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Vogliamo
ciò che di umano ci appartiene". Un accorato appello alla pace, ai
sentimenti veri, alla verità che s'incarna nella giustizia sociale e
nell'autenticità dei rapporti fra persone quello che scaturisce
-forte e incisivo- dalla nuova raccolta poetica di Franco
Santamaria. Ancora una volta il pittore-poeta dipinge per noi angoli
singolari da cui respirare la vita e rinnamorarci del vivere. Poesie
dove l'eco del passato, con tutti i suoi "legami" e gli "angeli
ribelli", ben s'incastra con gli auspici del presente. "L'attesa
lunga / di un nuovo diluvio" più non spaventa il poeta. Perfino la
morte "sparge semi di alberi nuovi / e voce di colombi in amore". Il
silenzio della solitudine non impedisce l'ascolto del richiamo del
mare.
Tante pennellate vivissime, tanti solchi incisi nella carne per una
simbiosi positiva di angoscia e speranza. Come un "ragno pazzo" l'io
s'attarda a "rendere in linee di luce / il groviglio dei fili"... E
il dolore "si fonde con quello che / cade / sui frantumi assetati
dell'orcio / e dei fiori che durano / appena una notte".
La maturità degli anni non esonera dalla fragilità del sentire.
S'acuisce la capacità di condividere: i sentimenti del mondo, della
gente, dei singoli, le sensazioni assiepate nella mente di chi ha
saputo ascoltare, rischiare, gioire e soffrire con dignità estrema.
L'esperienza vitale, costellata di passaggi simili a tessere d'un
grande mosaico, sono "comete" al ricordo, "piccoli felici girasoli"
affacciati ad un sogno che forse neppure si realizzerà... "Scavo /
nei rumori della pioggia / parole che mi comprendano / e svelino /
soli di calore nelle mani".
La poesia come rifugio e partenza per una comprensione di quello che
si è o si è stati o si voleva diventare. La poesia come vento "che
piega gli alberi" e "appiattisce i profili dei monti". Si, perché la
poesia va oltre la voce stessa del poeta, oltre la soggettiva
visione del mondo e dell'anima. La poesia è universalità dove
l'amore e i sentimenti forti di un'esistenza sovrastano il singolo
per diventare patrimonio comune. Poesia è Umanità, canto della
solitudine e della malinconia, "pioggia dura dei nostri cieli / che
riempie i solchi della fronte / come fiumi in piena".
Il lettore ne sarà protagonista col suo modo di sentire, di amare,
di vivere, indipendentemente dalle sensazioni intime del poeta che
hanno dato spunto alla creatività trasformata in parola. Parola che
quasi "vediamo" per la capacità unica di Franco Santamaria di
rendere in immagini i concetti che scrive."Ho aperto / il cuore come
una veranda fiorita / per ospiti / che vi giungono e vi dimorano /
definitivamente".
La poesia come "casa comune" dove ci si sente fratelli perché figli
dell'unico destino. La vita. Lo scorrere dei giorni al di qua del
muro del "nero totale". L'alternarsi di pianto e consolazione che
conduce inesorabilmente alla trasformazione. In "farfalle leggere"
incapaci finalmente di malinconia.
Sandra
Cervone
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