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Federica Leva
CANTICO SULL'OCEANO - romanzo
Prefazione di Barbara Frittoli
Ennepilibri Edizioni, Imperia 2006
ISBN 87704-7908; p.115, € 13,00 - Rilegato a mano
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È bene pensare ai tumulti della vita,
pensare ai grandi musicisti, e, soprattutto,
risvegliare negli altri il pensiero di essi
C. Debussy
Parigi 2000
A quell’ora, solo pochi
visitatori indugiavano ancora nelle ampie sale del Louvre, scrutati
dalle ali maestose dei dipinti e dall’arazzo purpureo del tramonto.
Una compagnia di cinesi vociava attorno al piccolo ritratto di Monna
Lisa e una coppia d’innamorati passeggiava tenendosi per mano,
incurante dei tesori che ammic-cavano oltre i loro sospiri. Ignorando
le trame sottili del fato, che già mi seguiva ad ogni passo, mi
spinsi in una zona deserta, dove il riverbero del giorno si
ritraeva, ormai fievole, per lasciar posto all’incedere inesorabile
della notte. Mi soffermai a leggere un'iscrizione ai piedi d’una
natura morta, ma subito passai oltre, incalzato dai rintocchi d’un
campanile vicino. Era quasi ora di cena, e il mio pomeriggio di
spensierato vagabondaggio fra piazze storiche e musei volgeva ormai
al termine. Con rincrescimento, mi rammentai di non essere a Parigi
per diletto, ma per lavoro, ed era tempo che rientrassi in albergo a
revisionare il progetto per cui ero stato inviato in Francia
dall’impresa d’ingegneria edile che rappresentavo. Il giorno
seguente avrei partecipato ad un congresso di filiali come membro
italiano, ed entro sera desideravo riguardare ancora qualche grafico
e ripetere una parte del mio discorso, vergato un po’ troppo
frettolosamente prima della partenza. Più tardi, ne ero consapevole,
non avrei avuto né tempo né spirito per farlo. Come sovente
accadeva, sedotto dalla mia passione per la musica avevo accettato
l'invito d’alcuni amici al Théatre Musical de Paris, e non avrei
potuto riprendere in mano un saggio scientifico dopo essere stato
inebriato dall’estasi d’un concerto per pianoforte ed orchestra. E
tuttavia incapace, nonostante il richiamo delle campane,
d’abban-donare l'affascinante sfilata dell’arte, mi ostinai a
scivolare di quadro in quadro - finestre aperte su mondi lontani ed
irreali - come una barca s’un fiume, sospinto da acque pigre ma
impazienti. Incontrai divinità decadute, pavoni in parchi infiorati
e nobili aggraziati, ed ero ancora ubriacato dalla suggestione
d’ogni vita racchiusa in quelle effigi senza respiro, quando venni
attratto – stregato – da un dipinto un po’ discosto dagli altri, di
dimensioni modeste e tagliato in due da un corno d’ombra. Pareva
aver abbandonato il gregge dei fratelli per richiamarmi a sé con
tacita malia, e m’arrestai, obbediente. Non riconoscevo l’impronta
prepotente del pittore e la targa era vuota; ma chiunque l’avesse
cesellato aveva saputo rievocare una tale struggente bellezza negli
occhi della donna ritratta da incendiarmi l'anima: non era la
stretta dei rovi che la incatenava, rosea nella sua nudità, a dar
luce al suo volto, ma una tristezza lucente e sublime, che sembrava
riaffiorare da una lunga, tormentata sofferenza. Provai l’urgente
desiderio di sfiorarla e d’impulso tesi una mano, ma prima che
potessi accarezzarla una voce ruggì alle mie spalle, in rude
francese: «Le piace? Era una bella donna, benché pochi lo sapessero.»
Mi voltai sussultando. «Io... Non volevo...», balbettai, e l'uomo
sorrise. Non era il custode: indossava un alto cilindro nero e un
cappotto di foggia desueta, e la barba folta lo faceva rassomigliare
ad un filosofo del vecchio secolo. Mi s’accostò, e potei odorare il
suo fiato, menta di campo mescolata ad una lieve fragranza di
tabacco: «Sa chi è la donna ritratta, signore? S’intende di musica?»
«Non quanto vorrei», ammisi. «Sono un ingegnere, e non ho molto
tempo da dedicare allo svago.»
L’uomo rise, una risata bassa che rimbalzò cupa fra le alte volte
del soffitto, e mormorò: «Ma ha comprato un biglietto per il
concerto di questa sera, vero?»
Lo guardai stupefatto, ma ancor prima che protestassi accennò con il
bastone alla donna del ritratto e i suoi occhi si colmarono di
tenerezza. «È Elenoire Lanter, la più virtuosa pianista parigina
degli inizi del ‘900. La musica che ascolterà questa sera è sua.»
«Mi rincresce, signore, ma non la conosco. Credevo che la musica di
questa sera fosse stata composta da Debussy….»
«Gli stata attribuita impropriamente, come talora accade. Elenoire e
Claude Debussy furono amici, un tempo, e lei s’appropriò a suo modo
degli insegnamenti d’un grande maestro. Nondimeno, superò in ingegno
persino le turbolenze che accompagnarono la decadenza del
Romanticismo, e scrisse, fra le altre, una musica che non fu mai
suonata… Ma lei può sentirla. Per questo ha notato il quadro.»
[.....] Quando il teatro si svuotò, al termine del concerto,
l’attesi a lungo accanto al pianoforte. Nel silenzio, il mio respiro
riecheggiava come un accordo di violino, lungo e vibrante, il
sospiro della musica. Credetti che si fosse burlato di me e che non
sarebbe venuto. Ma proprio quando, spazientito, stavo per ritornare
in albergo, udii il suo passo sicuro e il picchiettio del bastone da
passeggio. Congedò l’addetto alle pulizie con parole amichevoli –
supposi pertanto che si conoscessero da tempo –, e risalì sul palco.
Con gesti lenti e malinconici, raccolse una rosa gialla dai cespugli
che adornavano la mezzaluna dell’orchestra e l’adagiò sulla coda
abbassata del piano.
«Bellezza ed eleganza, sul trono dell’armonia suprema: la musica»,
mormorò, e sedette sulla panchetta lucente, posando le mani sui
tasti d’avorio.
«Perché vuole svelare il segreto di Elenoire proprio a me?», gli
domandai, appoggiandomi al pianoforte, al suo fianco. L’uomo suonò
un trillo giocoso, e i suoi occhi, sormontati da fitte sopracciglia
grigie, svelarono un sorriso malizioso.
«Perché si è innamorato di lei ad un solo sguardo», rispose. «Non è
così, forse?»
Arrossii violentemente, indispettito per non aver saputo celare la
trasparenza delle mie emozioni, ma il vecchio seguiva ad occhi
chiusi uno spartito inciso nella memoria e non badava al mio
turbamento. Riconobbi, nel pezzo che suonava, la ripresa del brano
conclusivo del concerto, il più accorato e toccante; quando il
pianoforte aveva intonato l’adagio, gli occhi mi si erano inumiditi
di lacrime. Ora, però, il tocco era più rozzo e nel ritmo rotolava
un sapore antiquato, greve di pensieri mai dimenticati che si
rincorrevano fra gli spalti del teatro come bambini ostinati e capricciosi.
«Ha voglia d’ascoltarmi?», mi chiese, ed io sedetti ai suoi piedi,
in impaziente attesa. Una domanda mi sfiorò la mente: chi è costui?,
ma già la musica scorreva limpida, baciata dalle sue dita nodose
eppure agili, e sopra le note, come un canto roco, la sua voce mi
regalò uno squarcio della vita della grande Elenoire Lanter.
© Federica Leva,
da “Cantico sull'oceano”
Il libro
(Romanzo finalista al Premio letterario per romanzi inediti "Le ali della fantasia" di
Chieti nel 2005 - Romanzo vincitore ex-aequo del Concorso letterario
per romanzi inediti promosso dalla casa editrice Ennepilibri di
Imperia, 2006)
In un’ala
deserta del Louvre è accolto un misterioso ritratto di nudo capace
d’in-cantare con una musica celestiale i visitatori più accorti.
Miraggio o realtà? E chi è la dama raffigurata, e quale mano l’ha
dipinta? Un vecchio musicista ripercorre, s’un rosario di note, un
appassionante squarcio di vita passata, rievocando il segreto di
Elenoire Lanter, una pianista scomparsa molti anni addietro
lasciando soltanto qualche sua composizione e il suo ritratto.
Giunta agli inizi del 1900 sulle spiagge della Francia per ritrovare
se stessa e il marito, Elenoire rievoca gl’insegnamenti di Debussy
nell’amicizia con un bizzarro avventuriere e nelle confessioni d’un
assassino d’ignote origini. E mentre un pittore cieco immortala la
sua anima s’una tela bianca, le sue mani riscoprono la musica della
terra e la intessono s’un’organo antico, costringendo il marito ad
ascoltarla e a comprenderla. Alla fine, un seme di melograno –
simbolo della passione eterna – donato ad Elenoire da una vedova
pazza, sfuggirà al capriccio degli anni e giungerà anche nel nostro
tempo, a rammentare che i sentimenti più tenaci possono nascere ed
assopirsi, ma mai morire…
Dalla prefazione di Barbara Frittoli: "La trama, come spesso si
apprezza nelle opere di questa giovane autrice, si snoda inconsueta
fra le pagine, avvalendosi di un linguaggio forbito, a tratti
poetico, che rimane scorrevole e avvincente ad un tempo.
Accostandosi alla lettura, ci si addentra in percorso intrigante,
dove la parola diviene immagine e suono, trasportando il lettore,
stupito e rapito, in un incalzante susseguirsi d’emozioni, espresse
in contrasti di luci, sospiri di musiche, tormenti dell’anima. Ecco
che il potere dell’immaginazione cristallizza ogni attimo, ogni
pensiero, trasformando l’effimero in eterno, e il lettore approda
alla fine del romanzo quasi inconsapevole dello scorrere del tempo,
della realtà che lo avvolge."
Biobibliografia di Federica Leva
Appassionata lettrice da quando
aveva cinque anni, dal 1997, epoca in cui ha iniziato a partecipare
ai concorsi letterari, si è aggiudicata numerosi e prestigiosi primi
premi, fra cui uno in ambito fantastico (Premio Silmarillion–Tolkien
1999), dove è stata richiamata per diventare membro onorario di
giuria. I suoi lavori – racconti, interventi, recensioni ed articoli
letterari e di cronaca – hanno avuto numerose pubblicazioni su
fanzine, bisettimanali, riviste e raccolte professionali. Nel 2002
ha pubblicato con la Zecchini Editore (Varese), la nota casa
editrice del mensile “Musica“, il romanzo musicale , “Radici di
sabbia - Andante, Allegretto, Largo, Animato con fuoco“,
nell’ambito della collana “I racconti della Musica”, in cui
compaiono i nomi di Rattalino, Nava e Zignani. Il racconto
“Priscilla”, ispirato ad un episodio del romanzo ancora in
stesura, si è aggiudicato il primo premio ai concorsi letterari
Valle Senio – Ravenna (1998), e Penna D’autore – Torino (1998).
Dopo la laurea in medicina e chirurgia, si è dedicata al canto.
Soprano dotato di voce scura e agile, il 1 dicembre 2002 ha avuto
l'onore d’affiancare come voce solista il soprano scaligero Barbara
Frittoli nel consueto concerto di Natale organizzato a Mercallo dei Sassi.
Da circa un anno gestisce la rubrica di Musicoterapia per il portale
di musica classi-ca Classicaonline (www.classicaonline.com)
e dal dicembre 2002 dirige il portale letterario Libraryonline, lo
Scrigno dei Pensieri (www.classicaonline.com/lol).
Suo sito personale è
www.classicaonline.com/fleva, nel quale è possibile ritrovare le
date degli incontri letterari, leggere alcuni racconti integrali,
l’incipit di “Radici di Sabbia”, il parere della critica
cartacea nazionale – “Musica”, “Amadeus”, “Il gior-nale della
Musica” “La Prealpina”, “L’Eco del Verbano”, “L’informazione”, “Free
Press”, etc – e le opinioni del lettori. Il Bollettino dell'Ordine
dei medici e degli Odontoiatri le ha dedicato un'intera pagina sulla
prima uscita del 2004.
È socio sostenitore dell'Associazione Arte e Cultura “Artenuova“ di
Propata, Genova.
Molti suoi lavori, recensioni ed interventi compaiono in numerosi
siti e portali Internet.
Medico omeopata e fitoterapeuta, attualmente lavora come Medico
Internista presso l’Istituto Psichiatrico per polihandicap e di
riabilitazione fisiatrica Sacra Famiglia di Cocquio. È inoltre
specializzanda in psicoterapia presso l’ospedale San Carlo di
Milano. |