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Roberto Piperno
SULL'ANTISEMITISMO
Con un’antologia di testi antiebraici
Prefazione di Walter Veltroni
Editrice La Giuntina - ISBN 978-88-8057-310-4, pagg. 149,
euro 16,00
Per ordinare il libro:
- Editrice La Giuntina, Via Mannelli 29 rosso, Firenze
-
www.giuntina.it |
Questo
libro, costituito da un ampio saggio storico introduttivo e da
un’articolata
antologia di scritti antiebraici dalla seconda metà dell’800 a oggi,
nasce dalla convinzione che una più diffusa e sicura conoscenza
delle vicende e delle motivazioni
su cui si fonda l’antisemitismo possa contribuire a porre fine a
questa persecuzione
secolare e a fare avanzare la società contemporanea.
INTRODUZIONE
Il dopoguerra: la ricostruzione
Per gli ebrei sopravvissuti o emigrati in paesi lontani, come
l’America del Nord e del Sud, il dopoguerra fu un periodo di pausa,
riflessione, rielaborazione dei ricordi, nonché ricerca di una
collocazione accettata e accettabile nel nuovo contesto sociale e
politico che si stava ridisegnando. Si trattava di ritornare a
vivere!
Non si manifestarono in questo periodo fatti improntati
all’antisemitismo tali da suscitare viva apprensione e
preoccupazione generalizzata per l’immediato futuro, anche se in
Polonia tra il 1945 e il 1947 si ebbero sussulti di violenza, come a
Kielce il 4 luglio del 1946, contro ebrei sopravvissuti che
ritrovavano le loro case e famiglie, ed altri episodi si ebbero in
Ungheria e Slovacchia, senza contare numerosi articoli di taglio
tradizionalmente antisemita (2). Anche in URSS l’antisemitismo, come
vedremo più avanti, continuò a manifestarsi anche nel dopoguerra con
Stalin, ma la situazione cambiò alla sua morte nel ’53.
Dal 1945 al 1952 si svolsero, a cominciare da quello più noto di
Norimberga, i processi ai principali responsabili del nazismo e ai
loro più significativi collaboratori in Europa, che portarono alla
luce le azioni compiute da parte della cosiddetta «razza superiore
ariana» per lo sterminio delle così dette «razze inferiori», e cioè
ebrei-semiti, zingari, slavi, testimoni di Geova, perseguitati
politici, omosessuali, diversamente abili. Nel corso dei processi
venne anche alla luce il testo del protocollo di Wannsee del 20
gennaio 1942 con il quale era stato deciso dai gerarchi nazisti la
messa in atto della «soluzione finale» della questione ebraica. Fu
in questo periodo che l’opinione pubblica venne a conoscenza della
Shoah, cioè dello sterminio nazista degli ebrei e delle «razze
inferiori».
[…]
Poste queste basi, proviamo ora a cercare l’elemento costante e
concreto che agisce al di sotto di quelle imputazioni, di quelle
giustificazioni e di quel mito. Se volgiamo lo sguardo a quanto
siamo venuti descrivendo nelle pagine precedenti, balza agli occhi
che ogni grande scoppio di odio antisemitico corrisponde a un
periodo di estrema tensione sociale e ideale della storia europea e
a svolte decisive nei rapporti economici: si pensi al disfacimento
dell’impero romano, alla crisi feudale e all’attuale lotta tra le
forze che, con fini diversi, tentano di impadronirsi delle immense
possibilità offerte dallo sviluppo economico moderno. Dal lato
opposto vediamo che nel corso di due millenni gli ebrei si sono
trovati su posizioni via via differenti, a seconda del contesto
sociale in cui hanno vissuto e dell’integrazione realizzata, ma in
ogni caso hanno sempre costituito una minoranza, assai
caratterizzata fino all’emancipazione e in ogni tempo assai
complessa. In questo quadro s’inserisce la manovra antiebraica e
antisemitica la quale ha sempre cercato di deviare una parte delle
forze sociali e politiche, impegnate nella soluzione dei problemi
reali contro gli ebrei, presentandoli come i nemici veri da battere
e utilizzando a questo scopo tutta una serie di mitiche accuse.
Risulta dunque chiaro che le forze politico-sociali che assumono un
atteggiamento antiebraico non sono, in generale, quelle che cercano
di emanciparsi da uno stato di soggezione e ne ricercano le cause
all’interno della reale situazione, ma solo quelle che non
desiderano tali mutamenti, che temono quell’analisi concreta: in
breve, il sentimento antiebraico è uno dei vari metodi di lotta
usati dalle forze più conservatrici o reazionarie per battere quelle
progressiste, indirizzandole verso falsi obiettivi e dividendole.
Questa constatazione è vera anche se applicata al periodo della
nascita delle prime nuove entità nazionali, e gli orrori di quelle
persecuzioni sanguinose che colpivano gli ebrei, in quanto tali,
assai poco avevano a che fare con la finalità di togliere a una
categoria il predominio di certi traffici commerciali ed economici:
l’antiebraismo si innestava con violenza su una valida esigenza
nazionale. Così in Castiglia, ad esempio, dove nonostante il
processo unificatorio in atto nella penisola iberica, nella prima
metà del quattordicesimo secolo le condizioni degli ebrei erano
abbastanza buone e peggiorarono solo per l’intervento di alcuni
predicatori e per l’importanza assunta dal tribunale
dell’Inquisizione; così in Inghilterra, dove nel tredicesimo secolo
gli ebrei, in seguito a una serie di violenze e di persecuzioni,
chiesero di poter uscire dall’isola, ma ciò non ottennero sicché,
nella Settimana Santa del 1264, morirono a migliaia in una
sollevazione antiebraica popolare e subirono molte altre pene prima
di essere espulsi nel 1290.
Siamo così arrivati alla conclusione di questo rapido esame. Il
problema ebraico non si presenta come un problema insolubile, come
vorrebbero coloro che vogliono trasferirlo fuori della storia in un
alone di incorruttibile irrazionalismo; né è il perno della storia
europea, come hanno tentato di dimostrare coloro che alla «razza
ariana» opponevano quella «semitica»: si tratta di un particolare
problema storico, cioè umano, di un problema chiaramente
politico-sociale e risolvibile, se si vuole. No, gli ebrei non sono
preda di un «destino» inarrestabile, ma sono una concreta
espressione storica che, nell’ambito dell’Europa degli ultimi
duemila anni, ha dato luogo a un così detto «problema ebraico»; si
tratta dunque di una situazione che, come si è storicamente
determinata, così può anche essere studiata e modificata. Oggi tale
problema consiste, in sostanza, nel preservare per gli ebrei, come
per ogni altra persona, le fondamentali libertà democratiche e in
particolare la libertà di pensiero e di coscienza, che consente loro
sia di rimanere legati all’ebraismo tradizionale sia di procedere
nella ricerca di un nuovo equilibrio ebraico sia di rinunciare alla
qualifica di ebreo senza che nessuno, direttamente o indirettamente,
si possa opporre. La sola emancipazione ebraica legale non poteva di
per sé risolvere il problema, perché l’odio antiebraico era un
aspetto della più complessa situazione europea, sicché forse mai
come nel secolo e mezzo successivo alla Rivoluzione francese gli
ebrei hanno tanto patito. In verità, un’emancipazione formale e non
concreta è solo un falso aspetto della libertà. Quindi il cosiddetto
«problema ebraico» è in realtà un problema di realizzazione
integrale della democrazia, dove ogni uomo e ogni gruppo possa
scegliere, nel rispetto degli altri, di essere se stesso senza
timori per il futuro e dove le forze reazionarie non abbiano più
modo di usare l’antica arma dell’odio antiebraico. Per questo fine,
bisogna innanzi tutto eliminare criticamente le radici irrazionali
dell’attribuzione di «colpa» agli ebrei e, contemporaneamente,
bisogna fare opera costruttiva sostituendo, nella coscienza umana, a
quei valori irrazionalistici l’amore per la realtà e per la storia,
all’impostazione metafisica del cosiddetto problema ebraico quella
storicistica e realistica. Non per nulla il razzismo non era, da
questo punto di vista, che la pretesa di sopprimere la realtà
storica e di sostituirvi dei valori puramente biologici, ovvero di
sostituire una concezione della storia come destino predeterminato
al criterio della storia come risultato di forze umane che agiscono
liberamente nel reciproco rispetto. Bisogna in sostanza
demitologizzare il problema ebraico, scardinare per sempre secolari
pregiudizi e far sì che la società ricerchi in se stessa le cause
dei propri malesseri, senza evadere verso pretesti antisemitici.
Ripeto, però: se a questa azione non ne corrisponde una parallela
per un’universale e integrale democrazia, sarà stata assai poco
efficace la liberazione ebraica da ceppi secolari.
Cosi, in questa battaglia pro o contro la democrazia e la pace, il
problema ebraico, come dicevo in principio, è un problema di tutti.
Copyright © 2008 Roberto
Piperno
Il libro
Dalla Prefazione di W. Veltroni
Oltre quaranta anni sono passati da quando Roberto Piperno, appena
fresco di laurea, pubblicò L’antisemitismo moderno, con l’intento di
fornire, attraverso una selezionata documentazione, uno strumento
per conoscere e contrastare l’insieme di pregiudizi, di credenze, di
ideologie che sono alla base dell’antisemitismo e delle sue
strumentalizzazioni.
[…]
Bene ha fatto, allora, Roberto Piperno a proporre una nuova edizione
di quel suo primo libro, ampliandolo di commento e di una
documentazione che confermano il suo intento di mettere insieme uno
strumento di conoscenza non rivolto strettamente a specialisti o a
studiosi, ma soprattutto alla grande massa dei lettori, delle
persone che vogliano «toccare» direttamente le parole che sostengono
quei pregiudizi, quelle teorie, quelle tesi sulle quali
l’antisemitismo moderno continua a trovare una sua ragione.
Bisogna leggerle, quelle parole. Bisogna leggere, per esempio, la
secchezza tranciante dei documenti di Hamas, i sillogismi nei quali
si impastano vecchi e nuovi pregiudizi, constatare il modo in cui,
nonostante la prova di falsi storici e le testimonianze dirette dei
sopravvissuti, si usino strumentalmente aspetti marginali o
imprecisioni per negare quanto è successo nei campi di sterminio, e
sostenere la veridicità di fatti che non hanno nessuna prova
documentale: ritornano così, come in un incubo senza fine, le tesi
dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion, la convinzione di un
complotto per il raggiungimento di un potere planetario,
l’onnipotenza di una lobby capitalistica ebraica, la continua
confusione tra la politica dello Stato d’Israele e la religione
ebraica.
… Il suo lavoro è, insieme, lavoro di storico e lavoro di scrittore,
là dove lo scrittore opera e difende il valore fondamentale della
memoria, del valore della testimonianza e del pericolo di cui Primo
Levi parlava nel suo I sommersi e i salvati: «Per noi parlare con i
giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed
insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di
non essere ascoltati».
[…]
Dalla Prefazione alla prima edizione (1964) di Renzo De Felice
La letteratura sull’antisemitismo – uno dei più significativi e
interessanti fenomeni della storia umana ed in particolare di quella
degli ultimi due secoli, da quando, cioè, è venuto assumendo
caratteristiche via via sempre più drammatiche – è vastissima. Come
è noto, salvo rare eccezioni (che per l’Italia sono regola) essa
riguarda però soprattutto la storia delle persecuzioni e, più in
genere, della cosiddetta «questione ebraica»; scarsi e, in genere,
di non grande valore sono invece gli studi che affrontano il
fenomeno dell’antisemitismo in tutti i suoi aspetti e in tutte le
sue implicazioni, religiosi, psicologici, economici, sociali,
ideologici, politici. Sotto questo profilo, anche fuori d’Italia,
indagini come quella del Massing per la Germania rimangono delle
eccezioni che – proprio per la loro serietà – fanno vieppiù sentire
la mancanza di buoni studi.
La presente antologia dell’antisemitismo moderno è certo lungi dal
colmare tale lacuna; essa ha però indubbi pregi: innanzitutto quello
di offrire al lettore una sintesi essenziale della più significativa
«letteratura» antisemita europea degli ultimi due secoli; di una
«letteratura» della quale – in genere – si può dire che si parla
molto e si conosce poco. Da questo punto di vista – anzi – non vi è
dubbio che, pur nella sua essenzialità – l’antologia offre un
panorama pressoché completo – almeno nelle sue voci più
significative – e tale da permettere, anche al lettore meno adusato
a questo genere di «letteratura», di farsi una idea abbastanza
precisa di quali siano stati e in parte siano tutt’ora gli argomenti
dell’antisemitismo.
[…]
L’Autore
Roberto Piperno, nato a Roma nel 1938, ha vissuto le persecuzioni
razziali. È stato professore di lingue straniere, dirigente pubblico
nell'ambito delle politiche culturali, oltre che autore di libri di
poesia. Fin da giovane, anche come direttore del giornale della
Federazione Giovanile Ebraica, ha seguito da vicino le problematiche
della realtà ebraica, con particolare attenzione alla memoria della
Shoah.
Ha pubblicato: “Frattali” (Manni, 2001); “Al tempo stesso”
(Fermenti, 2004); “Sala d'attesa” (Campanotto, 2006);
“Sull’antisemitismo” (La Giuntina, 2008).
Presentazioni dell'opera:
•- Roma, 11 novebre 2008 ore 18, alla Biblioteca di Storia
Contemporanea di Roma, a cura del centro di Culura Ebraica di Roma.
Interventi di Furio Colombo, Anna Foa, Mario Toscano.
•- Firenze, 2 dicembre 2008 ore 18, alla Libreria Feltrinelli di
Firenze, a cura della Ed. La Giuntina. Interventi di Ugo Cafaz e
Giovanni Gozzini
•- Torino, 22 gennaio 2009 ore 17, alla Comunità Ebraica di Torino,
a cura della Comunità Ebraica e dell'Istituto Piemontese per la
Storia della Resistenza e della Società Contemporanea. Modera Bruno
Maida
•- Roma, 11 febbraio 2009, ore 17, alla Casa della Memoria e della
Storia, incontro per insegnanti curato dal Dipartimento Comunale per
le Politiche Educative e Scolastiche . Interventi di Carlo Felice
Casula e Saul Meghnagi.
•- Genova, 16 febbraio 2009, ore 17,30, alla Università degli Studi,
Aula Mazzini, a cura del Centro Culturale Primo Levi e Università
degli studi. Interventi di G.B.Varnier (introduzione), Elisabetta
Tonizzi, Ariel dello Strologo.
•- Bologna, 17 febbraio 2009, ore 17 , al Museo Ebraico di Bologna.
Intervento di Franco Bonilauri.
•- Milano, 18 febbraio 2009, ore 18, alla libreria Claudiana, a cura
della Claudiana e del Centro di Documentazione Ebraica
Contemporanea. Interventi di Adriana Goldstaub e Bruno Segre.
•- Sezze, 6 marzo 2009, ore 16, Comune di Sezze, incontro con
docenti e studenti delle scuole superiori dei Monti Lepini.
Introduce, Jeph Anelli.
•- Roma, 9 aprile 2009, ore 18,30, Biblioteca Rispoli, a cura del
Sistema Bibliotecario di Roma. Interventi di Marina Caffiero e
Ferdinando Imposimato.
•- Napoli, 28 aprile 2009, ore 11, Università L'Orientale di Napoli,
a cura del Dipartimento di Studi Asiatici. Interventi di Paolo
Varvaro e Gabriella Moscati Steindler.
•- Venezia, 30 aprile 2009, ore 17, Biblioteca Alef, a cura del
Museo Ebraico
•- Roma, 13 maggio 2009, ore 16,30 , Biblioteca Valliceliana, a cura
del Sindacato Nazionale Scrittori. Intervento di Anna Foa.
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