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Yvonne Carbonaro

FRANCO SANTAMARIA

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CRITICA-SAGGISTICA / YVONNE CARBONARO


L'Autobiografia della poetessa Maria Algranati
curata da Yvonne Carbonaro e Maresa Sottile
 

"Tavola calda" di Maria Algranati, a cura di Yvonne Carbonaro e Maresa Sottile

Maria Algranati
TAVOLA CALDA, autobiografia
a cura di Yvonne Carbonaro e Maresa Sottile

Albatros Edizioni, Napoli 2009
ISBN 978-88-89752-16-6, pagg.434, € 20,00


Brevi stralci da: Introduzione e annotazioni biografico-letterarie

Poetessa e scrittrice di grande spessore culturale ed umano, tra le protagoniste femminili di maggior rilievo (e, ahimé, anche tra le meno ricordate) nell’ambiente intellettuale dell’Italia del novecento, Maria Algranati ci ha lasciato un libro d’intense memorie che abbracciano quasi un secolo di vita e di storia personale, familiare, collettiva. Il testo, noto a pochissimi perché solo oggi finalmente pubblicato, pregnante di molte e diverse suggestioni nell’ambito del sentire tanto privato che collettivo, colpisce per l’attualità del pensiero su temi quali la convivenza religiosa e la guerra.
(…)
Il titolo “Tavola calda”, ripreso da uno degli ultimi capitoli esprime un’amara e disincantata riflessione sulla propria vita: la consapevolezza, dopo tante parentesi aperte e chiuse nel corso di una lunga esistenza, di ritrovarsi alla fine sola, come sono soli coloro che si recano ad una tavola calda per povertà materiale o per povertà d’affetti. Ci sono, lei dice, molte forme di povertà ed una di queste è la solitudine.
(…)
Sebbene personalmente me ne sia occupata da vari anni nel corso di ricerche sulle donne di Napoli, il mio interessamento in maniera più sistematica, per esplicita sollecitazione della nipote Maresa (Maria Teresa) Sottile volta all’intento di riaccendere un riflettore di visibilità sulla figura della scrittrice, parte dal 2005 con una conferenza per l’Associazione Napoli Nobilissima. L’annuncio de “La Repubblica” di tale intervento sulle memorie dell’Algranati e sugli inediti di Croce richiamò l’attenzione dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Palazzo Filomarino, nella persona dell’allora direttore della Biblioteca dott. Maurizio Tarantino, a testimonianza di un forte risveglio d’interesse negli ambienti crociani. Sono seguiti vari incontri con le figlie del filosofo, che conservano un chiaro ricordo di Maria e della sorella Gina, frequentatrici assidue della famiglia, e che hanno espresso vivo apprezzamento per il contenuto di ricordi e per il valore letterario del testo dell’Algranati di cui l’Istituto conserva delle foto e molte lettere inviate al filosofo. Anche se a quella prima conferenza sono seguiti da parte mia degli scritti, è ora giunto finalmente il momento di rendere giustizia all’Algranati in maniera più completa ed esauriente con la pubblicazione dell’autobiografia che attende da ben trent’anni di essere letta e diffusa. Ma non ci si aspetti di trovarvi chissà quali sconvolgenti rivelazioni, quanto piuttosto in trasparenza una pacata disanima dei modi di vivere e di pensare di un’epoca. La lettura effettuata a distanza di tempo aiuta a ricostruire luoghi, particolari, situazioni, episodi per noi sfocati, ponendosi come utile strumento di indagine del mondo in cui l’autrice è vissuta, e quindi di un intero periodo storico.
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E’ dunque imprescindibile contestualizzare storicamente l’autrice nell’ambiente intellettuale italiano con cui fu in relazione per ben tre quarti di secolo e di cui resta una fitta documentazione epistolare. A tale scopo il testo viene corredato sia di foto d’epoca, alcune con dedica, che di note esplicative sui personaggi citati. Per ricostruire la personalità dell’artista e il tessuto culturale a cui apparteneva ci è sembrato importante affiancare alla lettura delle memorie la possibilità di confronto con una scelta mirata di versi e di lettere. Segue dunque a fine testo un’appendice alquanto articolata che, oltre ad includere le poesie che l’autrice richiama nel corso delle memorie e quelle a cui facciamo riferimento in questa introduzione, riporta due illuminanti articoli pubblicati dall’Algranati sulla “Rivista di studi crociani”; un inedito scambio epistolare tra Croce e l’Algranati e una selezione dall’ampio carteggio di alcune tra le lettere più significative dei rappresentanti della cultura del novecento (De Nicola, Ojetti, Valeri, Doria, Flora, Ginzburg, Rea, Preti ecc…per citarne solo alcuni), che testimoniano della fitta rete di relazione ed interazione della scrittrice con l’empireo culturale del suo tempo, dalle quali si evincono sensi di amicizia oltre che giudizi elogiativi e di profonda ammirazione per lei.
Chi fu dunque Maria Algranati?
Una poetessa ebrea nata nel 1886 a Roma e morta a Napoli nel 1978 che, grazie alla sua intelligenza e sensibilità unite ad acuto spirito critico, riuscì a superare, pur se tra varie difficoltà, le fasi più travagliate del ‘900.
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E anche un personaggio emblematico della condizione femminile all’epoca: dalla storia della sua vita si deduce infatti chiaramente quali fossero le difficoltà e gli ostacoli a cui andava incontro, ancora per tutta la prima metà del ventesimo secolo ed oltre, una donna di cultura.
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“Tavola calda”, profonda e allo stesso tempo garbata espressione del “sentire” dell’autrice, si presenta come vero romanzo autobiografico, avvincente e coinvolgente nella descrizione delle rimembranze del passato. Scevre da certi aspetti propri del genere biografico che si configurano vuoi in algido rigore cronologico o in rigido distacco cronachistico o, all’inverso, in accesa passionalità di sentimenti, le rimembranze ci giungono stemperate dal trascorrere del tempo e addolcite dal filtro gentile di una serena scrittura lirica con cui Maria, ormai anziana, racconta il romanzo della propria vita “con tutte le dolcezze della memoria” come rileva Alda Croce nelle sue considerazioni che si riportano a inizio del presente volume
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La stesura non è appesantita da contorsionismi di lungo e intricato periodare come ancora in tanti scritti di certo novecento, né procede a singulti o ricorre all’eliminazione grafica delle pause propria di molta letteratura del secondo novecento, scorre bensì ariosa e fluida dietro il filo di vicende sempre vive e toccanti seppure sedimentate nel ricordo. Con sapiente leggerezza ricrea atmosfera e profondità di sensazioni in quella forma di classica serenità da cui certo la lezione crociana non è estranea.
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Nell’ambiente culturale napoletano che, diventata adulta, prese a frequentare dominava in quegli anni il pensiero filosofico ed estetico crociano. Maria conobbe il filosofo grazie alla gemella Gina, nei confronti della quale ebbe sempre un rapporto di affettuosa dipendenza ed ammirazione e che descrive infallibile negli studi e determinata nella carriera.
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Entrambe le sorelle frequentavano abitualmente casa Croce ed è interessante lo squarcio che ci viene aperto sulla disponibilità umana e sull’intimità familiare del filosofo e della moglie Adelina, la cui casa, oltre che per gli incontri ufficiali delle celebri domeniche a cui accorreva l’élite intellettuale da ogni parte del mondo
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Il rapporto di familiarità con Adelina Croce durò fino alla morte di questa che, al corrente delle sue necessità, le aveva procurato più di una volta opportunità di lavoro, come l’insegnamento del ricamo, arte in cui Maria eccelleva, nell’Istituto Mondragone che la signora Croce presiedeva e finanziava e nel 1931 la pubblicazione di un manuale sul ricamo
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Maria si rivolgeva a Croce per consiglio e sostegno anche talvolta su questioni di carattere personale, come il suo rapporto con il poeta Francesco Gaeta che faceva parte dell’ambiente
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Con il tempo però Gaeta si andò rivelando possessivo, geloso e fortemente antisemita, il che - si evince dall’autobiografia - le era fonte di grande sofferenza. Sebbene avessero progettato di sposarsi, lei pose fine al legame nel 1924 alla morte della sorella Bianca, che le aveva lasciato tre orfani da accudire. Nel 1927 egli pose fine alla sua vita.
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Non avendo potuto ottenerne la restituzione delle lettere, Maria fece alla Biblioteca Nazionale l’esplicita richiesta che l’intera corrispondenza tra loro due restasse vincolata “sotto speciale cautela”. Non potranno pertanto essere lette che dopo settant’anni dalla sua morte, cioè nel 2048.
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Fin dalle sue prime prove letterarie aveva preso l’abitudine di sottoporre a Croce i suoi versi che il filosofo mostrava di apprezzare tanto che aveva voluto pubblicare egli stesso nel 1929 una delle prime raccolte di lei a cui dette personalmente il titolo di “Versi”e che affidò all’editore Ricciardi
(...)
Le parole di Croce, esaltandone le peculiarità della poetica ufficialmente zittirono chi aveva voluto insinuare che la poesia dell’Algranati non era che l’emanazione dell’influenza dei versi del poeta Francesco Gaeta, ma tale giudizio, da cui lei stessa si sente obbligata a difendersi, continuò a pesarle addosso per molto tempo.
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Duro dunque da superare il solito pregiudizio albergante allora in un’ottica a dominante maschile secondo la quale una donna non era in grado di fare poesia, come dichiarava convinto il critico Luigi Russo , marito della sua cara amica Sara, in una lettera a lei del 31 ottobre 1949, intrigante tra l’altro in merito ai complessi rapporti tra i letterati del tempo
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Russo si ricrederà in merito alla sua convinzione che le donne non siano adatte alla poesia nel 1958, quando nell’ultima edizione de “I Narratori”, a pag. 393 la definirà “genuina poetessa…”
La sua vicenda è, come abbiamo detto fin dall’inizio, veramente emblematica della condizione femminile all’epoca: la discriminazione di genere in ambito intellettuale era talmente insita nella mentalità del tempo che pochissime donne tra grandissime difficoltà sono riuscite ad emergere in un contesto che irrimediabilmente tendeva a soffocare e ad appiattire i talenti femminili, specialmente al sud
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Tanti i brani descrittivi che si incontrano nel corso della lettura e che costituiscono deliziosi quadri di paesaggio molto illuminanti sull’aspetto di luoghi dell’Italia di allora. Ma è a Napoli che Maria Algranati ha dedicato la sua ultima fatica letteraria
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Napoli è molte Napoli dice in uno degli ultimi capitoli dove veramente penetra l’anima della città.
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Difficile e sofferto fu il rapporto con la religione
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Per lei il Cattolicesimo, raffrontato alla religione dei suoi avi, …”assomiglia al vischio, il germoglio gentile che spunta sul tronco della vecchia quercia. La grande quercia ha legno e ghiande e ombra. Il vischio no, il vischio ha le perle della rugiada.
(…)
vittima di espulsione dall’insegnamento nel periodo fascista per motivi razziali e dal 1938 il suo nome, seguito da quello della sorella Gina, risultò in cima alla lista degli “autori scolastici vietati”
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uno spaccato, esente da retorica o ideologia, della storia d’Italia e di Napoli, che apre scorci illuminanti su come, nelle scuole e nelle famiglie, furono vissuti la nascita del fascismo, gli anni della guerra, le privazioni, i bombardamenti, i disagi degli sfollati fino all’immediato dopoguerra e all’occupazione americana, quando finalmente potette ricominciare ad insegnare, riabilitata proprio grazie all’intervento del comando americano. La vita riprese con difficoltà, ma il senso atroce della guerra riecheggia nei suoi versi
(…)
Dalle pagine di questo romanzo di vita pervaso di serena mestizia, liricamente raccontato in prosa, si coglie, e non potrebbe essere diversamente, l’intenso rapporto con il verso che coltivò per tutta la vita e lungo l’arco della sua produzione poetica ritroviamo emozioni riflessioni luoghi e persone descritte nelle memorie. (…)

© Yvonne Carbonaro

Il libro

Le memorie della poetessa Maria Algranati (1886-1978), pronte per la stampa con la prefazione di Michele Prisco nel 1978, finalmente pubblicate a trent'anni dalla sua morte, costituiscono il racconto delicato e avvincente di una lunga storia di vita tra la fine dell'Ottocento e tra quarti del Novecento sul filo delle vicende politiche e belliche e sullo scenario di Napoli che va mutando nel tempo. Un romanzo storico che narra il vissuto della protagonista dall'educazione in seno alla famiglia di religione ebraica, alla frequentazione di casa Croce, all'espulsione dall' insegnamento per motivi razziali, alle vicissitudini della propria personale esistenza fino agli ultimi anni nel vuoto degli affetti.
A corredo dell'autobiografia custodita e recuperata dalla nipote Maresa Sottile, Yvonne Carbonaro, per una più completa ricostruzione dell'ambiente culturale, ha dotato il testo di una introduzione biografico-letteraria e una ricca appendice con poesie e articoli della Algranati, lettere dal carteggio inedito tra cui alcune inedite di Benedetto Croce, note di approfondimento e foto d'epoca.

La storia di Maria Algranati è la storia di una donna che ha attraversato la fine dell’ottocento e per più di tre quarti il novecento. Discendente da un’antica famiglia ebrea e dotata di non comune cultura e senso critico, fu docente e traduttrice di lingua francese, scrittrice e soprattutto poetessa, molto apprezzata da Croce, la cui casa frequentò assiduamente, e che, insieme alla moglie Adelina, le fu sempre amico. Visse le tante difficoltà che ancora per tutta la prima metà del secolo erano riservate a coloro che osavano uscire dai conformismi di vita e di comportamento riservati al gentil sesso. Consegnò le sue memorie ad un’autobiografia “Tavola Calda”, finalmente pubblicata dalla Casa Editrice Albatros. Il volume di 434 pagine presenta una gradevole veste editoriale e una bella copertina con tre ritratti dell’Algranati in varie fasi della vita sullo sfondo di un’olea fragrans, il suo fiore prediletto.


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