|
 |
Antonio Spagnuolo
LA MIA AMICA MORÈL
e altri racconti
Editore Kairòs, Napoli, 2008
ISBN 978-88-95233-29-1, pagg. 180 - € 15,00
Per ordinare il libro:
Editore Kairòs, Via Arte della Lana 16 – 80138 Napoli
Tel 081.0608890 - email:
kairosedizioni@virgilio.it
www.edizionikairos.com |
Nicola Mezzavendetta
La vecchia
strada snoda degradando lievemente fra alcuni platani rinsecchiti,
che a stento riescono a rifiorire durante la primavera. Tortuosa e
stretta, con acciottolato antico ma sempre valido, rammenta le
generazioni passate in ogni angolo, in ogni muro, in ogni tombino.
Più oltre la sezione del Municipio sforna ogni giorno i suoi vigili
urbani, intenti a “faticare” quanto meno possibile, mentre il
custode lascia passare con trascuratezza ogni scugnizzo che voglia
lanciare uno sberleffo alla guardiola.
Donne, bambini, impiegati si rincorrono quasi avessero da
raggiungere un palio colorato, in una cronistoria capace di
descrivere in tempi stretti le disavventure del quotidiano, con il
sorriso sempre acceso della strafottenza.
Non so spiegarmi chi fossero quei gentiluomini, quelle gentildonne,
che come comparse scorrevano gli sguardi allucinati da un angolo
all’altro per cercare involontariamente l’eco degli aggettivi più
difficili, e domandarsi a vicenda se tutto quello che si faceva
fosse nel migliore dei modi.
Lo so, anche questa volta non riuscirò a raccontare di Nicola
“Mezzavendetta”, che con aria corrucciata e tenebrosa ogni mattina
sedeva al Bar del Cacciatore per leggere il giornale in santa pace.
La tailandese, prosperosa nelle sue mammelle color avorio, gli si
accostava furtiva, come protagonista di una vicenda tutta da
sfogliare, e gli sussurrava all’orecchio paroline dolci e
accattivanti, nella speranza di portarselo finalmente sopra e
costringerlo a una lotta amorosa piena di erotismo e di buongusto.
Nulla da fare.
Ciononostante sedeva con garbo e circospezione a un tavolino accanto
e chiedeva un caffè corretto.
Le gambe irrequiete e ben tornite si accavallavano ripetutamente
consentendo di intravedere il bordo ricamato di mutandine rosa, che
lasciavano ben intendere le capacità deliziose del sesso.
Nicola “Mezzavendetta”, tra un rigo e l’altro, sbirciava senza darlo
a vedere e si leccava le labbra come per assaporare il profumo di
donna.
Una mattina finalmente non resistette più al pungolo e le dette da
parlare.
“Da dove vieni?” le chiese.
“Dal mio paese”.
“Chiaro. Ma dove si trova ‘sto paese?”
“La Thailandia, la sai? Sono qui perché non sapevo cosa fare per
sopravvivere. Tutti i contadini sono poveri e anche la mia famiglia
non se la passa bene.”
“E secondo te qui trovi lavoro?”
“Ingenuo che sei, io già sono al lavoro ogni giorno, e le cose mi
vanno molto bene!”
“Beata te! Sei capace di crearti un lavoro lontano da casa. Ma in
effetti cosa sei riuscita a fare?”
“Come ti chiami? Ho sentito che per sopranome ti dicono
“Mezzavendetta”. Hai fatto del male a qualcuno?”
“Il bello cara mia non muore mai.”
“Come sarebbe?”
“Il bello, quando lo si capisce è qualcosa che ti resta nelle carni,
nella mente, nel cuore e non potrai mai allontanarlo.”
“Cosa c’entra mai il bello con la vendetta?”
“Non è una storia da raccontare, la mia. E’ così e basta, perché mi
hanno sempre abbandonato…”
“Vuoi venire su a casa mia?”
“Certamente. Sono giorni che mi ronzi attorno e lasci un segno della
tua carne”.
Come un predatore catapultato a valle, Nicola lasciò la tazza di
caffè mezza piena sul tavolino e tirò su la cintura dei pantaloni,
pronto a correre con la ragazza.
Le scale di un palazzo antico, alte, torturate dal tempo, frenarono
l’affanno che sopravveniva con l’ansia. Divenne paonazzo, e chiese
di fermarsi un momento. Il muro sembrava dondolare e i pensieri
scorrevano senza tregua da una parete all’altra.
Il colore divora il piacere con cui penetriamo senza accorgercene
l’uno nell’altro, quasi a depositare il corpo in una discarica, per
poi rincorrere una clessidra che cerca di smussare i desideri.
Mordeva forsennatamente quelle poppe esorbitanti che lo sommergevano
nel deliquio, e i pensieri non avevano più alcuna forma, nessuna
forza capace di riportarlo alla tregua.
In balia delle volubili richieste rimase abbindolato, senza reagire
a tanto disfacimento, come improvvisamente svuotato da ogni capacità
di energie.
Mettendo a dura prova le meningi rifletté su come, sino ad allora,
avesse inutilmente cercato di scavalcare le possibili incidenze
della vendetta a tutti i costi, della vendetta causata dalle
invalicabili barriere della solitudine.
Le immagini divennero nitide, tutto come quel giorno in cui,
innamoratosi follemente della fanciulla che si dimenava sotto di lui
come una furia, non riuscì a trattenere la gelosia che corrodeva da
giorni.
La memoria lo stordiva. Il profumo dei gelsomini riportava dalle
finestre gli stessi effluvi che lo confusero quella sera, come una
premonizione, come un sussurro del vento che ripeteva le stesse onde
e gli stessi mormorii.
Strinse le dita intorno al collo, che gli apparve di un tratto
estremamente delicato e vulnerabile, sentì la lingua contorcersi fra
le labbra come una plastica fusibile, ed ebbe timore. Timore
inaspettato e crudele, concesso soltanto per ridimensionare la
vendetta incompiuta ancora una volta senza scampo.
Scosse il capo, riprese gli indumenti che erano scomposti sulla
sedia al capo del letto, e fuggì per le scale chiedendo perdono.
Piangendo come non aveva mai fatto in vita sua.
© Antonio Spagnuolo
Il libro
Attento ad una prosa che non
possiamo assolutamente dichiarare piana e monotona Spagnuolo si
inoltra in una formula che rappresenta un concreto e laborioso
esercizio, ben equilibrato nella musicale proiezione della parola.
La realtà non si tratta di riprodurla, di fotografarla, ma di
reinventarla nei modi più diversi, seguendo il proprio estro e la
propria fantasia, per un impaziente desiderio del segno, che diventa
filo come principio mentale del fantasticare.
Ecco dunque che del libro stupisce la vastissima gamma di approcci
stilistici e di genere che vi è dispiegata: si va da un realismo
visionario e fantastico ad una sorta di rivisitazione in chiave
attualissima del neorealismo meridionale, innervato però da
preoccupazioni di tipo assai moderno.
La forte carica di sensualità e di erotismo rende questi racconti un
viaggio incandescente nella scrittura. Il linguaggio, colto e
raffinato, coglie in ogni passaggio dal corpo e dall’anima, fino
alla narrazione, un punto cruciale di massima tensione.
Volti, corpi di donna, colori densi e pastosi. Il desiderio
irrefrenabile di conoscere l’amore nelle sue forme più scabrose, e
al contempo alte e raffinate, che fanno di queste storie l’ideale
filo conduttore di un flusso di coscienza che affascina e seduce. E
soprattutto tiene alta la linea del respiro e del battito cardiaco.
Lo sforzo di una ricerca letteraria e semantica non indifferente si
palesa procedendo in una narrazione che potrebbe apparire anche
autobiografica, pur richiamando orizzonti e tragitti per un viaggio
interiore tra l’interrogazione sulla condizione umana avvinta ed il
senso ultimo della impossibilità di dire l’infinito.
“L’amore è un accidente limpido e fulminante, determina con la sua
sola e marginale presenza la consapevolezza di esistere e il
desiderio di esserci”. Storie di vita, di lotte, d’amore e di morte,
intrise di una sensualità vibrante.
Dove si respira il brivido della seduzione nel ritmo serrato delle
pagine, con figure voluttuose, avvenenti ; si segue il battito dei
sogni e la scia della fantasia che “attinge a zone oscure della
coscienza per proporci una sceneggiatura tutta particolare”. Ci si
sorprende nella dirompente carica erotica che soffia sulle pagine e
le volta sgualcendole. - “…il mare continua ad abbattersi sulle rive
con ritmo delicato, leggermente tormentato dai sassi levigati, o a
volte con violente carezze tra gli scogli. Gli anfratti sorridono
alle bizze del vulcano, indifferenti alla gigantesca mole che
incombe con la sua ombra. Dove scende la sciara di fuoco…”
quest’immagine sembra raccogliere l’incedere dell’autore, travolgere
il desiderio di tutta una vita celato tra i fogli, nell’acre odore
del ginepro, nel vortice di foglie gialle, nei corpi nella penombra,
in inquietudini, ricordi e non rimorsi. (Nando Vitali)
Biobibliografia di Antonio Spagnuolo
Antonio Spagnuolo è nato a Napoli
il 21 luglio 1931.
Presente in numerose mostre di poesia visiva nazionali e
internazionali , inserito in molte antologie, collabora a periodici
e riviste di varia cultura : Altri termini - Hebenon - Il Cobold -
Issimo - l'immaginazione - l'involucro -l'Ortica - lo stato delle
cose - Mito - Offerta speciale - Oltranza - Poiesis - Polimnia -
Porto Franco - Terra del fuoco - Vernice. Ha diretto la collana di
"poesia" per Guida editori. Attualmente dirige la collana "L'assedio
della poesia" e "Poetry wave" in internet.
Nel volume "Ritmi del lontano presente" Massimo Pamio prende in
esame le sue opere edite tra il 1974 e il 1990.
Tradotto in francese, inglese, greco moderno, iugoslavo, spagnolo.
Ha pubblicato:
1) I volumi di poesia:
"Ore del tempo perduto" - Intelisano, Milano 1953
"Rintocchi nel cielo" - Ofiria, Firenze 1954
"Erba sul muro" - Iride, Napoli 1965 (prefaz. G. Salveti)
"Poesie 74" - SEN, Napoli 1974 (prefaz. Dom. Rea)
"Affinità imperfette" - SEN, Napoli 1978 (prefaz. M. Stefanile)
"I diritti senza nome" - SEN, Napoli 1978 (prefaz. M. Grillandi)
"Angolo artificiale" - SEN, Napoli 1979
"Graffito controluce" - SEN, Napoli 1980 (prefaz. G. Raboni )
"Ingresso bianco" - Glaux, Napoli 1983
"Le stanze" - Glaux, Napoli 1983 (prefaz. C. Ruggiero)
"Fogli dal calendario" - Tam-Tam, Reggio Emilia 1984 (prefaz. G.B. Nazzaro)
"Candida" - Guida, Napoli 1985 (prefaz. M. Pomilio) - Premio Adelfia
85 e Stefanile 86
"Dieci poesie d'amore e una prova d'autore" - Altri Termini, Napoli
1987 (Premio Venezia 87)
"Infibul/azione" - Hetea, Alatri 1988
"Il tempo scalzato" - All'antico mercato saraceno, Treviso 1989
"L'intimo piacere di svestirsi" - L'Assedio della poesia, Napoli 1992
"Il gesto - le camelie" - All'antico mercato Saraceno, Treviso 1992
(Premio Spallicci 91)
"Dietro il restauro" - Ripostes, Salerno 1993 (Premio Minturnae 93)
"Attese" - Porto Franco, Taranto 1994 (illustrazioni di Aligi Sassu)
"Inedito 95" inserito nell'antologia di Giuliano Manacorda
"Disordinate convivenze - L'assedio della poesia, Napoli 1996.
"Io ti inseguirò" (venticinque poesie intorno alla Croce) - Luciano
Editore, Napoli 1999
“Rapinando alfabeti” – Napoli 2001 (pref. Plinio Perilli)
“Corruptions” – Gradiva Pubblications, New York 2004 (trad. Luigi Bonaffini)
“Per lembi” – Manni editori, Lecce 2004 (Premio speciale della
Giuria – Astrolabio 2005, Premio Saturo d’argento 2006)
"Fugacità del tempo" - LietoColle, 2007
"Fratture da comporre" - Kairòs, 2009
2) I volumi in prosa:
"Monica ed altri"- racconti - SEN, Napoli 1980
"Pausa di sghembo" - romanzo - Ripostes, Salerno 1994
“Un sogno nel bagaglio” – romanzo – Manni ed., Lecce 2006
"La mia amica Morèl e altri racconti" - racconti - Kairòs, Napoli
2008
3) Il volume per il teatro:
"Il cofanetto" - due atti - L'assedio della poesia, Napoli 1995
Di lui hanno scritto numerosi autori fra i quali A. Asor Rosa che lo
ospita nel suo "Dizionario della letteratura italiana del
novecento", Carmine Di Biase nel volume "La letteratura come
valore", Matteo d'Ambrosio nel volume "La poesia a Napoli dal 1940
al 1987", Gio Ferri nei volumi "La ragione poetica" e "Forme
barocche della poesia contemporanea", Stefano Lanuzza nel volume "Lo
sparviero sul pugno", Felice Piemontese nel volume "Autodizionario
degli scrittori italiani", Corrado Ruggiero nel volume "Verso dove",
Alberto Cappi nel volume "In atto di poesia", Ettore Bonessio di
Terzet nel volume "Genova-Napoli due capitali della poesia", oltre a
L. Fontanella, M. Lunetta, G. Manacorda, Gian Battista Nazzaro, G.
Raboni , C.Vitiello e molti altri.
Antonio Spagnuolo - Via G. Paisiello 19 - 80128 Napoli
tel. (casa) 081.7702471 - e-mail
spagnuoloantonio@hotmail.com
|