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L’articolo sugli amori di Achille (che è opportuno rileggere questo
sito oppure su
www.culturaescuola.it per evitare inutili
ripetizioni) dava ampio spazio al personaggio di Pentesilea e al
rapporto alquanto scabroso che secondo numerose testimonianze l’eroe
avrebbe avuto con la morente regina delle Amazzoni. Ma, al di là di
questo episodio, chi è veramente Pentesilea nella mitologia greca?
A parlarcene sono in tanti: dal ciclo omerico ai mitografi Igino e
Apollodoro, Virgilio e il suo commentatore Servio, Properzio,
Ovidio. L’eroina era presentata come figlia di Ares, dio della
guerra: è quindi una semidea, come Achille che la ucciderà, e il suo
valore è sottolineato da tutti con l’aggiunta, specie nei Greci che
erano piuttosto misogini, che ella osò troppo nel voler superare i
limiti che la natura impone alle donne e per questo sarebbe stata
giustamente punita con quella morte crudele.
Qui riferiamo della tradizione tardolatina e medievale, certamente
collegata alle testimonianze antiche, quelle beninteso di cui questi
autori potevano disporre: ma proprio con il tramite di Servio e
Darete e Ditti il ritratto dell’ affascinante eroina rimane
sostanzialmente immutato sino a Dante e Boccaccio.
Cominciamo dal filogreco Ditti, che complessivamente si attiene più
di Darete alla traccia “omerica” e virgiliana.
Dictys, Ephemerides belli Troiani, passim
III 15. "E non passarono molti giorni che d’improvviso si annuncia
che Ettore era partito con pochi altri per andare incontro a
Pentesilea, la regina delle Amazzoni che stava venendo in aiuto a
Priamo non si sa se per venalità o per brana di guerra”… Achille,
diversamente qui dal racconto di Omero, tende all’eroe troiano un
vile agguato e lo uccide. E i Troiani temono che Pentesilea passi al
nemico. IV 2… "Pentesilea…quando seppe che Ettore era stato ucciso,
colpita per la sua morte, desiderava tornarsene in patria; ma alla
fine aveva deciso di restare, convinta con molto oro e argento da
Paride”. I due eserciti si affrontano e Pentesilea fa strage dei
nemici…IV 3 " Achille raggiunge Pentesilea tra le torme di cavalieri
e l’assale con l’asta ; e senza particolare difficoltà, come con una
donna qualsiasi, la disarciona afferrandola per i capelli e
trascinandola a terra gravemente ferita”…Le Amazzoni sbandano, e i
Greci vincitori si affollano attorno alla valorosa regina morente.
“Si decise che, poiché aveva osato superare la naturale condizione
del suo sesso, fosse gettata ancor viva nel fiume o in pasto ai
cani. Achille voleva ucciderla e seppellirla, ma ne fu subito
impedito da Diomede che chiese ai circostanti cosa se ne dovesse
fare; e con il consenso di tutti, trascinandola per i piedi la
precipita nello Scamandro, in pena della sua estrema e disperata
follia. Così la regina delle Amazzoni, distrutte ormai le truppe con
le quali era venuta in soccorso di Priamo, alla fine diede ella
stessa uno spettacolo degno dei suoi costumi”.
Il bizantino Malala, che di solito segue fedelmente Ditti, attenua
l’odiosa responsabilità di Diomede facendone solo l’esecutore di una
decisione unanime: gli eroi Greci non ci fanno certo una bella
figura, ma se pensiamo a Medea capiamo che il loro inconscio era
dominato dal timore dell’altro sesso.
Questa è dunque la
Pentesilea di Ditti, ben diversa evidentemente da quella che abbiamo
conosciuta negli amori d’Achille. Invece, Darete sottolinea la sua
nobiltà e il suo coraggio e non parla della sua decisione di restare
a Troia grazie all’oro di Paride. Ma soprattutto racconta che ad
ucciderla fu non Achille, ma suo figlio Neottolemo; e i suoi
imitatori filotroiani Benoît de S.M. e Guido delle Colonne
aggiungono che quando Antenore ed Enea, nell’ordire con i Greci il
tradimento, posero tra le loro richieste la restituzione della salma
di Pentesilea, la ottennero con grande difficoltà. E il loro
ampliamento patetico ci riesce del tutto verisimile. Da rilevare
anche lo stile curiale del notaio di Messina.
Dares, de excidio Troiae, 36
"… Neottolemo avanza, schiera i Mirmidoni. Agamennone schiera
l’esercito. Da entrambe le parti si corre allo scontro. Neottolemo
fa strage. Pentesilea lo affronta valorosamente in uno scontro
ravvicinato; si combattè aspramente per alcuni giorni, e entrambi
uccisero molti nemici. Pentesilea ferisce Neottolemo, che però la
uccide e la fa a pezzi”.
Benoît de S.M., Roman de Troie en prose, 54
"...Moult se pena Anthenor d’avoir le cors a la reyne Pantislee; si
li ostroierent a trop grant poine... Et ceus qui furent alez les
cors cerchier et ardoir, si estoient ja revenuz et avoient aporté
Glanchum le fil Anthenor, et Pantislee qui avoit esté treste dou
flun. Lors fu Glancus molt honorablement enterrez et la reyne
Pantislee fu enbasmee tres bien, car li roys Philemenis l’en fera
porter en son pais, se pés se fet".
“Molto s’impegnò Antenore per avere il corpo della regina
Pentesilea: glielo concessero a malincuore. E quelli che erano
andati a cercare i corpi per cremarli tornarono presto e portarono
Glauco il figlio di Antenore e Pentesilea che era stata tratta dal
fiume. Allora Glauco fu sepolto con tutto gli onori e la regina
Pentesilea fu imbalsamataperfettamente, perché il re Pilemene
l’avrebbe fatta portare nel suo paese, se si faceva la pace.”
Guido delle Colonne, Historia destructionis Troiae, XXIX
"… Et nichilominus Anthenor postulauit a Grecis Penthesilee corpus
sibi concedi. Quod Greci sibi cum difficultate maxima et multarum
precum laboribus concesserunt…Interim autem Glaucus, regis Priami
filius, honorifice sepellitur, et de corpore Penthesilee fuit tunc
per regem Philimenem, Troianis acceptantibus, ordinatum quod
inhumatum interim remaneret donec, tractata pace, rex Philimenis
deferet in regnum Amazonum corpus ipsum, ubi deberet in regno suo,
tamquam corpus regine, more regio sepeliri..."
“E nondimeno Antenore chiese ai Greci che gli concedessero il corpo
di Pentesilea. E i Greci glielo concessero con grandissima
difficoltà e dietro insistenti e ripetute preghiere…e intanto Glauco
figlio del re Priamo (!) viene onorevolmente sepolto e quanto al
corpo di Pentesilea fu allora ordinato dal re Pilemene e accettato
dai Troiani che rimanesse intanto inumato finché, trattata la pace,
il re Pilemene avrebbe portato il corpo stesso nel regno delle
Amazzoni dove avrebbe dovuto essere sepolto con rito regale, come
corpo di una regina”
Dante e Boccaccio
Un tale personaggio non
poteva restare ignorato dal poeta della Commedia, che conosceva
naturalmente i versi di Virgilio già commentati negli amori
d’Achille e lo scolio di Servio ad Aen: XI 842, nel quale il nome di
Camilla era associato a quello di Pentesilea:
“ Dicono che perciò Camilla dovette morire, perché portò le armi
contro i Troiani, ai quali si sa che i suoi avi,
cioè Pentesilea, avevano portato aiuto”.
Servio dunque aveva stabilito un vincolo di parentela tra le due
eroine, per noi certo molto improbabile. Ma Dante (Inferno IV, 124)
sembra accettarlo, visto che le inserisce, benché pagane, nel Limbo,
l’una accanto all’altra, con Ettore, Enea, Elettra: la sua
ammirazione per esse doveva essere veramente grande, e d’altronde le
parole di Servio erano semmai critiche nei confronti di Camilla, non
di Pentesilea.
“Viddi Camilla e la Pentesilea”.
Dopo qualche anno, il
Boccaccio faceva della regina delle Amazzoni un ritratto forse poco
verisimile sul piano storico ma certamente valido sul piano poetico
e sentimentale. Diamo il passo nell’ originale latino e nel
volgarizzamento di Donato Albanzani.
Boccaccio, De claris mulieribus, 32.
De Penthesilea regina Amazonum.
Penthesilea virgo Amazonum regina fuit, et successit Orythie et
Antiopi reginis; quibus tamen procreata parentibus, non legi. Hanc
aiunt, oris incliti spreto decore, et superata mollicie feminei
corporis, arma induere maiorum suorum aggressam; et auream caesariem
tegere galea ac latus munire faretra; et militari, non muliebri,
ritu currus et equos ascendere, seque pre preteritis reginis
mirabilem exhibere, viribus et disciplina, ausa est. Cui nec
ingenium validum defuisse constat, cum legatur securis usum, in
seculum usque suum incognitum, eius fuisse compertum. Haec, ut
placet aliquibus, audita Troiani Hectoris virtute, invisum ardenter
amavit, et cupidine, in successionem regni, inclite prolis ex eo
suscipiendi, in tam grandem oportunitatem cum maxima suarum copia
eius in auxilium adversus Graios facile provocata descendit. Nec eam
clara Grecorum principum perterruit fama, quin Hectori armis et
virtute cupiens quam formositate placere, sepissime certamina
frequentium armatorum intraret ; et non numquam hasta prosternere,
quandoque obsistentes gladio aperire et persepe arcu versas in fugam
turmas pellere et tot tamque grandia viriliter agere, ut ipsum
spectantem aliquando Herculem (sic codices; fortasse Hectorem
legendum) in admirationem sui deduceret. Tandem dum in
confertissimos hostes virago hoc die preliaretur una seque ultra
solitum tanto amasio dignam ostenderet, multis ex suis iam cesis,
letali suscepto vulnere, miseranda medios inter Grecos a se stratos
occubuit. Alii vero volunt eam, Hectore iam mortuo, applicuisse
Troiam et ibidem, ut scribitur, acri in pugna cesam. Essent qui
possent mirari mulieres, quantumque armatas, in viros umquam
incorrere ausas, ni admirationem subtraheret +quondam+ usus in
naturam vertitur alteram, quo hec et huiusmodi longe magis in armis
homines facte sunt, quam sint quos sexu masculos natura fecit, et
ociositas et voluptas vertit in feminas seu lepores galeatos.
PANTASILEA fu reina delle Amazzoni, e cedette nel regno ad Antiope e
Oriti; ma nondimeno chi fusse suo padre o sua madre, non l’ho letto.
Dicesi che questa, spregiata sua bellezza e morbidezza del corpo,
cominciò a vestirsi l’arme delle sue passate, e ardiva coprire con
l’elmo i biondi capegli, cingersi lo turcasso, e a modo di cavaliere
e non di femmina montar suso il carro e il cavallo, e oltre
all’altre reine mostrarsi maravigliosa di potenzia e di magisterio.
Alla quale non essere mancato ingegno, è manifesto; perchè si legge,
che insino al suo tempo non era in oso portare la mannaia per arme.
Questa, secondo che piace ad alcuni, udito la prudenza di Ettore
Trojano, non avendolo veduto, lo amò ardentemente e desiderando
lasciare dopo sè nel suo regno di gloriosa schiatta successori,
mossa volentieri, venne in aiutorio di quello contro a’ Greci a sì
grande impresa con grandissima moltitudine delle sue. E non
s’intimorì per la chiara nominanza de’ principi Greci, che ella
desiderando più piacere a Ettore con l’armi e con la prodezza, che
con la bellezza, ella ispessissime volte non entrasse nella
battaglia degli stretti combattitori, e alcuna volta abbatteva i
nemici con la lancia, e colla ispada si faceva la via tra quegli che
facevano resistenza, e spesse volte incalzando le schiere con
l’arco, essendo una donna, faceva maravigliare Ettore che stava a
vedere. E finalmente combattendo un dì questa valente donna fra gli
stretti nemici, e oltre a usanza mostrandosi degna di sì grande
amante, essendo già morte molte delle sue, ricevuto il colpo della
morte, miserabilmente cadde in mezzo de’ Greci, che ella avea
gittati per terra. Alcuni dicono, che ella arrivò a Troja dopo la
morte di Ettore, e in quel luogo, secondo che scrivono, quella
essere stata morta combattendo aspramente. Alcuni si potrebbono
maravigliare, che femmine ardissero di correre a’ nemici e uomini,
come che elleno fussero armate, se non che cessa l’ammirazione,
perché l’usanza si converte in altra natura, per la quale queste
cose e simili, e molto maggiori siano fatte da quella in fatto
d’arme, che da quegli, i quali la natura ha fatti maschi: l’ozio, le
delicatezze gli hanno convertiti in femmine, ed in lepri che portano
elmo.
© Francesco Chiappinelli
Per altri studi sul mito
troiano di Francesco Chiappinelli collegarsi al sito:
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L'Autore
Francesco Chiappinelli è nato nel 1947 a Bovino (FG) da famiglia
numerosa, dal 1960 vive a Napoli. Laureato in Lettere classiche alla
Federico II, ha insegnato a lun-go nei Licei scientifici e negli
ultimi venticinque anni greco e latino al liceo "Vico", tra i più
prestigiosi della città partenopea. È sposato felicemente e ha due
figlie, Bar-bara ed Erika.
Francesco Chiappinelli in
Modulazioni.it
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