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Nella
nuova raccolta poetica “Echi ad incastro”, edita da Joker di Novi
Ligure, della quale curo la presentazione alla Galleria “Arte In” di
Roma, Franco Santamaria conferma, dopo “Storie di echi” (Ferraro,
Napoli), la singolare predisposizione a scavare nella realtà odierna
per rilevarne problemi e sofferenze e farli diventare sue personali
inquietudini.
La sua poesia richiede attenzione e riflessione. In apparenza può
suggerire l’idea di un forte protagonismo dell’autore, ma il vero
protagonista è l’uomo nella sua veste di carnefice e di vittima, di
“ingordo rapace” e di creatura senza difesa, “albero” spogliato
della sua dignità.
È poesia sociale e politica, oltre che lirica pura, dove l’ “io” del
poeta è sovrastato dal “noi” dell’umanità sofferente per ingiuste
cause, della quale Santamaria si fa voce o meglio cassa di risonanza
degli “echi” che da essa provengono e s’incastrano nella sua
coscienza.
Sono echi di dolore, ma anche di speranza e di reazione vitale che
si intrecciano in una trama fitta di figure retoriche (primeggia la
metafora) che fugano il pericolo della caduta in declamazioni
ideologiche o in banale commiserazione dell’angoscia esistenziale.
Marina
Zatta
Tensione,
dolore, angoscia combattute e probabilmente anche debellate,
quantomeno esorcizzate con l'arma della poesia. Una poesia personale
quella di Santamaria, nato a Tursi in provincia di Matera ma da anni
residente ad Afragola in provincia di Napoli, che delinea una
condizione “Anche questo giorno è passato, / vorrei dire /
lentamente / per un dolore / insostenibile e interminabile; [...]”
umana che dal singolo passa a definire un'intera società, le
coscienze di ognuno di noi attanagliate come questa dal quotidiano.
“[...] Forse / io solo conservo / in una piccola ampolla, / difesa,
un'arancia gialla, / per non dimenticare il colore del sole / della
terra / e l'essenza del nostro riscatto”.
Matteo
Fantuzzi
Caro
Franco (Santamaria),
scusa se ho tardato tanto a rispondere all’invio del tuo bel libro
“Echi ad incastro”: bello ed importante, ma il mio lavoro è davvero
tanto, a volte troppo…
Ho finalmente letto, e mi compiaccio per la forza e la tenerezza di
questa tua poesia, per l’ “amore” ed il “canto”, che vi sono
profusi, così come per la “tristezza” e il “pianto” verso tutto
quanto -attorno a noi- soffre e muore senza pietà, senza “riscatto”.
Mi dispiace di non poter fare nient’altro per questo tuo libro, ma
mi faceva piacere comunicarti la mia (umana e “critica”) adesione.
Con l’augurio e il saluto più cari di
Mariella
(Bettarini)
Carissimo
Franco (Santamaria),
ho ricevuto oggi il tuo libro di poesie, ti ringrazio anche per la
dedica. L'ho scorso, mi sono soffermato su alcuni versi, li ho letti
e riletti.
La mia impressione: sono luminosi, ma di una luce fredda, polverosa,
a tratti ferma e intrisa nel paesaggio, spesso sono i fiori che si
incaricano di dare un colore, di aprire un cammino. C'è la vita
riflessa, la testa che si solleva per guardare oltre ed oltre c'è il
passato. Un passato che si fa presente, che guarda l'oggi con gli
occhi di allora, ma non è nostalgia.
E' una grande profonda coscienza del mondo e della vita, una
saggezza penetrante che vede dietro le ombre e ne segue in silenzio
i contorni.
Con stima e molta cordialità
Franco (Piri Focaldi) |