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Lucia Visconti Cicchino

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CRITICA-SAGGISTICA / LUCIA VISCONTI


Il portone di Via Ghibellina” di Annalisa Macchia *
(Puntoacapo Editrice 2011)


 

“Mi chiamo Carlotta, detta Carlo. Sia ben chiaro, però: sono donna, femmina in ogni cellula del corpo e per generosità della sorte, le mie cellule non sono neppure poche.” Questo l’incipit del racconto lungo di Annalisa Macchia, il primo tra la copiosa miscellanea di poesie per piccoli e grandi, prosa saggistica e note critiche. Ci voleva: è superconferma che la scrittrice è davvero “nata con la penna in mano.”
Ma torniamo un attimo alla Carlo: icché avrà a che fare ‘sta bella figliola con l’atavico portone di Via Ghibellina ni’ centro storico di Firenze? Il tutto, ottanta pagine fitte fitte: non sono patatine fritte o ciliegie, ma te le trovi trangugiate in un’oretta, tant’è lo scorrere narrativo senza ristagni, coloratissimo da brevi dialoghi in vernacolo, con descrizioni accurate dell’ambiente, tratteggio bozzettistico dei personaggi - quasi te li vedi uscir dalle pagine –, attimi di suspense, fotografie di realtà di degrado e, naturalmente, pittura dei quattro amici giornalieri di Carlotta, cioè cani di diversa razza che la ragazza si trova ad accudire. Carlotta dunque è la dog sitter di Basker, un mastino arcigno come il padrone vecchio come i’cucco, sempre severo, scostante e di Ughino, cocco di un’anziana donna figlia del popolo, “incontenibile bastardetto di media taglia con ciuffi biondi sugli occhi, sotto la gola e in cima agli orecchi”. Ed ancora al guinzaglio dei significativi muscoli di Carlotta, Neve, “un barbone dal pelo bianco ingiallito e dai riccioli ormai talmente lunghi e arruffati da sembrare una pecora (…). Guardandolo, ci si aspettava di sentirlo belare.” (pag.22) E poi “Lautrec, un pacifico bassotto color biscotto con tendenza ad ingrassare, era arrivato al punto critico di sfiorare la pancia a terra mentre zampettava (…). Al contrario di Ughino e Neve, quel pigrone andava trascinato. Avevo sottovalutato il mio lavoro.” (pag. 22)
Povera Carlo! L’amico africano – chiamato Kappa - per quante volte la consonante si ripeteva nel suo nome – l’aveva incastrata fidando nella sua indole generosa. La Carlo era rimasta pazientemente ad attendere, ma Kappa non tornava. Intanto Primavera lasciava il regno ad Estate e, che sudori portarsi dietro quegli scalmanati!
Per fortuna il vecchio riccone pagava bene per Basker, e appariva all’orizzonte un altro Carlo, maschio lui, davvero in tutte le cellule: finalmente un marcantonio capace di mangiare con lei mezzo chilo di spaghetti a colazione.
Al di là della trama su cui non mi prolungo per non togliere al lettore il piacere di gustarla, mi piace sottolineare che la vicenda – avventura si gioca essenzialmente sul termine “portone”, simbolo, come in chiosa l’autrice stessa scrive, “di quella porta riservata dal destino ad ognuno, senza farsi avvertire.” Quel passaggio obbligato, direi, dal quale non puoi scantonare, ma in seconda battuta sei libero di tornare indietro, non metterti in gioco, mantenere atteggiamento tiepido o aderire totalmente ad un progetto ben delineato, ma non da te.

© Lucia Visconti

* Annalisa Macchia
Il portone di Via Ghibellina, romanzo
Puntoacapo Editrice, Novi Ligure (AL) 2011
pp.78, € 10.00

 

Lucia Visconti, da "Per mano", poesia
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Lucia Visconti, Pagine critiche

 

 

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Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.