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FRANCO SANTAMARIA

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RADICI PERDUTE

 
 

 

Franco Santamaria, Radici perdute, (ed. Kairòs, Napoli 2008)
Maristella Dilettoso

 

Personaggio dagli svariati interessi artistici è Franco Santamaria, nativo di Matera, attualmente residente a Poviglio (RE), docente in pensione di Letteratura e Storia. Il ritiro dalla professione gli ha consentito di intensificare la propria attività creativa e di dedicarsi con più impegno ai propri interessi di poeta, scrittore e pittore.
Numerose le opere pubblicate: le raccolte di poesie Primo lievito del 1964, Storie di echi del 1997, Echi ad incastro del 2004, La mia valle non è l’Eden, Parola e Immagine (poesia e pittura), nel 2005 i racconti Se la catena non si spezza, nel 2007 Passaggi d’ombra, e di prossima pubblicazione il romanzo I cavalli di grano. I suoi scritti si possono ritrovare su riviste e antologie, e portali web di arte e letteratura, mentre è piuttosto restio a cimentarsi in concorsi artistici e letterari. In veste di pittore ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, nel 2003 ha rappresentato l’Italia alla 4° Biennale Internazionale dell’Arte di Firenze; molti i critici che si sono interessati alla sua produzione.
Quella di Santamaria è una poesia affascinante e complessa, che ben definiscono le parole di Antonio Spagnolo nella sua Introduzione all’opera: “… aldilà dall’essere ‘ecopoesia’ o ‘poesia intimista’, questa è poesia rivolta al sociale, a denunciare la realtà di oggi mediante la metafora, l’analogia. … la capacità di penetrazione del simbolo non conosce tagli o scissioni che separino il significante dal significato…”.
Le Radici perdute vengono spiegate criticamente nella Prefazione che apre la raccolta, a firma di Alfredo Rienzi: “Perduta è, secondo l’autore, la radice di una storia collettiva, …Perduta è la radice della propria vicenda individuale, messa a nudo da una terra che è solo più memoria e da un tempo che non si vuole fermare… Una raccolta, dunque, che sa sfociare nell’universale senza perdere la capacità di un intimo raccoglimento del sé”.
La circostanza di essere anche pittore costituisce un valore aggiunto, facendo sì che il poeta trasfonda nel verso una sensibilità cromatica ora soffusa di tenui sfumature e delicati chiaroscuri, ora ridondante di tinte accese e contrastanti ed immagini barocche, ora di cromatismi esasperati e violenti, ora di immagini immediate dalla limpidezza cristallina. Ma spesso il verso supera il pittoricismo, si direbbe che addirittura scolpisca, che dia corpo e rilievo alle sensazioni, per intagliarle, modellandole plasticamente. “Poesia materica fatta di cose, come di argilla, che si formano nelle mani del poeta che ne fa oggetto di pensiero e riflessione” (Nando Vitali), è una poesia, quella di Franco Santamaria, pregnante di sensazioni tattili e visive, di grandi passioni e sentimenti intensi, poesia talvolta di cose perdute, di cose inafferrabili, talaltra di grandi temi sociali e quesiti esistenziali.

Maristella Dilettoso
Il Convivio n.38, luglio-settembre 2009


 

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FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
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