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Franco Santamaria, (In)conoscenza, pittura

FRANCO SANTAMARIA

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ECHI AD INCASTRO

 
 

 

Gli “Echi ad incastro” di Franco Santamaria
Piera Mattei

 

Un libro notturno, protagonisti silenziosi la luna, le stelle e nell'ora diur-na un paesaggio semidesertico di timpe e calanchi. Non che la terra non produca alberi o fiori, ma quelli sollevano al cielo i loro arti mutilati, que-sti nella loro bellezza racchiudono segreti di tristezza, di sopraffazioni su-bite. Nel significato dei fiori sfogliamo tutto un dizionario di necessario dolore, putredine cuccioli appestati o crocifissi.
Come dire che la bellezza del mondo non solo non concede di dimenticare il male, ma ne è una continua variopinta allusione.
La natura è in questa poesia scenario quasi assoluto eppure c'è anche il riferimento alla dimora primordiale. Le case che nel camino bruciano combustibile avaro, sono piccole celle di terra da cui si allontana la spe-ranza randagia degli emigranti.
Luoghi ai quali si resta legati da un sordo senso di appartenenza, che ha forse il colore del sangue.
La disperazione di vivere tuttavia si manifesta anche al di fuori di una natura avara, di una vita misera. Accompagna i comportamenti, i gesti di una richiesta organizzata di diritti: passione e rabbia, / e diritto di vivere avanza sul fronte dei cortei con il punteruolo / ficcato sulla fronte.
Mondo arcaico di caverne e di croci, sguardo di poeta che trema per la fragilità e per la bellezza: Porto con me una bimba / che già teme / come me / vortici e abissi liquidi, e sotterranei / di catene, di missili, di anime in vendita. L'immagine di questa bambina così simile a chi la porta con sé, così delicata, mi ha fatto tornare in mente la consuetudine medioevale di dipingere l'anima come una fanciullina realizzata in scala ridotta da por-tare sulle braccia, appoggiata sul cuore. Oggi diremmo che è la creatura su cui proiettiamo il nostro disagio di essere al mondo, il puer, il senso d'impotenza di fronte al male metafisico e di fronte al male storico, di cui la schiavitù riportata in voga, le guerre combattute senza essere dichia-rate, e la compravendita di dignità umana sono purtroppo un ordinario campionario.
Per questo canto che è triste e piange, per protestare almeno, dato che sembra non ci sia rimedio contro la cattiveria e il male, una morte pros-sima e naturale, avviene all'insegna della speranza: Anche questo giorno è passato [...] portandosi via un viso gelido di mamma / racchiuso in un seme / di aurora nuova.

Piera Mattei, maggio 2007

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FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.