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FRANCO SANTAMARIA

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CRITICA-SAGGISTICA / SANDRO MONTALTO


Milena Tagliavini, Sabato *

La poesia presentata in questo libretto di poche pagine ma di molta sostanza appartiene alla sfera della parola necessaria, urgente, vigorosa, non piegata a un ordine esterno, ma comunque e fortunatamente ben orientata verso una corporatura efficace da un senso della misura interiore e da una mai latitante lucidità.
In "Sabato" si percepisce che tutto è importante e niente è rituale, che la passione di cui questi versi sono una manifestazione informa tutta l’esistenza dell’autrice, la quale per meglio sondare il proprio mondo sovente si moltiplica in diversi personaggi-tipo (madre, figlia, moglie, innamorata, emarginata…), o meglio sperimenta diverse ottiche, sempre – lo sottolineiamo ancora – mantenendo ben visibile la sua unità di fondo. Non un teatrino, insomma, bensì una estensione dell’ottica di una donna attentissima al suo esistere.
Generosi e non di rado fluviali, questi testi informano circa il loro difficile procedere tramite scarti e incastri, i quali non fanno però che rendere armonicamente ancora più interessanti i non rari passaggi di autentica bellezza anche letteraria: «Ecco, questa marmellata della vita / E della morte nel ritaglio infinitesimo / Di un giorno anziché confondermi / Dipinge la mia vastità ed io mi sento / Sacra, incomprensibile, terribile / Proprio come il mondo»; «Oggi quel poco di buono del cielo / Mi prende alle spalle mi bacia / L’orecchio dando un senso / Totalmente surreale alle mie dita / In solitaria connessione al mondo / […] La perfezione del dio dei dogmi / È che non c’è».
E non traggano in inganno i momenti in cui l’autrice pare corteggiare un annichilimento di sé: se scrive «Vibro nera / Per diventare voce della bellissima / Cosa che non c’è», il passaggio è da ascrivere a un momento in cui lo sconforto viene gridato per condannarlo esplicitamente (abbiamo parlato prima di sano rifiuto della ritualità, ed abbiamo appena citato la vacuità dei dogmi), condannando tra l’altro l’idea coreografica e stupidamente esteriore che tutt’oggi si ha del poeta: «Certo pazza o ubriaca potrei / Sembrare più credibile ma / […] Forse è meno sostenibile / Nascosta tra i quattro fuochi / Di casa la pazzia della normalità». D’altra parte «ogni cosa finirebbe nel mucchio / Dei ricordi smangiati da denti opachi se / Non riprendesse di nuovo il viaggio arduo».
Un testo necessario, vivo e vigoroso, dipanato in versi solidi, autentici nella sostanza e ricercati (senza vacua letterarietà) nella forma, molta caparbietà e un pizzico di ironia: in poche parole un autentico buon libro.

© Sandro Montalto


 

* Milena Tagliavini, Sabato, Ibiskos editrice (con nota di Nicola Gardini)

 

Biografia di M. Tagliavini + Poesie da "Sabato" || Poesie da "La verità"

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.