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La magia di
questa speciale poesia si giuoca già nella definizione, felicissima,
di Poesia In-canto. Un’espressione che vale immediatamente a
rinverdire le glorie dell’oralità, richiamando forme poetiche remote
quali la Grecità così detta omerica. Per esempio, nelle accorate
parole che Penelope, in una degradata reggia itacense, rivolge a
Femio (Odissea 1. 337), i versi dell’aedo sono definiti «fascinosi»
(thelkteria, da thelgo: «affascino, seduco, lusingo, incanto»), in
grado di procurare diletto e sollievo dagli affanni. Altrove, sempre
nel poema odissiaco, il canto gradevole è «ben ordinato e sapiente»
(kata kosmon, 8. 489), «dotato di belle parole» e di «saggi
pensieri» (11. 367): solo chi parla con soavità e belle parole,
costruendo il suo racconto «con arte» (epistamenos, 11. 368) sa
recare diletto e accendere ammirazione in chi ascolta: «Uno può
essere meschino d'aspetto, ma un dio di bellezza incorona il suo
dire; e tutti lo guardano affascinati: egli parla sicuro, con garbo
soave; brilla nelle adunanze, e quando gira per la città, come un
dio lo contemplano» (8. 169-17173, trad. Calzecchi Onesti). Di fatto
le parole dell’epica, vuoi di dèi vuoi di eroi, sono sempre «alate»
come i dardi, che saettano rapidi per meglio colpire, sono «dolci
come il miele» per meglio ammaliare, lievi all'ascolto come soffici
fiocchi di neve. Da ciò, quell'incantamento collettivo, quella sorta
di ipnosi che, quasi per magia, rilassa le tensioni psico-fisiche,
allontana le paure, le ansie, le incertezze donando alfine «l'oblio
dei mali e il riposo dalle sollecitudini» vagheggiato da Esiodo
(Teogonia 55). Di cotale maniera tanto poeta che ascoltatore,
stregati dalle immagini che scorrono davanti agli occhi della mente
(e del cuore), s'immergono nella condizione psicologica del sogno e
realizzano quella perfetta sympatheia che, sola, può produrre il
sottile piacere celebrato già dall'Anonimo del Sublime (7. 2) e da
Quintiliano (8. 2. 21).
Tutto ciò, pur nella diversità anche estrema di situazioni e momenti
storico-culturali, resta in qualche modo sotteso a ogni forma di
poesia orale: che sempre e comunque, più ancora forse della
produzione scritta, vive di ritmo, è costruzione armonica e melodica
di parole (kosmos epeon, come dice Solone nella celebre elegia
Salamina) – dunque sostanzialmente musicale. Ed ecco la Poesia
In-canto, cioè appunto questa «particolare lettura della poesia,
lettura cantata della poesia» tale da garantire da parte del
musicista e dell'interprete l'assoluta «centralità del testo
poetico: da questo si muove per la musicazione, a questo si guarda
scrupolosamente per gli arrangiamenti, in questo ci si concentra per
l'interpretazione cantata» (A. Leoni).
Un risultato di rilievo, conseguito con particolare efficacia nel
nuovo CD del Gruppo dell'Incanto (edito sullo scorcio del 2004 dalla
Joker di Novi Ligure nella Collana "Gli echi") che trae il titolo –
Fra i rami – dall'intenso brano leoniano dedicato al racconto
biblico della creazione della donna («Andava, andava / da solo, fra
gocce / di luce, fra favi / di miele, fra frutti …»).
Costituito di 11 canti, si sente forte e suggestiva in larga parte
di esso la presenza (anche sulla scia di un ormai lontano viaggio in
Grecia) della mitologia classica – ora più scopertamente richiamata
(Leda; Epilogo provvisorio) o quanto meno allusa («Canto della sera,
/ canto del riposo, / canto del ricordo, / canto del passato, /
canto di una notte, / notte ateniese»; « … meravigliosi totem
invernali / attendono la rincorsa di Ulisse … »), ora sfiorata con
levissimo tocco (« … modula nella gola / limpidi acuti suoni / e fai
che il pianto / volando in alto / diventi canto. / Fa' che il tuo
pianto / diventi canto») in un brano di Giorgio Penotti, Progne:
variante di petrarchesca ed ariostesca memoria del nome greco
Procne, che designa la misera protagonista, assieme alla sorella
Filomela, di uno dei miti più truci e di più tragico eroismo
femminile che io conosca.
Le parti musicali e gli arrangiamenti di Mario Martinengo e dello
stesso Penotti (per il primo brano, Nel cavo degli occhi, di A.
Leoni) animano di particolare vita i testi poetici: di Aldino Leoni,
appunto (Canto della sera oltre al già ricordato Fra i rami) e,
nell'ordine, di Corrado Antonietti, Roberto Pasanisi, Ettore
Bonessio di Terzet, Salvatore Ritrovato. Alla calda voce maschile di
Leoni s'intrecciano con abile giuoco quelle, tutte femminili, di
Galatea Psonis (Canto della sera; Fra i rami) e di Serena Torti
(Epilogo provvisorio).
Un prodotto importante, insomma: da ascoltare con gioia emozione
raccoglimento. Così come ho fatto io stessa.
© Letizia Lanza |