|
Ho appena
ultimato di ‘perdermi’ in Ho spento gli orologi, libro
magnifico fin dalla veste tipografica, edito dalla Florernze Art
Edizioni, realizzato da quarantaquattro foto del Maestro Vittore
Tappari e altrettante liriche di Mario Sodi, noto scrittore a
livello internazionale1.
Conoscendo l’indole del Sodi, ogni immagine, nei vari connotati
artistici - giochi d’ombre, colori, luminosità, volti… - è stata un
invito irresistibile a correre il suo ‘Palio’.
La poiesis si è davvero sbizzarrita con esiti
straordinari.
Già nel 1990 i due artisti ci avevano regalato “Amare terre”
(Defalco Editore Firenze), composto da quarantasette foto ad ognuna
delle quali corrispondeva un distico. Tutti concatenati, un’unica
lirica rivolta a Siena e alla sua campagna.
Lavoro di preziosismo linguistico da parte del Sodi per ispirarsi
alle immagini senza tradirle e rendere sciolta al contempo la
composizione.
In questa seconda opera a quattro mani, ad ogni clic
corrisponde una lirica.
E se si fosse pensato che con Talita Kum2,
l’autore aveva raggiunto le vette più alte, ci si sarebbe fortemente
ingannati. Le immagini lo hanno provocato a scrivere versi di
graziosa ilarità, in altre sillogi tenuti a bada. A pag. 20: “Ciao,
vita/ che mi vieni incontro/ ti aspettavo, eccomi!.... Nella mia
testa ci sono mille uccelli/ che si alzano in volo/:come quando
salpai da Le Havre/ e Madelaine mi salutò correndo lungo la banchina
(…) Ciao, mia vita, il marinaio è tornato/sono contento di esserci3.”
O addirittura la poesia in chiosa, “La pastora, le pecore, Vittòre4”:
rivela a piene mani quel bambino vivace cui spesso Mario Sodi si
riferisce, come motore della sua ars. Qui lo mostra
con chiarezza, altre volte è apparentemente, ma solo apparentemente
addormentato.
In “Ho spento gli orologi” il cuore del messaggio
concorde negli autori è ovviamente il tempo.
In introduzione, il Tappari scrive: “Tento di fermare con una foto
la forza, la bellezza, l’istante dello splendido fiorire e
rigenerarsi delle stagioni, portando via con me schegge di luce”.
E il Sodi sottolinea: “Viviamo nel tempo… un percorso inarrestabile5,
ma costituito da quelli che potremmo definire ‘gli istanti
memorabili’ (…) ‘Non dobbiamo perdere ciò che non si ripeterà
mai più; e non dobbiamo lasciarci sfuggire il momento, anzi
riempirlo di significato: che è certamente molto di più del
Carpe diem oraziano, piché vi è la gioia di un compimento
che va oltre la stessa dimensione dell’attimo, contenendo per sempre
la percezione sensoriale-spirituale di un evento che ‘è stato’ ma
sarà - intimamente – per sempre6.’ Quando Vittore Tappari
mi mostrò le sue foto, provai un’intensa emozione… Il passato
divenne d’un tratto presente… avevo lasciato la mia corsa fissando
il mio occhio segreto su ogni creatura accolta dal desiderio della
Conoscenza. Avevo spento i miei orologi.”
La lirica eponima del titolo è particolarmente significativa: unisce
l’importanza del tempo da vivere in relazione all’amore con
la “A” umana o divina: binomio essenziale nel pensiero del Sodi.
“ … Kora occhi ridenti/ mi porge vino e melagrana,/ il volto
di fiamma.
Ho spento gli orologi/ per un tempo senza fine/ Ho tre staia
di farina/ e Kora il suo lievito./ Fino al solstizio./ Quando/ un
Sole/ geloso/ La porterà via7.”
Leggendo liriche di Talita Kum8, o pagine
da Il Giardino degli aromi9, le due
essenze restano sposate.
“Sempre più breve il tempo dell’amore.
Ho spalancato la mia stanza per darmi tutto, per vivermi senza
paura, ed amare la vita totalmente, senza pudore né discernimento10”
Oppure a pag.100 da “Stanotte”:
“Forse tu sei per me l’ultimo segno per decifrare il tempo. La
tua vita così vera che dà vertigine pensarla, ora la sento
precipitata nella mia come pietra sull’acqua, repentina ...”
A pag. 132 c’è poi il riferimento a Dio, all’amore scritto con la
maiuscola:
“Quando mi ascolto non esiste né “ieri”né “domani”, ma solo questo
attimo, mio e “se stesso” terno e carnale: dicono sia la voce di Dio
che si manifesta… Cielo e terra si toccano incessantemente nei
nostri corpi… l’Infinito ci genera e ci reclama”.
E in Talita Kum:
Quartine da “Il tempo del fuoco”:
Il ciliegio dove coglievo i frutti
a manciate ridendo... Una sera
mi mostrasti fra i bei capelli biondi
i tuoi pendenti rossi, e più non risi.
Attendere i tuoi passi. Penetrare
il giardino, aprire la tua rosa
nelle mie vene chiuse, morire
alla mia morte e rinascere in te.
Quartine da “Il tempo del cielo”:
Ti cercai inseguendo la tua Voce
di rondine. Ti ho ritrovato
su questa stretta soglia del tramonto
in una fila di umili formiche.
Quando sarà, vieni a me con mia madre.
Mi stringerà le mani dolcemente
come quel giorno, - e mi guardò in silenzio
nel silenzio pregando la mia pace.
Così come mai nel Sodi mancherà il riferimento alla madre e alla
madre terra. Ecco alcuni versi su questo tema: “Monteriggioni che
disegni il cielo/ con un pane di sangue/ ti fecero i miei padri
(….)/ mentre le madri nate vecchie ai lavatoi spinsero avanti la
vita11.”
Dall’estrema sintonia artistica degli autori, l’unicità di questo
testo.
© Lucia Visconti
Note:
1 Entrambi gli artisti hanno radici nella terra di Siena
2 Talita Kum poesie (Polistampa fi 2000)
3 La lirica prende spunto dall’immagine di un anziano che
si toglie il cappello e il vento gli scompiglia i capelli. I puntini
tra parentesi sono miei.
4 “O vaghe montanine pecorelle/ che andaste per i prati a
pascolare/chi vi conduce sì lanose e belle?”(pa. 94).
5
Clarles Baudelaire “Le monstre qui nous ronge le coeur.”
6
Heschel Abraham.
7 “Kora” di Mario Sodi a pag.14.
8 Mario Sodi. Op. cit.
9 Mario Sodi. Il Giardino degli aromi. Racconti Florence
Art edizioni FI 2007
10 Op. Cit. pag.70.
11 Op. Cit. pag.22. I puntini sono miei
Lucia Visconti, da "Per mano",
poesia
Lucia Visconti, da "L'Eco
rossa", narrativa
Lucia Visconti, "Se la catena non si spezza"
di F. Santamaria
Lucia Visconti, Pagine critiche
Letizia Lanza, "Orme di Signoria" di Lucia Visconti
|