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Da alcuni anni
un poeta “sperimentale” si muove lungo alcune direzioni di ricerca
diverse dal solito, stimolanti, poco frequentate. Si tratta di
Alberto Mori (1962), poeta, performer, animatore culturale,
organizzatore del festival "Poesia a strappi" a Crema, dove abita.
Gli argomenti che elabora nei suoi testi poetici sono tratti dalla
vita quotidiana, precisamente dai comportamenti e dai linguaggi
della comunicazione, della pubblicità, della moda. Già in passato
aveva affrontato e risolto in poesia “zone” contemporanee come il
bar, i centri commerciali, i meccanismi di distribuzione delle merci
e i nuovi luoghi di aggregazione come appunto i megastore o i cinema
multisale con annessi bar e pizzerie. Dopo le tre più recenti
raccolte Utòpos (2005), Bar (2006) e
Distribuzione (2008), ora propone Fashion
(Fara, 2009, pagg. 58, Euro 10), un'agile silloge sul più specifico
tema della moda e del glamour, cioè fascino, prestigio,
incantamento, e soprattutto della contaminazione dei linguaggi,
tenendo conto delle varie incidenze linguistiche provenienti non
solo dalla moda ma anche dal più ampio mondo mediatico (varia
comunicazione, pubblicità, immagini digitali, marketing e
quant'altro). Certo, già Beaudelaire si occupò della moda,
nobilitandola come arte. Ma qui Mori compie un'operazione diversa.
Parte già dal fascino consolidato della moda per arrivare a una
sublimazione psicologica della sua esternalità.
Nei testi di Mori quindi passano grandi griffe (le
italiane marche o firme sono proprio
brutte, vero?) dell'abbigliamento, della cura del corpo, dei
capelli. I vari prodotti sono citati come introduzione a versi pieni
d'ironia o addirittura di sarcasmo o anche di cinici disprezzi o di
semplice giocosità. Scrive l'autore in una nota finale: “Le
espressioni derivano dal francese inglese, giapponese, arabo, hindi
e sono tutte creazioni idiomatiche di carattere commerciale
reinventate come calchi linguistici simultanei dal linguaggio
proliferante della moda. Solo in alcuni casi l'autore interviene con
invenzioni personali sui materiali linguistici? La raccolta si
chiude anche con un piccolo dizionario delle espressioni straniere
usate nei testi con rapide spiegazioni.
Ora trascrivo un testo che altro non è se non una parodia
dell'italinglese in uso tra moda e pubblicità. La poesia risulta,
oltre che ironica, anche una seria e grave denuncia della
manipolazone della lingua italiana che ogni giorno si impoverisce,
da ricca che è sempre stata., per l'uso indiscriminato di
espressioni inglesizzanti, spesso non necessarie.
Il grembiule per cocktail Mondrian
coordina e sospinge
Standa By
tavolo/carriola per picnic
pronto per situazionare
aperitivi brunch merende
after hours fast foot night
nei parchi
Accanto sentieri di gazebo
sui prati green relax
Accessoriato con sgabello detraibile
per creare un piacevole disequilibrio elastico
appena sotto al pianale del mobile
(Alberto Mori, da Fashion)
Come si può notare, l'atteggiamento è demistificatorio, ma anche
testimoniale di un'epoca malata, tutto sommato in decadenza, in cui
le lingue si degradano per la predominanza della lingua inglese
strumentale nel mondo. Nonostante ciò, i prodotti “made in Italy”
(soprattutto quelli dei settori abbigliamento ed enogastronomia)
sono ancora tra i più acclamati all'estero. Quindi il “morismo”,
inteso come il tentativo di Mori di cercare nuove frontiere
poetiche, è un fenomeno che riguarda sia l'economia sia il costume.
La domanda che bisogna porsi è se la sua ricerca porta a risultati
poetici di rilievo. La risposta, dal mio punto di vista, è sì. Mi
rendo conto però che, trattandosi di un lavoro sperimentale, spesso
il significato si perde nei meandri della visionarietà o del
dettaglio tecnico, per cui il lettore può perdere il filo della
passione che dovrebbe avvilupparlo dentro la poesia. I passaggi
misterici e le riflessioni etiche (non moralistiche) comunque non
appesantiscono l'epos di questo nuovo territorio di scavo, anche
perché, come detto, la continua via d'uscita è l'ironia o il gioco.
Come si può evincere da quest'altra breve poesia:
Dal deserto dei cactus
spazzato da nuvole rade di polvere
lo spolverino tagliato a laser frangia lucente
Si apre e lascia riverberare
l?amuleto eolico di caolino fucsia
L?enigma entra poi nella scogliera
N ell?anfratto resta appesa la cintura
ad intarsio labirintico
(Alberto Mori, da Fashion)
Scrive Maria Grazia Martina nella prefazione: “L'azione
poetica è volta a disarticolare gli slogan e le definizioni delle
fogge per iscriverle in uno spartito di note trascritte dal cuore
della città, palcoscenico della pubblicità che irrompe nel e dal
quotidiano mondo del lavoro, nell'analogia del verso”.
Queste poesie possono anche provocare un rigetto se il lettore si
aspetta un?intellegibilità razionale. Alberto Mori compone testi
sperimentali, come ho detto all'inizio, che passano attraverso i
nuovi idiomi mediatici. Dopo i primi versi declaratori, ogni poesia
volge verso una visione inedita, spesso gratuita, talvolta anche
spaesante, ma sempre efficace sul piano della sorpresa e della
denuncia. Poesie queste che contribuiscono a irrobustire il mito
moderno degli oggetti (spesso peccaminosi o oltraggiosi) della vita
quotidiana, ma nello stesso tempo a condurre tale mito verso una sua
possibile “redenzione”.
© Ottavio
Rossani
http://poesia.corriere.it/2009/02/recensione-dalla-moda-alberto.html
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