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Qui,
presso il mare di fronte ai miei gabbiani il tempo rallenta il suo
battito e tutto si allontana. Si dilatano i giorni, la mano
s’impigra e la penna già intinta d’inchiostro rimane sospesa a
mezz’aria. Solo la notte, quella insonne del poeta, pare stringere
nella clessidra le ore, per cogliere fra le stelle il verso più
bello e forse il più sofferto. In una notte pura rileggendo ad una
ad una le poesie del volume Echi ad incastro, di Franco Santamaria,
vengo colto da un irresistibile desiderio di commentarle.
Chiarezza espressiva, sintesi, profondità di sentimento e
significanti valori esistenziali sono gli elementi che subito si
evidenziano nelle trenta liriche di questa raccolta. Attraverso un
cammino di immagini e colori e suoni, l’autore consapevole della sua
maturità poetica sgomitola versi pieni di freschezza che vibrano e
spandono bollicine come un’onda ebbra che s’infrange. Franco
Santamaria è un poeta puro, va diritto al cuore, sublima il senso
della parola, ripercorre gli spazi della mente riempiendoli di
affetti, gioie, gemiti di dolore e vicissitudini di terre lontane
dall’antico sapore. Come su un giornale di bordo, l’autore fattosi
Ulisse nel cosmo dell’essere, osserva, riflette e trascrive
l’essenza di un viaggio.
Il poeta cerca e vorrebbe l’uomo giusto, umano e libero. Ma sa che
l’approdo è difficile, irraggiungibile l’isola di un mondo migliore.
Al poeta resta l’amara consapevolezza di vivere nella costante
solitudine, il suo urlo vibrante di valori, rimarrà nell’insonne
notte in un ignoto punto di ascolto. Al nascere di ogni nuovo giorno
egli ritornerà sognatore confinato nell’anima.
Ritorniamo a “Echi ad incastro” e prepariamoci nel silenzio ad
ascoltare l’armonia delle note, che fanno vibrare ogni corda del
sentimento; nella lirica “Solo per in attimo” leggiamo: / … / Otre
la collina / cresce un orto di croci / e altre sono piantate / lungo
la strada delle caverne / su cui ancora geme / in catene / l’antico
dio ribelle. /A noi un attimo solo / resta del nido / dove / goccia
a goccia / stillava la nostra vita /…/. Ed ancora nella struggente
poesia dal titolo “Lontana” estrapoliamo questi versi: / La mia
infanzia / è supina / sui semi del grano,/ tra solchi arati nel sale
/ dell’argilla, / è cartina / su cui le strade sono sangue / di
uomini in fiamme. / Il mio dolore / si fonde con quello che / cade /
sui frammenti assetati dell’orcio / e dei fiori che durano / appena
una notte. /…/ Questo silenzio / m’affonda / in nuova solitudine.
Gli inequivocabili sottili versi, usciti dalla penna geniale di
Franco Santamaria, tessitore sanguigno, sono una denuncia alle
ingiustizie, alle violenze sull’uomo, sugli animali e sulla natura.
Il letterato-artista-pittore nonché operatore culturale, con limpido
respiro e una speranza nel cuore, si ripropone al lettore.
Alberto
Dell'Aquila |