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Letizia Lanza, saggista

FRANCO SANTAMARIA

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CRITICA-SAGGISTICA / LETIZIA LANZA


Voci dall'incantesimo

La magia di questa speciale poesia si giuoca già nella definizione, felicissima, di Poesia In-canto. Un’espressione che vale immediatamente a rinverdire le glorie dell’oralità, richiamando forme poetiche remote quali la Grecità così detta omerica. Per esempio, nelle accorate parole che Penelope, in una degradata reggia itacense, rivolge a Femio (Odissea 1. 337), i versi dell’aedo sono definiti «fascinosi» (thelkteria, da thelgo: «affascino, seduco, lusingo, incanto»), in grado di procurare diletto e sollievo dagli affanni. Altrove, sempre nel poema odissiaco, il canto gradevole è «ben ordinato e sapiente» (kata kosmon, 8. 489), «dotato di belle parole» e di «saggi pensieri» (11. 367): solo chi parla con soavità e belle parole, costruendo il suo racconto «con arte» (epistamenos, 11. 368) sa recare diletto e accendere ammirazione in chi ascolta: «Uno può essere meschino d'aspetto, ma un dio di bellezza incorona il suo dire; e tutti lo guardano affascinati: egli parla sicuro, con garbo soave; brilla nelle adunanze, e quando gira per la città, come un dio lo contemplano» (8. 169-17173, trad. Calzecchi Onesti). Di fatto le parole dell’epica, vuoi di dèi vuoi di eroi, sono sempre «alate» come i dardi, che saettano rapidi per meglio colpire, sono «dolci come il miele» per meglio ammaliare, lievi all'ascolto come soffici fiocchi di neve. Da ciò, quell'incantamento collettivo, quella sorta di ipnosi che, quasi per magia, rilassa le tensioni psico-fisiche, allontana le paure, le ansie, le incertezze donando alfine «l'oblio dei mali e il riposo dalle sollecitudini» vagheggiato da Esiodo (Teogonia 55). Di cotale maniera tanto poeta che ascoltatore, stregati dalle immagini che scorrono davanti agli occhi della mente (e del cuore), s'immergono nella condizione psicologica del sogno e realizzano quella perfetta sympatheia che, sola, può produrre il sottile piacere celebrato già dall'Anonimo del Sublime (7. 2) e da Quintiliano (8. 2. 21).

Tutto ciò, pur nella diversità anche estrema di situazioni e momenti storico-culturali, resta in qualche modo sotteso a ogni forma di poesia orale: che sempre e comunque, più ancora forse della produzione scritta, vive di ritmo, è costruzione armonica e melodica di parole (kosmos epeon, come dice Solone nella celebre elegia Salamina) – dunque sostanzialmente musicale. Ed ecco la Poesia In-canto, cioè appunto questa «particolare lettura della poesia, lettura cantata della poesia» tale da garantire da parte del musicista e dell'interprete l'assoluta «centralità del testo poetico: da questo si muove per la musicazione, a questo si guarda scrupolosamente per gli arrangiamenti, in questo ci si concentra per l'interpretazione cantata» (A. Leoni).

Un risultato di rilievo, conseguito con particolare efficacia nel nuovo CD del Gruppo dell'Incanto (edito sullo scorcio del 2004 dalla Joker di Novi Ligure nella Collana "Gli echi") che trae il titolo – Fra i rami – dall'intenso brano leoniano dedicato al racconto biblico della creazione della donna («Andava, andava / da solo, fra gocce / di luce, fra favi / di miele, fra frutti …»).
Costituito di 11 canti, si sente forte e suggestiva in larga parte di esso la presenza (anche sulla scia di un ormai lontano viaggio in Grecia) della mitologia classica – ora più scopertamente richiamata (Leda; Epilogo provvisorio) o quanto meno allusa («Canto della sera, / canto del riposo, / canto del ricordo, / canto del passato, / canto di una notte, / notte ateniese»; « … meravigliosi totem invernali / attendono la rincorsa di Ulisse … »), ora sfiorata con levissimo tocco (« … modula nella gola / limpidi acuti suoni / e fai che il pianto / volando in alto / diventi canto. / Fa' che il tuo pianto / diventi canto») in un brano di Giorgio Penotti, Progne: variante di petrarchesca ed ariostesca memoria del nome greco Procne, che designa la misera protagonista, assieme alla sorella Filomela, di uno dei miti più truci e di più tragico eroismo femminile che io conosca.
Le parti musicali e gli arrangiamenti di Mario Martinengo e dello stesso Penotti (per il primo brano, Nel cavo degli occhi, di A. Leoni) animano di particolare vita i testi poetici: di Aldino Leoni, appunto (Canto della sera oltre al già ricordato Fra i rami) e, nell'ordine, di Corrado Antonietti, Roberto Pasanisi, Ettore Bonessio di Terzet, Salvatore Ritrovato. Alla calda voce maschile di Leoni s'intrecciano con abile giuoco quelle, tutte femminili, di Galatea Psonis (Canto della sera; Fra i rami) e di Serena Torti (Epilogo provvisorio).
Un prodotto importante, insomma: da ascoltare con gioia emozione raccoglimento. Così come ho fatto io stessa.

© Letizia Lanza
 

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