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Personaggio dagli svariati interessi artistici è Franco Santamaria,
nativo di Matera, attualmente residente a Poviglio (RE), docente in
pensione di Letteratura e Storia. Il ritiro dalla professione gli ha
consentito di intensificare la propria attività creativa e di
dedicarsi con più impegno ai propri interessi di poeta, scrittore e
pittore.
Numerose le opere pubblicate: le raccolte di poesie Primo lievito
del 1964, Storie di echi del 1997, Echi ad incastro
del 2004, La mia valle non è l’Eden, Parola e Immagine
(poesia e pittura), nel 2005 i racconti Se la catena non si
spezza, nel 2007 Passaggi d’ombra, e di prossima
pubblicazione il romanzo I cavalli di grano. I suoi scritti
si possono ritrovare su riviste e antologie, e portali web di arte e
letteratura, mentre è piuttosto restio a cimentarsi in concorsi
artistici e letterari. In veste di pittore ha partecipato a numerose
mostre in Italia e all’estero, nel 2003 ha rappresentato l’Italia
alla 4° Biennale Internazionale dell’Arte di Firenze; molti i
critici che si sono interessati alla sua produzione.
Quella di Santamaria è una poesia affascinante e complessa, che ben
definiscono le parole di Antonio Spagnolo nella sua Introduzione
all’opera: “… aldilà dall’essere ‘ecopoesia’ o ‘poesia intimista’,
questa è poesia rivolta al sociale, a denunciare la realtà di oggi
mediante la metafora, l’analogia. … la capacità di penetrazione del
simbolo non conosce tagli o scissioni che separino il significante
dal significato…”.
Le Radici perdute vengono spiegate criticamente nella Prefazione che
apre la raccolta, a firma di Alfredo Rienzi: “Perduta è,
secondo l’autore, la radice di una storia collettiva, …Perduta
è la radice della propria vicenda individuale, messa a nudo da una
terra che è solo più memoria e da un tempo che non si vuole fermare…
Una raccolta, dunque, che sa sfociare nell’universale senza perdere
la capacità di un intimo raccoglimento del sé”.
La circostanza di essere anche pittore costituisce un valore
aggiunto, facendo sì che il poeta trasfonda nel verso una
sensibilità cromatica ora soffusa di tenui sfumature e delicati
chiaroscuri, ora ridondante di tinte accese e contrastanti ed
immagini barocche, ora di cromatismi esasperati e violenti, ora di
immagini immediate dalla limpidezza cristallina. Ma spesso il verso
supera il pittoricismo, si direbbe che addirittura scolpisca, che
dia corpo e rilievo alle sensazioni, per intagliarle, modellandole
plasticamente. “Poesia materica fatta di cose, come di argilla, che
si formano nelle mani del poeta che ne fa oggetto di pensiero e
riflessione” (Nando Vitali), è una poesia, quella di Franco
Santamaria, pregnante di sensazioni tattili e visive, di grandi
passioni e sentimenti intensi, poesia talvolta di cose perdute, di
cose inafferrabili, talaltra di grandi temi sociali e quesiti
esistenziali.
Maristella Dilettoso
Il Convivio n.38, luglio-settembre 2009
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