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Il titolo
di questo nuovo poemetto di Innocenza Scerrotta Samà La mano e la
prua, pubblicato a poco più di un anno dal precedente Nel
cerchio della rete, suggerisce, ancor prima della lettura dei
testi, alcune immagini che difficilmente, in seguito, abbandoneranno
il lettore.
La mano, multiforme simbolo delle capacità umane, accostata alla
prua, parte dell’imbarcazione rivolta alla meta, evoca l’immagine di
un nocchiero nell’atto di affrontare il mare, lo sguardo rivolto
oltre, verso un punto d’arrivo che, seppure ancora invisibile,
costituisce il fulcro, il motore della scena stessa. A rendere più
netta, appena più sognante, questa immagine saranno, poco dopo,
all’interno della raccolta, le parole dell’autrice stessa: “Mani
alla prua / occhi / lontani”
Non occorre fantasia per sostituire, nel gioco dell’immaginazione,
la figura del nocchiero con quella di Innocenza.
Accingersi a leggere le sue liriche significa divenire passeggeri di
questa imbarcazione, sospesi sul mare della sua vita e del suo
inconscio, steso da ogni parte, dietro, davanti, sotto. Significa
scoprire, solcando le onde, quanto queste lascino intravedere dalla
trasparenza dei flutti o riportino in superficie nel loro
instancabile moto.
Il racconto di questo viaggio ci viene offerto in un linguaggio che,
nel corso degli anni, percorso da ritmi ben scanditi e serrati, si è
fatto sempre più asciutto ed essenziale, raggiungendo un’intensità
tale da rendere dirompente la voce poetica dell’autrice.
Le ampie introduzioni di Rossano Onano, poeta psichiatra e sensibile
interprete della psiche umana, e di Giuseppe Panella, poeta filosofo
e acuto critico, ci introducono, con analisi puntuali sui versi di
Innocenza, ai misteri, ai segreti, agli inganni e ai disinganni di
questa poesia, suggerendo illuminanti chiavi di lettura.
Il mito, tutte le leggende e gli eventi magico-religiosi ad esso
collegati, il mare ed ogni elemento della natura, sacralizzato
dall’abbraccio coinvolgente dell’occhio umano, emergono o traspaiono
con potenza e limpidezza. In un’atmosfera rarefatta, un po’ onirica,
illuminata da uno strano sole non sempre capace di diradare le
ombre, si delineano con forza, seppure appena accennate da scarne
parole, figure mitologiche quali Narciso, Armonia, Orfeo, Euridice,
Persefone, ma anche bibliche come Sansone e Dalila o storiche e
letterarie, e l’eterno messaggio di ciascuna di esse è restituito al
lettore nella pienezza del vero significato.
Nitida, attraverso le parole di Onano, la lettura del mito di Orfeo:
“Fremono i sensi, / l’acqua, / l’aria, / la luce, / l’erba tenera
d’aprile. / Mortifero / il serpente / sul seno di Euridice”.
“[…] Orfeo si volta perché, dietro di sé, non ode il rumore dei
passi di Euridice che, ombra, non faceva rumore. […]”. Ciò che Orfeo
ha ottenuto è solo il potere di rendere immortale Euridice con il
suo canto.
O quella di Panella sull’interpretazione di Narciso:
“Narciso si specchia / e / s’innamora / d’immagine divina / mossa
/ da Zefiro sull’acqua”.
“[…] Narciso consuma il proprio tradimento nei confronti della
Natura, scegliendo l’arte e il suo vagheggiamento assoluto.[…]”. È
l’inganno di chi si illude di potere scavalcare la dimensione dei
rapporti umani per privilegiare la pura Bellezza.
L’amore e la conoscenza della letteratura antica, la volontà di fare
rivivere nei suoi versi i personaggi che la animano, dopo avere
identificato le loro gioie, pene, sorprese, tragedie con le nostre
(sempre le stesse nonostante i secoli trascorsi) credo lenisca la
solitudine ansiosa che traspare dalle opere di Innocenza.
“Il primo verso mi arriva cantando” mi ha confidato l’autrice in una
recente conversazione, quasi stupita che tanta grazia potesse
discendere su di lei e che, da questo verso, ne prendessero vita
altri. Chi, però, come lei, si accosta alla letteratura e alla
poesia per meglio capire la sconvolgente avventura della vita, avrà
sempre qualcuno con cui dialogare perché la letteratura a questo
serve: gettare ponti tra le tante, diverse solitudini che ci
affliggono.
© Annalisa Macchia
Annalisa Macchia, da "La
luna di Cézanne" (poesie)
Annalisa Macchia:
"Manto di
vita" di Pietro Pancamo
Annalisa Macchia, "Per
mano" di Lucia Visconti
Annalisa Macchia,
"All'otta mai" di Lucia Visconti |