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La poesia ha
il potere di svelare la verità. I poeti soltanto hanno a
disposizione questa straordinaria possibilità di guardare le cose
attraverso la lente molteplice di un’interrogazione attenta a non
sprecare gli istanti che la vita concede.
A questa importante prospettiva del dettato poetico Milena
Tagliavini dedica la sua nuova raccolta, La verità (Book
editore, pp.96, euro12,00).
Nei versi della poetessa milanese c’è tutto il potere della poesia
che stupisce l’essere con la vita segreta delle parole: <C’è un
sogno di cui tu non parli,/ ma da te proviene il senso/ di benessere
che mai provasti in vita / contrapposto alla confusione / vermiforme
di ciò che appare, / al dolore del pungolo-un abito, / un paio
d’occhiali- lasciato / per forza al di qua del confine>. La poesia
va ascoltata interrogandone i suoi misteri più profondi. La sua
obiettività ci racconta che non sempre quello che appare in
superficie corrisponde alla verità. Che cosa?, Chi?, Perché?, Dove?,
Quando?, Come? Sono questi i quesiti con i quali la Tagliavini si
tuffa nella lirica inquieta dei giorni consumati dalle attese.
La poesia custodisce della verità i suoi più intimi segreti. Nel
momento in cui il poeta coltiva il giardino delle parole nella
rivelazione l’ordine di tutte le cose diventa un disegno che cerca
un’armonia: <Ma il segreto è nascosto / nel sangue e nelle cose
alte/ che non vedresti senza di te. / Perciò rincorri le luci delle
insegne / e adori un’agonia>.
La cosa più importante per il poeta è quella di <essere testimone /
di ciò che non appare>.
Le aperture della mente evocano intuizioni metafisiche che sfuggono
al gioco comune delle apparenze. Così Milena Tagliavini interroga,
con grande coraggio, la verità stessa della poesia, cerca risposte
nella tempesta inquieta di una “borsa piena di cose”.
La poetessa non abbandona mai il minuzioso resoconto
dell’invenzione. Racconta la verità intrisa nei giorni perché riesce
a guardare oltre il detto di una parola che trova il suo centro
fuori la cornice del divenire.
Da una parola spogliata fino all’osso viene a galla, dagli abissi
del non rivelato, quella verità della poesia che non smette mai di
rivelare impronunciabili pensieri diventati percorsi da suggerire a
chi decide, come la poetessa, di navigare nel mondo e nel suo
miscuglio.
Milena Tagliavini considera la verità della poesia l’unica
possibilità di vedere e cogliere tutto il mistero del mondo.
In un insieme onirico la poesia diventa verbo che sopravvive a
qualsiasi caducità terrena. Diventa carne e sangue di tutte le cose
che appartengono ai corpi e alle anime.
La sapienza del poeta sta in una lungimiranza del saper guardare:<E’
bellissimo sostare nel momento / in cui la pelle si ancora
all’altrove>. Tutto quello che la poetessa cerca lo affida al valore
affermativo del titolo del suo libro, quella verità di cui abbiamo
tanto bisogno per poter stringere la vita che quotidianamente ci
sfugge e spesso sprechiamo con i nostri gesti inconsulti.
La verità della poesia è la grande intuizione che si trova nella
poesia della Tagliavini.
L’unica verità, quella del poeta, che è ancora capace di parlare
sempre all’uomo del suo tempo e di indicargli il cammino per
navigare nel mondo aggredito da un caos violento e dominato
dall’assenza di una ragione ordinatrice.
La verità della poesia è la cura suggerita per le malinconie
dell’anima. Perché <l’errore sta nella menzogna>.
© Nicola Vacca
"Secolo d’Italia",martedì 28 marzo 2006
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