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Riteniamo di
grande interesse per i nostri amici questa ricerca su Enea traditore
nei commenti ai passi più rilevanti della Commedia che trattino
dell’eroe: l’apparizione di Virgilio a Dante (Inferno, I 73-75), la
collocazione di Enea nel Limbo (Inferno, IV 121-123) e il
riferimento all’Antenora che secondo i suoi detrattori dovrebbe
ospitarlo (Inferno XXXII 88): con la luminosa eccezione del
Singleton i moderni commenti, diversamente da quelli antichi,
dimostrano scarsa consapevolezza del problema. Riportiamo qui di
seguito le terzine oggetto di questa indagine.
Inferno, I 73-75
Poeta fui, e cantai di quel giusto
figliuol d'Anchise che venne di Troia,
poi che 'l superbo Ilïón fu combusto.
Inferno, IV 121-123
I' vidi Elettra con molti compagni,
tra ' quai conobbi Ettòr ed Enea,
Cesare armato con li occhi grifagni.
Inferno, XXXII 82-84
«Or tu chi se' che vai per l'Antenora,
percotendo», rispuose, «altrui le gote,
sì che, se fossi vivo, troppo fora?».
1) Codice cassinese (1350-75[?]), Inferno 1.73
giusto {chiose posteriori}. Virgilius in primo. Rex
fuit eneas nobis quo justior alter. nec pietate fuit bello nec major
et armis. Quod est contra Servium qui eum proditorem nominat. sed
non intellexit mentem Virgilii.
2) Giovanni Boccaccio (1373-75), Inferno 4.122
Ed Enea: Questi fu figliuolo, secondo che i poeti
scrivono, d'Anchise troiano e di Venere e nacque sopra il fiume
chiamato Simeonte, non guari lontano ad Ilione, al quale poi Priamo,
re di Troia, splendidissimo signore, diede Creusa, sua figliuola,
per moglie, e di lei ebbe un figliuolo chiamato Ascanio. Fu in arme
valoroso uomo e tra gli altri nobili Troiani andò in Grecia con
Parìs quando egli rapì Elena: la qual cosa mostrò sempre che gli
spiacesse. Non pertanto valorosamente contro a' Greci combatté molte
volte per la salute della patria e tra l'altre si mise una volta a
combattere con Achille, non senza suo gran pericolo. In Troia fu
sempre ricevitore degli ambasciadori greci: per le quali cose,
essendo Iliòn preso da' Greci, in luogo di guiderdone gli fu
conceduto di potersi, con quella quantità d'uomini che gli piacesse,
del paese di Troia partirsi e andare dove più gli piacesse. Per la
qual concessione prese le venti navi, con le quali Parìs era
primieramente andato in Grecia, e in quelle messi quegli Troiani
alli quali piacque di venir con lui, e similemente il padre di lui
ed il figliuolo, e, secondo che ad alcun piace, uccisa Creusa,
lasciato il troiano lito, primieramente trapassò in Trazia e quivi
fece una città, la quale del suo nome nominò Enea, nella qual poi
esso lungamente fu adorato e onorato di sacrifici come idio, sì come
Tito Livio nel XXXX libro scrive. E quindi poi, sospettando di
Polimestore re, il quale dislealmente per avarizia aveva ucciso
Polidoro, figliuol di Priamo, si partì e andonne con la sua
compagnia in Creti, donde, costretto da pestilenzia del cielo, si
partì e vennene in Cicilia, dove Anchise morì appo la città di
Trapani. Ed esso poi per passare in Italia rimontato co' suoi amici
sopra le navi e lasciata ad Aceste, nato del sangue troiano, una
città da lui fatta, chiamata Acesta, in servigio di coloro li quali
seguir nol poteano, secondo che Virgilio dice, da tempestoso tempo
transportato in Africa e quivi da Didone, reina di Cartagine,
ricevuto ed onorato, per alcuno spazio di tempo dimorò. Poi da essa
partitosi, essendo già sette anni errato, pervenne in Italia e nel
seno Baiano, non guari lontano a Napoli, smontato, quivi per arte
nigromantica, appo il lago d'Averno, ebbe con gli spiriti immondi,
di quello che per inanzi far dovesse, consiglio; e quindi partitosi
là dove è oggi la città di Gaeta perdé la nutrice sua, il cui nome
era Gaeta, e sopra le sue ossa fondò quella città e dal nome di lei
la dinominò; e quindi venuto nella foce del Tevero ed essendogli,
secondo che dice Servio, venuto meno il lume d'una stella, la quale
dice essere stata Venere, estimò dovere esser quivi il fine del suo
cammino. Ed entrato nella foce e su per lo fiume salito con le sue
navi, là dove è oggi Roma, fu da Evandro re ricevuto e onorato; e in
compagnia di lui essendo, da Latino, re de' Laurenti, gli fu data
per moglie la figliuola, chiamata Lavina, la quale primieramente
aveva promessa a Turno, figliuolo di Dauno, re de' Rutoli. Per la
qual cosa nacque guerra tra Turno e lui e molte battaglie vi furono,
e secondo che scrive Virgilio, egli uccise Turno. Ma alcuni altri
sentono altrimenti. Della morte sua non è una medesima oppinione in
tutti. Scrive Servio che Catòn dice che, andando i compagni d'Enea
predando appo Lauro Lavinio, s'incominciò a combattere ed in quella
battaglia fu ucciso Latino re da Enea, il quale Enea poi non fu
riveduto. Altri dicono che, avendo Enea avuta vittoria de' Rutoli e
sacrificando sopra il fiume chiamato Numico, che esso cadde nel
detto fiume e in quello anegò, né mai si poté il suo corpo
ritrovare: e questo assai elegantemente tocca Virgilio nel IIII
dello Eneida, dove pone le bestemmie mandategli da Didone, dicendo:
At bello audacis populi vexatus et armis,
finibus extorris, complexu avulsus Iuli,
auxilium imploret videatque indigna suorum
funera, nec, cum se sub leges pacis inique
tradiderit, regno aut optata luce fruatur,
sed cadat ante diem mediaque inhumatus arena.
Hoc precor etc.
[Esposizione litterale] E Virgilio medesimo mostra lui essere stato
ucciso da Turno, dove nel libro X dell'Eneida finge che Giunone,
sollicita di Turno, nel mezzo ardore della battaglia prende la forma
d'Enea, e, seguitata da Turno, fugge alle navi d'Enea; e infino in
su le navi essere stata seguitata da Turno, e quindi sparitagli
dinanzi: la qual fuga si tiene che non fosse fittizia, ma vera fuga
d'Enea, e che quivi, morto, esso cadesse nel fiume. Ma, come che
egli morisse, fu da quelli della contrada deificato e chiamato Giove
Indigete.
3) Benvenuto da Imola (1375-80), Inferno 1.73-75
Poeta fui. Hic Virgilius describit se a sua
professione, dicens, poeta fui, nam Virgilius anthonomastice vocatus
est poeta: cum enim poetam dicimus, nec facimus expressam mentionem
de quo, intelligitur apud Latinos de Virgilio, apud Graecos vero de
Homero. Et tangit principalem materiam de qua scripsit, scilicet
gesta Eneae, unde ipse incipit librum Eneidos: Arma virumque cano.
Dicit ergo, e cantai, idest poetice scripsi nam cantare proprie est
poetarum, sicut dicere oratorum, di quel giusto, scilicet Enea. Sed
contra Servius commentator Virgilii dicit quod Eneas fuit proditor
patriae, ergo non justus, imo injustissimus; et dicit Servius Titum
Livium hoc dicere. Dico breviter quod Servius non bene dicit, sicut
et in multis; fuit enim bonus gramaticus, sed saepe non intellexit
mentem Virgilii, imo interdum literam pervertit, et trahit ad
reprobum et turpem sensum, sicut in libro Bucolicorum in multis.
Dico ergo quod Titus Livius dicit totum contrarium libro primo de
origine urbis circa principium, scilicet quod Eneas non fuit
proditor. Et posito quod fuerit verum Eneam fuisse proditorem, ut
aliqui volunt, tamen Virgilius intendit ostendere ipsum justum, ut
per hoc ostendat Augusto, in cujus honorem scribit, qualis debet
esse princeps, quia scilicet justus, clemens, et probus…
Benvenuto da Imola (1375-80), Inferno 32.88-90
Or tu. Hic autor ponit responsionem Bocchae qui non
respondet ad petitionem autoris, sed tamquam iratus improperat
autori temeritatem; unde dicit autor: et ille Bocca, rispose: Or tu
chi se', che vai per l'Antenora. Ad quod notandum quod secunda pars
sive regio istius lacus gelati vocatur Anthenorea, ab Anthenore
troiano, qui prodidit nobilissimam patriam suam hostibus
crudelissimis, qui illam ferro et igne funditus everterunt, viris
trucidatis, mulieribus, pueris et turba imbelli in servitute
adductis, ex quo natio troianorum dispersa est per mundum, et facta
est fabula poetarum graecorum. Ad propositum ergo in ista parte
secunda punitur secunda species proditorum, qui prodiderunt patriam
et commune suum...
4) Chiose Vernon (1390[?]), Inferno 32.13-69
… E perchè l'altore fa qui menzione della Chaina ti vo' dire perchè
tratta qui de' traditori cioè di quatro maniere traditori. La prima
Chaina perchè Chaino uccise e tradì il fratello Abel essendo i primi
due fratelli che fossino al mondo. La seconda Chaina si chiama
Antenora per amore d'Antenore e d'Enea che tradirono la città di
Troia…
5) Anonimo Fiorentino (1400[?]), Inferno 1.73-74
Poeta fui et cantai: Qui si manifesta Virgilio
all'Autore, et dice ch'elli fu poeta, et che fece versi d'Enea, il
quale venne di Troja, et fu figliolo d'Anchise et di Venere.
Chiamalo giusto per seguitare Virgilio in ogni sua opera; onde
Virgilio nel primo dell'Eneida: Rex erat Eneas nobis, quo justior
alter Nec pietate fuit nec bello major et armis etc. Egli è da
sapere che, come che Virgilio con stilo poetico tratti, la verità fu
che poi ch'e' Greci ebbono morto Ettor figliuolo del re Priamo,
Trojolo, et molti altri, et la Città di Troja quasi assediata,
Antenore et Enea dissono al re Priamo che de' fatti suoi prendessi
partito. Onde Priamo, raunato il consiglio de' suoi baroni, Antenore
si levò, et consigliò l'accordo: Enea il seguì; onde Anfimaco
figliuolo del re Priamo molto gli biasimò di tal consiglio. Tornati
adunque Antenore et Enea alle loro case, la notte medesima presono
partito d'accordarsi co' Greci et mettergli nella terra. Mandarono
adanque Polidamas, ch'era di loro compagnia et de' loro congiurati,
al re Agamenon nell'oste per accordarsi con lui. Il re Agamenon ebbe
consiglio da' suoi baroni, et per accordarsi insieme, doppo certe
composizioni fatte con Polidamas, mandarono con lui uno signor
greco, al quale imposono che parlassi co' traditori Trojani.
Partissi adunque la notte medesima Polidamas et Sinone. Ricevuto
Polidamas la impromessione da' Greci, che tutti quelli ch'erono nel
tradimento de' Trojani sarebbono le loro case et le loro famiglie
sicure; et viceversa Sinon ricevuta la promissione da' traditori,
che gli darebbono la terra e 'l modo d'entrare nella terra, vennono
la notte i Greci a piè d'uno cavallo intagliato ch'era appiè della
porta; et ivi accozzatosi co' Trojani che tradivono, finalmente gli
missono nella terra et quella disfeciono et missolla sotto le
fiamme. Allora si partì Enea colla sua masnada di Troja, con Anchise
suo padre, et con Ascanio suo figliuolo, che poi fu nomato Julio; et
finalmente, navicando per lo mare Oceano, venne in Italia, come
largamente et distesamente scrive Virgilio.
Anonimo Fiorentino (1400[?]), Inferno 32.88
Che vai per l'Antenòra: Fa menzione l'Auttore in
questa seconda prigione di coloro che tradirono la propria patria, o
loro signore, o loro parte, et chiamala Antenora. Chi fosse
Antenore, per cui questo luogo è denominato, è stato tocco
addirietro in uno capitolo di questo libro, come elli, Eneas,
Pollidamas, Ucalion, tennono uno trattato co' Greci, per mezzo di
Sinone greco, et come si fece la congiura a piè del cavallo
intagliato, ch'era al lato alla porta; et come Antenore, venuti che
furono i Greci, aperse loro la porta, et missongli in Troja, et
egliono et loro gente furono assicurati, onde Priamo fu morto, et
Troja messa a fuoco et ridotta in cenere. Et da questo Antenore è
denominata la seconda prigione.
6) Filippo Villani (1405), Inferno 1.73-75
Di quel giusto figliuol d'Anchise. Per opus suum in lingua latina
vulgatissimum ostendi[t] se fuisse Virgilium. Ad locum istum
allego[rie] mirabilis aperiendus est oculus: nam, licet Maro, ut
alluderet Augusto qui materna origine de magno proditore Enea
venerat, poetando semper illi pii adiecerit epyteton, atque etiam
alicubi per Ylioneum dicere faciat:
Rex fuit Eneas nobis, quo nec iustior alter,
nec pietate fuit nec bello maior et armis,
constat tamen, referente Darete et approbantibus Servio, Donato et
aliis commentatoribus Virgilii, Eneam fuisse patrie proditorem.
Noster vero poeta, christianus et veritatis cultor et amator, non
sine misterio de tali mendatio fabulatur. Cum igitur, hac ducti
necessitate, ad sensum allegoricum compellamur, oportet de
artificiosa hystorie narratione aliqua proponere que nobis ostendant
quid ea via agamus…
7) Johannis de Serravalle (1416-17), Inferno 1.73-75
Poeta fui: declarat se a profexione, asserens se poetam fuisse. Et
cantavi de illo iusto filio Anchisis, idest de Enea, de quo, ut sepe
dictum est, cantavit et fecit librum Eneydos. Sed nota, quod dum
[dicit] Eneam fuisse iustum, sequitur stilum Virgilii, qui describit
eum fuisse iustum. Et hoc fecit in honorem Octaviani, qui descendit
de eius sanguine. Si autem Virgilius descripsisset Eneam proditorem,
sicut de facto fuit, non commendasset Octavianum a prosapia, dicendo
ipsum descendisse de uno proditore. Anchises fuit cusinus Priami,
regis Troye: fuit in tertio gradu Eneas cum Priamo, qui venit de
Troya. Dictum est in tertio preambulo.
8) Guiniforto delli Bargigi (1440), Inferno 4.121-123
... Ha ancora nominato qui Enea principe di somma pietà, e di alto
consiglio, origine, e radice della città di Roma, e dell'imperio del
mondo. Il qual Enea, perocchè in Troia aveva sempre santamente
consigliato ch'Elena fosse restituita a Menelao, suo marito, e che
buona pace si firmasse coi Greci, per questa cagione salvato nel
tempo dell'incendio di Troia, e lasciato andare, finalmente con
Giulio Ascanio suo figliuolo, arrivò in Italia, e fece parentado col
re Latino, sposando Lavinia sua figlia per moglie…
9) Paolo Costa (1819-21), Inferno 32.88
Antenora. Altra sfera, così chiamata da Antenore, che secondo Ditti
Cretense e Dareto Frigio, tradì Troia sua patria.
10) Raffaello Andreoli (1856), Inferno 32.88
L'Antenora. Così detta da Antenore troiano, marito di Teano, sorella
di Ecuba. Omero lo fa de' più savi tra gli anziani di Troia; ma gli
storici narrarano che, spedito all'oste greca per trattar della
pace, invece si accostò con gli assedianti nella macchinazione del
tradimento della città, e che facilitò l'entrata del famoso cavallo
di legno. I Greci, padroni della terra, rispettarono la casa del
traditore: alla cui porta egli, secondo l'accordo, aveva inchiodato
una pelle di pantera.
11) Gregorio di Siena (1867), Inferno 32.88
Antenora. Questo secondo spartimento della ghiaccia prende tal nome
da Antenore, che nipote di Priamo, dicono aver consigliato si
restituisse Elena a Menelao. Orazio (Lib. I, Epist. 9):
Antenor censet belli praecidere causam.
Ma Paride ostinato rifiutò la pace che gli costava il sacrifizio
della propria passione, e il dover sottostare alla forza di quel
savio consiglio. Orazio (Loc. cit.):
Quid Paris? Ut salvus regnet, vivatque beatus
Cogi posse negat.
Intanto ebbe Antenore nome d'aver tradita la patria ai Greci; e
questa mala voce gli si dava a' tempi di Dante; il quale perciò
chiama Antenora il luogo che tocca a coloro che tradiscono la
patria, o il proprio partito. Servio (AEneid. I, 242) scrive:
Antenor, et AEneas, teste Livio, patriam prodidisse dicuntur; ma ciò
è falso, aprendoci il grande storico le vere cagioni, onde poterono
que'due valorosi porsi in salvo dalle persecuzioni de' Greci (Liv.
Lib. I, Cap. I): Jam primum omnium satis constat, Troja capta, in
caeteros saevitum esse Trojanos; duobus, AEnea, Antenoreque, et
vetusti iure hospitii, et quia pacis, reddendaeque Helenae sempre
auctores fuerant, omne jus belli Achivos abstinuisse.
12) G.A. Scartazzini (1872-82 [2nd ed. 1900]), Inferno 32.88-89
Antenora: il secondo spartimento della ghiaccia è denominato da
Antenore (Aντηνωρ), principe Trojano, figlio di Asiete e di
Cleomestra (Eustath. ad Il. II, 793). Omero lo descrive come uomo
savio ed eloquente che, consigliando di restituire Elena ai Greci,
cercava la salvezza della sua patria (Hom. Il. III, 148 e seg. 203 e
seg. 262 e seg. VII, 345 e seg.). Altri all'incontro ne fecero un
traditore che consegnò ai Greci il Palladio (Serv. ad Aen. I, 242;
Suid. ad v. Παλλαδιον), diede loro il segno mediante una lanterna,
ed aperse il cavallo di legno (Tzetz. ad Lycophr. 340, cfr. Strab.
XIII, 1, 53; Paus. X, 27). Dante che, non sapendo di greco, non
aveva letto Omero, si attenne alla tradizione che fa Antenore
traditor della patria.
13) Giuseppe Campi (1888-93), Inferno 32.88-90
… Ditte Cretense (De bello Troj., Lib. V), e Darete Frigio (De
excidio Trojae) affermano che Antenore tradì la sua patria; opinione
professata anche dallo stesso Tito Livio (Stor. Rom., Lib. I). Ad
Antenore e ad Enea fu concesso di partire illesi da Troja, e niun
altro Trojano ottenne tal grazia, per la quale considerazione gli
antichi storici pongono anche il pio Enea nel numero de' traditori
della patria…
14) Giacomo Poletto (1894), Inferno 32.88-90
Antenora; e il secondo girone di questo Cerchio, così denominato da
Antenore, principe Troiano, uno degli eroi dell'Iliade. Potrebbe
questo esser nuovo argomento che Dante non conobbe quel poema,
dacchè Omero fa d'Antenore un uomo retto e prudente, che s'ingegnò
di persuadere ai principi Troiani esser giusto di restituir Elena ai
Greci, e così salvare la patria dalla guerra (Iliade, III, 148 e
segg.; VII, 345 e segg.); ma di qui forse l'opinione ch'ei fosse
stato traditore della patria, e avesse consegnato il Palladio ai
Greci, come narra Servio (nell'Aen., I, 242); e Ditte Cretense e
Darete Frigio, citati dal Lombardi, lo affermano; come pure lo
sospettò Tito Livio (Stor. Rom., I, 1) allegato dal Poggiali.
15) Hermann Oelsner (1899), Inferno 32.88
According to medieval tradition (as preserved for example in the
Dictys Cretensis, the Dares Phrygius and the later Roman de Troie)
it was the Trojan Antenor who betrayed his city to the Greeks.
16) Francesco Torraca (1905), Inferno 32.88-90
… Per l'Antenora: e così dolendosi, ci apprende il nome della
seconda zona di Cocito, come il Camicione quello della prima (v.
58). Le operette attribuite a Darete Frigio e a Ditti di Creta, le
quali pretesero di narrare la vera storia della guerra di Troia,
divulgarono nel Medio Evo l'opinione che Troia fosse stata tradita
da Antenore (cfr. Purg., V, 75), e anche da Enea. «Pieno di
falsitade ei promise (ai Greci) di tradire loro la cittade in tale
guisa ch'elli ne faranno a loro volontade». St. d. G. di Troia,
XXIX. Nell'Antenora sono puniti i traditori della patria e della
parte.
17) Tommaso Casini and S.A. Barbi (1921), Inferno 32.88
Antenora: il secondo girone dei traditori è cosí detto da Antenore,
principe troiano, che nei poemi omerici è rappresentato come uomo
sapiente ed eloquente e come autore della proposta di restituire
Elena ai greci e di far quindi la pace (cfr. Iliade III 148 sgg.,
VII 350 sgg.): da che venne forse la posteriore leggenda ch'egli
fosse traditore della patria e consegnasse ai nemici il Palladio
(Servio, ad Aen. I 242).
18) Carlo Steiner (1921), Inferno 32.88-89
Antenora: questa seconda zona di Cocito è detta Antenora, da
Antenore troiano, che nei poemi omerici è lodato come principe
giusto ed eloquente, ma che da una leggenda, formatasi piú tardi,
viene rappresentato come traditore di Troia e di là esule. Cosí G.
Villani chiama i Veneziani: i perfidi estratti del sangue d'Antenore
traditore della sua patria di Troia: Cron., XI, 901, SERVIO, Ad
Aen., I, v. 242, scrive che Antenore ed Enea, secondo la
testimonianza di Livio, furon creduti traditori della patria. Ma
Livio, I, 1, non dice questo.
19) Daniele Mattalia (1960), Inferno 32.88
l'Antenora: la seconda zona di Cocito, assegnata ai traditori della
patria e della parte: da Antenore, guerriero troiano che, nella
tradizione post-omerica, da Dante conosciuta probabilmente dal
commento di Servio all'En. (I, 242), passò per traditore, avendo
consegnato il Palladio ai greci. Fondatore di Padova, secondo una
vulgata leggenda: cfr. Purg., V, 75.
20) Giuseppe Giacalone (1968), Inferno 32.88
Antenora: la seconda zona dei traditori della patria prende il nome
da Antenore, eroe troiano che tentò di persuadere i suoi a
restituire Elena ai Greci e far la pace. Ma per una leggenda,
registrata nel commento di Servio all'Eneide, si credeva che avesse
consegnato il Palladio ai nemici e avesse aperto lo sportello del
cavallo di Troia per far uscire i Greci.
21) Charles S. Singleton (1970-75), Inferno 32.88
Antenora: The name of the second of the four subdivisions of the
ninth circle of Hell, in which are punished those who betrayed their
country or their party – political traitors – is derived from the
Trojan Antenor, who in the Middle Ages was believed to have betrayed
Troy to the Greeks. In the twelfth-century Roman de Troie of Benoît
de Sainte-Maure, for example, he is spoken of in vs. 26135 as
“Antenor, li coilverz Judas” (“Antenor, the treacherous Judas”) and
in vs. 25842 as “li vieuz Judas” (“the old Judas”). Among other acts
of treachery, Antenor was thought to have been involved with the
theft of the Trojan Palladium (mentioned by Dante in Inf. XXVI, 63)
and the stratagem of the Trojan horse – Aeneas, in some versions,
being implicated in these betrayals. The medieval belief was no
doubt derived from the histories of Dictys Cretensis and Dares
Phrygius, which, through the medium of Latin versions, were widely
read in the Middle Ages (see Ephemeris belli Troiani V, 4-17 and De
excidio Troiae XXXIX-XLIV).
The Homeric account (Iliad III, 146-60; VII, 345-53), that Antenor
tried to save his country by advising the surrender of Helen, was
apparently lost sight of at the time. There is no hint of his
treachery in Virgil, but Servius (who lived in the late fourth and
early fifth centuries) makes mention of it in his note on Aen. I,
242, and refers for confirmation to Livy (I, i, 1): “Iam primum
omnium satis constat Troia capta in ceteros saevitum esse Troianos:
duobus, Aeneae Antenorique, et vetusti iure hospitii et quia pacis
reddendaeque Helenae semper auctores fuerunt, omne ius belli Achivos
abstinuisse.” (“First of all, then, it is generally agreed that when
Troy was taken vengeance was wreaked upon the other Trojans, but
that two, Aeneas and Antenor, were spared all the penalties of war
by the Achivi, owing to long-standing claims of hospitality, and
because they had always advocated peace and the giving back of
Helen.”)
22) Nicola Fosca (2003-2006), Inferno 32.88-90
… Il nome Antenora, che designa la seconda zona di Cocito, proviene
da Antenore, il quale “nei poemi omerici fu un nobile principe
troiano che avrebbe non tradito, ma cercato di salvare la patria,
consigliando che si restituisse Elena ai Greci e si facesse con essi
la pace. Ma dopo che Virgilio ebbe fatto d'Antenore l'unico troiano
sfuggito alla schiavitù dei nemici, navigatore dei mari e infine
fondatore di Padova (Aen. I.242ss.), Pausania (X.27) e Strabonio
(XIII.i.53) avevano sospettato che avesse ottenuto la libertà in
premio d'aver dato il segnale ai greci e aperto il famoso cavallo
nell'ultima notte di Troia; e l'accusa di tradimento, accolta da
Servio nel commento al citato passo dell'Eneide, aveva ottenuto
stabil credenza nel Medio Evo; tanto che il Buti, riportando
l'epitaffio che, 'secondo che si dice e che si vede', fu inciso
sulla sua sepoltura, Hic iacet Antenor paduanae conditor urbis:
Proditor ille fuit, et qui sequuntur eum, l'interpretava nel senso
che i patavini tutti fossero traditori. Non molto diversa dovette
essere l'opinione di Dante quando chiamò Antenori, in altro passo
del Poema (Purg. V.75), i patavini” (Trucchi). Ma si legga la chiosa
di Guido da Pisa: “... Anthenor, qui operante dolosa et versipelli
astutia Dyomedis et Ulixis et multo auro recepto a Grecis,
Palladium, quod erat presidium Troyanorum, extra Troyam transduxit
ad Grecos. Quo presidio civitas spoliata, ipso proditore agente, in
manus devenit obsidentium Argivorum. Ipse vero capta et incensa sua
urbe, cum multitudine Troyanorum ad partem illam applicuit que tunc
dicebatur Gallia Cisalpina; ibique civitates duas fecit, Paduam
scilicet et Venetias”.
© Francesco Chiappinelli
L'Autore
Francesco Chiappinelli è nato nel 1947 a Bovino (FG) da famiglia
numerosa, dal 1960 vive a Napoli. Laureato in Lettere classiche alla
Federico II, ha insegnato a lun-go nei Licei scientifici e negli
ultimi venticinque anni greco e latino al liceo "Vico", tra i più
prestigiosi della città partenopea. È sposato felicemente e ha due
figlie, Bar-bara ed Erika.
Francesco Chiappinelli in
Modulazioni.it
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