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Assenza
(è l’illusione, il sogno), acqua (vibrante, pura o opaca,
presen-zassenza, verginità o lussuria), culla o tomba (nascita,
morte. E la morte non è comunque, anche, rinascita? Il vaso si
rompe, l’acqua esce, si espande sulla terra. Il contenitore non
esiste più ma l’acqua, ora, è parte della terra), nemesi,
VentoVegliaRisveglio (v,v,v… il Volere del Vento che sVuota la mente.
Ancora Vaso, vuoto o pieno. M’affiora l’immagine di Orfeo che, nella
propria solitudine, culla il dolore. Euridice, la sua sposa, è
morta; egli modula il canto nel suono della cetra. Il grande amore
del Santamaria perduto tragicamente ecco che rivive nei versi
dell’autore, s’immedesima in natura e canto e urlo e mare e
sospiro). La poesia è verità soggettiva e libertà, mai codificata
dalla critica appariscente, esclusa dal potere, dimenticata forse
dalla fede. È nelle movenze di un corpo femminile, metafora di
vitamore
(…)Vivo in te, nella tua fisicità
assente;
nell'impalpabile rete deponi
l'essere tuo,
tesori di perle e dita di corallo
che salgono alla mia bocca
tremante.(Tramonto)
Che Santamaria riesca a trasmettere il fremito della vita è
indubbio. Luce, illustrazione, ossimoro, parola come segno
geometrico, impersona-le, cristallizzato. Ogni attimo colto nel
preciso ed irrepetibile istante della sua massima espressività.
Di te,
della tenerezza paffuta dei cuccioli,
del sorriso disarmante della primula
rimane
un senso stupefatto d'inspiegabile
assenza
e l'acquatica penetrazione
del grido della sirena violata (Fragilità)
è come che la scrittura sia per l’autore l’unico mezzo concessogli
–come alle origini, prima dell’ invenzione del disegno- per
ricercare il suo e l’al-trui tempo presente, e così fotografarlo,
imprimerlo su carta come verso dell’enfatica Recherche proustiana
Andiamo lungo un fiume
in piena,
di argini tagliati,
di case sommerse,
di cadaveri naviganti su tronchi di mimose
alla deriva (Lungo un fiume).
La vera storia di Santamaria si è svolta dietro le quinte, dietro lo
spec-chio di una ricerca di perfezione formale. In realtà non
esistono, a mio parere, letture più carismatiche di queste dove
vince volentieri la con-traddizione poetica; dove il poeta, ogni
autentico Poeta; spirito libero dalla radice divina si riflette
nello stagno e ci si tuffa, riemergerà o forse no dalla corrente del
pensiero ma il fluire della parola potrà far scivolare a valle,
eppoi a mare, il lettore. Potrà rinascerlo albero, o fiore, o mera
nuvola, fumo.
Dietro il muro
c’è la notte dal nero totale
per noi
che contiamo solo i giorni infelici
di immagini (Dietro il muro)
Eccoli, i poeti. Che non sanno più riconoscersi, quelli bufera del
proprio tempo, quelli che fingono di seguire le regole del gioco
eppure, in silenzio, sfacciatamente, lo stravolgono.
Trovo nella poetica di Santamaria un’intera generazione che si
muove, fatica in una condensazione eterna dove il dialogo, il
parlato si contrag-gono in sé, spesso si chiudono. Poi, di colpo,
respirano i versi, acque di
annegati vascelli
e trattiene un po' di luce
tra fili di giunco
depressi - per finire, poi,
completamente
lungo il nostro fiume
dai pontili in attesa (Lungo un fiume).
La nascita di un poeta è secondo Quasimodo sempre un atto di
disordine giacchè presuppone una forma di richiamo alla vita che
guarda al futuro ma resta in contrasto col presente. La poesia di
Santamaria incarna la terra e le indossa spoglie umane, denigra la
banalità, è narrazione e an-che, a tratti, filosofia, si scioglie in
versi che apprezzo d’ una rara ricchez-za germinale
soffriamo la forza radente delle onde,
per noi
che elemosiniamo
di dire alla terra che siamo testimoni di amore; (Dietro il muro).
Se Eliot sceglie di non ignorare la crisi della poesia moderna,
Leopardi ha rappresentato la maturità di un’intero ambito culturale;
dopo lui tutto richiede il nuovo. Ogni letteratura considerata
matura trascina dietro sé una storia alla quale è doveroso
ritornare, ma tiene anche un presente sul quale misurarsi
A loro appartiene la notte,
a loro bisogna consegnare
gli occhi per le bende
e l’ultimo desiderio prima della morte.(Vorremmo ascoltare).
Santamaria, eloquente plasmatore di sogno –soccorso dalla nobiltà
dei classici-, evoca un ordine inedito nel metafisico umano,
perentoria esi-genza di verità e del suo possesso. Incompreso o
frainteso il poeta, soven-te mai sondato ché irrangiungibile,
tuttavia incancellabile, lieve
Si posa
su piccole culle marine
il grido dell'albatros. Rompe
il maestro d'orchestra il diapason
spento
contro le coste delle agavi,
dove calici fossili vagano.(Tramonto)
I suoi versi/grida scivolano agevolmente in una poesia bambina, come
la definisce Lorca, con la capacità eidetica di percepire astrazioni
in imma-gini, evocatrice di un mondo primigenio.
Giovanna
Mulas
Lanusei (NU), agosto 2006 |