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FRANCO SANTAMARIA

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SALA DEGLI OSPITI

 

CRITICA-SAGGISTICA / ANTONELLA COLONNA VILASI


Il terrorismo
 

Antonella Colonna Vilasi, Il terrorismo

Antonella Colonna Vilasi
IL TERRORISMO
Prefazione di Piero Luigi Vigna
Mursia, Saggistica
ISBN 978-88-425-4397-8, pagg.213, € 19,00


dal Primo Capitolo

IL TERRORISMO INTERNO / La strategia della tensione
Con il termine strategia della tensione, utilizzato per la prima volta dopo l’attentato di Piazza Fontana, ci si riferisce a una teoria interpretativa che analizza l’insieme delle stragi e degli attentati terroristici italiani avvenuti nel secondo dopoguerra e, con particolare intensità, tra il 1969 e il 1984 e, in misura minore, anche successivamente.
Il movente principale di questa particolare strategia è ravvisato nella destabilizzazione della situazione politica italiana. Partendo da tale presupposto, tra le cause determinanti, soprattutto considerando l’Italia e il più ampio quadro della Guerra Fredda, vi sarebbe stato il tentativo di influire sul sistema politico democratico, rendendo di fatto instabile la democrazia. Numerose ipotesi conducono a indicarne come responsabili degli autori occulti.1
Strumento di tale strategia sarebbero stati i gruppi terroristici, infiltrati e determinati a compiere azioni tali da creare allarme e terrore nell’opinione pubblica. O, più semplicemente, usati, strumentalizzandone le azioni, al fine di giustificare misure come l’instaurazione di uno stato di polizia o di una dittatura comunista. Secondo altre ipotesi, furono confezionati ad hoc degli attentati stragisti concepiti in modo tale da farli apparire ideati ed eseguiti da membri di organizzazioni dell’estrema sinistra o dell’estrema destra.
Infine, a completare questa strategia contribuiva lo sfruttamento mediatico di attentati effettuati da normali terroristi.
Piazza Fontana è l’incipit fondamentale, un momento in cui la storia ha virato bruscamente per prendere un cammino differente, e il 12 dicembre 1969 è la data da segnare come inizio, come fatto scatenante del fenomeno della lotta armata.
In realtà gli attentati del 12 dicembre (Piazza Fontana era infatti collegata ad altri attentati dinamitardi a Milano e a Roma)2, sebbene sconvolgano e sorprendano per la loro ferocia, non arrivarono certo inattesi. Rappresentano piuttosto il momento culminante di una escalation di fatti noti e ignoti che avvengono durante l’intero 1969 e che fanno parte di un preciso disegno politico. Riconsiderati oggi, a tanti anni di distanza, alcuni di essi acquistano nella loro successione un significato molto chiaro.
Le bombe del 12 dicembre scoppiano in un Paese dove, a partire dal 3 gennaio 1969, ci sono stati centoquarantacinque attentati. Con una stima per difetto, si può redigere una media di dodici attentati al mese, uno ogni tre giorni.
Sia per l’identificazione di alcuni dei responsabili, sia per gli obiettivi colpiti, l’origine ufficiale è spesso incerta: talvolta vengono addebitati a gruppi eversivi di sinistra o, come nel caso delle bombe del 25 aprile 1969 alla Fiera campionaria e alla Stazione centrale di Milano, agli anarchici, molto spesso a dei gruppi neofascisti.
In realtà, un’analisi più approfondita potrebbe far pensare che la mano responsabile sia la stessa per ognuno dei centoquarantacinque attentati. E cioè una mano che pone diligentemente in atto i presupposti necessari alla strategia della tensione che sta maturando.
Vi è anche un’altra sequela di fatti che si susseguono nei quaranta giorni che precedono la strage di Piazza Fontana. Verso i primi di novembre la FNCRSI (Federazione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale Italiana) diffonde un volantino per tutta Roma dove invita i paracadutisti e gli ex combattenti a «non farsi strumentalizzare per un colpo di stato reazionario».
Pochi giorni dopo, a Monza, il colonnello comandante del distretto militare afferma pubblicamente, alla presenza del procuratore della Repubblica: «Stante l’attuale situazione di disordine nelle fabbriche e nelle scuole, l’esercito ha il compito di difendere le frontiere interne del paese: l’esercito è l’unico baluardo ormai contro il disordine e l’anarchia».
La situazione si inasprisce ulteriormente in occasione dello sciopero nazionale per la casa, del 19 novembre, in cui in una carica della polizia in Via Larga, a Milano, un agente, Antonio Annarumma, rimane ucciso in uno scontro tra due automezzi della stessa polizia. La versione che si diffonde è però quella dell’assassinio. Perfino il presidente Saragat, in un telegramma trasmesso ripetutamente da radio e televisione, per tutta la giornata del 19 e del 20 novembre, oltre ad anticipare una sentenza di barbaro assassinio, afferma: «questo odioso crimine deve ammonire tutti ad isolare e mettere in condizione di non nuocere i delinquenti, il cui scopo è la distruzione della vita, e deve risvegliare non soltanto negli atti dello Stato e del governo, ma soprattutto nella coscienza dei cittadini, la solidarietà per coloro che difendono la legge e le comuni libertà».
Il segretario nazionale del MSI, Giorgio Almirante, rimane talmente entusiasta del telegramma del Presidente della Repubblica che subito aggiunge sul «Secolo d’Italia»: «L’assassinio dell’agente di P.S. a Milano ci indurrebbe a chiamare in causa il signor Presidente della Repubblica se egli nel suo telegramma non avesse duramente qualificati assassini i responsabili. Ora occorre individuare e colpire i mandanti».
Individuare e colpire i mandanti. Ma ne esistevano?3 O esistevano almeno dei responsabili? La CISL dichiarò a riguardo: «l’intervento della polizia, non legittimato da fatti obiettivi, non favorisce l’ordinato svolgersi delle manifestazioni e l’insistenza provocatoria di gruppi estremisti, la cui provenienza diviene sempre più dubbia, provoca effetti negativi sui lavoratori». Contro i gruppi estremisti si scagliarono anche differenti parlamentari e quotidiani di sinistra come «l’Unità», che commenta: «Mai come in questi giorni è apparso chiaro che l’avventurismo facilone, il velleitarismo pseudo-rivoluzionario, la sostituzione della frase rivoluzionaria allo sforzo paziente, sono sterili e si trasformano in un’occasione offerta alle manovre e alle provocazioni delle forze di destra».
La morte dell’agente di polizia non può che essere un elemento controproducente per la lotta degli operai, per la sinistra parlamentare come per quella extra-parlamentare, e perfino per i cosiddetti sovversivi. Può essere infatti facilmente strumentalizzata.
La notte dopo la morte di Annarumma, in due caserme di Pubblica Sicurezza, a Milano, scoppia una rivolta che, alimentata ad arte, vedrebbe uomini dei battaglioni mobili procedere per la città a fare piazza pulita degli estremisti.
Bisogna evidenziare che durante la rivolta alcuni ufficiali furono costretti ad allinearsi contro il muro sotto la minaccia delle armi.
Il giorno dei funerali dell’agente ucciso Milano si trasforma in teatro di disordini, provocati da militanti di estrema destra, che si presentarono al corteo funebre con i labari della Repubblica Sociale Italiana. Tuttavia sembrano i più tranquilli, se paragonati ai comuni cittadini che, travolti dalla commozione, chiedono il sangue dei rossi.
«Signori distinti, bottegai arricchiti, pensionati nostalgici, donne impellicciate partecipano e fomentano i tentativi di linciaggio dei malcapitati che sembrano sospetti, che hanno “la faccia da comunista”.»4
Questa reazione è fomentata anche da esponenti del governo. Il deputato della destra democristiana Guido Gonella lancia sul settimanale «Oggi» un appello alla reazione del borghese timido contro i picchetti degli scioperanti.
La situazione che si va delineando assomiglia sempre più a quella del 1922. Da Londra il settimanale «Economist» rivela l’esistenza di un documento, segreto solo a metà, in cui un gruppo di giovani industriali italiani proclama la necessità di un governo forte.
Scattano intanto i primi arresti per reati di opinione. A finire in carcere è il direttore di «Potere Operaio», Francesco Tolin.
Arriva infine dall’estero una nuova allarmante notizia. Il 7 dicembre i settimanali inglesi «Guardian» e «The Observer » pubblicano il testo di un dossier inviato dal capo dell’ufficio diplomatico del ministero degli Esteri di Atene all’ambasciatore greco a Roma. Il testo, tradotto e pubblicato in Italia prima del 12 dicembre solo da «l’Unità» e «Paese Sera» e dal settimanale «L’espresso», contiene allegato il rapporto segreto sulle possibilità di un colpo di stato di destra in Italia, inviato dagli agenti dei servizi dei Colonnelli.
Scrive «The Observer»: «Un gruppo di elementi di estrema destra sta tramando in Italia un colpo di Stato militare, con l’incoraggiamento e l’appoggio del governo greco e del suo primo ministro, l’ex colonnello Giorgio Papadopulos».5
Anche il tedesco «Der Spiegel» pubblica, il 10 dicembre, una dichiarazione del segretario del MSI, Almirante, che ammette come: «organizzazioni giovanili fasciste si preparano alla guerra civile in Italia; nella lotta contro il comunismo tutti i mezzi sono giustificabili, per cui non ci deve essere più distinzione tra misure politiche e misure militari».
[…]

Note
1. Nel 1977, a seguito delle proteste e interrogazioni parlamentari sulle deviazioni dei servizi, in particolare del SID, si attuò una riorganizzazione degli stessi, con l’obiettivo di maggiori garanzie democratiche.
2. Si veda il paragrafo su Piazza Fontana a pag. 33.
3. In seguito alla morte di Antonio Annarumma, un gruppo di dirigenti e giornalisti
Rai ha potuto visionare un video sugli incidenti di Via Larga, in una saletta di
Via Teulada, in cui era ripresa la morte dell’agente. Era evidente come, nell’urto con
un’altra jeep, l’agente ricevesse il colpo mortale dalla guida di ferro sporgente posta
sul lato dell’intelaiatura del parabrezza. Dopo qualche giorno il film scomparve. Il video era stato girato da una équipe dell’Office de la Radio et Television Française. Le ricerche negli archivi della ORFT, a Parigi, non hanno avuto alcun esito.
4. E. Di Giovanni, M. Ligini, E. Pellegrini, La strage di Stato, Edizioni Odradek, 2006.
5. Ibidem.

© Antonella Colonna Vilasi

Il libro
La strategia della tensione, gli anni di piombo, le BR, i NAR e le nuove cellule della lotta armata: un’analisi rigorosa delle cause e delle conseguenze del fenomeno del terrorismo di sinistra e di destra in Italia, analizzato anche alla luce di analoghi movimenti internazionali.
Questo saggio indaga, senza nessun pregiudizio ideologico, le motivazioni, gli interessi e i metodi d’azione dei gruppi armati e terroristici inserendoli nel contesto sociale e storico in cui si sono sviluppati.
Dalla strategia della tensione degli anni Sessanta fino alle azioni armate più recenti la ricostruzione delle trame eversive consente di leggere, per contrasto, anche il complesso percorso di consolidamento delle istituzioni democratiche del nostro Paese.

L'Autrice
Antonella Colonna Vilasi, saggista, ha pubblicato numerose opere su tematiche criminologico-forensi. In particolare, nei suoi libri, si è interessata di criminalità organizzata, mafia, terrorismo e intelligence, di cui ha scritto una trilogia.


 

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.