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FRANCO SANTAMARIA

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NARRATIVA / ENRICO PIETRANGELI


In un tempo andato con biglietto di ritorno

Enrico Pietrangeli; In un tempo andato con biglietto di ritorno

Enrico Pietrangeli
IN UN TEMPO ANDATO
CON BIGLIETTO DI RITORNO
- romanzo
Nota di Donato Zoppo
Proposte Editoriali, 2005 - ISBN 88-87431-45-0

Per ordinare il libro:
www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2370&isbn=8887431450

 

Dal capitolo 6 “La lite
[...] Lucia s’irrigidì subito in un’espressione di rabbioso dolore, poi le vennero giù due lacrimoni che le percorsero il viso pietrificato. Lorenzo, a sua volta, si sentì fulminato, con lo sguardo dentro quei rivoli che le stavano per oltrepassare lo zigomo. Quindi, di scatto, quella dolce creatura reagì e, con inaudita violenza, si scagliò con le mani sul viso di Lorenzo. Quest’ultimo non ebbe neppure il tempo di capire cosa stesse accadendo: fu un fulmineo balzo felino mirato ad aggredirlo. Provò un forte bruciore sul volto e d’istinto la colpì, con incontrollata forza, mollandole una potente sberla. Lucia aveva una forte indole battagliera e Lorenzo, quando si sentì afferrare i capelli come immaginava solo gli indiani nei “western” sapessero fare, non tardò a rendersene conto. Ne nacque una bella zuffa dove lui, evitando cavallerescamente di usare la supremazia maschile in fatto di muscoli, cercò, in definitiva, di difendersi nel parare i colpi, piuttosto che contrapporsi all’inaspettato avversario.

Non si sa bene in che modo ma, come talvolta capita in questi casi, si ritrovarono infine abbracciati. Lorenzo provava un sempre più forte bruciore sulla faccia, dove le lunghe e suadenti unghie di Lucia gli avevano solcato la carne. Lei sembrava essere rimasta completamente irrigidita in quella posizione. Stettero lì, avvinghiati l’un l’altro, in quel comune angolo di dolore e senza più parole. Per la prima volta, da quando si erano conosciuti, pareva che avessero da condividere una qualche morte in comune. Era un profondo ed intenso senso di vuoto e lacerazione dove la solenne “Sound of silence” di Simon and Garfunkel, risuonava, continua e gelida, dentro la mente di Lorenzo, per congiungersi a “The needle and the damage done” di Neil Young che riecheggiava, profetica, nella testa di Lucia. [...]

Dal capitolo 18 “La manifestazione
[...] Il giorno dopo, Lorenzo si destò più spossato di quanto lo era stato nel precedente; era prossima l’ora che scandiva il suo importante appuntamento con Lucia, non ci aveva dormito tutta la notte, e, giunto il fatidico momento, sembravano venirgli meno le forze per sollevarsi. Aveva trascorso tutto il pomeriggio e buona parte della sera a fianco del suo giradischi, si era concesso una sola breve pausa davanti al TG delle otto, dove accertò particolari e circostanze sul brutale omicidio di Valerio. Poi, sdraiandosi sul divano ancora vestito, aveva lasciato andare la radio in sottofondo per tutta la notte. Ascoltò dapprima le consuete trasmissioni serali di “Supersonic” e “Popoff”, quindi tutte quelle surreali programmazioni, fatte di prosa, memorie e canzoni, che viaggiavano sulle frequenze del notturno del secondo canale. Le calde note delle cover di Santo & Johnny si alternavano a vecchi successi di Sonny & Cher, Golden Grass e Moody Blues; giungeva poi la voce di Carmelo Bene, a suggellare la notte in un breve e travolgente recitativo per continuare con le melodie italiane: “Ragazzo triste” di Patty Pravo, “L’importante è finire” di Mina, “Il mio canto libero” di Lucio Battisti. [...]

Dal capitolo 21 “Mimì
[...] Puntò diritto al molo, guidato dalla memoria dove affondavano le radici della sua infanzia. Si riscoprì bambino, lungo la rotonda, tra il mare, nel punto dove la terra sembrava venir meno; teneva saldamente stretta la mano ai suoi genitori. Da lontano, offuscato, si scrutava sempre un incerto orizzonte pronto a suscitare curiosità e fantasie per delle nuove, inesplorate terre. A lato, in prossimità della riva, alla stregua di un vascello fantasma, prendeva ancora forma, nitido, quel malandato battello dove, sorridenti, s’imbarcavano i bagnanti per brevi escursioni. Era un vecchio peschereccio in disuso che, lentamente, accostava sulla spiaggia e, dai megafoni, diffondeva ovunque le note di “Michelle” dei Beatles.
[...]

© Enrico Pietrangeli

Il libro

Nota di Donato Zoppo:
Se Lorenzo – protagonista del romanzo – fosse nato altrove e in un altro tempo storico, "In un tempo andato con biglietto di ritorno" non sarebbe stato la stessa cosa. Questo perché il vero grande protagonista dell’opera è il tempo: gli anni ’70, in particolare uno scorcio calante, ricco di fini e nuovi inizi, quell’arco che va tra il 1978 e il 1980. E un luogo: Roma. Enrico Pietrangeli ha avuto un grande merito: quello di aver fotografato con efficacia un periodo storico tra i più intensi della storia d’Italia. Un’epoca di piombo, di lotta e di stragi, di arancione e di incensi, di nascente tossicodipendenza e musica camaleontica - dagli ultimi fuochi del pop all’incalzante disco-music -, di fughe su furgoni colorati e di autostop, di grandi raduni e di disperate solitudini. E’ un romanzo di formazione: quella del giovane Lorenzo, genitori separati, ideali e passioni frementi, sete di conoscenza ed esperienza in una cornice storico-sociale di grandi mutamenti. L’autore con un linguaggio semplice e diretto scava a fondo nel travaglio di una generazione e così rende partecipe il lettore, facendogli scoprire abitudini e pensieri che oggi sembrano lontani chissà quanto ma che in realtà sono proprio dietro l’angolo, poco più di vent’anni fa. E’ che i tempi odierni corrono velocemente e i nostri anni ’70 - anni "nati dal fracasso", ricordava un altro Pietrangeli, quel Paolo simbolo anch’egli di un’epoca che non c’è più – pur avendo portato grandi cambiamenti di costume, sono oggi un ricordo per lo più negativo. Un libro come questo restituisce invece la vitalità palpitante e l'intensità di quegli anni: contradditori sì, ma vissuti.

 


da "Di amore, di morte" + Biografia|| Poesie inedite

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.