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Emblematico
d’una duplice cifra semantica, il titolo di questa seconda raccolta
lirica di Gianluigi Zeppetella, L’affanno, l’attesa,
occhieggia come un sigillo d’in-telligenza, induce a un ritorno sul
frontespizio quando il lettore sia giunto in fondo.
Nella sua nuda linea diacronica, misurato sul passo d’una memoria
che evoca, si strugge, si consuma e rinasce attingendo in sé la
necessità e la forza del dire, lo spartito articola due diversi
momenti di un’esperienza radicale e fondante, accoglie e orchestra
nel registro d’una sobria sintassi strofica un variegato fluire
(talora un rompere e irrompere) di immagini e suoni e, in essi, di
urgenze, tensioni e visioni tra l’onirico e il reale che si
compongono nella storia priva, segreta, finalmente conse-gnata alla
pagina, di un uomo pubblico, cattedratico e indagatore scientifico
di fron-tiera quale appunto è l’autore.
A ben leggere si vedrà che la duplicità della cifra, dei momenti,
configura due tempi di un movimento sinfonico un pò romanticamente
sincopato (soprattutto il primo) che da un circoscritto universo di
trepidazioni e sussulti apre a una latitudine di co-scienza senza
luogo e senza tempo, a una sorta di plenaria verità che placa e
resu-scita e tuttavia non esaurisce la carica di inqietudine, di
ansia, di pensiero che la permea e feconda.
L’amore, il volto il riso il corpo d’una donna: i crucci, gli urti,
le morsure, le accen-sioni fantastiche che la realtà di carne e
sogno genera e alimenta: di questo si so-stanziano i moti pulsivi
che cercano espansione nella parola, inveramento nella voce del
poeta. Ne deriva un corso che porta e tracima, dilava e spoglia,
spinge alla percezione di sensi primari:
Come annegare nei tuoi occhi
nell’ombra della sera
e conoscere il mio e il tuo cuore.
Pure, la tormentosa traversata non trova unisono, non tocca approdo.
L’amore degli anni acerbi cade o devia per sopravvenire di casi, per
volgere di stagione: s’allenta, smemora, sbiadisce. In Zeppetella
intanto ha fatto vibrare in allarme le più intime corde, ha inciso,
ha inagurato un’attesa.
Sarà l’onda d’una più fonda passione a colmare poi l’attesa, a darle
repiro di gioia, di salute, di felice e non saziata sete. Nel
secondo tempo – più denso e compatto, meno esteso, quintessenziato –
si purificano e dilatano riverberi magmatici, si am-plifica la
sonorità spirituale, affiorano i termini della maturità
esistenziale. Attraver-so la riposante luce del possesso sul filo
che riconduce alla bocca da poco baciata cresce la certezza. Quella
bocca
ha il sapore della pesca matura,
e poi, tenero segreto,
nasconde una piccola anima
ancora più dolce
e più rosa.
La piccola anima muove un acuto scandaglio, punge saggia, manda non
effimeri segnali:
Sei così,
mi guardi e mi spogli,
leggendomi dentro
da sempre.
Sei così.
E ancora daccapo,
così come ieri,
non posso finire d’amarti.
I versi narrano di un uomo che ha trovato la sua donna, di una donna
che ha tro-vato il suo uomo. Sono versi della vita. E allora si
potrebbe definire anche la silloge un breve canzoniere per l’amata.
Si potrebbe. A patto di non passare sotto silenzio alcuni testi che
innescano altri temi, altre memorie, altra conoscenza. Estive
visioni d’infanzia, dolenti scorci di miseria meridionale, occhiate
in ciò che resta dell’an-tica Grecia.
È infine da chiamare in causa la cronologia sottesa all’intera
scansione. A fiuto si coglie nella disparità inventiva e tonale che
il tumulto d’inizio e il limpido andante del seguito rimandano a due
separati tempi biografici, la giovinezza in affanno e l’ordinata età
adulta. Non dichiarare lo scarto, avere anzi la capacità di
affabulare in continuità di sequenza i tratti e gli scatti che in
profondo disegnano due vicende, ecco, anche questo appartiene alla
poesia.
© Pasquale
Maffeo *
* Pasquale
Maffeo, poeta, narratore e drammaturgo, ha pubblicato oltre venti
libri. La sua produzione in versi è reperibile in sei raccolte
(ricordiamo Il cercatore lumi-noso, 1994, e Nella rosa del mondo,
1997). In prosa ha prodotto i volumi di racconti Dentro il meriggio
(1975), Lunario dei lazzari ( 1983) e La luna nel paniere (2003); i
romanzi L’angelo bizzantino (1978, candidato al Premio Strega),
Prete Salvatico (1989, Premio Camposampiero), Nipoti di Pulcinella
(1998) e Il Mercuriale (2005); le biografie di Salvador Rosa,
Giorgio La Pira e Federico Tozzi; saggi sui nostri scrit-tori del
Novecento. Ha tradotto e commentato opere di alcuni autori inglesi
del Sette e dell’Ottocento (W. Collins, W. Blake, J. Keats, Ch.
Dickens e Ch. Rossetti). I suoi testi teatrali sono stati
rappresentati o radiotrasmessi in Italia e in Svizzera. Vincitore
della prima edizione del Premio letterario “Racconti del Serra”, è
ora presidente della Giuria italiana dello stesso. È anche
giornalista e critico letterario e d’arte.
Gianluigi Zeppetella, "L'affanno, l'attesa"
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