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FRANCO SANTAMARIA

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CRITICA-SAGGISTICA / PASQUALE MAFFEO


L'affanno, l'attesa
(Prefazione all'opera omonima di Gianluigi Zeppetella)

 

Emblematico d’una duplice cifra semantica, il titolo di questa seconda raccolta lirica di Gianluigi Zeppetella, L’affanno, l’attesa, occhieggia come un sigillo d’in-telligenza, induce a un ritorno sul frontespizio quando il lettore sia giunto in fondo.
Nella sua nuda linea diacronica, misurato sul passo d’una memoria che evoca, si strugge, si consuma e rinasce attingendo in sé la necessità e la forza del dire, lo spartito articola due diversi momenti di un’esperienza radicale e fondante, accoglie e orchestra nel registro d’una sobria sintassi strofica un variegato fluire (talora un rompere e irrompere) di immagini e suoni e, in essi, di urgenze, tensioni e visioni tra l’onirico e il reale che si compongono nella storia priva, segreta, finalmente conse-gnata alla pagina, di un uomo pubblico, cattedratico e indagatore scientifico di fron-tiera quale appunto è l’autore.
A ben leggere si vedrà che la duplicità della cifra, dei momenti, configura due tempi di un movimento sinfonico un pò romanticamente sincopato (soprattutto il primo) che da un circoscritto universo di trepidazioni e sussulti apre a una latitudine di co-scienza senza luogo e senza tempo, a una sorta di plenaria verità che placa e resu-scita e tuttavia non esaurisce la carica di inqietudine, di ansia, di pensiero che la permea e feconda.
L’amore, il volto il riso il corpo d’una donna: i crucci, gli urti, le morsure, le accen-sioni fantastiche che la realtà di carne e sogno genera e alimenta: di questo si so-stanziano i moti pulsivi che cercano espansione nella parola, inveramento nella voce del poeta. Ne deriva un corso che porta e tracima, dilava e spoglia, spinge alla percezione di sensi primari:

Come annegare nei tuoi occhi
nell’ombra della sera
e conoscere il mio e il tuo cuore.

Pure, la tormentosa traversata non trova unisono, non tocca approdo. L’amore degli anni acerbi cade o devia per sopravvenire di casi, per volgere di stagione: s’allenta, smemora, sbiadisce. In Zeppetella intanto ha fatto vibrare in allarme le più intime corde, ha inciso, ha inagurato un’attesa.
Sarà l’onda d’una più fonda passione a colmare poi l’attesa, a darle repiro di gioia, di salute, di felice e non saziata sete. Nel secondo tempo – più denso e compatto, meno esteso, quintessenziato – si purificano e dilatano riverberi magmatici, si am-plifica la sonorità spirituale, affiorano i termini della maturità esistenziale. Attraver-so la riposante luce del possesso sul filo che riconduce alla bocca da poco baciata cresce la certezza. Quella bocca

ha il sapore della pesca matura,
e poi, tenero segreto,
nasconde una piccola anima
ancora più dolce
e più rosa.

La piccola anima muove un acuto scandaglio, punge saggia, manda non effimeri segnali:

Sei così,
mi guardi e mi spogli,
leggendomi dentro
da sempre.
Sei così.
E ancora daccapo,
così come ieri,
non posso finire d’amarti.

I versi narrano di un uomo che ha trovato la sua donna, di una donna che ha tro-vato il suo uomo. Sono versi della vita. E allora si potrebbe definire anche la silloge un breve canzoniere per l’amata. Si potrebbe. A patto di non passare sotto silenzio alcuni testi che innescano altri temi, altre memorie, altra conoscenza. Estive visioni d’infanzia, dolenti scorci di miseria meridionale, occhiate in ciò che resta dell’an-tica Grecia.
È infine da chiamare in causa la cronologia sottesa all’intera scansione. A fiuto si coglie nella disparità inventiva e tonale che il tumulto d’inizio e il limpido andante del seguito rimandano a due separati tempi biografici, la giovinezza in affanno e l’ordinata età adulta. Non dichiarare lo scarto, avere anzi la capacità di affabulare in continuità di sequenza i tratti e gli scatti che in profondo disegnano due vicende, ecco, anche questo appartiene alla poesia.

© Pasquale Maffeo *

* Pasquale Maffeo, poeta, narratore e drammaturgo, ha pubblicato oltre venti libri. La sua produzione in versi è reperibile in sei raccolte (ricordiamo Il cercatore lumi-noso, 1994, e Nella rosa del mondo, 1997). In prosa ha prodotto i volumi di racconti Dentro il meriggio (1975), Lunario dei lazzari ( 1983) e La luna nel paniere (2003); i romanzi L’angelo bizzantino (1978, candidato al Premio Strega), Prete Salvatico (1989, Premio Camposampiero), Nipoti di Pulcinella (1998) e Il Mercuriale (2005); le biografie di Salvador Rosa, Giorgio La Pira e Federico Tozzi; saggi sui nostri scrit-tori del Novecento. Ha tradotto e commentato opere di alcuni autori inglesi del Sette e dell’Ottocento (W. Collins, W. Blake, J. Keats, Ch. Dickens e Ch. Rossetti). I suoi testi teatrali sono stati rappresentati o radiotrasmessi in Italia e in Svizzera. Vincitore della prima edizione del Premio letterario “Racconti del Serra”, è ora presidente della Giuria italiana dello stesso. È anche giornalista e critico letterario e d’arte.


Gianluigi Zeppetella, "L'affanno, l'attesa"


 

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.