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Franco Santamaria, (In)conoscenza, pittura

FRANCO SANTAMARIA

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ECHI AD INCASTRO

 
 

 

Gli “Echi ad incastro” di Franco Santamaria
Maria Teresa Santalucia Scibona

 

Con sobria veste editoriale per i tipi delle Edizioni Joker di Novi Ligure, Franco Santamaria, in trenta composizioni arricchite da nove spunti di riflessione, ha dispiegato l’ampio ventaglio delle sue tematiche poetiche.
La silloge ha una acuta prefazione di Sandro Montalto che, con lucidità e competenza, mette in rilievo gli spunti fondamentali dell’opera: -…“ Legittimamente in questa poesia c’è la denuncia ma anche la speranza nella rinascita, l’espressione dell’angoscia ma anche lo sprone a rifondare le basi del mondo”…-
Analizzando il volume notiamo che lo stile scritturale è impreziosito da interessanti metafore e il verso libero profila ugualmente una sua armonica musicalità: ”… svanirà del tutto/ la nostra malinconia/ quando sarò anch’io farfalla leggera ...
In quasi tutti i testi, risulta evidente l’animus pittorico dell’autore, che con pochi tratti essenziali delinea il fondale poetico del tema.
I contenuti, specialmente quelli di carattere sociologico, ostentano una loro matrice drammatica e con tale evidente contrasto è come se l’autore volesse occultare la parte più romantica del verso, che prima aveva ingentilito con la sua interiore e ricca sensibilità di uomo. E mentre con il canto di “Una rosa” ci aveva fatto sognare: “…Rosa / di ciò che non è umano/ di zagara che veste di bianco l’aurora,/ di stella che piange per i prigionieri / come noi / sulla via lattea”…, ci ridesta bruscamente dal magico mondo che ha saputo creare per immergerci nello stato di disagio e “Ansia“ della più cruda realtà: “Porto con me una bimba /che già teme / come me / vortici e abissi liquidi, / e sotterranei / di catene, di missili, di anime in vendita;/ …
La raccolta ben calibrata, rimemora nelle diverse tematiche gli accenti della sua terra di origine, infatti Franco Santamaria è nato a Tursi (Matera) e viene spontaneo accostarlo al poeta conterraneo Rocco Scotellaro (nato a Tricarico il 19 aprile 1923, deceduto a Portici il 15 dicembre del 1953). Anche se la rivisitazione del Santamaria è alquanto diversa.
I due autori però, sono accumunati da molti elementi come la dissonanza di stile, ossia lo scarto del tono elegiaco nel tessuto del verso, ora poeticamente alto, ora drammaticamente quotidiano e reale.
Un altro punto di congiunzione fra i due, è il desiderio di conservare e tramandare il nobile patrimonio culturale e agreste dei propri avi attraverso il mitico paesaggio descritto: l’alternarsi delle stagioni e il ricordo dei faticosi lavori quotidiani, come l’aratura e la mietitura campestre.
I due poeti sono animati dalla stessa sorda ribellione, dalla voglia di giustizia, perché cessi la disumana, atavica condizione della popolazione rurale.
Essi auspicano che anche attraverso il loro appassionato lirismo, la gente del sud, da sempre umiliata e sconfitta, possa riscattarsi e riappropriarsi della propria dignità.
Lo struggente canto elegiaco dei due cantori lucani esprime l’amore per la severa bellezza della natura, ma segnala altresì le lacrime e le tormentate pene della vita contadina.
Così, attraverso una civile protesta poetica, entrambi dimostrano che si può lottare affinché la situazione nel diseredato “giardino dei poveri”, cambi e migliori.
In attesa di un nuova alba più lieta e umana, Franco Santamaria ci confida il suo recondito “Sogno”: “…Voglio ancora sperare/ nel tuo ritorno/ su un’ala di sogno/ tra le gole della mia terra, all’eco/ del vento rupestre/ di autunno o di primavera, / quando mareggia / madido di sole il primo/ frumento.

M. Teresa Santalucia Scibona

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FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
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