|
Quale il posto
della parola e del verso nella creazione musicale nella sua
evoluzione attraverso i secoli?
Solitamente si parla di storia della musica, approfondendo l’analisi
delle forme musicali quasi che la funzione della parola all’interno
delle composizioni ne fosse una componente gregaria, quindi
subalterna e poco importante. Invece la parola, interagendo con la
musica, si è fatta vera e propria poesia e in quanto tale degna di
una storia sua propria a partire dalle forme musicali dei primordi,
attraverso il canto monodico oppure quello polifonico.
Armonie d’insieme è un manuale che costituisce una preziosa novità
in questo senso, intendendo analizzare la potenza espressiva che
sempre si è sprigionata dal “connubio” di musica e poesia col
delinearne la storia attraverso le trasformazioni verificatesi a
partire dalle forme arcaiche legate al mito antico.
Nei primi capitoli, estremamente affascinanti perché si riferiscono
a epoche remote e non facilmente conosciute a livello di massa, gli
Autori indicano fin dall’Antica Grecia l’abbinamento di parola e
musica come creazione artistica ed espressione di sentimenti basata
su di un elemento comune, il ritmo. Questa affinità strutturale fa
sì che poesia e musica si rivelino un intreccio fondamentale e
inscindibile, come già dimostrava il bellissimo e illuminante saggio
di Nietzsche, La nascita della tragedia dallo spirito della musica,
riguardo al ruolo del coro nella tragedia greca.
Parole e frasi ripetute insistentemente come formule magiche,
incomprensibili ma di grande impatto emotivo sugli astanti, avevano
ed hanno ancor oggi il potere di avvicinare l’uomo al sublime –
categoria riscoperta con grande clamore in epoca pre-romantica –
ovvero, per meglio dire, al divino.
Come è noto, la musica da sempre ha accompagnato e scandito la
giornata di lavoro, aiutando la cadenza del movimento anche mediante
forme dialogiche – come nei ditirambi delle feste in onore di Bacco
– e stabilendo un collegamento con la divinità attraverso il
sacerdote.
Fin dai tempi pre-omerici di notevole importanza è stato l’apporto
cognitivo derivante dalla trasmissione orale della storia del popolo
e delle gesta eroiche cantate dall’aedo, seppure fin da allora anche
la lirica avesse un proprio ruolo come espressione intima e
personale nel canto monodico accompagnato da uno strumento nelle
feste e nei simposi.
Quando nel Medio Evo il legame con la religione si fa più stretto,
benché parallelamente si riconosca pari dignità alla musica profana
su composizioni d’evasione a volte di contenuto scurrile,
l’evoluzione del testo scandito o cantato assume aspetti di grande
suggestione. Le riforme a livello di scrittura musicale e di ruolo
del canto che si susseguono nelle chiese e in particolare nelle
corti rinascimentali rivelano lo stretto vincolo con la poesia, non
potendo prescindere dai versi del Petrarca e poi, qualche secolo più
avanti, dal rilevante apporto innovativo del Metastasio.
Endecasillabi alternati a settenari divengono, in quest’ultimo caso,
la base lirico-melodica del nuovo melodramma. Personalità
letterarie, come Giovan Battista Marino, Goldoni e Molière si
affiancano ad altre che ben meritano un riconoscimento all’interno
della storia della poesia, come Lorenzo Da Ponte, librettista delle
opere italiane di Mozart.
In tutta Europa musica e poesia invadono la vita spirituale e i
momenti d’evasione del popolo e delle corti. Aprendo alla modernità
e agli esperimenti più arditi a noi vicini, gli esempi illustrati
dagli Autori pongono in primo piano l’imprescindibile e mirabile
connubio che tutti conosciamo, ossia la fusione ritmica del verso
con la musica.
© Laura Cantelmo
www.milanocosa.it
|