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Franco Santamaria, (In)conoscenza, pittura

FRANCO SANTAMARIA

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RADICI PERDUTE

 
 

 

I rumori del male della società
in Radici perdute di Franco Santamaria
Melinda B. Tamás-Tarr

 

Le 36 poesie raccolte in questo volume hanno un effetto travolgente, simile a quello che un pieno fiume impazzito oppure un maremoto possono provocare. Questa opera è una fortissima e coraggiosa denuncia del malessere esistenziale e sociale del nostro inquietante mondo che avvolge ogni angolo della nostra quotidianità, l’anima di ciascun individuo. È un messaggio universale, penetrante, a volte doloroso, a volte esplosivo, per far scuotere l’umanità che sembra di aver perso ormai tutti i valori morali, per non lasciarla travolgere dal fango presente che non riguarda soltanto l’area dell’Italia.
Le fortemente suggestive immagini proiettate dalle poesie scuotono il lettore, penetrano nel profondo più celato dell’anima umana producendo forti colori, luci contrapposte all’oscurità.
Nei versi il poeta e pittore Santamaria, tramite le parole della natura simboleggiante, descrive la realtà odierna, l’uomo e tutto ciò di cui egli è responsabile e noi diventiamo compagni di viaggio delle avventure dell’ego, in cui gli elementi della natura come albero, radici, pioggia, vento, fiume, pietra, i rapaci con i loro attributi rappresentano l’uomo ed inevitabilmente veniamo coinvolti con un lungo, appassionato colloquio che è a volte doloroso, esplosivo, a volte disperato o invocativo.
Questa raccolta è anche un viaggio nell’anima del poeta attraverso cui esploriamo il suo mondo interno influenzato da quello esterno. Un duplice viaggio, un’esplorazione doppia nelle dimensioni spirituali e reali collegate con espressioni e visioni simboliche in cui echeggiano i rumori del male della civiltà, l’oggetto di denuncia. In questo viaggio emerge anche la figura del poeta ambientalista e pacifica.
Questo volume non può essere letto di un fiato. Bisogna fermarsi dopo ogni riga, dopo ogni intera poesia e rileggere, riflettere in profondità. Ogni singola parola di ogni singola poesia ha il suo grave peso, quindi non si può, ed è impossibile, sorvolare il loro contenuto, il loro messaggio che sono frutti di un poeta saggio, di grande intelletto. Leggiamo:
«Che senso lasciare un angolo alla pietà
se insistiamo a spezzare
i colori dell’arcobaleno
e strappiamo
gli steli incolpevoli dei campi,
se spingiamo il mostruoso rettile
su vie non nostre
e ci scaldiamo a roghi d’alberi
smembrati e profughi?

Le nostre mani informiamo a missili vulcanici
a pietre avvolte nel sangue dei deboli fiori
e dei corpi scannati al grande macello
nel sangue delle piccole chimere prostituite.

Alle nostre vite adattiamo organi strappati
a grappoli di orfana solitudine.

Più non c’è pietà
                                           non c’è pietà
se con le nostre mani nutriamo un dio rapace
se mostri siamo divenuti, come lui!»

Nonostante lo sdegno e la densa drammaticità, percepiamo anche un po’ di spiraglio di speranza: «C’è una sola strada/ che porta alla città di nuvola bianca/ sull’alba», dove «profumano gli alberi di verde e di frutti/ maturi» e «scorrono i fiumi/ delle dolci parole»...

Melinda B. Tamás-Tarr
Osservatorio Letterario, Anno XIV, nn.73/74


 

Indice Recensioni

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.