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Il "Pinocchio" di
Giulia Troise
“Pinocchio, un sogno bambino” di Annalena Foracchia
L’umanità ha bisogno di raccontarsi attraverso la simbologia
profonda delle fiabe, espressione dell’inconscio collettivo di ogni
popolo, condivisa da tutte le culture.
Il Pinocchio di Giulia Troise ben riprende pittoricamente i passaggi
principali della fiaba classica di Collodi, ma si impone al nostro
sguardo per una sua composizione originale, autonoma rispetto alla
tradizione, esprimendo un’anima, una peersonalità ben spiccata,
vitale. Di fatto, nelle tele dell’artista, Pinocchio nasce burattino
ma progressivamente impara a crescere, affrontando impavido le tante
prove della fiaba, rivisitata in chiave moderna, fino a diventare
magicamente un bambino, sia pure monello, guardato affettuosamente
dalla Fata Turchina e da Mastro Geppetto, archetipi di una
genitorialità tollerante e intelligente.
Giulia Troise ci introduce con una cifra pittorica densa e vibrante,
un tratto corposo espresso da un cromatismo vivido, brillante, al
mondo della nostra infanzia, dei nostri giochi rituali, fatti prima
di diventare adulti. Guardando i suoi quadri, veniamo coinvolti
dall’avventura umana tragicomica di Pinocchio perché, in fondo, è
anche la nostra, appartiene all’umanità intera, che è stata bambina
in ogni tempo, ha avuto gli stessi sogni, le stesse speranze
condivise.
Certo, il burattino diventa adulto ma impara a misurarsi
creativamente con gli eventi inattesi, contando sulle proprie
capacità inventive, sa distinguere, dopo dure prove, il valore della
vera amicizia rispetto all’inganno della sola apparenza, sceglie di
seguire la sua natura sognatrice e avventurosa, accettandone il
percorso imprevedibile. In ciò, è simile a tutti noi che abbiamo
bisogno, spesso, di ritornare ai nostri sogni bambini per poter
ritrovare l’autenticità più profonda del nostro essere, sempre più
soffocata dalle pressanti regole sociali.
L’arte, così, diventa un sogno plastico condiviso, una metafora
delle idee più fantasiose coltivate nella nostra esistenza,
un’anticipazione simbolica e visionaria del futuro possibile.
La pittura evocativa di Giulia Troise col suo Pinocchio curioso e
ribelle, nostro compagno di giochi infantili, rappresenta la
materializzazione di un sogno a colori, un gioco plastico nel quale
si respira la freschezza, l’infinita dolcezza di un palpito di vita
irripetibile, quello dell’infanzia.
E l’infanzia è il futuro del mondo intero. (Annalena Foracchia)
Note biografiche di Giulia
Troise
Giulia Troise è nata a Sparanise (CE) il 25.12.1948; opera
nell’Atelier d’Arte “Troise” in via Bismantova 2/C, a Reggio Emilia.
In alcune sue opere il pensiero si fonde tra poesia e colore con
ottimi risultati. Ama scrivere quindi, oltre che dipingere. Suoi
racconti e poesie tematiche d’attualità hanno conseguito premi
importanti. Suoi racconti e poesie sono stati letti nella diretta
radiofonica “Voce dalla Russia”.
L’artista ha all’attivo nunerose mostre personali e in molte
partecipazioni artistiche ha ottenuto brillanti riconoscimenti.
È inserita nella pubblicazione “L’Ottocento in Italia, da Marco de
Gregari alla Nuova Scuola di Resina” del Prof. Giorgio Cangiano;
nella pubblicazione trimestrale “Reggio Storia”: “Identikit di una
pittrice” di Adriana Toffanetti.
Giulia Troise
Atelier d’Arte “Troise”, via Bismantova 2/C, 42100 Reggio Emilia
cell.: 329 1360116 – email:
giuliatroise@libero.it
Massimo Tassi,
Pinocchio e
i travestimenti pittorici di Giulia Troise
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