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STRALCI DA ALCUNI SCRITTI DI LIVIO BENETTI
A) Scritti di politica e turismo e altri contributi
Da “Democrazia è partecipazione” dell’11 ottobre 1969:
… Purtroppo la sensazione che siamo incamminati per questa strada è
molto diffusa. Rare le occasioni di incontri, ancor più rare le
possibilità offerte agli iscritti di esprimere concretamente il loro
pensiero. Come nei supermercati, troviamo le idee, i piani le
soluzioni, già predisposti e prefabbricati, pronti, pronti per il
consumo e spesso senza nemmeno l’indicazione della provenienza e un
onesto marchio di garanzia...
Da “I Lombardi e il primo incontro…” del 12 dicembre 1970:
… Tale isolamento avrebbe posto le premesse di una considerazione
particolare, che doveva concretarsi in una speciale autonomia.
Nell’arco alpino tutte le zone di confine hanno realizzato questo
status speciale, ne sono rimaste escluse poche valli, tra le quali
le nostre, che per ragioni storiche e di fatto avevano molti
argomenti da far valere, certo non inferiori alle ragioni ritenute
valide per le zone affini…
Da “Prediche al vento” del 22 gennaio 1972:
… Pensiamo alle vicende storiche che hanno dato origine alla vicina
Svizzera, in analoghe circostanze di frustrazione economica e
politica provocate dalla scarsa considerazione per le rispettive
zone alpine da parte degli stati originali, alle riconosciute
esigenze della Valle d’Aosta, del Trentino Alto Adige, del Friuli
Venezia Giulia, che hanno portato alle autonomie locali e invece
alle misconosciute richieste della Valtellina e della Valchiavenna,
che minacciano di perpetuarsi in una nostra posizione minoritaria e soggetta…
…Direi che anzi proprio ora, più che mai, il richiamo a quei
fondamenti della nostra formazione sia necessario per ridare slancio
ideale alla nostra azione. E’ giusto: l’etichetta cristiana non
garantisce il contenuto ma vorrei sfidare di trovarne un’altra che
lo garantisca meglio…
… Facciamoci promotori di una politica comune della gente delle
Alpi, che non sia solo il romantico richiamo delle adunate di ex
alpini a farci ritrovare in convegni folcloristici, ma anche la
somma dei nostri interessi a farci ritrovare in una politica comune……
Da “Vocazione turistica – vocazione europea” del 16 giugno 1984:
… Non vogliamo un turismo devastante e incontrollato, ma un turismo a
livello europeo, che sappia apprezzare sì l’ambiente, straordinario,
ma anche la cultura, che sappia gradire un’ospitalità semplice e
sincera, fatta di rapporti umani e di sentimenti che nobilitino gli
animi e stringano in un legame di amicizia gente di cultura e di lingue diverse…
Da Oggi domani del 1986
... Se noi non ripopoliamo, almeno stagionalmente, questo territorio
deserto, attraverso una intelligente, saggia ed economica gestione
che reinteressi nuovamente i locali a questo mondo, domani saremmo
costretti a pagare a caro prezzo un insediamento mercenario, che
svolga i lavori necessari di manutenzione, bonifica e salvaguardia
di un ambiente fonte di beni impagabili non solo per noi ma per
tutta la Lombardia e l’Italia…
B) Scritti d’arte - interviste e lettere
Da “Appunti autobiografici” del 1973
… Quest’estate la natura era stupenda, la montagna coi suoi colori
splendenti, suggeriva sempre nuovi colori, sempre più vividi e
luminosi, si dipingeva lassù come in una canzone e il cuore pulsava
rapido come in una nuova giovinezza.. Si sentiva nell’aria,
l’armonia del creato, che confortava la creatura. Possa il Signore
darmi ancora forza e coraggio, per dire queste cose con sentimento e
parteciparle umilmente agli altri…
... Sì certo, per definizione l’artista ha bisogno di un pubblico e in
questo campo le soddisfazioni arrivano talvolta dalle direzioni più
impensate. Ma quello che conta è realizzare sé stessi nel proprio
lavoro. Segnare nella materia quell’impronta che rispecchia la tua
vita, la somma dei tuoi tormenti, sublimata in qualche cosa che
rappresenta la tua anima. E in questo sono un po’ espressionista. Ma
è il retaggio di noi trentini, popolo delle Alpi, quello di essere
tramite tra due culture diverse ed essere alla ricerca di una sintesi…
Da “Le pitture di Giulio Quaglio a Novate” del 1976
Darei per scontato che gli artisti, in genere sono rappresentativi
dell’umanità del loro tempo e rispecchiano nelle loro opere, più o
meno coscientemente, il mondo nel quale vivono. Per due ragioni:
anzitutto perché, essendo per natura propria inclini ad un
accentuata personalizzazione, rappresentano in questo uno degli
aspetti della dialettica sociale: l’individualismo. In secondo
luogo, perché antenne sensibilissime come sono, captano il clima
umano circostante, non solo, ma lo subiscono anche, condizionati
dalla situazione economica e dai committenti che trovano, così che
registrano fedelmente con le loro opere l’altro aspetto del
problema: il sentimento della collettività. Sono due modi di essere
e di vivere, presenti sempre (e continuamente in dialettica tra
loro) nell’uomo e nella storia come nell’arte.
Da “Dalle valli dell’Adige a quelle dell’Adda: una vita per l’arte” del 1981
…. Nell'autunno del 1937 feci la mia prima apparizione in Valtellina.
Era un fulgido autunno colorato e la valle mi apparve in tutta la
sua ricchezza di tinte e di toni anche se quel ritornante risuonare
di campane a ruota, per me desueto, metteva in corpo una certa vena
di melanconia….
… Vorrei solo mi si riconoscesse, pur sapendo che le buone intenzioni
non fanno un artista, la serietà dell'impegno, l'espressione di
quella briciola di poesia che un sentimento profondo ha coltivato in
questo mio vagare inquieto tra le montagne, come un esule, di qua e
di là dal Tonale, dalle valli dell'Adige a quelle dell'Adda in tanti
anni di fervido lavoro…
Da “Trento Firenze Sondrio” del 1986
… Non si concepiva nemmeno lontanamente che il bello pittorico della
valle era tutto da scoprire in basso. Nelle suggestive colline di
vigneti, nei paesi, nei paesaggi sereni di pascoli e d’acque del
fondo valle. Non ho scoperto l’America, ho cercato di rendere
evidente a tutti la poesia di questo ambiente. Ho aperto gli occhi a
molti che non volevano vedere le bellezze semplici e caratteristiche
di un mondo vissuto da secoli strettamente legato all’agricoltura e
al territorio in modo tale da lasciarlo fortemente impregnato di un
sapore umano…
Breve biografia di Livio Benetti
Livio Benetti nasce a Trento nel 1915 da Beatrice e Gustavo. Il
padre Gustavo noto cesellatore trentino, riesce a trasmettere al
figlio oltre che la sua passione per l'arte e la letteratura anche
quella per le scienze, per la natura e soprattutto per la montagna.
Gli incontri con lo scultore Stefano Zuech, amico del pittore
Moggioli, e con il pittore Camillo Bernardi, influirono notevolmente
sulla sua formazione. Dopo avere studiato a Trento e a Firenze
raggiunge la maturità artistica e dopo gli studi all’Accademia di
Venezia dove insegnano Graziosi e Griselli, raggiunge anche
l’abilitazione all’insegnamento del disegno. Studia pittura e
affresco con artisti di grande personalità come Crepet, Spinelli,
Chini. Non dimentica però la sua preferita, la scultura, con
insegnanti come Pozzi e Rivalta. Ammira e studia i grandi scultori
del Rinascimento fiorentino e ha occasione di vedere le mostre di
Viani, Conti, Martini. Nel 1937 vince la cattedra di disegno e
sceglie la sede di Sondrio presso l' Istituto Magistrale. Nel 1940
si sposa con la moglie Pia, anche lei trentina, e si trasferisce
definitivamente a Sondrio. Qui sceglie quasi subito l' "eremo" in
cui vivrà con la famiglia i suoi cinquant' anni sondriesi : una casa
in affitto, dove ricava anche lo studio in una vecchio deposito, in
località Masegra, ai piedi dell' omonimo castello che domina
Sondrio. Dal 1941 al 1955 tiene numerose mostre personali e
partecipa ad alcune collettive prevalentemente a Sondrio e a Trento
ma anche a Milano, in Svizzera e Germania. Negli stessi anni assume
importanti incarichi politici, come quello di segretario provinciale
della D.C. e amministrativi in Valtellina. Dal 1952, oltre ad
eseguire molte sculture e pitture per privati, viene incaricato di
numerose opere pubbliche, alcune di notevole importanza, soprattutto
in provincia di Sondrio. Partecipa sempre molto attivamente alla
vita politica, sociale e culturale della Valtellina assumendo nel
corso di varie amministrazioni importanti incarichi: assessore alla
pubblica istruzione e vicesindaco di Sondrio, vicesegretario
provinciale della D.C., preside dell'Istituto Magistrale, presidente
dell' Ente Prov. Per il Turismo. Dal 1973 al 1987 apre una mostra
personale permanente a Sondrio in via Battisti a Sondrio che diventa
un importante punto di riferimento per il mondo della cultura e per
i giovani artisti locali. Nasce un solido rapporto di amicizia e di
reciproca stima con lo scultore Mario Negri. Sperimenta, assieme al
pittore Elio Pelizzatti, la tecnica dell' acquaforte, una delle
poche da lui non ancora conosciute. Muore improvvisamente, nella sua
casa in Masegra, il 10 gennaio 1987.
Note biografiche di Franco Benetti, curatore
del libro
Franco Benetti è nato a
Sondrio il 7 ottobre 1948. Laureato in Scienze politiche alla
Cattolica di Milano, ha lavorato per alcuni anni al Convitto
nazionale Piazzi e quindi, dal 1977 al 2006, al Credito Valtellinese
di Sondrio.
All’interesse per la storia e l’arte della provincia di Sondrio ha
sempre unito la passione per la fotografia naturalistica e la
ricerca mineralogica, pubblicando alcune guide e collaborando a
varie riviste tra cui “IVM Magazine”, bollettino dell’Istituto
Valtellinese di Mineralogia”, “Il naturalista valtellinese”,
“L’Annuario della Sezione del CAI di Sondrio”, “Orobie”,
“Quaderni Valtellinesi” e “Alpes”.
Ha curato nel 1982 la monografia “Livio Benetti, un artista trentino
in Valtellina” e nel 1985, insieme a Vittorio Mevio, il volume
“Valtellina nostalgia delle origini”. Suoi articoli sono comparsi su
quotidiani e periodici locali.
Nel 1997, in occasione del decennale della morte, ha collaborato
all’organizzazione della mostra antologica su Livio Benetti curata
dal fratello Aurelio, insieme al quale ha dato vita al sito
www.liviobenettiarte.it,
avviando quindi il censimento e la catalogazione sistematica delle
opere del padre.
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