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La pittura di
Nadia Pronina, propone tematiche rappresentative di un “assurdo
giuoco figurativo” composto da elementi corporei e della natura:
“innaturali” che confluiscono, aggregandosi, nel contesto di una
soggettivazione mai estranea al proprio vissuto.
Tele, che hanno in sé tutte le caratteristiche di una “imago”
irreale che a volte può apparire inquietante sia nella definizione
che nella conformazione descrittiva degli “umanoidi”, così come dei
paesaggi scarni e indefinibili nell’esclusivo contesto naturalistico
proposto. Elementi quindi, che paiono tratti da un’analisi
intimistica tradotta in una surreale narrazione “fiabesca”. Di
quest’ultima però dove “l’orco”, spesso orribile e desolante, cela
in sé un sensibile e recondito amore da poter offrire.
Frutto, queste narrazioni della Pronina, non solo di una particolare
macerata sensibilità al soggettivo divenire; ma anche di quella
trasformazione sociale dell’est dell’Europa, “anatomizzato” nella
sua interezza. Un vissuto, nel quale si è ritrovata come memoria e
corporeità e, verso il quale nutre, nella metamorfosi, una sempre
più pacata ma sofferta disamina. Analisi quindi di questo profondo
cambiamento, che Ella ha avuto la necessità di affrontare e
conseguentemente esprimere mediante una narrazione sistematica di
“allegorie” che nell’apparente “contorsione degli elementi
descritivi” cerca appigli a soluzioni vitali: più umanizzate...
Non sia da credere inopportuno se questa Sua pittura si può
paragonare - e ne offro la meditazione a quanti l’osserveranno in
questa nuova mostra romana (1) -: alle opere più
inquietanti nell’arte moderna e particolarmente quelle di Francis
Bacon e di Edvard Munch. Artisti che rompendo con gli schemi
edonistici, ispessivano con tormentati segni un modello figurativo
allucinato, inserito in un contesto espressivo tenebroso e, in tal
modo, affrontavano i tragici temi esistenziali e coinvolgenti sia
della vita che, dell’ amore e della morte.
Contesti ai quali si avvicina la pittura della Pronina che, con un
proprio espressio-nismo narrativo tenta appunto di manifestare, non
solo la inquietudine di trascorsi momenti vissuti nel contesto sia
personale che sociologico ma, soprattutto propone a quelle forze
“compresse”, “represse” e, mai completamente definite in forma
reale, una collocazione di espressioni corporee manifestanti
spiragli di una interiore forza che appare contengano.
Infatti, se pur apparentemente freddi nella emblematica irrealtà,
rappresentano ed esprimono invero, tutta una originale volontà di
evasione; tale da potersi offrire individualmente e collettivamente
ad una nuova vita.
Pittura quindi quella di Nadia Pronina, che oltre all’impatto
concettuale, si offre anche per il particolare stile cromatico e
compositivo utilizzato. Ciò avviene sia mediante l’impasto delle
terre e dei rossi cupi, che nel cesello di “segni criptici” che
appaiono nella continuità delle immagini, in rilievo, evidenziate
appunto come in un “bassorilievo”; come spartito musicale d’ arazzo.
© Aurelio De Rose
aurelioderose@libero.it
http://www.sesi.it/qualenapoli/
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(1)
Mostra personale di Nadia Pronina, pittrice moldova, a Roma, presso
lo Studio d'Arte Croma di Francesco Corica (via del Governo Vecchio,
118/a), presentata da Aurelio De Rose, inaugurata il 12
maggio 2007.
Nadia Pronina <pronina_n@bk.ru>
http://www.pronina.com
http://www.net-art.it/art_pronina/enter.html
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