|
Mentre
aspettavamo con interesse il nuovo libro di Valeria Serofilli,
questa generosa estate –sorpresa!- ci ha portato due libri: uno
di Valeria ed uno su Valeria, entrambi
pressati in un quaderno di Poiein, ovviamente a
caratteri minuscoli.
Premesso che nel panorama poetico attuale c’è tutto e il contrario
di tutto, tanto che anche il mondo accademico è disorientato ed
evita posizioni nette a rischio di prossima smentita, bisogna subito
dire che Gianmario Lucini ha fatto un lavoro coraggioso e
ammirevole. Senza mezzi termini ha inquadrato l’opera di V.S. nel
suo collocamento storico e nella sua portata poetica (enorme). Di
questo lavoro serio e sistematico, dove si asserisce solo dopo aver
argomentato, dobbiamo ringraziarlo: è ciò che desidera ogni lettore,
è ciò che desidera ogni artista.
Non esistono canoni nell’arte moderna? Su questo ha qualche dubbio.
Certo tutto viaggia ormai molto velocemente, in tutti i campi, e
forse i canoni di oggi verranno individuati solo domani, distillati
da ciò che oggi ancora sembra un magma bollente. Eccolo il coraggio
di Lucini, che non teme di esporsi all’inevitabile senno di
poi, di quando i critici del duemilacinquanta faranno un
quadro chiarissimo del nostro tempo ed anche della
nostra poesia senza pubblico.
Con un pizzico di orgoglio, ho trovato nelle righe di Lucini la
conferma e la migliore espressione di quello che personalmente già
avevo elaborato in merito all’arte dell’Autrice.
Quanto al secondo libro, quello di Valeria auguro buona e non
affrettata lettura, con un suggerimento: si inizi dalle poesie più
brevi. Dice Lucini, a proposito dell’eleganza di stile che V.S.
ottiene efficacia espressiva con l’uso della minor quantità
possibile di lemmi. Ebbene come in passato con Scelta,
Flusso (capolavori di quindici parole) ora con
Inchiostro, Compito di Poeta ed altre, ci
viene offerta una densità di pensiero che un buon prosatore
svilupperebbe in intere pagine, unita alla perfezione ritmica e
metrica. Sottolineo metrica: di certo non si tratta di una metrica
in schemi precostituiti, ma della costruzione, verso su verso, di
una sonorità che non lascia spazio a dubbi. Per scherzo e per gioco,
in una provocazione che poi Valeria Serofilli ha ospitato nel
proprio sito, l’anno scorso suggerivo di sostituire le parole di
qualche suo componimento con qualcosa di totalmente privo di
significato: numeri, che riproducessero gli accenti delle parole
sostituite. Anche così massacrate le liriche di Valeria suonano!
Certo, come quelle dei grandi poeti.
© Paolo Stefanini
estate 2010
|