|
 |
Anna Albertano
DANDO IL BLU - romanzo
Le Mani-Microart’s edizioni
ISBN 978-99-8012-478-8, pp. 183, € 14,00
Per ordinare il libro:
Le Mani-Microart’s edizioni
Via dei Fieschi 1 - 16036 Recco (Genova)
Tel. 0185 730153 – Fax 0185 720940
lemani.editore@micromani.it –
www.lemanieditore.com |
Alcuni brani
del romanzo
Fu durante
quel fine settimana trascorso a casa sua, fuori diluviava, tra
musica, foto e scambio di biografie, che era mutato tutto. A lungo,
davanti alla vetrata del salotto, le aveva esposto la propria idea
di filmare, di cogliere l’invisibile, di ciò che andava intuito
anche quando impercettibile, o solo suggerito.
- Si può cogliere un’intera epoca attraverso una sequenza di pochi
minuti… si può provare a sfiorarne le vertigini anche per poco,
restituendone suoni e immagini…
Era ciò che aveva in mente per il proprio film, restituire un’epoca
condensandone alcuni istanti. In quel momento le era stato chiaro
però che anche un gesto poteva condensare il senso di una scena.
(...) Era stata proprio la discordanza o semplice asimmetria fra
loro a innescare qualcosa. Tra infinite discussioni era iniziata una
storia. In un territorio non ancora ben definito, dove chiare
analogie scaturite a volte dal riflesso della luce, osservata in
modo estemporaneo, lasciavano intravedere il meglio. (…)
Appena si fece buio nella sala, ebbe quasi un soprassalto, incerto
se stesse assistendo ad uno spettacolo, o rivedesse immagini perdute
nella memoria. Sullo sfondo compariva per qualche secondo il profilo
dell’artista inglese che Adele aveva a lungo rincorso. Ma era solo
una citazione iniziale, poi iniziava il suo spettacolo.
Dapprincipio si udiva un brusio di voci. Sulla scena c’era un unico
attore. Adele aveva messo in scena una pièce che qui e là rievocava
lo spettacolo per cui s’erano rincontrati.
L’attore muto, in posizione statuaria, era immerso nell’oscurità.
Attraverso un susseguirsi di proiezioni fotografiche sovrapposte al
suo volto e alla sua persona, assumeva sembianze diverse. (..) Nel
moltiplicarsi di fisionomie che via via si stagliavano su
quell’unica presenza attorica, la voce fuori campo cambiava.(…)
- Lasciati andare, come in fondo a un oceano.
Una voce profonda pronunciava le parole in tono carezzevole.
Sull’attore si delineava il primo piano di un volto dai tratti
marcati.
- Ti stai avvolgendo nelle pieghe d’una storia ormai appassita…
Alla voce iniziale se n’era aggiunta un’altra, meno suadente, al
volto precedente se n’era sovrapposto un altro.
- Eppure camminavo sull’aria pura, su scalini d’aria azzurra…
- Lei era d’acqua chiara…
(…)
San Francisco gli tornava nei colori dell’estate, come il ritorno di
un’era rivissuta insieme a lei. Da quel soggiorno le aveva scritto
molte lettere e cartoline, rimaste nel suo borsone.
- Will you come back again?
Era l‘inizio di una lunga lettera, non l’invocazione di un suo
ritorno, ma il saluto con cui un tipo sbronzo sin dalle prime ore
della sera, congedava gli avventori di un pub, aprendo loro le
porte. Al Catherina Café, in una strada piena di locali davanti ai
quali, oltre a pittoreschi buttafuori, era sempre posteggiata una
sfilza di Harley Davidson, suonavano ogni sera blues e jazz dal
vivo. Ci andava spesso, ubriacandosi anche. Restava lì per ore ad
ascoltare musica e ad osservare il movimento di persone.
- Will you come back again? - ripeteva il tipo a chiunque uscisse.
Ma alla fine di quei fogli di carta, fitti di parole che scorrevano
via, come gocce di un acquazzone da cui non tentava nemmeno più di
ripararsi, non si era trattenuto dal riscriverlo, rivolgendo a lei
la domanda, - Poi, ritorni?
Se n’era partito solo, in un viaggio che dovevano fare insieme.
- Cara Adele, il tempo qui comincia a scivolare. San Francisco,
capitale della trasgressione, è anche la città più europea
d’America. Per la luce, i colori del cielo, delle architetture
urbane, è un sovrapporsi di immagini, di città… A tratti nord
Europa, per i toni algidi delle case, per l’azzurro grigio del
mare... Eppure ci sono dei moment in cui cambia tutto, esce fuori
dell’altro… A tratti mi riporta l’Avana, Lisbona, Algeri… sì,
perfino Algeri, per il bianco abbacinante della città sull’acqua,
sul blu del cielo. Ma poi tutto ridiventa americano. Ci sono luoghi
come il Bay Bridge di Berkeley, da cui la città illuminata la notte,
con le torri del Civic Center e del Financial District, le luci
scintillanti di Nob Hill, pare un poster. In questo momento è così,
esattamente. Ad un tratto, alla marina, davanti al Molo, di lontano
è sbucato un uomo solo, si è affacciato al porto. Tra l’oceano e le
rocce è uscito il suono di una cornamusa, il suo saluto alla sera.
- Torino è una città di confine, non solo geografico, ma anche
temporale… - le aveva detto un giorno, - qui da un tempo ti puoi
spostare ad un altro, con relativa facilità(…)
In quella città, che con le proprie energie segrete riservava
infinite sorprese, dieci anni prima aveva trovato gli anni sessanta,
ora ritrovava gli anni novanta. Attraverso la follia per il cinema.
Là dentro, nella Mole, la si respirava ovunque, ad ogni passo. La
follia di animare ogni angolo, pannello disponibile, di portare il
cinema ovunque, in ogni superficie, perfino nel lungo tavolo del
caffè ristorante, inserendoci quadri viventi in miniatura. La mania
di riportare in vita tempi lontani. (…) Universi animati, lontani
eppure comunicanti fra loro, voci, figure, vicende che entravano in
un unico respiro, anche per poco, per il particolare momento in cui
ciascuno vi passava, attraversando quell’enorme affresco vivente,
sempre diverso, a seconda del punto in cui lo si iniziava o finiva
di vedere. (…)
© Anna
Albertano, da "Dando il blu"
Il libro
1.
Tre anni dopo la loro conclusione, le Olimpiadi Invernali di Torino
2006 mi sembravano davvero lontane. Un bel ricordo, condito
dall’emozione dei momenti più belli: la vittoria nella candidatura
(Seul, 1999), la presentazione del logo e delle maschottes, i test
events in montagna e in città, e poi quei quindici, meravigliosi
giorni iniziati il 10 febbraio con la cerimonia di apertura dei
Giochi, e conclusi il 26 con quella di chiusura. Le gare, le
medaglie, gli atleti, i volontari, le piazze, l’allegria di una
città intera che sembrava vivere una favola piena di orgoglio,
bisogno, di realtà e di bellezza. Ecco, tutto questo riposava lì nel
mio cuore e nel mio cervello, con la consapevolezza che, davvero,
con le Olimpiadi fosse stata scritta una pagina speciale e
indelebile nella storia di Torino e del Piemonte. Ma riposava.
Poi, è arrivato il lbro di Anna Albertano sul tavolo del mio nuovo
ufficio, al Teatro Stabile, e d’incanto la memoria e i sentimenti
sono riemersi più vivi e colorati di sempre; nelle pagine del suo
romanzo, infatti, l’autrice racconta di una storia molto speciale,
che ha per cornice la sceneggiatura e la scenografia di una città
speciale: Torino durante i Giochi. Così, veder rievocare quei
giorni, quei luoghi, quegli avvenimenti, col filtro particolarissimo
di rapporti tra persone fantastiche ma altrettanto reali, mi ha
portata a rivivere insieme a Adele, Bartolomeo, Manuela e agli altri
protagonisti del libro una storia che unisce indissolubilmente i
nostri destini e le nostre vite: quella, appunto, di Torino e delle
sue magiche Olimpiadi del 2006. E in quelle due settimane, davvero,
Torino “ha dato il blu” ad un’immagine del passato. Chi è piemontese
come me capisce subito il significato di questa frase criptica che
dà il titolo al libro; gli altri, la capiranno benissimo leggendolo
e apprezzandolo come merita. (Prefazione di Evelina
Christellin)
2.
Conosco Anna Albertano da qualche anno, quando in occasione di uno
dei suoi primi libri ho cominciato a interessarmi alla sua scrittura
fuori dal coro. La Albertano mi pare infatti correre da sola, al di
là di mode passeggere della letteratura nostrana contemporanea, un
cammin o il suo manifestamente controcorrente. Questo nuovo libro ne
è la riprova. “Dando il blu” racconta la storia di personaggi che
capitano a Torino durante le Olimpiadi Invernali del 2006. Già
questo mi ha stimolato a leggerlo, essendo io nato e vissuto a
Torino sino a metà degli anni Sessanta, quando ho deciso di
lasciarla per studiare cinema a Roma.
Seguendo le pagine del romanzo viene fuori una Torino che non
conoscevo e che mai avrei pensato di trovare tanto cambiata. Quando
l’ho lasciata era una città grigia, Fiattcentrica, chiusa e ostile.
Ora la riscopro dinamica e piena di stimoli. Nel romanzo si respira
anche l’aria di Milano, città da cui proviene Adele, la protagonista
femminile. Da sempre rivali, Torino più inventrice e pionieristica,
Milano più tradizionale e mercantile, la cultura di queste due città
influenza in un certo senso lo stesso procedere della storia.
In quanto regista, poi, non può lasciarmi indifferente che proprio
tra le pareti del Museo del Cinema si svolgano le pagine finali di
“Dando il blu”, in mezzo a tanti cimeli di celluloide. Il cinema
infatti è un altro protagonista della trama. Non solo perché
Bartolomeo realizza documentari, ma soprattutto perché tra lui e
Adele s’interpone il demone dell’avventura artistica, che induce il
linguaggio letterario a fare propri i modi e l’incedere tipici del
linguaggio cinematografico, come l’alternarsi del montaggio, le
sospensioni, le attese. In definitiva: la magia. (Roberto
Faenza)
L'Autrice
Anna Albertano, nata a Cuorgnè
(Torino), vive a Bologna. È autrice di romanzi, poesie e testi
teatrali. Dall’inizio degli anni novanta, ha presentato per la prima
volta in Italia, traducendoli dal francese, scrittori libanesi,
algerini, tunisini, curdi e bosniaci, fra cui Sélim Nassib, Rabah
Belamri, Abdelwahab Meddeb, Mehmed Emin Bozarslan, e incontrato, fra
gli altri, scrittori come Assia Djebar e il Premio Nobel egiziano
Nagib Mahfuz per le riviste “Linea d’Ombra”, “TempOrali”,
“Rendiconti”, “Lettera”, “Africa e Mediterraneo”, i volumi Cinemamed
della Fondazione Laboratorio Mediterraneo. Ha collaborato a
pubblicazioni varie di cinema come i “Quaderni del Lumière” della
Cineteca di Bologna, alle monografie dedicate a Claude Lelouch, Hou
Hsiao-hsien e Marco Bellocchio edite da Lindau, e a Patrice Leconte
per il Centro Studi Cinematografici..
Ha pubblicato i romanzi “Progressivo silenzio“ (Synergon, 1998),
“Notre-Tanz“ (Culture di confine, 2002), “La notte di San Giorgio“
(Giraldi Editore, 2007) e la pièce teatrale “Dialoghi di un mattino
di fine millennio“ (Zeicon Teatro, 2006). “Dando il blu“ (Le
Mani-Microart’s edizioni, 2009) è il suo ultimo romanzo.
Anna Albertano,
da “La notte di San
Giorgio“ |