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Gabriella Cuscinà
LE INDUSTRIE DEL LATTE - romanzo
Cicorivolta Edizioni, 2006 - ISBN 88-901716-7-7, € 7
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Incipit del romanzo
Diego e la sua famiglia avevano risentito molto degli effetti del
dopoguerra. A quei tempi infatti avevano perso la casa caduta sotto
i bombardamenti e i loro terreni erano stati espropriati
dall’amministrazione comunale con la motivazione di realizzare un
parco urbano. Dunque non li aveva ereditati come sarebbe stato suo
diritto, essendone l’unico erede. In realtà quei vasti terreni
furono ceduti gratuitamente ad una cooperativa che aveva poi
edificato stabilimenti e industrie per la commercializzazione del
latte. Aziende che divennero miliardarie, ma che si sono trovate
rovinosamente in crisi e il suo proprietario è stato indagato. Diego
ha avuto la sensazione quindi che una giustizia divina c’è per tutti
alla fine. Si è convinto che quel latte per tanti anni sia stato
rubato. Cioè che quei miliardi siano stati il provento di un furto
perpetrato a danno della sua famiglia, rubati a lui che da ragazzo,
giocava in quei giardini dove i tigli esalavano il loro delicato
aroma e lasciavano cadere pallidi fiori sui vialetti e sulle aiuole.
Ricordava la propria infanzia tra gli alberi di pesco e di
melograni, tra i filari d’uva e i campi seminati a pomodori. A quei
tempi, un grande aiuto all’andamento familiare erano i pacchi di
viveri che gli Americani fornivano a tutti gli ex militari che
avevano operato per loro, e suo padre aveva fatto parte di quegli ex
militari. Diego era cresciuto a cioccolato, latte in polvere e
prodotti liofilizzati. Aveva iniziato la scuola con un grembiule di
stoffa americana, acquistata a poco prezzo.
Il padre aveva avuto un’officina di ricambi d’auto e
commercializzava pezzi statunitensi con i quali riforniva meccanici
come Lamborghini che, prima di iniziare a produrre trattori e auto
sportive, riparava veicoli americani rimasti dopo la guerra.
Il nonno era stato un agronomo e aveva amato le sue campagne di un
amore assoluto, intenso, fatto di notti insonni e giornate trascorse
a controllare la maturazione della frutta e degli ortaggi. Perse le
terre e le campagne, si era messo a commerciare automobili, e l’auto
di famiglia era stata una De Soto, acquistata da un cliente che
l’aveva vinta a poker a Walter Chrysler, incallito giocatore e
proprietario dell’omonima marca automobilistica.
Dopo gli studi, Diego aveva iniziato a occuparsi anche lui del
commercio di autovetture e aveva gestito una concessionaria di auto,
ma quest’attività non sempre era tranquilla, infatti una volta si
era ritrovato coinvolto in una rissa con un cliente. Avrebbe
preferito occuparsi delle campagne del nonno e fare l’imprenditore
agricolo, ma non erano più sue. Le guardava da lontano e vedeva
enormi capannoni industriali dove prima ondeggiava il grano e gli
uccelli volavano felici.
Qualche anno dopo, aveva lasciato l’Italia ed era andato a vivere e
a lavorare negli Stati Uniti. Aveva voluto abbandonare il suo paese,
nauseato da ciò che succedeva negli ambienti del commercio e
provando un odio e un rancore profondo verso chi gli aveva rubato le
sue bellissime terre per costruirvi le industrie del latte. Ma
l’Italia gli è rimasta nel cuore e i ricordi tornano a traboccare
più che mai come una pentola bollente di cui non può sollevare il
coperchio senza vederne travasare fuori tutta l’acqua.
[..........]
© Gabriella
Cuscinà
Il libro
Questo romanzo
di Gabriella Cuscinà racconta prima di tutto il senso del tempo e
dunque la verità intramontabile della nostalgia. E' una finestra
aperta sul panorama concreto e tangibile delle storie che si porta
dietro, fra campagna siciliana e metropoli d'oltreoceano,
prospettive di vita e semplici desideri dei personaggi, ma è anche
la stessa finestra che dà sul medesimo luogo dell'anima e della
memoria, improvvisamente circoscritto, escluso e negato a Diego, il
protagonista principale, e ai suoi familiari. Le cose più semplici,
così come i sogni, non sono più a portata di mano, e ciò che fino a
ieri appariva ovvio e proiettato nel futuro oggi è assolutamente
lontano e irraggiungibile. Ma c'è un elemento di scorta, quasi
sempre, nel bagaglio interno e spirituale di ogni uomo puro, una
sorta di spazio franco, destinato all'elaborazione del perdono, alla
metabolizzazione degli accadimenti e alla rivalsa d'onore nei
confronti del destino. E dato che ogni esistenza ha un proprio corso
e nessuno ne conosce fino in fondo soste, curve o direzioni -
sembrerebbe suggerire l'autrice, - si può accettare serenamente una
sconfitta da parte della sorte solo se si è in grado, con le buone
qualità e la risolutezza, di riaddomesticare al meglio la piega
negativa delle circostanze. (Paolo Brunelli)
Biografia
Gabriella
Cuscinà vive a Palermo, dove insegna lettere in una scuola media
statale. Ha scritto di narrativa e di poesia. Dice: "Scrivere è
sicuramente una gioia, e diventa ben presto una mania, una parte
imprescindibile della tua esistenza, una specie di febbre di cui non
puoi fare a meno. Significa abituarsi a pensare, capire i punti
vista, mettersi in gioco. In questo senso implica molta
disponibilità. E così è chiaro che si scrive per noi stessi, ma con
due prerogative: parlare dentro e fuori di noi. E ci si illude a
volte di avere un potere, quello di far credere tutto a tutti.
Certo, uno sa benissimo che quello che scrive può non essere
importante per gli altri, ma intanto scrivi affinché qualcuno ti
possa leggere... e in fondo è anche questo, che conta."
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