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Napoli.
Sabato 6 novembre 2004, alle ore 17.00, alla Galleria “Il Bidone”
(Via Salvator Rosa 159, tel. 081 5784037, www.ilbidone.it), diretta
dal Prof. Adolfo Giuliani, sarà inaugurata la mostra, curata da
Maurizio Vitiello, intitolata “Abbracci del tempo”, con dipinti
dell’artista lucano Franco Santamaria, tratti, i più, dall’opera di
poesia-pittura “Parola e Immagine”.
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“Abbracci del tempo” è un titolo volutamente intrigante, che
condensa momenti intensi di una vita spesa nell’interesse della
cultura e dell’arte.
Franco Santamaria presenta una selezione di opere, che vanno dagli
Ottanta ai primi del Duemila, e nel panorama composito che ha scelto
delinea orizzonti multipli di interesse.
Ogmi lavoro è un avvicinamento ad un tema, un abbraccio di intensità
emotiva, un tentativo di formulare una rete di segni affabulanti e
crepuscolari.
L’itinerario pittorico di Franco Santamaria si presenta compatto. Il
senso della realtà domina gli scenari che il pennello di Santamaria
ha costruito.
La mostra è costituita da una dozzina di pezzi, quasi tutti ad olio,
accompagnati (ad eccezione dei due dipinti “Volo di Pegaso” e
“Legata a solitudine”) da un distinguo poetico: “Sogni di farfalla”,
“Rituale”, “Da corpo di sconfitto guerriero”, “Risveglio”, “Nuovo
cavallo di Troia”, “Legato ad un fossile”, “Cammino di chiocciola”
(acquerello), “Allegoria della Morte”, “In un guscio la mia terra”
(acquerello), “Millennium Tertium”.
Ognuno innesta un ‘flash-back’ e si riverbera in una poesia,
così da dar luogo tra immagine e poesia ad un delicato ‘fil rouge’,
ad un’interrelazione captativa tra momento pittorico e momento
poetico che Santamaria ha voluto realizzare nell’opera “Parola e
Immagine”.
Riferisce in una precisa nota Aurelio De Rose, tra l’altro, che:
“Santamaria rivive quindi, come in una sorta di Risveglio, parte
della sua vita e tutto ciò lo fa attraverso la ricerca di elementi
naturali e fantasiosi: “da un fossile un seme purificato e la
luce” o tra “sentieri di nuvole rossastre”, ritrovando
quel filo conduttore di cui ha necessità, per esprimere e definire
il suo essere presente, e narra non solo le attuali vicissitudini
ma, principalmente come accennavo, quella d’essere stato figlio di
una terra che comunque, lo ha delineato e accompagnato nel prosieguo
del tempo”.
Paesaggi di forte sapore mediterraneo, visioni d’insieme,
scenografie pulite da assillanti metropoli, macchie di scenari verdi
guadagnano lo spazio della tela e la mano di Santamaria conquista
tessiture di panorami reali, ma anche immaginati e propro da queste
tessiture emergono visioni sospese tra sogni ed emozioni, mentre
cromatismi mediterranei segnati da minime figurazioni, intervallate
da luci ed ombre, intendono far vibrare memorie e surrealtà
ecologiche.
L’artista dettaglia sequenze di elementi figurativi, fantastici e
vitali, sotto l’impulso di una vena sottesa di riflessioni e
produce, così, illustrate composizioni di tono garbato.
L’immaginazione fertilissima combinata con serene ambientazioni
rende singolari risultati.
I suoi dipinti ad olio risucchiano cadenze visive di un ‘iter’
mentale, che ripercorre note passate, nonché utili riferimenti e
dati attuali.
Emerge la voglia dell’operatore di corroborare la tela con campiture
forti.
L’artista tende inoltre, ad elaborare misure ed impronte, che
possono esprimere rifrazioni e riflessi regolati dal cuore e dall’hinterland
dell’anima.
Nei lavori su tela o su carta, che ripropongono frastagliate coste,
paesaggi feraci o ambienti tranquilli si leggono ritmi, variazioni e
dinamicità, mentre in altre si dichiara, palesemente, il richiamo
ossequioso e riverente alla natura.
In alcuni particolari lavori, però, risaltano cenni significativi,
ma anche più marcati tentativi di riportare sulla tela, come nelle
poesie, a cui l’artista dedica ampia consonanza d’intenti,
problematiche dedicate al disagio sociale odierno. Franco Santamaria
ha variamente indagato la realtà metropolitana e quella delle
periferie sino a prospettare temi sociali con sincera affezione.
Il pensiero pittorico di Franco Santamaria, oscillante tra pittura
cosmica e pittura di naturalità, cadenza trasparenze coloristiche e
sostanzia atmosfere. Ed, entrando con l’occhio nella rete
compositiva, si coglie un preciso dettato di plurime combinazioni
pulsanti, focalizzato da dosaggi variegati, e nello spazio angolare
di sinistra si coglie una bianca gora, che diventa riferimento e,
così, marca come ‘cifra artistica’ quasi tutti i lavori.
In conclusione, Santamaria ha un notevole interesse per la materia,
che sapientemente trasferisce, con levità, nel suo rapido e
quotidiano esercizio pittorico.
Maurizio
Vitiello
“Il Brigante”, Anno IV, n.8, ottobre 2004 |