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FRANCO SANTAMARIA

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SALA DEGLI OSPITI

 

NARRATIVA / CLAUDIO PERILLO

Paesi di speranza

Era da tempo che Roberto sognava un grande viaggio. Conoscere altri paesi, altre culture, lingue diverse, colori, sapori, temperamenti, stati d’animo. “ Come è bello viaggiare – pensava- muoversi, spostarsi, volare e non solo con la fantasia!”
Roberto fin da quando era nato, aveva sempre abitato nel suo paesello, senza muoversi mai. Qualche rara volta era andato in città, per particolari acquisti , o per qualche altro impegno. La città però lo aveva ogni volta deluso, spesso rattristato. Lo smog, il traffico, la gente che corre confusa nelle strade, in quei dedali di umanità evanescente. Un vociare inconsistente, senz’anima, forte di un linguaggio tristemente omologato. E poi i rumori, assordanti, inspiegabili, non umani. E non si era più allontanato. Sicuramente la città che aveva visto fino ad allora, lo aveva traumatizzato e allo stesso tempo anche deluso, rendendolo alla fine incapace di progettare un nuovo itinerario.
Ma adesso sognava il suo viaggio, covando nell’animo la segreta speranza di trovare paesi diversi con un’umanità presente, vivida, capace di vivere in armonia con la natura.
Paesi di speranza!
Non aveva deciso ancora dove andare, però l’importante era andare lontano. Eh sì, lontano, il più lontano possibile.
A sua madre aveva spiegato tutto. Le aveva raccontato che sarebbe andato in un una grande città dove la gente vive in allegria. E dove per strada si sentono musiche invitanti. Grande vegetazione. Piante e fiori su tutte le finestre e sui balconi. La gente ti saluta nelle strade e ti sorride pure.
Sua madre aveva compreso tutto. Aveva persino finto di apprezzare il progetto del viaggio perché le madri, a tempo debito, sanno anche fingere per il bene dei figli.
“Buona fortuna e torna” – questa era stata la sua risposta, perché le madri sanno soprattutto aspettare.
Roberto ora doveva solo programmare il suo viaggio.
In agenzia gli avevano indicato tanti luoghi. Mete esotiche, posti incontaminati, luoghi di notevole rilevanza storica. Doveva solo decidersi. Perdeva intanto altro tempo e continuava a pensare.
La valigia pure era pronta. Poche cose, giusto il necessario per stare fuori un po’ di giorni. O forse una settimana. Un mese. Un anno, chissà.
Avrebbe portato sicuramente con sé un libro; ancora non aveva deciso quale scegliere tra i tanti che aveva tutti ben custoditi nella ordinata biblioteca di casa.
Doveva solo decidersi. Pensava, mentre perdeva altro tempo, con nostalgia e preoccupazione a Ferdinando Ariza, il protagonista del romanzo “L’amore ai tempi del colera” di Garcia Marquez ed alla sua lapidaria considerazione “ Diventeremo vecchi a forza di aspettare”. Sì perché passavano i giorni, le settimane, i mesi e ancora non prendeva una decisione. Eppure Roberto voleva partire adesso che era ancora giovane.
Il viaggio era diventata una vera e propria ossessione; ormai viveva unicamente in virtù di quel progetto; in fondo, era forse un’ultima speranza per ritrovare ciò che si andava perdendo.
Fuori al balcone della sua casa, seduto in poltrona osservava il cielo. Le nuvole facevano vortici lenti, sembravano aquiloni. A volte schernivano il sole. Uccelli liberi (eh loro sì che erano sempre in viaggio!) volavano nell’aria, testimoniando, in modo inequivocabile che tutto ciò che è libero è espressione piena, autentica della vita. Si era incantato a guardare. Era tutto meraviglioso. Gli era venuta in mente, come per incanto, subito la canzone di Modugno “…ma come non ti accorgi, di quanto il mondo sia meraviglioso. Tu dici non ho niente. Ti sembra niente il sole! La vita, l’amore. Meraviglioso…….” e mentre provava a canticchiare quel bel motivo invitava a volare con la mente i suoi pensieri verso albe e tramonti, verso luoghi lontani, appunto, meravigliosi. Si rendeva conto di essere già in viaggio, poteva vedere tutto. Con l’immaginazione era in ogni parte del mondo e come gli uccelli spaziava da un posto all’altro. Potenza della volontà e della fantasia!
I suoi pensieri erano come i paesi che voleva visitare.
Pensieri e paesi di speranza.
Eh sì, speranza… solo quella intravedeva nell’ultimo scarno, indecifrabile colore del giorno che pian piano andava nostalgicamente scemando.
Bisognava fare il biglietto del treno o meglio, dell’aereo! Chissà Roberto, quando sarebbe stato là in alto nel cielo, immerso tra le nuvole cosa avrebbe pensato, immaginato, fantasticato.
Intanto si guardava intorno. Provava ad apprezzare le cose che per un po’ di tempo avrebbe lasciato. Cose importanti, cose insignificanti, chissà! Comunque vita, immagini pure da rivedere.
Rosa che incontrava ogni mattina e gli parlava di matematica e dell’ università.
Aveva negli occhi il colore dell’allegria ed il suo sguardo trasmetteva serenità.
Il cane Ringhio che l’aspettava sull’uscio di casa per un po’ di minestra. Mohamed, puntuale in sella alla sua bicicletta intento a raggiungere il suo posto di lavoro nei campi. Anch’egli aveva fatto un viaggio per terre più favorevoli. Per paesi di speranza. E finalmente questo paese l’aveva trovato. In fondo, era contento. Il lavoro, la paga, un posto dove mangiare e dormire; tutto gli bastava.
E Andrea, il vecchio del paese. Novant’anni, anni trascorsi senza muoversi mai. Nella sua bottega, tra i ferri del mestiere; le sue creazioni per la gioia dei compaesani. Tutti in paese possedevano almeno un oggetto in legno realizzato dalle abili mani di Andrea. Ora lo vedi là, seduto fuori la sua casa mentre fuma la pipa e sorride alla vita.

Roberto ormai ha deciso e partirà lunedì della prossima settimana.
Partirà pensando a nuovi percorsi senza dimenticare i vecchi.
Negli occhi di Roberto si legge l’impazienza, la voglia matta di andare lontano mentre è là, di nuovo sul balcone sempre intento a pensare. Con la mente inizia già a viaggiare perdendosi per piccole e grandi strade del mondo con in testa il suo viaggio, lontano, lontano …… perché più si và lontano più sembra che ne valga la pena. Quel viaggio, in fondo, non è solo nella mente di Roberto; è forse prima di tutto dentro di noi, dentro il nostro inconsapevole, innato animo di viandanti…. è soprattutto una necessità, una speranza, un sogno per cui anche lottare. Roberto rimarrà su quel balcone ad osservare ancora per tanto tempo il cielo finchè non nascerà questo sogno. Una felicità che non ha fretta. Un viaggio più volte rinviato, per stanchezza, per nuove riflessioni, per non inciampare nella propria ombra.


Poi Roberto è finalmente partito quando si credeva ancora giovane…
Sua madre era là, puntualmente incredula, affacciata al balcone, sempre intenta a cercare un motivo che desse un senso, una spiegazione logica a quel viaggio.
Quando Roberto tornerà, chissà se riusciranno a incontrarsi e soprattutto a spiegarsi. Forse saranno diversi, irriconoscibili, perché l’unica certezza sarà quella di trovarsi sicuramente entrambi più vecchi.
E magari mancherà ancora una volta quella forza ed il coraggio per provare a spiegarsi persino le tante cose, nel corso della vita, mai dette.
Insieme torneranno sul balcone tra inespresse parole d’amore e sognanti, irraggiungibili terrazze di luna.
Chissà, magari per provare almeno stavolta a viaggiare finalmente insieme.

© Claudio Perillo

 


 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.