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Oh, my
gold
Così il vestito più glamour
lascia a bocca aperta...
I versi di
Fashion di Alberto Mori trovano esegesi nelle ricerche
strutturaliste e semiotiche degli Anni Sessanta del secolo XX e
sviluppo nel progresso mediatico.
Processo inarrestabile, che ha concorso sostanzialmente alla
manipolazione ed all’accrescimento vertiginoso del linguaggio sempre
obsoleto e preferenziale della moda, fino a renderlo proliferante
mix d’invenzioni linguistiche up-to-date, in
corrispondenza agli sviluppi tecnosettoriali dei materiali, dei
modelli, dei target. Una sfida alla produzione del
neologismo più alla moda, Tutto è Winter Chic.
Ben si comprende leggendo il testo poetico, che il trasporto dal
linguaggio mistilingue corrente, il giornalese, alla poesia,
attraversa un territorio più organico, umorale, sensibile,
sensoriale, mood sinestetico.
Un percorso che diversifica nell’iter ciò che appartiene alla
tecnica, alla semiotica, al sistema, all'esterofilia, per una trama
più intima… sotto pelle!
In ciascuna composizione, la parola estrapolata dalla carta
stampata, dal virtuale, isolata e assemblata nel verso assume un
andamento dettato dal sinonimo dittico fashion/glamour, fra
travestimento e incanto per tutto ciò che passa in mondovisione
dall’oggetto al linguaggio e dal linguaggio all’oggetto per farsi
metafora poetica.
Quando la comunicazione scavalca il piano mass moda (Patrizia
Calefato, 1996) o registro informativo/merce per sollecitare il
sentire poetico?
Ovvero, quando il fascino diviene incantamento poetico?
Gli studi storici intorno alla necessità di individuare il tempo
moderno nel presente della moda, affondano nelle preziose
riflessioni critiche di Charles Baudelaire. Egli individuò nella
moda l’espressione più autentica del presente (Le Peintre de la Vie
moderne, 1863).
Moda come modernità.
La moda come la vita - movida - si manifestava agli occhi del poeta
nell’ essere “traccia” gramma glamour patina seducente del
Bello
transitorio, quello che lo stesso Baudelaire definì “la metà
dell’arte”.
Baudelaire ribaltò il destino della moda.
Un destino fino ad allora segnato dalla vanitas e, per questo,
associato alla morte (Giacomo Leopardi, Dialogo della Moda e della
Morte, 1824).
Baudelaire scoprì della moda e nella moda il senso del fascino,
dell’incantesimo del trucco, del piacere dello sguardo, della magia
della seduzione.
Dal Futurismo al Surrealismo al Déco fino alla cultura Pop, la vita
e l’arte trovarono nell’oggetto l’estetica dell’epoca, l’esempio
moderno del mito.
La neomitologia di Andy Warhol stava nella serialità dell’immagine,
laddove lo stesso Walter Benjamin (Das Kunstwerk im Zeitalter seiner
technischen Reproduzierbarkeit, 1936) aveva preconizzato il
cambiamento sostanziale e irreversibile dell’oggetto nella sua
infinita riproducibilità, individuata nel mezzo e nei mezzi: carta
stampata, fotografia, cinema, blogsfere… Effetto web java script.
Altra ricerca imprescindibile, e a tutt’oggi à la page è quella
condotta dal semiologo Roland Barthes (Système de la Mode, 1967) che
individuò l’importanza sociolinguistica del mezzo informativo, i
giornali di moda, capaci di tradurre le proposte (parole/immagini)
in indumenti (oggetti/commerciali). “Un laboratorio sartoriale di
idee” in cui la comunicazione segnica procede dalla lingua
all’immagine al corpo.
In tempi più recenti, Valerie Steele (Glamour. Fashion, Film,
Fantasy, New York, Museo Fashion Institute of Technology, 2005) ha
messo in scena una mega sfilata di abiti/icona, visualizzando
fisicamente il transfert lingua/immagine/abito/corpo, il tutto in
packaging sovrannaturale charme glamour.
Tuttavia, il punto sull’evoluzione del processo di contaminatio
linguistica della comunicazione mediatica della moda e per la moda
evolve in inarrestabile esterofilia e in territori affini e
trasversali (Irene Darrelli, Lessico della moda, 2005).
Dunque, anche poetici.
In Fashion l’inclusione di lemmi correnti, mass-mediali, nella
poesia, è da leggersi in una ricerca sperimentale, di ascendenza
baudeleriana più che barthesiana, ovvero della parola di e
della
moda come complessa meraviglia, corrispondenza visivosensoriale
dall’oggetto al corpo attraverso lo sguardo.
La parola, eco immaginifica, rimbalza dalla strada alla pagina.
Nella pagina il “lemma digitato”dal poeta, pur nella diversificata
accezione linguistica, si denuda e si demoda per apparire parola di
tempo enunciato a far scaturire dal linguaggio l’aura di candore
inalterato nel suo essere suono, percetto misterioso, gramma,
nell’estrarre il mutevole nel restante.
Il poeta sperimenta, distilla, il fugace nel sentimento sospeso,
sorpreso a modellare il senso imperfetto della parola.
Alberto Mori è impegnato a far emergere l’esistenza del poetico in
una nuova mimesis compositiva con lo sguardo, aperta in sequenze
improntate al transitorio apparire, nel titolare tecnicamente le
tipologie street college, nelle merceologie della materia
pixel
texture, nel condensare significato/significante Nasce negligé per
la sera.
Un transitare visionario dal fascino nel fascinatorio, in cui il
corpo si “sfoggia”, si neutralizza, fino a svelarsi ingannevole
stordimento La fragranza Calvin Klein per addominali nudi/ discende
in direzione olfattiva al boxer lanato/ mentre l’immagine modula nel
fitness/ il bagliore scabro della potenza trattenuta/ dal design
levigo e rigonfio.
Così, la pagina ospita una sola “passerella”, in un andare talvolta
giocoso, talvolta ironico, talvolta misterioso, in cui l’evocazione
si veste sulla parola e con la parola sollecita l’apparire del senso
poetico.
La lingua poetica accorda il trendy al flash visivo in un gioco che
trascende dal look al mood in lievi velature di fiabesca alchimia
No
Season.
L’azione poetica è volta a disarticolare gli slogan e le definizioni
delle fogge per iscriverle in uno spartito di note trascritte dal
cuore della città, palcoscenico della pubblicità che irrompe nel e
dal quotidiano mondo del lavoro, nell’analogia del verso.
Ecco che in queste visioni, multiple luminose trascendenti, si
compie il disvelarsi poetico nel fluttuante incanto glamour.
L’interazione simbolica dello sguardo, della parola nella scrittura
quale poetica di una “nuova natura”, costituisce l’aspetto
pregnante, insieme melanconico e metalinguistico, di Fashion, in
conseguenza logica con i precedenti lavori di Alberto Mori che
riguardano il mondo della meraviglia, del nuovo, dell’antiumano.
© Maria
Grazia Martina
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