. L'acqua, sotto forma di pioggerellina fastidiosa, spruzzava il quartiere alla periferia est della città.
Una fiumana di bambini si riversava in un brutto edificio, per poi uscirne a ondate inseguendo un pallone, incuranti dell'acqua che spruzzava i loro volti sporchi e moccicosi.
Sulla scalinata esterna del palazzo il portiere di colore li inseguì un poco, agitando la manaccia minacciosa e redarguendo con parolacce il gruppetto di scalmanati, che per tutta risposta fecero sberleffi e si dileguarono dietro l'angolo.
Indi l'uomo tornò sotto la tettoia esterna di protezione e riprese a chiacchierare col pony express. Si sistemò la coppola in testa, armeggiò con la cicca all'angolo della bocca, e si tuffò ancora nel San Francisco Chronicle seguendo il dito del giovane postino.
"Uccisa barbaramente Barbara Weiss" lesse George. "L'omicida, il suo amante Philip Strawinski, è stato arrestato".
"Viviamo una brutta epoca" commentò il portiere. "Un tempo queste cose succedevano...ma ora è una vera valanga! San Francisco tanto è grande tanto è piena di misfatti. Ogni anima un crimine...".
"Non è poi tanto grande se i fatti raccontati da un giornale ti sfiorano" osservò il giovane. "Pensi che la donna era sposata e divorziata col mio professore di filosofia Jacob Moore...".
"Ah! Jacob Moore" ripeté l'altro come se conoscesse il citato, sforzandosi poi alla ricerca di un ricordo che non venne, tanto che cambiò discorso. "La nostra polizia è ben veloce nello scoprire i colpevoli...Quando naturalmente tutto è chiaro. Nell'affare Goldstein sembra che navighino ancora in alto mare...".
Il negro guardò sconsolatamente il pacco che George gli aveva consegnato e se lo strinse forte sotto l'ascella. Poi afferrò la cicca e con un colpo secco delle dita la scagliò lontano, restando incantato a guardarla mentre friggeva sotto l'acqua che ora cadeva insistente.

George Novelli era un ragazzo dall'aria sempre allegra, con gli occhi verdi e vispi sotto i capelli biondo rossastri striati dal sale del Pacifico. La pelle dorata dal sole rivelava il culto del corpo, praticato dalla gioventù più bella d'america, dedita allo jogging, allo skateboard, al surf.
Il suo cognome ne rivelava l'origine italo-americana.
Il bisnonno paterno, nativo di Asti una città del Piemonte, dopo l'approdo a New York era ripartito verso l'ovest, perché là non aveva trovato fortuna. Difatti la East Cost era stata invasa da gente del Sud Italia, e dopo la prima ondata migratoria quelli che li seguirono, quasi tutti piemontesi, toscani, veneti, si spinsero nella più lontana California.
La comunità italiana aveva occupato per lo più quel punto della città cui si perviene oltrepassando i famosi tornanti di Lombard Street, usata per filmici inseguimenti automobilistici, e scendendo in un una delle zone più vecchie, North Beach. Qui si era costituito il gradevolissimo quartiere italiano con i caffè, i negozi, le pizzerie. Il dominio incontrastato per lungo tempo in quel settore era stato poi insidiato dall'espansione della colonia orientale di Chinatown.
Ma intanto lo spirito creativo postdantesco aveva fermentato. Là, tra quelle vie, era nata la genìa dei poeti moderni americana, spesso giovani artisti che non avevano nulla a che fare con l'università.
Tra quei caffè dove si cantava "'O sole mio" si erano temprate le anime di Ginsberg, Kerouac, ma soprattutto degli oriundi italiani Gregory Corso e Laurence Ferlinghetti, gettando le basi per quella che il critico John Holmes aveva chiamato beat generation.

Per oggi George aveva finito.
Si portò rapido alla Metropolitana Bart, attraversando l'umidità che scendeva lungo le scale e oltrepassava i cancelli di ferro.
Lungo il corridoio si esibivano due suonatori messicani con la chitarra. Poco oltre un ragazzo e una ragazza con vestiti indiani e capelli lunghi avevano steso una coperta per terra e vendevano cylum e pipe di hashish. Giunto sulla piattaforma della stazione sotterranea scorse in un angolo un uomo che sonnecchiava avvolto in un capottino grigio. Seduto là per terra e appoggiato a una colonna, lo strapelato doveva essere iperubriaco, circondato com'era da lattine di birra vuote. Attorno era tutto buio.
Con un sibilo arrivarono i vagoni arabescati di graffiti e l'uomo, insensibile ai fasci di lampi che il treno gli faceva balenare addosso, rimase lì, inerte a russare, con le masse distratte, frenetiche che scendevano e salivano in fretta sul convoglio.
George si lasciò trascinare dal flusso umano e, trovato un posto a sedere, vi si rifugiò, scrollandosi da dosso l'acqua di cui si era intriso il giubbotto celeste. La notizia dell'assassinio di Barbara Weiss l'aveva davvero colpito. In genere questi avvenimenti tragici sembrano accadere sempre agli altri e quando toccano il singolo o una persona che gli è molto vicina si rimane sempre stupiti.
In questo caso la tragedia colpiva un filosofo, una creatura che uno immagina sempre al di sopra degli eventi. Moore poi, oltre che suo professore, era anche un amico e questo acuiva il senso di angoscia sottile per quanto gli era capitato.
Mentre questi pensieri vagavano venivano incupiti dal balletto delle ombre al di là dei vetri di quella metropolitana che pure era una delle più belle e moderne del mondo.
Osservava il nero tombale dei tunnel là fuori, illuminato dalle vetture con un balenare di luci, che davano la sensazione della danza scatenata inscenata da un'orda di fantasmi. Improvvisamente la ridda scompariva e si apriva lo squarcio luminoso delle singole stazioni, dove le carrozze, simili a metallici mostri inferi, ingoiavano la massa di gente, per poi richiudere le bocche metalliche e ripartire. E il treno intanto avanzava come un baleno fino a Oakland, al di là del fiume, passandoci sotto.
Gl'incubi nella visione dell'underground erano intervallati da fugaci occhiate ai passeggeri all'interno, ma l'erebo claustrofobico lo inondava, in attesa contata delle stazioni rapide che si erano succedute sino alla meta.
Ora era arrivato. Lesto si lanciò nella massa di metropolitani e si lasciò sputare fuori dalla bestia, felice di lasciarsi inondare dalla pioggerellina che con la freschezza lo liberava dal senso opprimente dei sotterranei urbani.
Berkeley era il sobborgo col famoso campus universitario. Già dall'inverno circa 30.000 studenti avevano invaso il quartiere, rendendolo divertente e scanzonato soprattutto il pomeriggio e di sera. Il posto offriva possibilità di una stanza e di un lavoro.

George percorse Telegraph Avenue, passando tra ristorantini, negozietti economici, giovani impegnati nella vendita di vasellame, orecchini, cinture. Improvvisi si paravano innanzi drappelli di artisti che là si riunivano, per trasformare il posto in un Greenwich Village locale.
Si soffermò come sempre accanto alla vetrinetta della libreria mistica, ricca di testi sulle filosofie orientali ed esoteriche. Era esposto il libro Lo zen e l'arte della manutenzione della bicicletta di Robert Pirsing che allora tirava molto. La bici era divenuta infatti uno status symbol: manubrio da corsa, 15 rapporti, superaccessoriata.
Ripreso il suo incedere a passi rapidi, alla fine della via giunse sotto la grande cancellata, realizzata in sontuoso stile Versailles. Era la Sather Gate, sormontata da un ovale col motto "Fiat Lux".
Ancora un salto ed entrò nella gloriosa Università di Berkeley, all'interno del campus sovrastato dalla Sather Tower, una specie di copia del campanile di San Marco a Venezia.
Passò accanto alla Fontana Sproul Plaza, ribattezzata Ludwig dal nome del cagnolino che vi si tuffava quotidianamente dentro. Col cuore in gola per la corsa provò invidia per gli studenti che gli schizzavano accanto con le loro bici, ed ebbe simpatia per una poliziotta privata coreana che li invitava a non andare troppo veloce.
Finalmente giunse all'Istituto di Filosofia.

© Gennaro Francione, da "La falce blu"


Il libro

E' la storia ambientata negli anni '80 di un italoamericano George Novelli, pony express e studente di filosofia a Berkeley. Si trova improvvisamente al centro di una catena diabolica di delitti, che gli fanno assumere il ruolo di detective on the road. La ricerca dell'assassino porta a un'indagine turistica con viaggio nello spazio, tra i meravigliosi scenari della California dorata, e nel tempo, con un revival dei miti della beat generation, alle prese con sesso, droga, e life on the road. Alla fine il giallo, dipanato nelle sua struttura diabolica e chiuso con un colpo spettacolare, si rivela non solo come una caccia all'omicida ma come la ricerca di un senso dello stesso esserci di un giovane, una forma di detection della verità umana per porsi entusiasticamente al di là della banalità dell'esistenza.

L’autore

Gennaro Francione, già magistrato ora avvocato, è romanziere, saggista, giornalista, attore, regista e drammaturgo internazionale. Ha vinto numerosi premi letterari e di teatro.
Membro Accademico dell'Internationale Burckhardt Akademie, nata nella tradizione neorinascimentale italiana, e fondatore dell'Unione Europea dei Giudici Scrittori, di cui è Presidente, ha ideato il Movimento Utopista-Antiarte 2000, basato sulla Fratellanza del Libero Spirito Antiartistico, cui hanno aderito anche personalità della cultura internazionale (come Raul Karelia e Visar Zhiti).
Nel campo giuridico sta elaborando un progetto di Diritto 2000 che sostituisce al medievale diritto penitenziale(basato sulla punizione) il neoumanistico diritto medicinale(cura, sanzioni e misure di sicurezza).

Per approfondimenti in Internet sulla sua produzione:
www.antiarte.it/antiarte -Antiarte 2000: la rivoluzione dell’estetica nel cyberspazio
www.antiarte.it/adramelekteatro - Adramelek Theater: il teatro di Gennaro Francione
www.antiarte.it/cyberomanzofrancione - Il cyberomanzo di Francione: il metodo ipertestuale Teseo per il romanzo del futuro
www.antiarte.it/eugius - Unione Europea Giudici Scrittori (EUGIUS): la nuova unione dei giudici umanisti d’Europa
www.antiarte.it/urobornauta -Urobornauta: viaggio nei mondi magici di Francione
www.antiarte.it/movimentoutopista - Movimento utopist-a (mu): il gioco dell’ antipolitica in rete
www.antiarte.it/artisti-ka - Artistica: l’anima dell’arte nella villa-azione permanente degli artisti liberi
www.antiarte.it/trenodiluce - Treno di luce 2017: l’inno alla pace dei 521 morti della tragedia di Balvano

Email: azuz@inwind.it -
adramelek@tin.it

Ass. Rinascimento 2000
Villa “Hagar Qim”- via Ferecrate 22 – 00124 Casalpalocco (Roma)
Tel./Fax 06 50912458

Gennaro Francione, "Alchimia di Rosanera"

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.