|
La fatica
letteraria di Franco Santamaria è suggerita dalle molteplici
pulsioni memoriali che si snodano lungo un vissuto quotidiano, a
volte gioioso, altre volte fortemente nostalgico, ma spesso permeato
da un dolore nascosto che traspare quale autentico protagonista
dalla raccolta “Radici perdute” (Kairòs Edizioni, Napoli
2009).
Il gioco delle metafore fa da armonioso sottofondo agli illuminati
itinerari, dove il dolore profondo sembra maturare lo spirito sempre
più consapevole del male che affligge la nostra civiltà in tutte le
forme.
Il percorso immaginario e reale di Santamaria si dipana tra gioie e
dolori, denunzia e impegno sociale ed è battuto da urla ferali come
grida di “poiana“ o di strillone…, “maree di cuccioli/nudi
nel nero cellofan della morte…”, “nemmeno la morte gode di
tutte/queste stragi”, “strappiamo/gli steli incolpevoli dei
campi…”, “il rito/della beneficenza infetta” e da un
vento implacabile che non soffoca il suo canto anche se prevale lo
scoramento né spegne la speranza che lo vivifica per condurlo al “ricordo
dei nostri rami” ed al “delirio amoroso delle foglie di
primavera”.
Aurora
Cacopardo
Zappingrivista, 30 settembre 2009
|