|
Era da tempo
che Roberto sognava un grande viaggio. Conoscere altri paesi, altre
culture, lingue diverse, colori, sapori, temperamenti, stati
d’animo. “ Come è bello viaggiare – pensava- muoversi, spostarsi,
volare e non solo con la fantasia!”
Roberto fin da quando era nato, aveva sempre abitato nel suo
paesello, senza muoversi mai. Qualche rara volta era andato in
città, per particolari acquisti , o per qualche altro impegno. La
città però lo aveva ogni volta deluso, spesso rattristato. Lo smog,
il traffico, la gente che corre confusa nelle strade, in quei dedali
di umanità evanescente. Un vociare inconsistente, senz’anima, forte
di un linguaggio tristemente omologato. E poi i rumori, assordanti,
inspiegabili, non umani. E non si era più allontanato. Sicuramente
la città che aveva visto fino ad allora, lo aveva traumatizzato e
allo stesso tempo anche deluso, rendendolo alla fine incapace di
progettare un nuovo itinerario.
Ma adesso sognava il suo viaggio, covando nell’animo la segreta
speranza di trovare paesi diversi con un’umanità presente, vivida,
capace di vivere in armonia con la natura.
Paesi di speranza!
Non aveva deciso ancora dove andare, però l’importante era andare
lontano. Eh sì, lontano, il più lontano possibile.
A sua madre aveva spiegato tutto. Le aveva raccontato che sarebbe
andato in un una grande città dove la gente vive in allegria. E dove
per strada si sentono musiche invitanti. Grande vegetazione. Piante
e fiori su tutte le finestre e sui balconi. La gente ti saluta nelle
strade e ti sorride pure.
Sua madre aveva compreso tutto. Aveva persino finto di apprezzare il
progetto del viaggio perché le madri, a tempo debito, sanno anche
fingere per il bene dei figli.
“Buona fortuna e torna” – questa era stata la sua risposta, perché
le madri sanno soprattutto aspettare.
Roberto ora doveva solo programmare il suo viaggio.
In agenzia gli avevano indicato tanti luoghi. Mete esotiche, posti
incontaminati, luoghi di notevole rilevanza storica. Doveva solo
decidersi. Perdeva intanto altro tempo e continuava a pensare.
La valigia pure era pronta. Poche cose, giusto il necessario per
stare fuori un po’ di giorni. O forse
una settimana. Un mese. Un anno, chissà.
Avrebbe portato sicuramente con sé un libro; ancora non aveva deciso
quale scegliere tra i tanti che aveva tutti ben custoditi nella
ordinata biblioteca di casa.
Doveva solo decidersi. Pensava, mentre perdeva altro tempo, con
nostalgia e preoccupazione a Ferdinando Ariza, il protagonista del
romanzo “L’amore ai tempi del colera” di Garcia Marquez ed alla sua
lapidaria considerazione “ Diventeremo vecchi a forza di aspettare”.
Sì perché passavano i giorni, le settimane, i mesi e ancora non
prendeva una decisione. Eppure Roberto voleva partire adesso che era
ancora giovane.
Il viaggio era diventata una vera e propria ossessione; ormai viveva
unicamente in virtù di quel progetto; in fondo, era forse un’ultima
speranza per ritrovare ciò che si andava perdendo.
Fuori al balcone della sua casa, seduto in poltrona osservava il
cielo. Le nuvole facevano vortici lenti, sembravano aquiloni. A
volte schernivano il sole. Uccelli liberi (eh loro sì che erano
sempre in viaggio!) volavano nell’aria, testimoniando, in modo
inequivocabile che tutto ciò che è libero è espressione piena,
autentica della vita. Si era incantato a guardare. Era tutto
meraviglioso. Gli era venuta in mente, come per incanto, subito la
canzone di Modugno “…ma come non ti accorgi, di quanto il mondo sia
meraviglioso. Tu dici non ho niente. Ti sembra niente il sole! La
vita, l’amore. Meraviglioso…….” e mentre provava a canticchiare quel
bel motivo invitava a volare con la mente i suoi pensieri verso albe
e tramonti, verso luoghi lontani, appunto, meravigliosi. Si rendeva
conto di essere già in viaggio, poteva vedere tutto. Con
l’immaginazione era in ogni parte del mondo e come gli uccelli
spaziava da un posto all’altro. Potenza della volontà e della
fantasia!
I suoi pensieri erano come i paesi che voleva visitare.
Pensieri e paesi di speranza.
Eh sì, speranza… solo quella intravedeva nell’ultimo scarno,
indecifrabile colore del giorno che pian piano andava
nostalgicamente scemando.
Bisognava fare il biglietto del treno o meglio, dell’aereo! Chissà
Roberto, quando sarebbe stato là in alto nel cielo, immerso tra le
nuvole cosa avrebbe pensato, immaginato, fantasticato.
Intanto si guardava intorno. Provava ad apprezzare le cose che per
un po’ di tempo avrebbe lasciato. Cose importanti, cose
insignificanti, chissà! Comunque vita, immagini pure da rivedere.
Rosa che incontrava ogni mattina e gli parlava di matematica e dell’
università.
Aveva negli occhi il colore dell’allegria ed il suo sguardo
trasmetteva serenità.
Il cane Ringhio che l’aspettava sull’uscio di casa per un po’ di
minestra. Mohamed, puntuale in sella alla sua bicicletta intento a
raggiungere il suo posto di lavoro nei campi. Anch’egli aveva fatto
un viaggio per terre più favorevoli. Per paesi di speranza. E
finalmente questo paese l’aveva trovato. In fondo, era contento. Il
lavoro, la paga, un posto dove mangiare e dormire; tutto gli
bastava.
E Andrea, il vecchio del paese. Novant’anni, anni trascorsi senza
muoversi mai. Nella sua bottega, tra i ferri del mestiere; le sue
creazioni per la gioia dei compaesani. Tutti in paese possedevano
almeno un oggetto in legno realizzato dalle abili mani di Andrea.
Ora lo vedi là, seduto fuori la sua casa mentre fuma la pipa e
sorride alla vita.
Roberto ormai ha deciso e partirà lunedì della prossima settimana.
Partirà pensando a nuovi percorsi senza dimenticare i vecchi.
Negli occhi di Roberto si legge l’impazienza, la voglia matta di
andare lontano mentre è là, di nuovo sul balcone sempre intento a
pensare. Con la mente inizia già a viaggiare perdendosi per piccole
e grandi strade del mondo con in testa il suo viaggio, lontano,
lontano …… perché più si và lontano più sembra che ne valga la pena.
Quel viaggio, in fondo, non è solo nella mente di Roberto; è forse
prima di tutto dentro di noi, dentro il nostro inconsapevole, innato
animo di viandanti…. è soprattutto una necessità, una speranza, un
sogno per cui anche lottare. Roberto rimarrà su quel balcone ad
osservare ancora per tanto tempo il cielo finchè non nascerà questo
sogno. Una felicità che non ha fretta. Un viaggio più volte
rinviato, per stanchezza, per nuove riflessioni, per non inciampare
nella propria ombra.
Poi Roberto è finalmente partito quando si credeva ancora giovane…
Sua madre era là, puntualmente incredula, affacciata al balcone,
sempre intenta a cercare un motivo che desse un senso, una
spiegazione logica a quel viaggio.
Quando Roberto tornerà, chissà se riusciranno a incontrarsi e
soprattutto a spiegarsi. Forse saranno diversi, irriconoscibili,
perché l’unica certezza sarà quella di trovarsi sicuramente entrambi
più vecchi.
E magari mancherà ancora una volta quella forza ed il coraggio per
provare a spiegarsi persino le tante cose, nel corso della vita, mai
dette.
Insieme torneranno sul balcone tra inespresse parole d’amore e
sognanti, irraggiungibili terrazze di luna.
Chissà, magari per provare almeno stavolta a viaggiare finalmente
insieme.
© Claudio Perillo
|