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Franco Santamaria, (In)conoscenza, pittura

FRANCO SANTAMARIA

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RADICI PERDUTE

 
 

 

I simboli della tragedia umana nelle “Radici perdute” di Franco Santamaria
Chicca Morone

 

In questa raccolta dal malinconico titolo “Radici perdute” incontriamo un uomo ispirato, posseduto dalle Muse, che canta se stesso identificandosi nelle mille sfaccettature attraverso cui la Natura gli appare: albero dalle robuste radici e aeree fronde, sabbia fragile e grida di gabbiani, brina e onde di fuoco….
Cacciato insieme a noi tutti dal paradiso terrestre - luogo magico in cui non avremmo dovuto disobbedire alla divinità e cibarci dei frutti dell’ albero della conoscenza - Santamaria non si arrende e pretende di risvegliare ognuno di noi nel nostro giardino interiore per poter condividere la magia che vi aleggia.
Un progetto simile non può di certo essere esplicitato con messaggi evanescenti, per cui troviamo parole dure e aspre atte a rendere palese la nostra situazione di disagio, di appartenenza a questa realtà così cruda, pur essendo figli del cielo: non c’è più tempo per cullarci nella dolce illusione che la Natura - madre benigna e pia - possa consolarci e in qualche modo risolvere per noi la nostra vita.
Il poeta legge ovunque i simboli della tragedia incombente, per cui non lascia intentato un solo sprone verso la ricerca della Luce, quella luce che diventa Verità nel cuore di che è in grado di risvegliarsi.
Siamo tutti fratelli in questo bosco oscuro da cui dobbiamo uscire, guardando oltre il lucido degli occhi quella realtà fatta “di sangue dei bambini… sangue dei muratori… sangue dei poeti e degli artisti”.
Non è sufficiente sperare di trovare un qualsiasi sentiero per ritornare a casa: è necessario sapere che la “partita truccata” non ha un colpevole su cui poter scaricare la responsabilità, ma che ognuno di noi è in grado di giocare la sua partita e vincerla se riesce a conoscerne il codice segreto.
Come davanti a una scacchiera - dove ogni mossa delimita le possibilità delle mosse seguenti - nella vita vince, si libera dalla condizione umana, chi agisce secondo la legge, quella stessa che Goethe definisce “l’eterna legge che fa fiorire la rosa e il giglio”, ma che Santamaria ancora vive e non ama nella “forza d’improvviso esplosa dal liquido potere delle acque…”.
Ecco dunque un virile canto circondato da un panorama realistico in cui immagini di dolore, distruzione e catene senza fine non lasciano sperare ad una risoluzione collettiva, ma prevedono un lento distacco dal gruppo di appartenenza per un riscatto singolo nel silenzio della propria interiorità, forse proprio attraverso l’arte.

Chicca Morone

 

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FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.