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FRANCO SANTAMARIA

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ECHI AD INCASTRO

 
 

 

Gli Echi ad incastro di Franco Santamaria
Alberto Dell'Aquila

 

Qui, presso il mare di fronte ai miei gabbiani il tempo rallenta il suo battito e tutto si allontana. Si dilatano i giorni, la mano s’impigra e la penna già intinta d’inchiostro rimane sospesa a mezz’aria. Solo la notte, quella insonne del poeta, pare stringere nella clessidra le ore, per cogliere fra le stelle il verso più bello e forse il più sofferto. In una notte pura rileggendo ad una ad una le poesie del volume Echi ad incastro, di Franco Santamaria, vengo colto da un irresistibile desiderio di commentarle.

Chiarezza espressiva, sintesi, profondità di sentimento e significanti valori esistenziali sono gli elementi che subito si evidenziano nelle trenta liriche di questa raccolta. Attraverso un cammino di immagini e colori e suoni, l’autore consapevole della sua maturità poetica sgomitola versi pieni di freschezza che vibrano e spandono bollicine come un’onda ebbra che s’infrange. Franco Santamaria è un poeta puro, va diritto al cuore, sublima il senso della parola, ripercorre gli spazi della mente riempiendoli di affetti, gioie, gemiti di dolore e vicissitudini di terre lontane dall’antico sapore. Come su un giornale di bordo, l’autore fattosi Ulisse nel cosmo dell’essere, osserva, riflette e trascrive l’essenza di un viaggio.

Il poeta cerca e vorrebbe l’uomo giusto, umano e libero. Ma sa che l’approdo è difficile, irraggiungibile l’isola di un mondo migliore. Al poeta resta l’amara consapevolezza di vivere nella costante solitudine, il suo urlo vibrante di valori, rimarrà nell’insonne notte in un ignoto punto di ascolto. Al nascere di ogni nuovo giorno egli ritornerà sognatore confinato nell’anima.

Ritorniamo a “Echi ad incastro” e prepariamoci nel silenzio ad ascoltare l’armonia delle note, che fanno vibrare ogni corda del sentimento; nella lirica “Solo per in attimo” leggiamo: / … / Otre la collina / cresce un orto di croci / e altre sono piantate / lungo la strada delle caverne / su cui ancora geme / in catene / l’antico dio ribelle. /A noi un attimo solo / resta del nido / dove / goccia a goccia / stillava la nostra vita /…/. Ed ancora nella struggente poesia dal titolo “Lontana” estrapoliamo questi versi: / La mia infanzia / è supina / sui semi del grano,/ tra solchi arati nel sale / dell’argilla, / è cartina / su cui le strade sono sangue / di uomini in fiamme. / Il mio dolore / si fonde con quello che / cade / sui frammenti assetati dell’orcio / e dei fiori che durano / appena una notte. /…/ Questo silenzio / m’affonda / in nuova solitudine.

Gli inequivocabili sottili versi, usciti dalla penna geniale di Franco Santamaria, tessitore sanguigno, sono una denuncia alle ingiustizie, alle violenze sull’uomo, sugli animali e sulla natura. Il letterato-artista-pittore nonché operatore culturale, con limpido respiro e una speranza nel cuore, si ripropone al lettore.

Alberto Dell'Aquila

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