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Franco Santamaria, (In)conoscenza, pittura

FRANCO SANTAMARIA

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RADICI PERDUTE

 
 

 

Le Radici Perdute di Franco Santamaria
Antonio Spagnuolo

 

Raccolta tra le più intense, che segna un punto di riferimento ben preciso nell’arco del proporre esperienze culturali, impegno sociale ed umano, alla scoperta di nuove e sempre affascinanti dimensioni della parola. Ciò che sembra naturale, in particolar modo per lo scrittore, è sempre un’illusione di quel flusso energetico che ci affascina per proporre avventure dell’io che, perdendo la sua unità interna, tenta di frantumare l’esperienza in varie dimensioni di schegge, che fondamentalmente propongono una continuità temporale, escludendo una entità astratta al di fuori di noi.
In effetti, aldilà dall’essere “eco-poesia” o “poesia intimista”, questa è poesia rivolta al sociale, a denunciare la realtà di oggi mediante la metafora, l’analogia e tutta quella connotazione simbolica affinché i termini: albero, radici, pioggia, vento, fiume, pietra, rapace con i suoi attributi, eccetera potessero rappresentare l’uomo e le condizioni esistenziali di cui l’uomo stesso è responsabile.
L’infinito che sovrasta il mondo con una particolare complessità interpretativa rende il viaggio di una urgenza e di una verticalità essenziali per cui ogni sperimentazione di scrittura si dilata in immaginazioni senza limiti, tra lo stupore e la meraviglia, tra fughe e spazi luminosi, tra differenze sostanziali per il visibile e l’invisibile, ed è in questa traiettoria che molti versi ci trasportano in visioni particolari tra il continuo disconoscere un mondo che vibra nel panorama attuale e la privilegiata condizione di guardare nel fulgidamente fluido ruolo dei riflessi.

"In questa giungla di regressi solari
sono fiore dallo stelo piegato
a brividi palustri e solforica putredine.

Sono sofferenza dell’alba che svanisce
respiro che s’affievola nella resa
dolore e pianto di vite che in resine
si disfano.

In me pietrificano forme di colore e musica
di altra origine
la speranza al temuto sparire
dell’arcobaleno e dei suoni delle ali in amore."

Il pulsare ha un battito antico e sembra essere modello stilistico all’interno di un campo che tende a privilegiare le dissonanze di un diario, di un fraseggio assemblato sul verso, capace di una vasta gamma di rappresentazioni con rifrazioni e dispiegamenti emotivi tali da rigenerarsi in continuazione:

"Non so per quanto e perché scriverò versi
alla vita
ai suoi brevi trionfi
alle sue estensioni circolari e profonde
alle sue vittime forme indifese
su altari di pietra vulcanica
nera e rossa, rossa di sangue."

Ombre esatte dai contorni ben delineati, o precisioni malinconiche con sfumature di sogno sembrano realtà che si sfaldano, appassionate e bislacche, inquietanti e inesorabili, una fantasmagorica riproduzione che permette seduzioni avulse dal sinuoso fluire di un caleidoscopio.
L’universo è segnato dalla rifrazione, così come la capacità di penetrazione del simbolo non conosce tagli o scissioni che separino il significante dal significato, dietro ad una emozione viscerale che corre a stanare le ragioni stesse del sensibile.
Le metafore che Santamaria propone sono ricche di suggestioni, dense per le scene finali che contengono, in un senso ineffabile di risoluzioni, o soluzioni, che mascherano o addirittura suggeriscono il consumo del quotidiano.
Scivola per esse a volte un vuoto silenzioso che si riempie con la parola, a colmare la vacuità dell’esserci, per anticipare la scrittura in quelle interpretazioni di artista immerse nella continuità del disincanto. Ogni interpretazione si sposta facilmente dal segno misterico alla formula legata alle emozioni, alle sensazioni fisiche, che fungono infine da rivelazione dell’anima e dei sensi.
Ogni figura viene alla luce in forma concreta anche se il non detto, il sottaciuto, il misterico, sono trasformazioni di un mutamento che si insinua come un’ombra per sublimazione.

Antonio Spagnuolo

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FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.