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Lucia Visconti Cicchino

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CRITICA-SAGGISTICA / LUCIA VISCONTI


Nota a “N.O.F.4 - Centottantadue metri di follia
di Mariagrazia Carraroli, con grafiche di Luciano Ricci

(Le voci della luna. Poesia 2010)


 

Non cessano di stupirci i due coautori di questo terzo testo di drammaturgia poetica.
Dopo “E nella sera un sogno”, alta espressione dell’amore, “Mai più”, dono di pietà verso le 582 vittime della follia nazista in Sant’Anna di Stazzema e allo stesso tempo una denuncia contro l’abominio della guerra, in “N.O.F.4” si canta la storia di un malato di mente, Nannetti Oreste Fernando, chiuso a vita nel manicomio di Volterra di cui sono rimaste sue scritte, incise con la cintura del panciotto di militanza nel muro delimitante l’area di passeggio della orribile carcere-prigione.
Possiamo definire l’attuale azione teatrale, profondo esame di coscienza contro l’emarginazione del “diverso”, che poi “diverso” non è.
Le pagine scritte dalla Carraroli si intervallano con le foto dell’ambiente, sapientemente apposte da Luciano Ricci. Ecco perché preferisco parlare di coautori, anziché dividere i due ruoli: l’uno senza l’altro non avrebbero offerto, a mio avviso, un’opera così completa di arte e umanità.

I personaggi sono:
• un infermiere
• coro dei matti
• N.O.F.4

Introduce l’opera l’infermiere, sottolineando la chiave, segno di apertura della sempre uguale mattinata dei 500 reclusi del Ferri - o padiglione 4-, chiave che torna la sera a chiudere i galeotti dentro nuda rumorosa camerata.[1]

Continua il coro: isole in mezzo / tavoli a circumnavigare/ a forza di piedi strascicati (…)[2] E la sberla del custode ci richiama/ a un’altra mano/dal tepore che l’anima conserva.[3] Particolarmente felice il quadro dei poveretti: la singolare sensibilità della poeta legge nella loro anima. Si sofferma il lettore su questa immagine. Difficile, proseguire.
E passano le ore senza senza fretta/nel senso che il nostro giro inverte”(…) Galeotti antiorari, noi contrari.[4]
Questo verso è il leitmotiv dei derelitti. Per loro non esistono giorno e notte: il tempo non scorre come in chi è libero. E’ stravolto dalla malattia. “Ci desta l’urlo del compagno/ ci dice l’agonia di qualcun altro/ e la sberla del custode ci richiama/ a un’altra mano/ dal tepore che l’anima conserva.
Felicissimo verso.
Come non sentirsi stringersi lo stomaco dal ricordo remoto, ma vivo di un calore chissà quando ricevuto.
Ed ecco il Nannetti, Oreste Fernando, 4 sezione del giudiziario.
Con la scoperta di graffiare il muro per esternare le sue follie, trova la calma.
E troviamo i momenti di lieve lucidità intervallati all’effettiva schizofrenia:
Mi piace l’insalata di parole/l’alfabeto Morse delle voci /la collera decollata dal collo/la collina colorata di cotone.

Io Nannetti Oreste Ferdinando scrivo/ nel nuro./ Un poco ogni giorno scrivo./ Per campare.
[5]
Particolarmente avvincente l’immagine naif della struttura chiusa contornata da stelle, fiori e chissà che altro, interpretate dalla poeta come un accorato appello al vento di portarlo con sé ‘fuori dal recinto’.
dalla camicia che mi forza…/ sono stanco di finire nelle grida del mio strazio… nel rumore del silenzio./ Portami con te/ con le ali del tuo volo,/ vento.[6]
Finchè la mente deborda.
E anziché identificarsi con il colonnello astrale, il Nannetti, attraverso il dono di una conchiglia vede capovolta l’astronave. “…sento…l’acqua salsa che non ho mai assaggiato/ le maree/ che non mi hanno mai bagnato/ Calo dove/ Nemo non è andato/ e sono Capitano che balla con la piovra e che non teme/ la spada acuminata di quel pesce.[7]

Infine considero fondamentale invitare i lettori a soffermarsi alle pagg. 34-35; e in particolare al grafito di pag. 48 dove il Nannetti invoca MESE-RICORDIA- grido ribadito dal coro dei matti che nonostante la follia hanno abbracciato come proprio quell’urlo scritto in stampatello maiuscolo.
Dall’inconscio disorganizzato resta prepotente il bisogno di accoglienza, nonostante la malattia considerata nella società estremamente emarginante.
Il testo gronda d’umanità, calore, interpretazione felice del pensiero disturbato ed insegna a misurarsi seriamente con un costante esame di coscienza.
Un’opera così importante non poteva che essere riconosciuta vincitrice di concorso ed ottenere pubblicazione gratuita.

© Lucia Visconti

NOTE
[1)    N.O.F.4, pag.4
[2]    I puntini sono miei
[3]    Op.cit., pag.17
[4]    Op.cit., pag. 17
[5]    Op.cit., pag.17
[6]    Op.cit., pag.27
[7]    Op.cit., pag.31



 

Lucia Visconti, da "Per mano", poesia
Lucia Visconti, da "L'Eco rossa", narrativa
Lucia Visconti, "Se la catena non si spezza" di F. Santamaria
Lucia Visconti, Pagine critiche

 

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.