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Un libro
notturno, protagonisti silenziosi la luna, le stelle e nell'ora
diur-na un paesaggio semidesertico di timpe e calanchi. Non che la
terra non produca alberi o fiori, ma quelli sollevano al cielo i
loro arti mutilati, que-sti nella loro bellezza racchiudono segreti
di tristezza, di sopraffazioni su-bite. Nel significato dei fiori
sfogliamo tutto un dizionario di necessario dolore, putredine
cuccioli appestati o crocifissi.
Come dire che la bellezza del mondo non solo non concede di
dimenticare il male, ma ne è una continua variopinta allusione.
La natura è in questa poesia scenario quasi assoluto eppure c'è
anche il riferimento alla dimora primordiale. Le case che nel camino
bruciano combustibile avaro, sono piccole celle di terra da cui si
allontana la spe-ranza randagia degli emigranti.
Luoghi ai quali si resta legati da un sordo senso di appartenenza,
che ha forse il colore del sangue.
La disperazione di vivere tuttavia si manifesta anche al di fuori di
una natura avara, di una vita misera. Accompagna i comportamenti, i
gesti di una richiesta organizzata di diritti: passione e rabbia,
/ e diritto di vivere avanza sul fronte dei cortei con il
punteruolo / ficcato sulla fronte.
Mondo arcaico di caverne e di croci, sguardo di poeta che trema per
la fragilità e per la bellezza: Porto con me una bimba / che già
teme / come me / vortici e abissi liquidi, e sotterranei / di
catene, di missili, di anime in vendita. L'immagine di questa
bambina così simile a chi la porta con sé, così delicata, mi ha
fatto tornare in mente la consuetudine medioevale di dipingere
l'anima come una fanciullina realizzata in scala ridotta da por-tare
sulle braccia, appoggiata sul cuore. Oggi diremmo che è la creatura
su cui proiettiamo il nostro disagio di essere al mondo, il puer, il
senso d'impotenza di fronte al male metafisico e di fronte al male
storico, di cui la schiavitù riportata in voga, le guerre combattute
senza essere dichia-rate, e la compravendita di dignità umana sono
purtroppo un ordinario campionario.
Per questo canto che è triste e piange, per protestare almeno, dato
che sembra non ci sia rimedio contro la cattiveria e il male, una
morte pros-sima e naturale, avviene all'insegna della speranza:
Anche questo giorno è passato [...] portandosi via un viso gelido di
mamma / racchiuso in un seme / di aurora nuova.
Piera
Mattei, maggio 2007 |