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FRANCO SANTAMARIA

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CRITICA-SAGGISTICA / MARIA GRAZIA MARTINA


XXXVI Passerelle: MOOD double-face

 

Oh, my gold
Così il vestito più glamour
lascia a bocca aperta...

I versi di Fashion di Alberto Mori trovano esegesi nelle ricerche strutturaliste e semiotiche degli Anni Sessanta del secolo XX e sviluppo nel progresso mediatico.

Processo inarrestabile, che ha concorso sostanzialmente alla manipolazione ed all’accrescimento vertiginoso del linguaggio sempre obsoleto e preferenziale della moda, fino a renderlo proliferante mix d’invenzioni linguistiche up-to-date, in corrispondenza agli sviluppi tecnosettoriali dei materiali, dei modelli, dei target. Una sfida alla produzione del neologismo più alla moda, Tutto è Winter Chic.

Ben si comprende leggendo il testo poetico, che il trasporto dal linguaggio mistilingue corrente, il giornalese, alla poesia, attraversa un territorio più organico, umorale, sensibile, sensoriale, mood sinestetico.
Un percorso che diversifica nell’iter ciò che appartiene alla tecnica, alla semiotica, al sistema, all'esterofilia, per una trama più intima… sotto pelle!
In ciascuna composizione, la parola estrapolata dalla carta stampata, dal virtuale, isolata e assemblata nel verso assume un andamento dettato dal sinonimo dittico fashion/glamour, fra travestimento e incanto per tutto ciò che passa in mondovisione dall’oggetto al linguaggio e dal linguaggio all’oggetto per farsi metafora poetica.

Quando la comunicazione scavalca il piano mass moda (Patrizia Calefato, 1996) o registro informativo/merce per sollecitare il sentire poetico?
Ovvero, quando il fascino diviene incantamento poetico?

Gli studi storici intorno alla necessità di individuare il tempo moderno nel presente della moda, affondano nelle preziose riflessioni critiche di Charles Baudelaire. Egli individuò nella moda l’espressione più autentica del presente (Le Peintre de la Vie moderne, 1863).
Moda come modernità.
La moda come la vita - movida - si manifestava agli occhi del poeta nell’ essere “traccia” gramma glamour patina seducente del Bello transitorio, quello che lo stesso Baudelaire definì “la metà dell’arte”.
Baudelaire ribaltò il destino della moda.
Un destino fino ad allora segnato dalla vanitas e, per questo, associato alla morte (Giacomo Leopardi, Dialogo della Moda e della Morte, 1824).
Baudelaire scoprì della moda e nella moda il senso del fascino, dell’incantesimo del trucco, del piacere dello sguardo, della magia della seduzione.
Dal Futurismo al Surrealismo al Déco fino alla cultura Pop, la vita e l’arte trovarono nell’oggetto l’estetica dell’epoca, l’esempio moderno del mito.
La neomitologia di Andy Warhol stava nella serialità dell’immagine, laddove lo stesso Walter Benjamin (Das Kunstwerk im Zeitalter seiner technischen Reproduzierbarkeit, 1936) aveva preconizzato il cambiamento sostanziale e irreversibile dell’oggetto nella sua infinita riproducibilità, individuata nel mezzo e nei mezzi: carta stampata, fotografia, cinema, blogsfere… Effetto web java script.
Altra ricerca imprescindibile, e a tutt’oggi à la page è quella condotta dal semiologo Roland Barthes (Système de la Mode, 1967) che individuò l’importanza sociolinguistica del mezzo informativo, i giornali di moda, capaci di tradurre le proposte (parole/immagini) in indumenti (oggetti/commerciali). “Un laboratorio sartoriale di idee” in cui la comunicazione segnica procede dalla lingua all’immagine al corpo.

In tempi più recenti, Valerie Steele (Glamour. Fashion, Film, Fantasy, New York, Museo Fashion Institute of Technology, 2005) ha messo in scena una mega sfilata di abiti/icona, visualizzando fisicamente il transfert lingua/immagine/abito/corpo, il tutto in packaging sovrannaturale charme glamour.
Tuttavia, il punto sull’evoluzione del processo di contaminatio linguistica della comunicazione mediatica della moda e per la moda evolve in inarrestabile esterofilia e in territori affini e trasversali (Irene Darrelli, Lessico della moda, 2005).

Dunque, anche poetici.

In Fashion l’inclusione di lemmi correnti, mass-mediali, nella poesia, è da leggersi in una ricerca sperimentale, di ascendenza baudeleriana più che barthesiana, ovvero della parola di e della moda come complessa meraviglia, corrispondenza visivosensoriale dall’oggetto al corpo attraverso lo sguardo.

La parola, eco immaginifica, rimbalza dalla strada alla pagina.

Nella pagina il “lemma digitato”dal poeta, pur nella diversificata accezione linguistica, si denuda e si demoda per apparire parola di tempo enunciato a far scaturire dal linguaggio l’aura di candore inalterato nel suo essere suono, percetto misterioso, gramma, nell’estrarre il mutevole nel restante.

Il poeta sperimenta, distilla, il fugace nel sentimento sospeso, sorpreso a modellare il senso imperfetto della parola.

Alberto Mori è impegnato a far emergere l’esistenza del poetico in una nuova mimesis compositiva con lo sguardo, aperta in sequenze improntate al transitorio apparire, nel titolare tecnicamente le tipologie street college, nelle merceologie della materia pixel texture, nel condensare significato/significante Nasce negligé per la sera.
Un transitare visionario dal fascino nel fascinatorio, in cui il corpo si “sfoggia”, si neutralizza, fino a svelarsi ingannevole stordimento La fragranza Calvin Klein per addominali nudi/ discende in direzione olfattiva al boxer lanato/ mentre l’immagine modula nel fitness/ il bagliore scabro della potenza trattenuta/ dal design levigo e rigonfio.

Così, la pagina ospita una sola “passerella”, in un andare talvolta giocoso, talvolta ironico, talvolta misterioso, in cui l’evocazione si veste sulla parola e con la parola sollecita l’apparire del senso poetico.
La lingua poetica accorda il trendy al flash visivo in un gioco che trascende dal look al mood in lievi velature di fiabesca alchimia No Season.

L’azione poetica è volta a disarticolare gli slogan e le definizioni delle fogge per iscriverle in uno spartito di note trascritte dal cuore della città, palcoscenico della pubblicità che irrompe nel e dal quotidiano mondo del lavoro, nell’analogia del verso.

Ecco che in queste visioni, multiple luminose trascendenti, si compie il disvelarsi poetico nel fluttuante incanto glamour.

L’interazione simbolica dello sguardo, della parola nella scrittura quale poetica di una “nuova natura”, costituisce l’aspetto pregnante, insieme melanconico e metalinguistico, di Fashion, in conseguenza logica con i precedenti lavori di Alberto Mori che riguardano il mondo della meraviglia, del nuovo, dell’antiumano.

© Maria Grazia Martina
 


 Alberto Mori, da "Fashion"

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.