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Si data a poco più di un anno (13
ottobre 2004) la dolorosa, incolmabile perdita di Franco Sartori,
storico(filologo) dell'antichità greco-latina di fama – e statura –
mondiale.
Nativo di Crocetta del Montello (e, con sua sincera gioia, cittadino
onorario dal 1994), successivamente trevisano d'adozione prima,
patavino poi, Sartori poté contare sull'ausilio di eccellenti
maestri – tra i quali, determinanti, Giovanni Brasi alle elementari
e, sopra tutto, il noto ellenista Antonio Maddalena al Liceo "A.
Canova" di Treviso. Più tardi, nel corso degli studi in Lettere
presso l'Università di Padova , «ebbe modo di apprendere – come
ricorda la studiosa di Storia romana Maria Capozza (unita a Sartori
da un sodalizio scientifico durato una vita intera) nel depliant di
invito all’affollatissima commemorazione dello scomparso, svoltasi
il 18 febbraio presso l'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
(per il quale egli rivestì a lungo importanti ruoli) ad opera di
Giovannella Cresci Marrone – il valore della ricerca da insigni
docenti: il grecista Manara Valgimigli, il latinista Concetto
Marchesi, l'archeologo Carlo Anti, ma soprattutto lo storico Aldo
Ferrabino». Dopo gli intensi quanto facondi anni della formazione,
continua Capozza, «la settennale collaborazione con il successore di
Aldo Ferrabino, lo studioso di antichità ed epigrafia latina Attilio
Degrassi, lasciò una traccia evidente nella sua attività
scientifica».
Divenuto professore ordinario (molti anni dopo, nel 1997, sarà anche
professore emerito) di Storia greca e Storia romana con
esercitazioni di epigrafia romana, proprio presso l'Ateneo patavino
Sartori esercitò per lunghi anni (dal 1958 al 1996) la sua generosa,
eccellente, ammiratissima attività didattica nell'ambito delle
discipline storiche antiche (Storia greca, Storia romana, Storia
orientale antica, Epigrafia greca, Epigrafia latina). Nella medesima
sede padovana assunse ed egregiamente svolse incarichi di importanza
e valore: fu per esempio Direttore dell'Istituto scientifico di
Studi storici nel Collegio Universitario "Don Nicola Mazza" di
Padova (1959-1964); Direttore dei Corsi estivi e della Biblioteca
dell'Università di Padova in Brixen/Bressanone (1970-1972);
Direttore dell'Ufficio Attività culturali della medesima Università
in Alto Adige/Sud Tirolo (1971-1982); Presidente della Commissione
per i rapporti culturali con l'estero (1977-1984; 1986); Delegato
rettorale ai rapporti con l'Alto Adige e alle attività in Brixen/
Bressanone (1987-1993).
Esito di così intenso e proficuo impegno internazionale i
molteplici, invidiabili riconoscimenti stranieri: dalla Medaglia
d'oro Montaigne della Fondazione F.V.S. di Amburgo per la
collaborazione tra i popoli di lingua tedesca e il popolo italiano
(1975) alla Croce d'onore del Presidente della Repubblica federale
austriaca per la scienza e per l'arte (1978); dalla Medaglia al
merito dell'Università di Torun per lo sviluppo dell'insegnamento
universitario (1981) alla Croce d'onore del Grande Ordine
dell'Aquila Tirolese (Innsbruck 1982); dalla Decorazione aurea del
Presidente della Repubblica federale austriaca per meriti verso la
Repubblica (1985) alla Croce al merito di prima classe dell'Ordine
al merito della Repubblica federale tedesca (1987).
Tutto ciò, naturalmente, per non contare l'attiva e fattiva,
qualificatissima, illuminata partecipazione a numerose Accademie
italiane e straniere, a Istituzioni di primo rilievo, Deputazioni,
Associazioni, Società (per esempio la Società Operaia di Mutuo
Soccorso di Crocetta, di cui Sartori fu Presidente onorario, 2001);
ovvero, per non contare la sua autorevole presenza in riviste di
grande spicco e valore scientifico: da ultimo (anche come membro di
Redazione) nella rinomata Miscellanea di Filologia Classica
dell'Università di Ceské Budejovice (Boemia Meridionale) «Relationes
Budvicenses».
Amplissimo, superfluo dirlo, e costantemente rinnovato il campo di
indagine dello studioso, di cui offre straordinaria, tangibile
testimonianza la sterminata messe di pubblicazioni – oltre 1000
titoli tra saggi, articoli, traduzioni e cure, recensioni,
segnalazioni bibliografiche, note, testimonianze, comunicazioni e
interventi vari – degnamente (oserei dire, devotamente) elencati in
un elegante fascicolo bianco dal titolo Professoris Dr. Franco
Sartori vita et bibliographia Igor Lisovy edendum curavit, Jan
Burian recensuit (Ceské Budejovice 2002, pp. 98) – altresì
riproposto in eccellente, ancor più aggiornato CD Rom con l'aggiunta
di un lungo Index nominum – comprendente, oltre a un essenziale
elenco di Abbreviationes, quattro sezioni nel seguente modo
articolate: 1) Curriculi vitae breviarium (con scarne notizie
biografiche e accademiche); 2) Curriculum didattico-scientifico e
accademico; 3) Bibliographia (comprensiva degli Opera ad edendum
praeparata con aggiornamento al 2002; nel CD Rom l'aggiornamento è
al 2003 e include opere tutte pubblicate); 4) Personalia.
Come è noto, negli studi sartoriani si possono riconoscere tre
filoni principali, sinteticamente enucleati da Maria Capozza: «La
storiografia greca classica e la vita politica ateniese fra VI e V
secolo, cui si aggiungono le indagini sul significato storico della
commedia attica e sul pensiero politico di Platone; l'impianto
costituzionale delle città italiote e siceliote e le relazioni tra
la dominazione romana e le strutture politiche e amministrative
precedenti, campi di indagine che segnarono l'apertura di nuovi
metodi di ricerca; lo studio della Venetia in età romana sia
attraverso minuziose analisi di testi epigrafici sia attraverso
saggi di ampio respiro quali le storie di Verona e di Padova. Ma i
suoi interessi – continua la docente padovana – spaziavano in molti
altri settori: la storiografia moderna sul mondo antico, la storia
politica dell'Alto Adige, la storia dell'Università di Padova, la
medicina antica, solo per ricordarne alcuni. Per i suoi meriti
scientifici gli fu conferita la laurea honoris causa dalle
Università di Besançon (1965) e di Torun (1985). Venne infine
insignito del Premio Linceo per la storia (1994)».
Impossibile, evidentemente, ripercorrere o anche soltanto nominare i
lavori di Sartori: tra i tanti, tantissimi desidero però citare in
primo luogo il nitido saggio Le eterie nella vita politica ateniese
del VI e V secolo a. C. (L'Erma di Bretschneider, 1957; ristampa,
1967), sul quale ebbi la fortuna di preparare parte dell'esame di
Storia greca e al cui riguardo così si esprime Lia de Finis, nel
volume che la rivista (da lei diretta) «Studi Trentini di Scienze
Storiche» volle dedicare a Franco Sartori in occasione del suo
ottantesimo compleanno (30 dicembre 2002): «Non è difficile intuire
quanto interesse suscitò tra gli studiosi questa nuova incursione
nel complicato assetto delle eterie che l'autore riconosce esistere
ben prima delle cospirazioni oligarchiche del V secolo. Ma egli
dimostra che in epoca arcaica l'eteria configurava semplici riunioni
di un gruppo di amici, senza alcun disegno politico né alcun impegno
di mutuo appoggio. Solo successivamente esse si trasformarono in
associazioni politiche assimilabili, lato sensu, alle correnti dei
partiti dei nostri giorni, con tutte le implicazioni connesse. Nel V
secolo esse si distinsero in gruppi oligarchici "estremisti" o
"moderati", non solo legati alla fazione, ma anche alla terra
d'origine, perché intrattennero relazioni di amicizia e di
ospitalità con cittadini di città straniere. La sempre meticolosa
inchiesta dell'autore e la chiarezza nella suddivisione degli
argomenti per un esame minuzioso delle fonti (comprese quelle
letterarie, Euripide e Aristofane in particolare, ma anche Eschilo
ed Eupoli), ci danno il quadro della complessa indagine affrontata
da Franco Sartori, dalla quale emergono i nomi più in vista della
politica ateniese, non solo tra gli oligarchici, ma anche tra i
democratici, Temistocle, Pericle, Cleone, ecc. e tra "cani sciolti",
come l'ambizioso Alcibiade. Un ruolo importante svolse
l'aristocratico Nicia, ma l'autore indugia sulla personalità di
Pisandro e sui due principali avversari della democrazia, Antifonte
e Teramene. Anche la personalità di Alcibiade e la sua eteria, dopo
la caduta dei Quattrocento, ritrovano importanza con il suo rientro
trionfale al Pireo. Dopo la vittoria di Sparta, nel 404, le eterie
oligarchiche esercitarono di nuovo grande influenza, specie sotto la
direzione di Crizia di cui Sartori dipinge carattere e carriera in
un quadro molto convincente» (Franco Sartori. Ritratto di un
maestro, «STSS» 82. 1, 2003, p. 16).
In aggiunta a questo volume, autentica pietra miliare degli studi
storici sull'antica Grecità, non posso non ricordare i saggi La
crisi del 411 a. C. nell'Athenaion Politeia di Aristotele (CEDAM,
1951); Problemi di storia costituzionale italiota (L'Erma di
Bretschneider, 1953); Una pagina di storia ateniese in un frammento
dei "Demi" eupolidei, (L'Erma di Bretschneider, 1975); Dall'Italía
all'Italia I-II (Editoriale Programma, 1993). Ovvero, di pari
rilievo, l'insuperata, più e più volte ripubblicata – sia
integralmente sia in antologia, dalla prima uscita del 1956 (assieme
al Clitofonte) in poi – traduzione laterziana (con introduzione e
note) di La Repubblica platonica (nel 1997 esce l'edizione bilingue,
con introduzione di M. Vegetti e note di B. Centrone, riedita nel
1999 e nel 2001; del 2003 è invece la nuova traduzione di
Clitofonte, La Repubblica pubblicata sempre da Laterza – 12esima
edizione – nelle Opere complete del filosofo).
Moltissime, ovviamente, e partecipate, sincere le commemorazioni di
questi ultimi mesi in giornali e riviste – uscite in gran parte a
firma di Maria Silvia Bassignano, da sempre fedelissima
collaboratrice di Sartori all'Università di Padova. Tra tutte
desidero richiamare qui la più recente – a firma appunto di
Giovannella Cresci Marrone, ordinaria di Storia romana
all'Università di Venezia – che, in special modo apprezzata anche
dalla moglie dello scomparso, Raffaella Leopardi, e dal figlio
Giovanni Silvio, presenti nella maestosa sala di Palazzo franchetti,
mette tra l'altro in luce un particolare versante della scrittura
sartoriana: «Affiancò sempre a tale produzione scientifica
un'ininterrotta e monumentale attività di infaticabile e mai
inutilmente polemico recensore, poiché Sartori era non solo uno
studioso informato ma addirittura onnivoro; tutto leggeva, tutto
schedava, molto recensiva. Tanti giovani studiosi avviati ora alla
maturità ricordano e conservano le cartoline – e le lettere,
aggiungo io, dottamente e argutamente redatte tanto in italiano che
in armonioso latino – recanti illuminanti giudizi e suggerimenti con
le quali Sartori era solito rispondere all'invio dei loro lavori;
era questo, per lui, non solo un doveroso aggiornamento
bibliografico ma un modo per tenere i contatti tra passato, presente
e futuro. Tre realtà che convivevano nel suo studio: il passato
rappresentato dalle vecchie e ingiallite fotografie di illustri
maestri antichisti che animavano per imagines una vera e propria
galleria di affetti, il presente incarnato dai testi e dalle fonti
su cui per scripta quotidianamente lavorava ai contributi in corso
di elaborazione, il futuro impersonato dai libri e dalle
pubblicazioni scientifiche che affluivano per epistulas sul suo
tavolo dall'Italia e dall'estero» (la citazione è tratta dal
dattiloscritto, cortesemente fornito dall'autrice).
E voglio chiudere con un ricordo assolutamente personale. Negli
ultimi mesi di vita di Sartori, stavamo curando assieme la
pubblicazione del suo epistolario privato con Degrassi; l'ultima
volta che lavorammo a casa sua, a Padova, nell'agosto 2004 (e fu
anche l'ultima volta che lo vidi: dopo, gli parlai solamente al
telefono), mi disse a un certo punto: «Si scriva questo, Letizia, e
se lo ricordi: qui c'è il vero Sartori, non quello che tanti,
magari, credono di conoscere!», e mi dettò queste parole – sorta di
sereno, previdente auto-epitaffio: Se honeste gerere, graviter
agere, alios adiuvare, neminem odisse, de se silere.
Non mi sembra, evidentemente, necessario aggiungere altro …
© Letizia Lanza |