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Anna Albertano

FRANCO SANTAMARIA

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NARRATIVA / ANNA ALBERTANO


La notte di San Giorgio

Anna Albertano, La notte di San Giorgio

Anna Albertano
LA NOTTE DI SAN GIORGIO - romanzo
Giraldi Editore - ISBN 88 61550622, pp. 163, € 12,50

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Giraldi Editore, Via San Felice 18 – 40122 Bologna
Tel.051 5874828
E-mail: amministrazione@giraldieditore.it

 

Alcuni brani dell’opera

(…) Piccole barche sull’acqua di un fiume all’ora del crepuscolo. Alla tenue luce del giorno che stava sparendo si aggiungeva quella di torce accese sulle barche e a riva.(...) Donne dai costumi antichi, o forse soltanto tradizionali, molte immerse a metà nell’acqua. Alcune portavano corone di fiori in testa. Un uomo, in piedi, sopra un’enorme zattera con accanto un fantoccio simile ad uno spaventapasseri, faceva roteare una torcia accesa creando l’effetto del cerchio di fuoco di un numero da circo. Molte persone si chinavano sull’acqua per abluzioni, si bagnavano le braccia, il viso. Di sottofondo c’era un canto al femminile, quasi una preghiera, orazione o semplice mormorio collettivo, uno di quei canti di tradizione popolare, onomatopeico, che rendeva tutto più irreale, sospeso tra gli ultimi bagliori e i fuochi riflessi nel fiume.(…) Tutto intorno proseguiva quel coro muliebre, che adesso acquistava toni e timbri orientali. Una musica arcana, come una conchiglia accostata all’orecchio, pareva raccogliere e poi offrire echi e influssi di armonie diverse.(…)
(…) Prima che avesse inizio lo spettacolo, strane figure spingendo un carretto addobbato di campanelli, passavano tra il pubblico offrendo vino caldo speziato dentro bicchierini di vetro dalla molatura irregolare che nessuno si sarebbe sognato di vedere ancora in circolazione. Con l’affievolirsi delle luci, si levarono note di violino d’invisibili musici ad accompagnare quel delirio crepuscolare, suonavano musica zigana. Mentre restavano fioche lampade ad illuminare la scena, le oche, gracchiando, si raggruppavano attorno ad alcuni punti sparsi per l’arena, ogni tanto si udiva di lontano il nitrito di un cavallo.(...) Poi, si spense ogni luce e suono. In quello spiazzo circolare a cielo aperto, comparvero cavalli lanciati al galoppo, e poco dopo muli con colombi posati sulla testa, gatti e cani.(…) Ci si sentiva gettati in quella mischia di esuberanze e afrori che affermavano il senso di una totale intesa tra le specie diverse di quella comunità.(…)
(…) Era la festa di San Giorgio e risplendeva nella sua fluida magia notturna.(…) La cerimonia che si stava svolgendo in un curioso sincretismo di culti, diveniva un movimento, come onde dell’acqua, come i flussi della popolazione che vi prendeva parte, onde che lambivano rive di pianure, di boschi, di colline, di mezze alture. Flutti che mescolavano riti molto lontani, persi nella notte dei tempi, o soltanto nelle fantastiche nebbie di una mente folle. Evocazioni del remoto, dell’essenza di un’umanità più viva e diseredata che mai.(…) Quei canti parevano emanare una sinfonia colorata e luminosa, una musica scritta nel vento, eppure fatta di correnti subacquee che in un attimo emergevano in superficie per poi reimmergersi, inabissarsi ancora in quel fiume notturno e lasciare dietro sé solo echi, irreali eppure dalla potente forza di attrazione. Le note, i timbri vocali creavano flussi di accordi che si diffondevano nell’oscurità del bosco.(…)

(…) Ad occhi socchiusi vide di lontano un gruppo di macedoni suonare sulla tomba dei genitori, chiedevano la loro approvazione per un matrimonio, poi brindavano, nessuno dei suoi compagni di viaggio pareva accorgersi della sua visione. Dopo un po’ videro invece avanzare un drappello di monaci che si approssimavano al monastero.(…) Era metà pomeriggio e stava per svolgersi la funzione dei vespri cantata, una complessa e struggente liturgia ortodossa. I monaci, assorti, si facevano ripetutamente il segno della croce. Il segno della croce fatto in quel modo, con la direzione dalla spalla destra a quella sinistra, i loro volti, insieme al suono della liturgia salmodiata, creavano un indescrivibile incanto.(…)
(…) La notte era irradiata di una luce divina. Aveva davanti un procedere di alture che attorniavano quel paesaggio, sullo sfondo di un cielo trapunto di stelle dall’effetto allucinogeno, da fine del mondo, un senso biblico, come quei colori indimenticabili, di un’Europa bizantino-ottomana. Avrebbe in effetti potuto vedere su quelle alture non troppo aspre, greggi di pecore e pastori del vicino oriente, del Sinai o dello Yemen, spazi desertici destinati alla pastorizia, vedere dimensioni del firmamento come pare ce ne possano essere solo là, astri più grandi e più vicini, ma forse si trattava soltanto di dimensioni della percezione.(…)
(…) Quell’immagine nel dormiveglia di un’alba ancora molto lontana, era l’invito ad aprire totalmente gli occhi per ammirare quei colori, nel sonno ormai aurorali, riverberanti, propri di ore in continuo movimento cromatico. Insieme concorrevano all’illustrazione di una narrazione cosmogonica.(…)

(…) La proprietaria dell’appartamento che li ospitava, stava male. Serba, era tornata a Sarajevo dopo aver trascorso lontano il periodo del conflitto, ed esprimeva un forte malcontento e disappunto per il fatto che ora la città era abitata in prevalenza da musulmani giunti da fuori.(…)
(…) A tratti sentirono dei passi, - E’ successo… e succede spesso, - aveva detto la proprietaria, - specie la notte, senti qualcuno che cammina, vai a controllare e non c’è nessuno… - Scricchiolii del vento, del telone, dei sassolini sugli assi di legno, sulla struttura metallica, come se invece di abitare in una vera e propria casa, dormissero in una delle case viste in viaggio, rimaste semplici scheletri, impalcature, dopo esser state a lungo nel costante mirino di armi da fuoco. A tratti quella casa si animava, - hai l’idea che sia abitata da qualcuno, magari un intruso… - aveva aggiunto.(…)
(…) I ponti di Sarajevo portavano ancora addosso spossatezza e in parte malinconia, effetto di quella lunga guerra, una malattia forse incurabile. Ne erano pervasi, come di un odore intenso, di fine primavera. Ripensò ai vari ponti sul fiume Miljacka, visti o attraversati durante la giornata, primo fra tutti il ponte latino, “dell’Arciduca”, dove erano stati esplosi i colpi di pistola dell’attentato del 1914, ma anche gli altri, e ai ponti altrove distrutti dall’odio, in una terra definita “ponte tra i mondi”.(…)
(…) Dai ponti, che i serbi non avevano bombardato, forse per superstizione, come aveva letto, emanava la voce delle cose perdute. A Sarajevo, si disse, dai ponti probabilmente salivano voci della memoria, ad offuscare il presente. Voci di profughi, che avevano dovuto abbandonare per sempre le loro case, voci di amici, parenti, persone amate, costretti a partire e non più tornati. Voci dei morti che non avevano avuto il tempo di salutare nessuno. Voci di case occupate nel frattempo da altri. Voci di coloro, molti, che non avevano retto a quella guerra e si erano suicidati.(…)

© Anna Albertano, da "La notte di San Giorgio"


Il libro

La notte di San Giorgio (Giraldi Editore, 2007) è un romanzo sulla ex Jugoslavia. In un percorso tra comunità rom, remoti monasteri ortodossi, realtà urbane segnate e divise da recenti conflitti, si attraversa una penisola d’Europa che da secoli è mosaico di oriente e occidente. Ma s’incontra anche il cinema. La narrazione trae spunto infatti da sequenze cinematografiche per addentrarsi in un immaginario zingaro dai tratti favolistici, in atmosfere bizantino-ottomane di una Macedonia contesa tra comunità ortodosse e musulmane, e in una Sarajevo alla ricerca di una memoria di convivenza perduta, dove si smarrisce ogni coordinata geografica e culturale. Dalla Slovenia alla Croazia e alla Serbia giungendo in Macedonia, e dalla Dalmazia verso la Bosnia Erzegovina, La notte di San Giorgio è anche un frammentario itinerario attraverso quegli “altrove” creati dal cinema, mondi per lo più inesistenti, che tuttavia hanno dato nuova fisionomia a realtà e culture poco conosciute. Ma è soprattutto un’opera di fantasia dove, oltre a ripetuti viaggi in quelle terre, si riflettono suggestioni letterarie e teatrali oltre che filmiche, incontri dell’autrice con registi e gruppi musicali di quell’area, conversazioni col celebre compositore Goran Bregovic, di cui compaiono alcuni frammenti.

L'Autrice
Anna Albertano, nata a Cuorgnè (Torino), vive a Bologna. È autrice di romanzi, poesie e testi teatrali. Dall’inizio degli anni novanta, ha presentato per la prima volta in Italia, traducendoli dal francese, scrittori libanesi, algerini, tunisini, curdi e bosniaci, fra cui Sélim Nassib, Rabah Belamri, Abdelwahab Meddeb, Mehmed Emin Bozarslan, e incontrato, fra gli altri, scrittori come Assia Djebar e il Premio Nobel egiziano Nagib Mahfuz per le riviste “Linea d’Ombra”, “TempOrali”, “Rendiconti”, “Lettera”, “Africa e Mediterraneo”, i volumi Cinemamed della Fondazione Laboratorio Mediterraneo. Ha collaborato a pubblicazioni varie di cinema come i “Quaderni del Lumière” della Cineteca di Bologna, alle monografie dedicate a Claude Lelouch, Hou Hsiao-hsien e Marco Bellocchio edite da Lindau, e a Patrice Leconte per il Centro Studi Cinematografici..
Ha pubblicato i romanzi “Progressivo silenzio“ (Synergon, 1998), “Notre-Tanz“ (Culture di confine, 2002), “La notte di San Giorgio“ (Giraldi Editore, 2007) e la pièce teatrale “Dialoghi di un mattino di fine millennio“ (Zeicon Teatro, 2006). “Dando il blu“ (Le Mani-Microart’s edizioni, 2009) è il suo ultimo romanzo.

Anna Albertano, da “Dando il blu
 

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.