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Un diario in
poesia è per definizione un journal intime. Ancor più
che nell’equivalente narrativo, la silloge poetica è una collezione
di istantanee dell’interiorità di Colui-che-scrive. Ombrallegra è
l’io lirico della seconda raccolta del parmense Dimitry Rufolo: un
io che, nel suo stesso nome, si mostra legato a due idee
ossimoriche, l’oscurità di un “a parte” e la vivace allegria di una
fiamma.
Tale è la vita narrata nelle liriche di Rufolo, poliedrico artista
“autodidatta, operaio, barista, poeta di strada, musicista
girovago, musicista stanziale, spettatore, attore e uomo comune”.
L’io, Ombrallegra, che osserva il reale, oscilla proprio come una
fiamma tra due poli, l’illusione di un “vivere inimitabile” e
l’invisibilità, in mezzo ai quali l’unico equilibrio possibile è
offerto proprio dalla scrittura:
“corro tra il vino fresco
ed il mondo in attesa
non ho che le mie mani per scrivere
e non ho altro
perché il silenzio è d’oro
ed io sono moneta comune.”
Il mondo raccontato da Rufolo è ricco di donne, i cui corpi sembrano
diluirsi nel torrente della memoria, vera dimensione dell’atto
poetico:
“Sono qui
dall’altra parte del mondo reale
e più che descrivere
le mie passioni
ho l’impressione di scrivere
le mie memorie.”
La peculiarità del diario intimo è che de-scrivere diventa, in una
fluida metamorfosi, scrivere. L'identità, in alcuni casi, finisce
per annullarsi; in altri casi la realtà emerge in tutto il suo sordo
grigiore, o nella violenza del vizio. Perché lo spazio in cui si
muove Ombrallegra è, nello specifico, il margine della strada, una
“qualunque sporca periferia del mondo” che diventa paradigma del
reale. C’è il vino, c’è la droga, ma attenzione:
“...E ancora oggi
mi parlano di Baudelaire!
Delle delizie dell’assenzio e dell’oppio!
Ma per piacere...
(...)
Lasciamo perdere la poesia
e l’eroismo facile della perdizione.”
Il nucleo più vivo della poesia di Rufolo è proprio in questa
proposta di anti-poesia e anti-eroismo, in antitesi a
quell’orizzonte letterario che ama e coltiva la propria decadenza -
penso a Baudelaire e, perché no, a Bukowski - con il quale pur
sempre condivide il rapporto di confidenza e, quasi sfida, verso il
lettore, “ipocrita lettore, mio simile, mio fratello” (Baudelaire):
“Alzate gli occhi dal libro
e guardate senza filtri
la realtà comune
siete dentro ad un mare di anime
e non tutte sanno nuotare.”
Il diario di Ombrallegra è, per riassumere, una silloge variegata e
piacevole alla lettura, che declina temi classici della lirica -
notturni, amori, l’effimera caducità dell’esistenza - con qualche
parentesi sperimentale, ma, soprattutto, con la costante presenza di
un io lirico diviso tra luce e oscurità,
“Un ombra solitaria nella parte oscura
Lacrima di seppia
su sfondo notturno.”
© Laura Ingallinella
Critica Letteraria, 4 agosto 2010 -
http://criticaletteraria.blogspot.com/
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