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Franco Ceradini
TEATRO DELLE CENERI - romanzo
Mobydick - ISBN 978.88.8178.391.6, pp. 219, € 15,00
Collana "I Libri dello Zelig", 232
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Ventiquattresimo
Quella sera mi
misi in ghingheri. La fermezza con cui Morgana mi aveva invitato a
vestirmi elegante non mi aveva lasciato alternative. Bene, mi dissi.
Negli ultimi tempi avevo trascurato il mio aspetto, e così avevo una
scusa per recuperare un poco di vanità. La cura che mettiamo nel
prenderci cura di noi stessi, mi convinsi, non porta ordine solo
alla nostra vita, ma anche a quella di tutti coloro che ci girano
attorno e, per una quantità infinitesima, al mondo stesso,
all'universo.
Rinfrancato da queste considerazioni di filosofia spicciola, scelsi
un abito nero, un capo piuttosto ricercato che mettevo solo nelle
occasioni particolari. Camicia di seta. Fazzoletto di batista nel
taschino. Un tocco di profumo.
Misi anche il cappello di feltro. Non era proprio in tono, ma mi
ricordava Parigi, i giorni della mia libertà.
Mi mancava, Parigi?
Ero in anticipo. Cappotto sottobraccio, scesi ad aspettare al
pianoterra. La portinaia mi salutò.
Aveva voglia di chiacchierare e mi trattenne. Per il mestiere che
faceva, passava molto tempo a sfogliare i giornali, e conosceva la
vita della città nei più piccoli particolari.
- Guardi qui,- mi disse, - lei che si occupa di teatro: ha visto?-
Dal gabbiotto prese una copia de L'eco del mondo nuovo
e me la passò. Sulla prima pagina, in taglio basso, spiccava la foto
dell'inaugurazione di un teatro. Grandioso. Come tutto, in quella
città. Tecnologia, arredi: quanto di meglio. Tra gli attori, qualche
faccia conosciuta. Gente che avevo incontrato alla Malasanta. E, fra
tutti, anche un tipo vestito da Arlecchino che aveva l'aria di
divertirsi un sacco.
- Posso? - chiesi, facendo il gesto di strappare la pagina.
- Prego, signor Dallara. Tanto l'ho già letto.
Ficcai la pagina in tasca.
- Ma vedi, - mi dissi, - le coincidenze si affollano.
Morgana arrivò di lì a poco. Aveva l'aria di non aver fatto tanta
strada.
- Vieni - disse porgendomi il braccio.
La guardai. Era magnifica. Indossava un mantello di lana foderato di
pelliccia, sotto il quale si
intuiva il suo collo bianchissimo. Alla luce della luna, il pallore
del suo viso splendeva nella notte
come un'apparizione.
Svoltando per via della Corda, in due minuti arrivammo a palazzo
Roccagiovine. L'androne era deserto. Al piano nobile, invece, le luci erano accese.
- Sei mai stato a palazzo?
- Non proprio. Ma qualche volta mi sono chiesto chi vi abitasse. Ho
come la sensazione,- dissi, -
che nel saperlo, stasera, non ne avrò una grande sorpresa.-
- È un palazzo pieno di storia, - disse entrando. - E di cultura.-
Sulla scala, lasciai che mi precedesse di qualche passo.
Saliva davanti a me lentamente, misurando i passi con grazia. La
pelliccia, nera e brillante, dello
stesso colore dei capelli, non più trattenuta dal fermaglio le
ricadeva ora mollemente sulle spalle
levigate, colore dell'avorio.
Lo spettacolo di quel suo incedere, lieve e solenne al tempo stesso,
suscitava in me un piacere
grandissimo, e mi fermai a guardarla.
Lei si girò.
- Non vieni?
- Come potrei abbandonarti, mia cara! - dissi. - Temo dovrai
rassegnarti ad avermi come
fedelissimo servitore per tutta la sera.
- Cascamorto!
- Et vous, madame?
- Sembra la scena di un film - rise.
- O di un romanzo, - dissi. - Uno di quei sensuali racconti di un
qualche poeta decadente di fine
Ottocento ...
- Non mi stupirei. Credo che qualcuno ne abbia scritto. Ma non
ricordo chi ...
[…]
Morgana, stanca del suo accompagnatore, si era allontanata dalla
piccola folla che assisteva alla
commedia. La raggiunsi e le feci cenno di seguirmi nel salone
accanto.
- Cosa c'è? Perché tutta questa urgenza? - chiese.
- Domani parto.
- Te ne vai? Da solo?
- Sì, ho deciso. Col treno delle undici.
- Porti Renata, con te?
- Renata? Non credo abbia bisogno del mio aiuto!
- Che vai dicendo? Cosa ti ha fatto, povera Renata?
- Lascia stare. Piuttosto, dovremmo chiarire delle cose, noi due.
- Non c'è nulla da chiarire,- disse risentita. - E comunque, tra
poco ci sarà tutto il tempo che
desideri. Appena la compagnia si sarà spostata al teatro. Se lo
desideri, potremo fermarci.
- D'accordo.
Mi accostai alla finestra. Da Campo dei Fiori intanto una lunga
processione rifluiva nella piazza,
dove era stata ammucchiata una enorme catasta di legna. Alla luce
delle fiaccole, che ondeggiavano
al vento, da qualche ora sempre più forte, si intuiva la scena. La
fila dei monaci, che avanzavano a
due a due, le autorità cittadine, il boia. Tutto attorno, la folla
si urtava per riuscire a vedere il corteo,
che procedeva lentamente.
- Hai idea di che cosa si tratti? - chiesi a Morgana.
- Non è possibile! - esclamò. - Chi può essersi messo in mente una
... una cosa del genere?
- I tuoi amici del N.O.M.?
Non rispose. Era sconvolta.
- O i legionari dell'Ekpyrosis?
- Non capisci? - mi apostrofò. - È una provocazione. Mettere in
scena ... il rogo! Qui, a due passi
da Campo dei Fiori!
Dalla finestra riuscivo a scorgere il condannato, un uomo piccolo e
magro che si trascinava sul
selciato della piazza, la bocca serrata da una mordacchia. A piedi
nudi e con una catena al collo,
indossava una tunica bianca decorata con croci e chiazzata di demoni
e fiamme rosse. Alcuni frati
di non so quale congregazione gli stavano al fianco. Di tanto in
tanto gli portavano il crocifisso alle
labbra, ma lui lo rifiutava.
Tra la gente, alcuni scalmanati si fecero largo fino a lui
sputandogli addosso e insultandolo,
mentre le guardie lo denudavano e lo legavano al palo. Altri,
intanto, accatastavano attorno a lui
numerose fascine di legna.
Un frate gli portò il crocifisso. Di nuovo, il condannato si rifiutò
di baciare la croce. Allora lo
imbavagliarono, mentre altri uomini aggiungevano sulla catasta altro
legname e paglia, fino
all'altezza del viso.
I monaci intonavano litanie. Poi, all'improvviso, e senza che
nessuno apparentemente fosse
intervenuto, dalle fascine venne un lampo. Del fumo. Un'esplosione
assordante.
- Via! Via! - si sentì, e la folla scappò in ogni direzione, atterrita.
- Oh, dio !- esclamò Morgana.
- Maledetti! Pazzi! - urlò Consalvo, che senza che me ne accorgessi
era corso alla finestra, seguito dagli attori e dal resto della gente.
- Poveretto! Morire a quel modo! - si lamentò la Grötz, accanto a me.
In palazzo Roccagiovine scese un silenzio spaventoso. Dalla piazza
salivano le urla della gente
atterrita e il crepitare delle fiamme, che in pochi attimi erano
divampate a un'altezza incredibile.
Alimentate dal vento, divoravano l'attore, che, al palo, si
contorceva in maniera disumana.
Passarono alcuni momenti, poi il vento spazzò via il fumo e la scena
si rivelò in tutta la sua
mostruosità. La piazza era coperta di una moltitudine di corpi.
Uomini, donne che piangevano,
strappandosi i capelli. E i legionari dell'Ekpyrosis che correvano
avanti e indietro, colpendo quanti
capitavano a tiro.
[…]
© Franco
Ceradini, da "Teatro delle ceneri"
Il libro
Franco Ceradini si è preso il
lusso di correre un grosso rischio, trattando la materia narrativa
che innerva Teatro delle ceneri: tutti abbiamo letto
1984, e parecchi di noi hanno visto Brazil sul grande schermo ... Ma
suvvia, siamo in Italia, signori! E sebbene in questo libro si
prospetti in maniera credibile un agghiacciante per quanto ipotetico
futuro, qui da noi l’odore della farsa teatrale è spesso dietro
l’angolo (nella realtà quotidiana come nella fiction) anche quando
accadono immani tragedie, quando eventi epocali sconvolgono la
geografia e le regole della politica, o quando - addirittura - lo
spirito di Giordano Bruno, ma soprattutto quello dei suoi
persecutori, torna ad aleggiare tra i vicoli e le piazze di una
Venezia letteralmente impantanata e di una Roma allo sfascio.
Ceradini ha manipolato con efficacia trame, protagonisti e comparse
di un romanzo dove l’arte ed il bello, infine e nonostante tutto,
forse ci salveranno.
L'Autore
Franco Ceradini è nato nel 1955.
Vive e lavora a San Pietro in Cariano (Verona). Dal 1993 al 1995 ha
collaborato al quotidiano La Cronaca di Verona e della
Provincia. Ha pubblicato il romanzo Pulviscolo
(Perosini Editore), curando per lo stesso editore il
libro-intervista con lo scrittore Giovanni Dusi, Il migliore
dei mondi possibili (1999). L’ultimo suo lavoro di narrativa
è il romanzo Di Maddalena e di me (2004). Nel 2005 ha
scritto, assieme all’attore e drammaturgo Stefano Paiusco, il
monologo Il canto del sengiòn - ispirato al mondo dei
cavatori di pietra di San Giorgio di Valpolicella - sulle musiche di
Ernesto De Martino. Dal 1996 al 2005 ha diretto il festival “Poesia
in Valpolicella”.
Sitoweb: www.francoceradini.it
Email:
francoceradini@gmail.com -
francoceradini@alice.it
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