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Antonio Ariani

FRANCO SANTAMARIA

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SALA DEGLI OSPITI

 

NARRATIVA / ANTONIO ARIANI


La modella e il coccodrillo

Antonio Ariani, La modella e il coccodrillo

Antonio Ariani
LA MODELLA E IL COCCODRILLO - romanzo
Pironti editore, ISBN 88-7937-347-1, pp. 331, € 14,00

Per ordinare il libro:
Tullio Pironti Editore, Piazza Dante 37 - Napoli
editore@tulliopironti.it - www.tulliopironti.it


Il professore di Anatomia
Di quel professore di Anatomia, che faceva lezioni ed esami nell’Istituto in cui più tardi mi sarei stabilito, sono poi diventato amico e, spessissimo, ho presenziato ai suoi esami. L’aneddotica a riguardo è vastissima, e indicativa di un’epoca in cui ai professori universitari era permesso (quasi) tutto, ma mi limiterò ad un parziale resoconto. Intanto, il professore aveva un modo di fare estremamente autoritario, espressione di una mentalità che sembrava retaggio del Ventennio in cui aveva for-temente creduto. Così, l’ho visto mandar via un ragazzo prima ancora che aprisse bocca, per il solo fatto che si era presentato all’esame senza giacca e con una ma-glietta rossa, che lo faceva «sembrare Garibaldi». Più lungo, e divertente, l’esame di un giovane prete, al quale fu chiesto per prima cosa che ne pensasse della istituen-da legge sul divorzio. Il religioso pensò di trovarsi di fronte a una domanda traboc-chetto, confezionata per metterlo in difficoltà qualora avesse optato per la risposta più ovvia da parte sua, di non accettazione del divorzio. Così, egli prese il discorso alla larga, rilevando che il problema era complesso, che bisognava valutare caso per caso, che perfino nella Chiesa…ma fu interrotto da un perentorio: «Quod Deus coniunxit ecc.», col seguito, in parte esplicativo: «Ciò che Dio ha unito, l’uomo non può separare. Colonna vertebrale». Il prete, confuso, tacque, e l’esame finì lì, con un rotondo 3/30 che all’epoca sanciva la bocciatura “a statino”.
Tra le altre stravaganze, ricordo che talvolta portava agli esami un nipotino di sei anni, e lo interpellava prima del voto. In una circostanza l’ho sentito sentenziare: «Chiste nun sape niente», che anticipò un verdetto di esito negativo. Il professore era anche noto per l’attenzione che mostrava verso il gentil sesso. Una volta, in seduta d’esami, mi chiese di passargli il cranio dalla cassetta delle ossa, e lo presen-tò allo studente sotto interrogazione, già torturato sul femore, sussurandomi all’ orecchio che quella «cape ’e muorto» non gli faceva «vede’ ’a coscia»: che era, poi, quella in ossa e carne di una procace studentessa in minigonna seduta in prima fila sulla sinistra, con gambe disinvoltamente accavallate. Così avvenne che l’ignaro studente, sorpreso e frastornato per una seconda domanda in osteologia, dopo che aveva risposto bene alla prima, si impappinò e fu bocciato.
Prima degli esami, intratteneva noi assistenti declamando le sue poesie, invero mol-to belle, in napoletano. Al termine di alcune sessioni, quasi a volerci ricompensare per l’aiuto che gli avevamo dato, ci portava tutti a cena in un ristorante a mare della zona flegrea. Si pasteggiava ad ostriche e champagne. In quell’occasione si compia-ceva di esibire la sua mastodontica, luccicante Lancia Aurelia B50 berlina, di colore avorio; ma una volta venne con la Cinquecento, su cui mi fece salire con un collega per riaccompagnarci a Napoli. Erano le tre del mattino e l’auto fu fermata dalla polizia per un controllo, durante il quale emerse che un fanalino posteriore non funzionava. Il professore si oppose energicamente ai militi, che volevano multarlo, replicando che alla partenza l’auto era in ordine. Ne seguì un battibecco che durò un buon quarto d’ora. Quando lui sbottò in un «Est modus in rebus» il poliziotto cominciò a non capirci più nulla e fece segno di andare.

La criniera del leone
Tornando alle motivazioni di spesa più o meno sorprendenti, una mi sembra tutta da raccontare, perché di una ingegnosità che sconfina nella comicità. Si deve sapere, dunque, che, essendo sia il direttore che la signorina Clodia sprovvisti di patente, alla guida dell’auto per i loro spostamenti doveva provvedere qualcun altro. Di solito si trattava di un signore di nome Aurelio, al quale subentrava un tale Attilio in caso di indisponibilità dell’altro. Il primo aveva, come si sarà notato, la sventura di chiamarsi come il direttore, per cui, per evitare confusioni, si era deciso di attribuirgli, d’autorità, un nome un po’ diverso, che anche tutti noi avremmo dovuto usare: «Aureliano». Al poverino la cosa non era piaciuta granché, ma quell’ uomo coltissimo del direttore gli aveva spiegato che quello era il nome dell’87° imperatore romano, a partire da Augusto e includendo i quattro usurpatori in Gallia (Celiano, Mario, Vittorino e Domiziano), che a Roma non c’erano mai stati ma avevano battuto moneta. E poi, Aureliano era un ex comandante di cavalleria, di fiere origini illiriche, ed erano state le milizie ad acclamarlo nel 270 d.C. Che voleva di più, l’Aurelio di anagrafica memoria?
L’Attilio era un uomo altissimo, completamente glabro. In un’epoca un po’ diversa dall’attuale, in cui la gente, vuoi per diffuso, precoce diradamento della chioma, vuoi per una sorta di moda, si diverte ad otentare la propria “palla di biliardo” da quotidiana rasatura, egli usava nascondere la nudità del suo cranio sotto quel tipo di copricapo chiamato “coppola”, di un tipo leggero e impermeabile che andava bene per tutte le stagioni. Questa coppola, proprio per la praticità ed universalità del suo uso, era diventata un po’ consunta; quel che è peggio, essa veniva indossata anche a pranzo e a cena, sia pure ad un tavolo separato, nel corso dei viaggi e dei congressi che richiedevano l’impiego dell’autista di riserva, e questo dava sommo fastidio alla signorina Clodia. Cosicché si decise di imporre all’Attilio l’uso di una parrucca, che doveva essere prenotata e confezionata su misura. Ma con quali soldi? Il nostro si affrettò a comunicare di non essere disposto a spenderne. Fu allora che una trovata geniale del direttore pare abbia risolto il problema: la parrucca sarebbe stata acquistata per conto dell’Istituto, e la relativa spesa così motivata: «Per ripristino criniera leone Museo»!

La borsa
Quando Darwin si accorse (mi tocca ripeterlo) che nell’ambito di ciascuna specie si osservano «variazioni di ogni ordine e grado», non fu minimamente sfiorato dal dubbio che, nella nostra specie, facciano eccezione i professori universitari, che esistevano anche allora. Alla luce delle mie conoscenze odierne, devo dargli completamente ragione, nel senso che non ho conosciuto categoria più eterogenea di quella di cui io stesso, non saprei quanto degnamente, faccio parte.
Per esempio, ce ne sono alcuni che si presentano esclusivamente in giacca e cra-vatta; altri che non si privano mai di uno sportivo maglione “alla dolce vita” (in inverno) o di una polo (in estate); altri ancora, come il sottoscritto, che indossano la cravatta solo quando è strettamente necessario. Il record della “nonchalance” spetta comunque, a mio parere, ad un collega che in estate (si era negli anni ‘70) si presen-tava in aula in calzoncini corti e zoccoli da mare, ma che successivamente, quando divenne ministro, prese ad affacciarsi dal piccolo schermo immancabilmente con un elegantissimo “papillon”.
Altro importante elemento di variazione (ovvero, di distinzione) è costituito dalla borsa. Ritengo che oltre l’80% dei miei colleghi non riesca a spostarsi facendo a meno di questo, sia pure utile, accessorio. Attualmente la percentuale credo sia aumentata, perché in borsa spesso finisce un oggetto a sua volta, e sicuramente, più necessario: il computer portatile. Ma quando questi prodigiosi e sofisticatissimi ap-parecchi, che oggi ci accompagnano perfino in bagno (come i telefonini, d’altronde) non esistevano ancora, che diavolo ci mettevano, nelle loro borse, i miei colleghi? Probabilmente niente o niente d’importante, tant’è che non ho mai saputo che qualcuno ne abbia subito lo scippo. Su quest’abitudine io, che giro portando sotto il braccio, al massimo, una carpetta con l’elastico, mi sono fatto una mia teoria che prevede tre spiegazioni. Credo che la borsa venga portata per darsi importanza; o per dimostrare che si è disposti a portarla (al proprio maestro); oppure, al contrario, per bloccare in partenza ogni velleità di affidamento di quella che diventerebbe una seconda borsa. Ci può essere, però, anche un’altra spiegazione, maligna quanto si voglia ma fondata: chi la borsa (altrui) l’ha effettivamente portata, quando occor-reva, ai primordi della carriera, ora che è pervenuto ad un più elevato, e dignitoso, status accademico, la borsa la continua a portare, ma a se stesso. In ogni caso, basta vedere come arrivano quasi tutti i commissari ad una seduta di laurea, con la loro brava e, spesso, voluminosa borsa, per rendersi conto che le precedenti osservazioni sono tutt’altro che immotivate. Mi resta da aggiungere che anch’io, ormai, mi sono rassegnato a portare, di tanto in tanto, una borsa, visto che anch’io sono diventato schiavo del portatile. Solo che, per distinguermi, sfido il rischio degli scippi e mi sposto reggendo il contenitore nero originale, ben riconoscibile, del mio Toshiba.

© Antonio Ariani, da La modella e il coccodrillo

Il libro
Nel suo romanzo autobiografico “La modella e il coccodrillo” (Tullio Pironti Editore, 2005, pp.331, 14.00 euro) Antonio Ariani dipinge con sarcasmo la realtà accademica di ieri e di oggi, con i suoi riti e le sue consuetudini, regalandoci dei gustosi flash sulla Napoli degli anni ’60.
Il libro può definirsi un cocktail di numerose passioni: da quella, quasi congenita, dell’Autore per gli animali a quella per la fotografia, le moto, le auto veloci e le don-ne.
Ricco di episodi insoliti e godibili aventi come soggetto il sesso femminile o gli animali stessi (i cui costumi vengono spesso raffrontati a quelli degli umani), il libro si fa apprezzare per il linguaggio franco e scorrevole.

Ariani il “coccodrillo” (Monica Florio, Avanti! 31.10.2006)
Presentato recentemente al Comune di Ceglie Messapica, nell’ambito dell’iniziativa “Ottobre piovono libri. I luoghi della lettura”, “La modella e il coccodrillo” di Anto-nio Ariani (Pironti Editore) ha rappresentato un piccolo caso editoriale e ancora continua a mietere consensi. Con questo singolare esordio, il simpatico direttore del Museo zoologico dell’Università Federico II di Napoli ha voluto regalarci un ritratto ironico della realtà accademica di ieri e di oggi, con quei riti e quelle consuetudini che proprio Ariani, nonostante la posizione privilegiata, contesta apertamente. Un romanzo a metà strada tra l’autobiografia ed il saggio di costume, sincero, a tratti persino esilarante, in cui confluiscono le molteplici passioni - gli animali, le auto veloci, la fotografia, le donne - di questo professore dalla vita avventurosa e dallo spirito battagliero. Profondo conoscitore del mondo animale, da lui preferito a quello umano perché, come rilevava argutamente Plinio il Vecchio, privo di quella cattiveria e di quella ostilità che si manifesta in natura solo tra specie differenti, Ariani è stato protagonista di avventure a dir poco insolite e, per giunta, con bestie decisamente poco domestiche come coccodrilli, macachi, piranha e serpenti. Tra gli episodi citati nel libro, memorabile quello in cui lo scrittore, nell’atto di fotografare i denti di un piranha passato a miglior vita, si trovò con il dito medio intrappolato nelle fauci del temibile pesce che aveva chiuso improvvisamente la bocca come per un riflesso muscolare post-mortem. E così, in un susseguirsi di situazioni anche meno sensazionali, magari al cospetto dello sfaccettato universo femminile, Ariani si dimostra arguto osservatore dei mutamenti sociali, resi con una prosa fluida, raffinata, come si conviene ad un narratore esperto. Ed è un’ulteriore dimostrazione del successo del libro il fatto che sia stato finalista quest’anno alla quarta edizione del Premio Carver.

Note biografiche di Antonio Ariani
Antonio Ariani, classe 1940, pugliese di origine e napoletano d’adozione, è docente universitario di ruolo e direttore del Museo Zoologico dell’Università di Napoli Federico II.
Presidente dell’Associazione Nazionale Insegnanti Biologi, direttore scientifico dell’Istituto Sperimentale di Biologia del Sottosuolo in Latiano (BR), ha pubblicato sul quotidiano “Il Roma” il racconto “In rotta di collisione”. Sue poesie sono sul sito www.poesie.it, nell’Antologia del I Premio letterario e narrativo “Federico II” (Domina Editrice, Trinitapoli, 2003) e nei “Quaderni di Berenice” (2003).
Nel 2006 si è classificato primo al Premio Rolando con il racconto inedito “Un mondo migliore”. Al IX Premio Internazionale Città di Pomigliano d’Arco ha otte-nuto il premio della critica per la narrativa con “La modella e il coccodrillo”, l’enco-mio solenne nella sezione poesia, classificandosi al I posto nella sezione fotografia. Con “La modella e il coccodrillo” è stato finalista per la narrativa alla quarta edi-zione del Premio Carver.
Echi della stampa:
Recensioni ed interviste all’Autore sono apparse sulle seguenti testate: “Albatros”, “Ateneapoli”, “Il Brigante” (Victoriano Papa), “Il Denaro” (Maurizio Sibilio), “Il Mattino” (F. Coscia), “Il Roma” (Anna Stromillo), “Il vomerese” (Monica Florio), “La Gazzetta del Mezzogiorno” (G. Custodero), “L’Avanti!” (Monica Florio), “La Re-pubblica” (Annella Prisco), “Biologi italiani” (E. Landi), “Ateneapoli”, “Il Corriere del Mezzogiorno”, “Il quotidiano di Caserta” (M. Vitiello), “Bari sera” (V. Polito), “Itria Oggi” (Angelo Chiatante), “Leggere:tutti”, “Sìlarus” (Monica Florio).
Si è parlato del libro anche sui siti: www.librando.net, www.napoliontheroad.it (Monica Florio), www.modugno.it, www.zappingrivista.it (Monica Florio).
Presentazioni:
Il romanzo è stato presentato il 29 ottobre, nel corso de “La notte bianca”, alla Li-breria Pisanti; il 6 novembre a Villa Bruno di San Giorgio nell’ambito della “Dome-nica di Repubblica”; l’11 gennaio 2006 alla saletta verde della Libreria Guida Merliani (relatori: Maurizio Sibilio, Adriana Pignani e Maurizio Vitiello; letture di Massimo Smith); il 10 marzo a Milano alla Libreria Odradek; il 4 maggio 2006 presso la libreria FNAC da Maurizio Sibilio, Silvio Mastrocola ed Annella Prisco (letture di Ettore Massarese); il 31 maggio, presso la libreria Guida di Nola (relatori: Guido Capuozzo e Paola Cuciniello; letture di Ettore Massarese); il 28 giugno, presso la Libreria Mondadori (relatori: Dora Amato, Adriana Pignani e Sergio Zaz-zera; letture di Ettore Massarese); il 26 ottobre, nell’ambito dell'iniziativa "Ottobre piovono libri. I luoghi della lettura", alla Biblioteca Comunale del Comune di Ceglie Messapica (BR), il 24 novembre alla Libreria Edicolè (relatori: Mauro Giancaspro, Marco Ottaiano e Ignazio Senatore; letture di Pio Del Prete).


 

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.