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L’anno è il 1976. La città è
Catania. Il quartiere è San Cristoforo dove “…a tredici anni sei già
vaccinato. Esci la mattina per buscarti il pane… se hai l’occhio
vivo riconosci a colpo i minchioni pieni d’acqua ed eviti chi ha le
palle quadrate… se sei furbo, prudente, sfacciato, rispettoso… se
impari in fretta, se conosci le regole… se sei svelto di mano… se
sai distinguere… sei degno di campare… sai a chi la puoi mettere in
culo, sai quando invece rischi di prenderla…sopravvivi solo se sei
un perfetto figlio di iarrusa, altrimenti non meriti neanche l’aria
che respiri” (La punizione, pagg. 104-105).
Il background presentato è dunque una dimensione reale ben
individuata. Tuttavia, mercé un' indubbia capacità scritturale, è
proprio dentro tale contesto factual che la storia raccontata
in La Punizione dal giornalista Salvatore Scalia sa diventare
momento dotato di qualità letteraria. Ed è sempre dentro questo
contesto definito che una dolorosa vicenda di cronaca di mafia, come
quella dei quattro ragazzi catanesi spariti nel nulla una
trentina di anni fa, riesce infine a trasformarsi in exempla
che è sintesi di esperienza universale.
La metamorfosi stilistica e di genere procede di pari passo
con il divenire del plot e con il conseguente espandersi
dell’universo di riferimento. C’è una vena verista, per esempio,
nell’incipit descrittivo, popolato di personaggi colorati, mossi da
ragioni istintive, dotati della felicità ancestrale dell’Essere che
é vivo ed che fa dell’affermazione di questo esistere la
prima necessità del quotidiano. Tutto accade in un presente
angosciato ma da preferirsi comunque ad un futuro incerto,
mentre gocce di ciò che è stato rivivono per lo più nella
memoria prodigiosa di Ginetto, meravigliano, stupiscono, ma non
prendono mai abbastanza.
L’ammirazione è dono da distribuire con parsimonia. Di sicuro la
reclamano le capacità superiori di Pippo Pernacchia,
la generosità dello Zio Strano, i seni acerbi di Agatina, “il rumore
rauco delle marmitte truccate” delle Vespe che sfrecciano sulle
strade sterrate di campagna, il flipper della sala giochi, le
indubbie doti di Alfio il meccanico nel gestire le relazioni coi
clienti, ma poco o null’altro. Invece, di calcio, donne e motori
sono conditi anche i discorsi di almeno quattro dei carusi di
San Cristoforo: Pinuccio, Gianni, Melo, Tano. Quei discorsi
imprestati dagli adulti, che copiano l’idioletto ricamato di
minchie e di buttane dei veri uomini d’onore e
guardano al mondo con il loro stesso animo diffidente.
Conseguenza delle azioni e delle intenzioni che realizzano la trama
è, sul piano ideale, un lento ma progressivo trasformarsi del
romanzo in una sorta di testo teatrale sui generis. Meglio
ancora La Punizione diventa un En Attendent Godot sui
generis! Come un novello Beckett 1, Scalia è maestro
nel creare l’impressione che i suoi characters vivano adesso
liberati da ogni obsoleta costrizione narrativa e si muovano dotati
di una più completa identità sul palcoscenico ricreato. Questa
metamorfosi è in realtà dovuta e ha, tra gli altri, lo scopo
di ricordarci che l’universo vagamente bucolico descritto
nell’incipit è in realtà una dimensione reale-ombra che esiste in
virtù delle ferree ed immutabili leggi cosmiche che la governano.
Una dimensione dove “Ognuno deve stare al suo posto, con le buone o
con le cattive” (La Punizione, pag. 119).
A trasfigurazione completata, gli stessi personaggi sono ormai
diventati delle marionette, dei pupi nelle mani del deus
ex machina di turno, ovvero di quel Grande Puparo che da questo
momento in poi, sopprimendo ogni libero arbitrio, ne domerà anche
l’intenzione vagamente accarezzata, suggerirà le battute e, in
ultima analisi, deciderà del destino di ognuno. La farsa
manieristica diviene tragedia nel momento stesso in cui l’illusione
catartica è spezzata dall’intrusione irriverente dell’Io critico
che non può fare a meno di ricordarsi di quell’altra
storia-fotocopia del play rappresentato. Quella storia
accaduta veramente. In quel di Catania. Nel quartiere di San
Cristoforo. Trenta anni prima. Circa.
Fuor di metafora, ma senza svelare il dettaglio di un testo di cui
si raccomanda la lettura, c’è da dire che, a differenza del famoso
play beckettiano, La Punizione presenta un Godot
perfettamente identificato, un Godot dotato di un nome ed un cognome
che, il divenire del racconto lo dimostra, è salutare non
dimenticare. Soprattutto, a differenza del play beckettiano,
La Punizione presenta un Godot che arriva sempre,
forse con il ritardo proprio della primadonna, ma non ci sono
dubbi sul fatto che arriva sempre e che quel momento fatidico
necessariamente coincida con il climax del narrato.
Impossibile coltivare illusioni in merito! Così come è impossibile
pensare di fuggire la sua giusta collera di dio turlupinato!
Infine, come in ogni palcoscenico che si rispetti, anche lo
spazio teatrale presentato nel testo in esame, non manca
dell’indispensabile botola. Nello specifico, una
botola-pozzo anticamera dell’inferno che attende ogni
peccatore che abbia anche solo osato pensare di scardinare le
fondamenta di una dimensione cosmica altrimenti perfetta; una
botola-pozzo capace di sanare, nel suo profondofondo,
tra le pareti umide, che sanno di marcio, ogni offesa arrecata, ogni
sgarro subito, in grado di reintegrare l’onore e quindi restituire
dignità ad ogni Grande Puparo ingannato, ma pur anche ad ogni suo
lontano parente; una botola-pozzo subdola nel suo tronfio
tentativo di indurre l’astante a mettere in dubbio persino
l’esistenza dei quattro carusi di cui si è già detto.
Ma anche una botola-pozzo che, nonostante tutto, auspichiamo,
non possa mai diventare paravento davanti ai nostri occhi.
Piuttosto, dovrebbe essere proprio la sua naturale ed inequivocabile
infelicità ad invitarci ad andarla a sfidare. E a guardarla.
Dentro. Nota: 1 Samuel Beckett, (Dublino 1906 - Parigi 1989),
drammaturgo, poeta e romanziere irlandese, massimo esponente,
insieme a Eugène Ionesco, del cosiddetto Teatro dell’Assurdo.
© Rina Brundu
Dublin, Settembre 2006
Salvatore Scalia, La Punizione
Marsilio Editori, Venezia - ISBN 88-317-8865-5
Pagg. 135, Euro 11.00
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