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La poesia
presentata in questo libretto di poche pagine ma di molta sostanza
appartiene alla sfera della parola necessaria, urgente, vigorosa,
non piegata a un ordine esterno, ma comunque e fortunatamente ben
orientata verso una corporatura efficace da un senso della misura
interiore e da una mai latitante lucidità.
In "Sabato" si percepisce che tutto è importante e niente è rituale,
che la passione di cui questi versi sono una manifestazione informa
tutta l’esistenza dell’autrice, la quale per meglio sondare il
proprio mondo sovente si moltiplica in diversi personaggi-tipo
(madre, figlia, moglie, innamorata, emarginata…), o meglio
sperimenta diverse ottiche, sempre – lo sottolineiamo ancora –
mantenendo ben visibile la sua unità di fondo. Non un teatrino,
insomma, bensì una estensione dell’ottica di una donna attentissima
al suo esistere.
Generosi e non di rado fluviali, questi testi informano circa il
loro difficile procedere tramite scarti e incastri, i quali non
fanno però che rendere armonicamente ancora più interessanti i non
rari passaggi di autentica bellezza anche letteraria: «Ecco, questa
marmellata della vita / E della morte nel ritaglio infinitesimo / Di
un giorno anziché confondermi / Dipinge la mia vastità ed io mi
sento / Sacra, incomprensibile, terribile / Proprio come il mondo»;
«Oggi quel poco di buono del cielo / Mi prende alle spalle mi bacia
/ L’orecchio dando un senso / Totalmente surreale alle mie dita / In
solitaria connessione al mondo / […] La perfezione del dio dei dogmi
/ È che non c’è».
E non traggano in inganno i momenti in cui l’autrice pare
corteggiare un annichilimento di sé: se scrive «Vibro nera / Per
diventare voce della bellissima / Cosa che non c’è», il passaggio è
da ascrivere a un momento in cui lo sconforto viene gridato per
condannarlo esplicitamente (abbiamo parlato prima di sano rifiuto
della ritualità, ed abbiamo appena citato la vacuità dei dogmi),
condannando tra l’altro l’idea coreografica e stupidamente esteriore
che tutt’oggi si ha del poeta: «Certo pazza o ubriaca potrei /
Sembrare più credibile ma / […] Forse è meno sostenibile / Nascosta
tra i quattro fuochi / Di casa la pazzia della normalità». D’altra
parte «ogni cosa finirebbe nel mucchio / Dei ricordi smangiati da
denti opachi se / Non riprendesse di nuovo il viaggio arduo».
Un testo necessario, vivo e vigoroso, dipanato in versi solidi,
autentici nella sostanza e ricercati (senza vacua letterarietà)
nella forma, molta caparbietà e un pizzico di ironia: in poche
parole un autentico buon libro.
© Sandro Montalto
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