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Il libro
Canzoniere inutile di Alessandro Canzian già dal titolo, come
afferma anche Elio Pecora nella prefazione, contiene un’impostazione
e un personale approccio, con quell’aggettivo “inutile” che non
indica una disillusione ma piuttosto la consapevolezza della
difficoltà di un tragitto, quello della scrittura e della ricerca
poetica, che tuttavia deve essere compiuto.
Il giovane poeta predilige i testi di una lunghezza relativamente
breve in cui racchiude comunque il senso della propria esperienza
umana e della realtà a lui cara, con numerosi echi del mondo legato
alla terra, in cui oggetti e gesti hanno un valore più profondo e
radicato, legato all’autenticità. Tutto ciò non contrasta tuttavia
con l’osservazione anche intensa e attenta del mondo attuale,
descritto con approccio realistico senza mai rinunciare al
necessario scarto d’immaginazione, alla tensione diretta verso la
comprensione profonda dell’esistenza, nella globalità tra passato e
presente.
Non a caso l’autore alterna espressioni concise ed attuali, con
altre molto più ariose di costruzione più classica con cadenze quasi
petrarchesche.
Per fare uno dei tanti esempi alla “cagnetta smagrita” di pag. 28 fa
seguito la lirica della pagina successiva “E fa il mio cuore questa
scheggia / che si spegne nella cenere”.
Un volume di un autore relativamente giovane che tuttavia già
dimostra una propria consapevolezza e un taglio riconoscibile che
gli permettono di rielaborare in una dimensione autonoma la
tradizione letteraria e che gli consentiranno di sviluppare
ulteriori ricerche per regalarci nuovi scrigni di poesia.
© Valeria Serofilli
Villa di Corliano, San Giuliano Terme, 22 ottobre 2010
Valeria Serofilli in Modulazioni.it:
Poesia
Critica/Saggistica
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