Franco Santamaria,poesia,narrativa,pittura,culturapoesia narrativa pittura arte
   

 

Franco Ceradini

FRANCO SANTAMARIA

Opere
Hanno detto di
Franco Santamaria
Biografia
Biographie 
SALA DEGLI OSPITI
Poesia
Narrativa
Arte
Critica-Sagg.
Citazioni

Eventi Culturali Naz.
Concorsi Letter./Art.
Link Culturali

SALA DEGLI OSPITI

 

NARRATIVA / FRANCO CERADINI


Teatro delle ceneri

Franco Ceradini, Teatro delle ceneri

Franco Ceradini
TEATRO DELLE CENERI - romanzo
Mobydick - ISBN 978.88.8178.391.6, pp. 219, € 15,00
Collana "I Libri dello Zelig",  232

Per ordinare il libro:
Mobydick, Corso Mazzini 85 - 48018 Faenza
Tel. 0546 681819
www.mobydickeditore.it/abbonarsi.html

 

Ventiquattresimo

Quella sera mi misi in ghingheri. La fermezza con cui Morgana mi aveva invitato a vestirmi elegante non mi aveva lasciato alternative. Bene, mi dissi. Negli ultimi tempi avevo trascurato il mio aspetto, e così avevo una scusa per recuperare un poco di vanità. La cura che mettiamo nel prenderci cura di noi stessi, mi convinsi, non porta ordine solo alla nostra vita, ma anche a quella di tutti coloro che ci girano attorno e, per una quantità infinitesima, al mondo stesso, all'universo.
Rinfrancato da queste considerazioni di filosofia spicciola, scelsi un abito nero, un capo piuttosto ricercato che mettevo solo nelle occasioni particolari. Camicia di seta. Fazzoletto di batista nel taschino. Un tocco di profumo.
Misi anche il cappello di feltro. Non era proprio in tono, ma mi ricordava Parigi, i giorni della mia libertà.
Mi mancava, Parigi?
Ero in anticipo. Cappotto sottobraccio, scesi ad aspettare al pianoterra. La portinaia mi salutò.
Aveva voglia di chiacchierare e mi trattenne. Per il mestiere che faceva, passava molto tempo a sfogliare i giornali, e conosceva la vita della città nei più piccoli particolari.
- Guardi qui,- mi disse, - lei che si occupa di teatro: ha visto?-
Dal gabbiotto prese una copia de L'eco del mondo nuovo e me la passò. Sulla prima pagina, in taglio basso, spiccava la foto dell'inaugurazione di un teatro. Grandioso. Come tutto, in quella città. Tecnologia, arredi: quanto di meglio. Tra gli attori, qualche faccia conosciuta. Gente che avevo incontrato alla Malasanta. E, fra tutti, anche un tipo vestito da Arlecchino che aveva l'aria di divertirsi un sacco.
- Posso? - chiesi, facendo il gesto di strappare la pagina.
- Prego, signor Dallara. Tanto l'ho già letto.
Ficcai la pagina in tasca.
- Ma vedi, - mi dissi, - le coincidenze si affollano.

Morgana arrivò di lì a poco. Aveva l'aria di non aver fatto tanta strada.
- Vieni - disse porgendomi il braccio.
La guardai. Era magnifica. Indossava un mantello di lana foderato di pelliccia, sotto il quale si intuiva il suo collo bianchissimo. Alla luce della luna, il pallore del suo viso splendeva nella notte come un'apparizione.
Svoltando per via della Corda, in due minuti arrivammo a palazzo Roccagiovine. L'androne era deserto. Al piano nobile, invece, le luci erano accese.
- Sei mai stato a palazzo?
- Non proprio. Ma qualche volta mi sono chiesto chi vi abitasse. Ho come la sensazione,- dissi, - che nel saperlo, stasera, non ne avrò una grande sorpresa.-
- È un palazzo pieno di storia, - disse entrando. - E di cultura.-
Sulla scala, lasciai che mi precedesse di qualche passo.
Saliva davanti a me lentamente, misurando i passi con grazia. La pelliccia, nera e brillante, dello stesso colore dei capelli, non più trattenuta dal fermaglio le ricadeva ora mollemente sulle spalle levigate, colore dell'avorio.
Lo spettacolo di quel suo incedere, lieve e solenne al tempo stesso, suscitava in me un piacere grandissimo, e mi fermai a guardarla.
Lei si girò.
- Non vieni?
- Come potrei abbandonarti, mia cara! - dissi. - Temo dovrai rassegnarti ad avermi come fedelissimo servitore per tutta la sera.
- Cascamorto!
- Et vous, madame?
- Sembra la scena di un film - rise.
- O di un romanzo, - dissi. - Uno di quei sensuali racconti di un qualche poeta decadente di fine Ottocento ...
- Non mi stupirei. Credo che qualcuno ne abbia scritto. Ma non ricordo chi ...

[…]

Morgana, stanca del suo accompagnatore, si era allontanata dalla piccola folla che assisteva alla commedia. La raggiunsi e le feci cenno di seguirmi nel salone accanto.
- Cosa c'è? Perché tutta questa urgenza? - chiese.
- Domani parto.
- Te ne vai? Da solo?
- Sì, ho deciso. Col treno delle undici.
- Porti Renata, con te?
- Renata? Non credo abbia bisogno del mio aiuto!
- Che vai dicendo? Cosa ti ha fatto, povera Renata?
- Lascia stare. Piuttosto, dovremmo chiarire delle cose, noi due.
- Non c'è nulla da chiarire,- disse risentita. - E comunque, tra poco ci sarà tutto il tempo che desideri. Appena la compagnia si sarà spostata al teatro. Se lo desideri, potremo fermarci.
- D'accordo.
Mi accostai alla finestra. Da Campo dei Fiori intanto una lunga processione rifluiva nella piazza, dove era stata ammucchiata una enorme catasta di legna. Alla luce delle fiaccole, che ondeggiavano al vento, da qualche ora sempre più forte, si intuiva la scena. La fila dei monaci, che avanzavano a due a due, le autorità cittadine, il boia. Tutto attorno, la folla si urtava per riuscire a vedere il corteo, che procedeva lentamente.
- Hai idea di che cosa si tratti? - chiesi a Morgana.
- Non è possibile! - esclamò. - Chi può essersi messo in mente una ... una cosa del genere?
- I tuoi amici del N.O.M.?
Non rispose. Era sconvolta.
- O i legionari dell'Ekpyrosis?
- Non capisci? - mi apostrofò. - È una provocazione. Mettere in scena ... il rogo! Qui, a due passi da Campo dei Fiori!

Dalla finestra riuscivo a scorgere il condannato, un uomo piccolo e magro che si trascinava sul selciato della piazza, la bocca serrata da una mordacchia. A piedi nudi e con una catena al collo, indossava una tunica bianca decorata con croci e chiazzata di demoni e fiamme rosse. Alcuni frati di non so quale congregazione gli stavano al fianco. Di tanto in tanto gli portavano il crocifisso alle labbra, ma lui lo rifiutava.
Tra la gente, alcuni scalmanati si fecero largo fino a lui sputandogli addosso e insultandolo, mentre le guardie lo denudavano e lo legavano al palo. Altri, intanto, accatastavano attorno a lui numerose fascine di legna.
Un frate gli portò il crocifisso. Di nuovo, il condannato si rifiutò di baciare la croce. Allora lo imbavagliarono, mentre altri uomini aggiungevano sulla catasta altro legname e paglia, fino all'altezza del viso.
I monaci intonavano litanie. Poi, all'improvviso, e senza che nessuno apparentemente fosse intervenuto, dalle fascine venne un lampo. Del fumo. Un'esplosione assordante.
- Via! Via! - si sentì, e la folla scappò in ogni direzione, atterrita.
- Oh, dio !- esclamò Morgana.
- Maledetti! Pazzi! - urlò Consalvo, che senza che me ne accorgessi era corso alla finestra, seguito dagli attori e dal resto della gente.
- Poveretto! Morire a quel modo! - si lamentò la Grötz, accanto a me.
In palazzo Roccagiovine scese un silenzio spaventoso. Dalla piazza salivano le urla della gente atterrita e il crepitare delle fiamme, che in pochi attimi erano divampate a un'altezza incredibile. Alimentate dal vento, divoravano l'attore, che, al palo, si contorceva in maniera disumana.
Passarono alcuni momenti, poi il vento spazzò via il fumo e la scena si rivelò in tutta la sua mostruosità. La piazza era coperta di una moltitudine di corpi. Uomini, donne che piangevano, strappandosi i capelli. E i legionari dell'Ekpyrosis che correvano avanti e indietro, colpendo quanti capitavano a tiro.

[…]

© Franco Ceradini, da "Teatro delle ceneri"


Il libro

Franco Ceradini si è preso il lusso di correre un grosso rischio, trattando la materia narrativa che innerva Teatro delle ceneri: tutti abbiamo letto 1984, e parecchi di noi hanno visto Brazil sul grande schermo ... Ma suvvia, siamo in Italia, signori! E sebbene in questo libro si prospetti in maniera credibile un agghiacciante per quanto ipotetico futuro, qui da noi l’odore della farsa teatrale è spesso dietro l’angolo (nella realtà quotidiana come nella fiction) anche quando accadono immani tragedie, quando eventi epocali sconvolgono la geografia e le regole della politica, o quando - addirittura - lo spirito di Giordano Bruno, ma soprattutto quello dei suoi persecutori, torna ad aleggiare tra i vicoli e le piazze di una Venezia letteralmente impantanata e di una Roma allo sfascio. Ceradini ha manipolato con efficacia trame, protagonisti e comparse di un romanzo dove l’arte ed il bello, infine e nonostante tutto, forse ci salveranno.

L'Autore
Franco Ceradini è nato nel 1955. Vive e lavora a San Pietro in Cariano (Verona). Dal 1993 al 1995 ha collaborato al quotidiano La Cronaca di Verona e della Provincia. Ha pubblicato il romanzo Pulviscolo (Perosini Editore), curando per lo stesso editore il libro-intervista con lo scrittore Giovanni Dusi, Il migliore dei mondi possibili (1999). L’ultimo suo lavoro di narrativa è il romanzo Di Maddalena e di me (2004). Nel 2005 ha scritto, assieme all’attore e drammaturgo Stefano Paiusco, il monologo Il canto del sengiòn - ispirato al mondo dei cavatori di pietra di San Giorgio di Valpolicella - sulle musiche di Ernesto De Martino. Dal 1996 al 2005 ha diretto il festival “Poesia in Valpolicella”.

Sitoweb: www.francoceradini.it
Email: francoceradini@gmail.com - francoceradini@alice.it

1° capitolo || 17° capitolo

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.