|
 |
Franco Celentano
SAN GENNARO, SEI BUGIARDO! - romanzo
Introduzione di Mario Pagano
Prefazione di Ely Demarco
Kairòs Edizioni - ISBN 88-901276-3-5 - pp.220, € 12,00
Per ordinare il libro:
- Kairòs, Via Calabritto, 20 - 80122 Napoli
kairosedizioni@virgilio.it -
www.napoliontheroad.it |
Capperi, che fame!
Un vecchio
proverbio dice che l’uccello in gabbia o canta per amore o canta per
rabbia.
Io, non ancora nell’età dell’amore, potevo ben dire che cantavo per
rabbia. Cioè per fame. Ero diventato un individuo assillato
continuamente dal desiderio frenetico di porre qualcosa sotto i
denti e non riuscivo a spiegarmi come i frati fossero tanto
inflessibili per quanto riguardava le richieste di pasta asciutta,
formaggi, insaccati ed altre squisitezze, come se si trattasse di un
argomento peccaminoso.
Cominciai a sospettare che questa rigidezza dipendesse dalla volontà
di rispettare il principio della temperanza, specie in un periodo di
carestia come quello che tutti stavamo attraversando.
Tale convincimento trovò la sua conferma con l’arrivo del periodo
pasquale che diede inizio al tradizionale giro per la questua.
Il frate questuante, infatti, seguito dal chierico incaricato di
trasportare le offerte, faceva il giro tra i fedeli dispensando
benedizioni e ricevendo in cambio, oltre ad offerte in denaro, olio,
uova, formaggio, latticini, insaccati ed altra grazie di Dio.
Molte volte feci io l’accompagnatore-facchino, ma non vidi mai sulla
tavola di noi chierici le appetitose offerte che avevo trasportato.
Da questo dato inoppugnabile trassi la logica conclusione che al
ritorno, prima di passare per la dispensa che funzionava da
“ammasso”, il frate facesse una puntatina nella propria stanza per
depositare il cibo non deperibile.
Una mattina, girovagando nel giardinetto sul retro del convento, fui
folgorato da un’idea che immediatamente giudicai geniale e non più
peccaminosa.
Passavo, infatti, per l’ennesima volta davanti a un cespuglio che,
guardato con maggiore attenzione, si rivelò una pianta di capperi.
Sapevo, per tutte le volte che l’avevo sentito ripetere da mia madre
quando rubacchiavo in cucina, come i capperi fossero estremamente
cari. Decisi in un baleno di mettermi in commercio.
Rubai nella dispensa un grosso barattolo, un pacco di sale e, andato
di soppiatto nel giardinetto, spogliai il cespuglio depositando il
raccolto nel recipiente, salando abbondantemente il tutto.
Rapidi calcoli, effettuati con le mie conquistate conoscenze di
matematica, mi fecero giungere alla conclusione che, convertendo il
mio raccolto in moneta sonante, potevo comprarmi un paio di grosse
pagnotte di pane nero, che avevo visto nella vetrina del panettiere
quando ero andato a fare la questua.
Chiusi il tesoro nel mio armadietto e, a partire da quel momento,
cominciai a covarmelo con gli occhi in maniera tale da far invidia
al migliore Arpagone.
Ogni giorno andavo a verificare come stessero i miei preziosi
capperi e sempre esortavo me stesso ad aver avere pazienza affinché
salassero bene per non correre il rischio di svendere la mia
preziosa merce.
Un brutto mattino decisi di aprire il barattolo per verificare a che
punto si era. Ma, nell’aprire il barattolo, fui investito da un tale
fetore di marcio che mi convinsi con dolore del fallimento del mio
progetto.
Uscivo dal commercio senza aver potuto neanche cominciare e la fame,
tenuta fino a quel momento a bada nella speranza di tempi migliori,
ricominciava a dilaniarmi, più incontrollabile che mai. Capperi, che fame!...
© Franco Celentano, da ”San
Gennaro, sei bugiardo!”
Il libro
Le vicende narrate nel romanzo “San Gennaro, sei bugiardo!”
(Edizioni Kairòs, Napoli, 2005) di Franco Celentano sono quelle di
una Napoli che non c’è più ma che vive nitida nei ricordi di coloro
che, come l’Autore, sono stati, a volte inconsapevolmente, gli
“eroi” quotidiani degli anni a cavallo della Seconda Guerra
Mondiale.
Nato pochi anni prima che la guerra travolgesse la sua esistenza,
l’Autore ci descrive, filtrandole attraverso gli occhi innocenti ma
sensibili di un bambino, il suo impatto con la guerra. Nelle pagine
di questo “romanzo di formazione” scorre la Storia a tutti nota: i
proclami di Mussolini (“spezzeremo le reni alla Grecia!”) smentiti
dall’arrivo di notizie dal fronte, le leggi razziali, l’armistizio,
i bombardamenti, le Quattro Giornate di Napoli, il referendum del
’46, il ritorno alla normalità.
Napoli
negli occhi di un bimbo (Maurizio Sibilio)
Il rapporto guerra-adolescenza su cui si sofferma Mario Pagano nella
sua introduzione a questo libro di Franco Celentano è un tema
letterario di larga diffusione. Pensiamo ad opere come “Il cielo è
rosso” di Giuseppe Berto, Un sacchetto di biglie di Joseph Joffo e,
per andare più vicino a noi, La trilogia della città di K di Agota
Kristof e il Diario di Zlata di Zlata Filippovic. C’è tutta una
letteratura adolescenziale, che poi finisce per diventare
letteratura di formazione, che si interroga in maniera stupita,
dolorosa, incredula, su tutte le mille implicazioni che accompagnano
il fenomeno guerra con il suo seguito di orrori e di sangue. Un
rapporto, quello di guerra e adolescenza, non solo confinato nelle
pagine di un libro, ma, ahimé, di estrema attualità. Pensiamo al
prezzo altissimo pagato negli ultimi conflitti di questi anni dai
bambini iracheni o serbi, in termini non solo di vite umane
distrutte dalle armi intelligenti dei cosiddetti “grandi”, ma di
infanzie e di adolescenze distrutte da lutti, degrado, stenti e
privazioni. Il libro di Franco Celentano è soprattutto questo. La
storia di un bambino, l’autore stesso, che si interroga su un
argomento cruciale della nostra storia: il secondo conflitto
mondiale, il fascismo, il nazismo, la persecuzione antisemita, fino
a rivivere le atmosfere della “Napoli alleata”, la Napoli
malapartiana del “boogie-boogie” delle “AmLire” e delle “signorine”.
Un bambino che, attraverso le sue riflessioni in erba, i suoi stati
d’animo, i suoi sentimenti, ripercorre i momenti importanti della
sua adolescenza segnata.
Il libro, caratterizzato da una forte componente autobiografica, si
muove all’interno di una serie di coordinate che possono offrire al
lettore numerosi spunti di analisi e riflessione. C’è la descrizione
di una città che è la vecchia “Città-regno”, una Napoli umana con il
suo vicolo, autentico topos della solidarietà e del calore umano.
C’è una descrizione non meno interessante degli usi e costumi
d’Albania (l’autore vi soggiorna con la famiglia per seguire il
padre militare), ma, soprattutto, c’è la crescita, la formazione, la
formazione di un adolescente, un piccolo, coraggioso napoletano che,
a dispetto, di mille ostacoli, la guerra, la povertà, riesce a
guardare al mondo con curiosità e fiducia.
San Gennaro, sei bugiardo! è il titolo di questo libro. E
nell’ultimo capitolo l’autore, in una sua lettera al Santo, lo
invoca di porre fine al suo letargo e di intervenire nella sua città
che tanto lo ha venerato, ponendo fine alle antiche faide che hanno
stremato un popolo già stanco e sfiduciato.
Note biografiche di
Franco Celentano
Franco Celentano (1935, Napoli), giornalista pubblicista, dirigente
dell’Enel, ha raccontato, alla fine degli anni ’80, l’introduzione
dell’informatica nell’Ente in “Si diventa grandi...” , diffuso con
grande successo in ambito aziendale e più volte ristampato,
“Indietro tutta”, “Male nostrum”, “Liscio e busso”, “Busso lungo!”,
“La chiave della conoscenza”, “Lilja, ci sei?”.
Nel 2003 ha pubblicato “Operazione Sole” e “Napoli e Spaccanapoli”
(Il Mezzogiorno Editore), storia in versi della Città dalle origini
ai giorni nostri.
Poeta (la raccolta di poesie “Mmiezo ‘e fronne”), collabora col
webmagazine di cultura napoletana e campana
www.napoliontheroad.it,
per cui cura la rubrica sugli antichi mestieri napoletani ormai
scomparsi. |