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Lucia Visconti Cicchino

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CRITICA-SAGGISTICA / LUCIA VISCONTI


Nota a “Ho spento gli orologi”
Immagini di Vittore Tappari / Liriche di Mario Sodi

(FLorenze Art Edizioni, Firenze 2008)

 

Ho appena ultimato di ‘perdermi’ in Ho spento gli orologi, libro magnifico fin dalla veste tipografica, edito dalla Florernze Art Edizioni, realizzato da quarantaquattro foto del Maestro Vittore Tappari e altrettante liriche di Mario Sodi, noto scrittore a livello internazionale1.
Conoscendo l’indole del Sodi, ogni immagine, nei vari connotati artistici - giochi d’ombre, colori, luminosità, volti… - è stata un invito irresistibile a correre il suo ‘Palio’.
La poiesis si è davvero sbizzarrita con esiti straordinari.
Già nel 1990 i due artisti ci avevano regalato “Amare terre” (Defalco Editore Firenze), composto da quarantasette foto ad ognuna delle quali corrispondeva un distico. Tutti concatenati, un’unica lirica rivolta a Siena e alla sua campagna.
Lavoro di preziosismo linguistico da parte del Sodi per ispirarsi alle immagini senza tradirle e rendere sciolta al contempo la composizione.
In questa seconda opera a quattro mani, ad ogni clic corrisponde una lirica.
E se si fosse pensato che con Talita Kum2, l’autore aveva raggiunto le vette più alte, ci si sarebbe fortemente ingannati. Le immagini lo hanno provocato a scrivere versi di graziosa ilarità, in altre sillogi tenuti a bada. A pag. 20: “Ciao, vita/ che mi vieni incontro/ ti aspettavo, eccomi!.... Nella mia testa ci sono mille uccelli/ che si alzano in volo/:come quando salpai da Le Havre/ e Madelaine mi salutò correndo lungo la banchina (…) Ciao, mia vita, il marinaio è tornato/sono contento di esserci3.”  O addirittura la poesia in chiosa, “La pastora, le pecore, Vittòre4”: rivela a piene mani quel bambino vivace cui spesso Mario Sodi si riferisce, come motore della sua ars. Qui lo mostra con chiarezza, altre volte è apparentemente, ma solo apparentemente addormentato.
In “Ho spento gli orologi” il cuore del messaggio concorde negli autori è ovviamente il tempo.
In introduzione, il Tappari scrive: “Tento di fermare con una foto la forza, la bellezza, l’istante dello splendido fiorire e rigenerarsi delle stagioni, portando via con me schegge di luce”.
E il Sodi sottolinea: “Viviamo nel tempo… un percorso inarrestabile5, ma costituito da quelli che potremmo definire ‘gli istanti memorabili’ (…) ‘Non dobbiamo perdere ciò che non si ripeterà mai più; e non dobbiamo lasciarci sfuggire il momento, anzi riempirlo di significato: che è certamente molto di più del Carpe diem oraziano, piché vi è la gioia di un compimento che va oltre la stessa dimensione dell’attimo, contenendo per sempre la percezione sensoriale-spirituale di un evento che ‘è stato’ ma sarà - intimamente – per sempre6.’ Quando Vittore Tappari mi mostrò le sue foto, provai un’intensa emozione… Il passato divenne d’un tratto presente… avevo lasciato la mia corsa fissando il mio occhio segreto su ogni creatura accolta dal desiderio della Conoscenza. Avevo spento i miei orologi.”
La lirica eponima del titolo è particolarmente significativa: unisce l’importanza del tempo da vivere in relazione all’amore con la “A” umana o divina: binomio essenziale nel pensiero del Sodi.
“ … Kora occhi ridenti/ mi porge vino e melagrana,/ il volto di fiamma.
Ho spento gli orologi/ per un tempo senza fine/ Ho tre staia di farina/ e Kora il suo lievito./ Fino al solstizio./ Quando/ un Sole/ geloso/ La porterà via7.”
Leggendo liriche di Talita Kum8, o pagine da Il Giardino degli aromi9, le due essenze restano sposate.
“Sempre più breve il tempo dell’amore.
Ho spalancato la mia stanza per darmi tutto, per vivermi senza paura, ed amare la vita totalmente, senza pudore né discernimento10

Oppure a pag.100 da “Stanotte”:
“Forse tu sei per me l’ultimo segno per decifrare il tempo. La tua vita così vera che dà vertigine pensarla, ora la sento precipitata nella mia come pietra sull’acqua, repentina ...
A pag. 132 c’è poi il riferimento a Dio, all’amore scritto con la maiuscola:
“Quando mi ascolto non esiste né “ieri”né “domani”, ma solo questo attimo, mio e “se stesso” terno e carnale: dicono sia la voce di Dio che si manifesta… Cielo e terra si toccano incessantemente nei nostri corpi… l’Infinito ci genera e ci reclama”.
E in Talita Kum:

Quartine da “Il tempo del fuoco”:
Il ciliegio dove coglievo i frutti
a manciate ridendo... Una sera
mi mostrasti fra i bei capelli biondi
i tuoi pendenti rossi, e più non risi.

Attendere i tuoi passi. Penetrare
il giardino, aprire la tua rosa
nelle mie vene chiuse, morire
alla mia morte e rinascere in te.

Quartine da “Il tempo del cielo”:
Ti cercai inseguendo la tua Voce
di rondine. Ti ho ritrovato
su questa stretta soglia del tramonto
in una fila di umili formiche.

Quando sarà, vieni a me con mia madre.
Mi stringerà le mani dolcemente
come quel giorno, - e mi guardò in silenzio
nel silenzio pregando la mia pace.

Così come mai nel Sodi mancherà il riferimento alla madre e alla madre terra. Ecco alcuni versi su questo tema: “Monteriggioni che disegni il cielo/ con un pane di sangue/ ti fecero i miei padri (….)/ mentre le madri nate vecchie ai lavatoi spinsero avanti la vita11.”
Dall’estrema sintonia artistica degli autori, l’unicità di questo testo.

© Lucia Visconti



Note:
1  Entrambi gli artisti hanno radici nella terra di Siena
2  Talita Kum poesie (Polistampa fi 2000)
3  La lirica prende spunto dall’immagine di un anziano che si toglie il cappello e il vento gli scompiglia i capelli. I puntini tra parentesi sono miei.
4  “O vaghe montanine pecorelle/ che andaste per i prati a pascolare/chi vi conduce sì lanose e belle?”(pa. 94).
5  Clarles Baudelaire “Le monstre qui nous ronge le coeur.”
6  Heschel Abraham.
7  “Kora” di Mario Sodi a pag.14.
8  Mario Sodi. Op. cit.
9  Mario Sodi. Il Giardino degli aromi. Racconti Florence Art edizioni FI 2007
10  Op. Cit. pag.70.
11  Op. Cit. pag.22. I puntini sono miei




 

Lucia Visconti, da "Per mano", poesia
Lucia Visconti, da "L'Eco rossa", narrativa
Lucia Visconti, "Se la catena non si spezza" di F. Santamaria
Lucia Visconti, Pagine critiche

Letizia Lanza, "Orme di Signoria" di Lucia Visconti

 

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.