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Franco Santamaria, (In)conoscenza, pittura

FRANCO SANTAMARIA

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ECHI AD INCASTRO

 
 

 

Gli echi s'incastrano con la Storia:
Il mondo poetico di Franco Santamaria
Reno Bromuro

 

Franco Santamaria è nato a Tursi, in provincia di Matera, luogo mai dimenticato nella memoria e nell’opera sua, perché ritenuto simbolo della sofferenza di tutto il mondo contadino e, in genere, di tutti coloro che non hanno la forza ideale e materiale di liberarsi della dura condizione della propria esistenza.
Dopo lunga permanenza a Taranto e poi a Napoli, nel 1990 si è trasferito ad Afragola, cittadina dell’hinterland napoletano, presso il cui Istituto di Stato per i Servizi Commerciali e Turistici insegnava Letteratura e Storia.
Andato in pensione, si dedica con maggiore disponibilità di tempo e di attenzione alle attività artistiche di scrittura e di pittura, che in precedenza aveva dovuto trascurare per motivi professionali e familiari.
Collabora a riviste letterarie, è presente in antologie e in un numero considerevole di sitiweb letterari e artistici.
Accantonata la redazione e la diffusione della newsletter “Rassegna Siti Culturali”, per gli amanti della cultura ora redige “News2004/x”, newsletter di informazioni culturali (eventi, concorsi, segnalazioni) inviata, come la precedente, a migliaia di utenti d’internet.
Prima di “Echi ad incastro”, ha pubblicato, “Primo Lievito” (Gastaldi, Milano) e “Storie di echi” (Ferraro, Napoli), con notevole intervallo tra loro non solo a causa della sua prevalente attenzione alla scuola, ma anche della sua dichiarata avversione a certe richieste della cosiddetta “Mafia letteraria”. Per questo motivo, preferisce tenere ancora in “cassetto” altre opere: le raccolte di poesie “La mia valle non è l’Eden” e “A radici perdute”, la raccolta di racconti “Se la catena non si spezza” (ora pubblicata da Bastogi, n.d.r.) e il romanzo “I cavalli di grano”.
In internet, invece, ha pubblicato “Parola e Immagine”, opera unitaria di poesia e pittura, (ogni poesia-dipinto porta lo stesso titolo), nella quale linguaggio poetico e linguaggio pittorico si fondono, perché, come Santamaria afferma nella Prefazione, essi sono “espressioni solo apparentemente diverse di comunicazione”.
Che Santamaria si serva della poesia e della pittura, con la stessa intensità artistica e passionale, per esprimere una visione della vita sofferente per volere degli altri e per incapacità propria di uscirne, basta leggere le sue poesie e/o osservare i suoi dipinti che ha prodotto, da autodidatta, dagli inizi degli anni Ottanta, collezionando una serie di grandi consensi in Mostre Personali e/o Collettive sia in Italia che all' estero.
Mi sono occupato più di una volta di quest’artista poliedrico e sensibilissimo, per il modo di raccontare sia in pittura sia in poesia le radici della realtà del nostro caotico tempo. La sua però non è denuncia, come si potrebbe immaginare, bensì è una lunga ruga dell’anima che si estende per tutto il diametro terrestre.
Ora è la volta di occuparmi di “Echi ad incastro”, la nuova raccolta di poesie edita da Joker di Novi Ligure.

«Andiamo lungo un fiume/ di acque lunari,/ di ombre a specchio/ senza dimensione e sangue,/ senza spiagge e sentieri di terra promessa». (pag.38)
Ricorda il Poeta. E se percorriamo una moderna autostrada, cercando «senza dimensioni di sangue, sentieri di terra promessa», di attraversare una zona montuosa, possiamo osservare un gran numero di gallerie, di ponti, di viadotti; immensi muraglioni che consolidano i fianchi dei monti, mentre i corsi d'acqua si intravedono a decine di metri sotto le immense arcate.
Non solo è mutato profondamente l'aspetto delle località, ma si è ampiamente trasformata la vita stessa degli uomini.
Santamaria ci propone di provare e spinge ad immaginare come sarebbe diversa la nostra vita quotidiana se dovessero cessare di funzionare le centrali di produzione di energia elettrica come se la nostra esistenza fosse «senza ricordi e misteri e ansie sopite».
Il Poeta amando la natura, ha visto che questa ha sofferto notevoli peggioramenti, con l'abbattimento di boschi e di foreste, per lasciare il posto alle costruzioni e alle strade. La flora e la fauna hanno subito danni irreparabili, con pericolose conseguenze sulla stessa vita umana. L'atmosfera e le acque sono divenute tossiche da fumi e sostanze, emesse da ciminiere e scarichi, dovute ai lavori industriali.
Per evitare questi non piccoli guai, l'opinione pubblica si è mossa e si stanno studiando soluzioni per evitare i danni dell'inquinamento. Perciò il Poeta è vigile e canta la sua rabbia, la sua impotenza di fronte allo sfacelo di questo cambiamento repentino che l’uomo affronta, quasi rassegnato, e lui lo sprona all’azione.
Nei prossimi anni si dovrebbero già avere i primi risultati positivi di questa lotta; e certamente non vedremo mai, «i cadaveri che navigano su tronchi di mimose, alla deriva». Altra meta da raggiungere, per far sì che il frutto del lavoro umano sia sempre più vantaggioso, consiste nel rendere meno carica di tensione l'attività degli uomini d'oggi.
Il Poeta sa che ogni epoca ha i suoi problemi. Quali sono quelli che travagliano la società attuale e quale di loro suscita, in particolare, il suo interesse.
Schiavitù, dittature, pestilenze, carestie, ingiustizia sociale e tante altre terribili calamità hanno colpito, in ogni tempo, specialmente in quest’ultimo periodo, popoli e paesi, coinvolgendo talvolta l'intera umanità. Proprio quest'ultimo problema ha attirato l’interesse del Santamaria e destato le più vive preoccupazioni.
L'aria che si respira, l'acqua che si beve, i cibi che s’ingeriscono sono dei pericoli, anche se non sempre ce ne rendiamo conto, possono avere terribili conseguenze sulla nostra salute. Incominciamo dall'aria, l'elemento indispensabile in qualsiasi momento della nostra vita. In ogni atto di respirazione immettiamo nei polmoni una certa quantità di aria, di cui assorbiamo una parte d'ossigeno. Se l'aria che entra nei polmoni, oltre a contenere ossigeno e azoto, comprende gas velenosi, l’organismo può ricevere danni molto gravi. Più volte si è letto sui giornali dell'avvelenamento, quasi sempre seguito da morte, che colpisce chi rimane chiuso in un'autorimessa dove c'è un'automobile con il motore acceso. Nello spazio di poche decine di minuti l'aria diventa irrespirabile e chi non si rende conto del pericolo soccombe.
Il Poeta e Pittore Santamaria ha sentito la necessità di parlare, di cantare, con parole e colori, per ricordare all’uomo che l’affermazione del valore della persona sia come la descrive già Emanuele Kant. È in lui infatti, afferma Laberthoinnière, che la filosofia diviene chiaramente poesia e ciò che essa può essere e ciò che deve essere: una dottrina del diritto e della giustizia e, quindi, un sistema di esseri e non di cose. È il Poeta colui che avverte gli avvenimenti, che l’uomo comune vede e si rende conto di non averlo ascoltato quando questi si sono verificati realmente.
L'uomo non è più un individuo, è una persona, e gli altri debbono rispettarlo, com'egli deve rispettare gli altri. Ciò significa guardare le cose «da dentro e non dal di fuori». Sennonché al di sopra della vita di giustizia, della vita razionale e della vita umana, vi è la vita divina. Già Platone aveva affermato che l'ideale della vita umana è un’imitazione della vita di Dio; ma per Laberthonnière è qualcosa di più è: «il possesso di Dio dall’amore». Se la giustizia è l'inizio della carità, in altro senso può anche affermarsi che la carità è il compimento della giustizia. «Sulle rive del Giordano s'è compiuta la giustizia» affermerà Blondel.
«Echi ad incastro» di Franco Santamaria non sono solo liriche, che affrontano lo sgretolarsi dei sentimenti e i precetti della storia; non è la prima volta che il Poeta grida il suo dolore contro uno stato di cose in cui primeggia la prepotenza dell’uno nei confronti di tutti.

Già parlando di una Personale di “Parola e Immagine” a Roma, dove le immagini sono abbinate alle poesie, scrissi:
«La Poesia, il disegno, l’Arte in generale sul quale si medita è una specie di condensazione, una combinazione di molti simboli uniti in una forma generale. Nel corso della meditazione su queste parole, disegni, suoni, il significato dell'inerente simbolismo può divenire chiaro. Con la meditazione Mandala, il fine non è la produzione di vaste fantasie, ma piuttosto una meditazione vitale sul significato centrale del manufatto. Col tempo colui che medita è diretto a identificarsi psichicamente col simbolo e ad integrare il significato del simbolo con la sua vita psichica. Propriamente parlando, questi atti artistici non sono usati come una tecnica, ma mirano a promuovere il più alto sviluppo della personalità artistica e la sensazione che muoverà l’attenzione del lettore o visitatore. Un esempio di ciò che può essere esperimentato con la meditazione sull’Arte, si trova all'inizio del Faust di Goethe, dove Faust guarda il macrocosmo. Una forma di meditazione ancora più astratta è la «Meditazione sulla Parola» (quella che a noi interessa ora) diretta verso la scoperta dell’importanza umana. Santamaria si attiene al sano principio dell’uguaglianza dell'attività razionale e irrazionale durante il corso della meditazione. D'altro canto non si dovrebbe meditare su simboli, o parole che stimolano emozioni negative dannose».
Il tramonto lo vive nella sua fisicità, fino: «A seminare il ricordo di te/ come frumento nell’ansia dei miei fiumi». (pag,23)
Nella raccolta di “Parola e Immagine” afferma: «Allora passano di corsa/ anche cavalli senza cavalieri e sterminati treni vuoti,/ e vibrano - come di giorno - certi suoni di organo,/ atonali come bastone su maschera di alberi maceri».
E mentre inseguo i cavalli tenendo fissa l’immagine dell’«ansia dei fiumi» e «di alberi maceri», una voce calda e sensuale rompe il silenzio. Di scatto, mi volto e cancello con forza le immagini che inseguo e m’inseguono.
«Sulle opere, sia pittoriche sia poetiche, c’ è poco da dire perché parlano da sole. C’è da rilevare un pensiero che Vittorio Mazzone ebbe modo di esprimere durante una personale dell’amico Franco Santamaria, di cui ammiriamo le opere e festeggiamo perciò l’innovazione dell’arte: Arte di generi diversi che si completano in un amoroso connubio. Un pensiero di Mazzone, dicevo, che esprime e chiarifica la prima sensazione che ci afferra appena ci troviamo di fronte alle opere del Santamaria, «il profondo calore umano ti prende subito»; le immagini sono là, ferme, in un preciso momento della fantasia creativa, parlano da sole; da sole narrano il «Tormento lacerante» con una descrittività elementare e altamente sentita. Del loro valore, se ne parlava poc’anzi, non si discute, come non si discu-te il connubio complementare tra i due generi che vediamo per la prima volta credo, nella storia moderna delle personali. La tematica, pur essendo varia, non toglie niente alla suggestione che le immagini riescono a creare nella mente del visitatore, anche la stessa staticità delle immagini possiede un’attrazione palese: attrazione che fa sbocciare subito un feeling tra visitatore e autore sia con i versi viscerali e scevri da complicazioni intellettualistiche, sia con le immagini pur nella loro varietà, forse proprio per questo, ti rapiscono per ripassarti nella memoria i versi toccanti e realistici, in cui la metafora è puramente virtuale. Questo, volevo dire ve l’ho detto».

Mi riallaccio volutamente alla raccolta “Parola e Immagine” perché gli echi sono sempre quelli che da fanciullo ascoltava ritornare «privo della necessaria forza ideale per il proprio riscatto».
Qui si legge: «La terra conosce le sue morti:/ dall'impurità degli odori e dei voli, neri/ sui fiumi neri di schiuma;/ dalla neve che si strugge in valanghe/ allineando lame di granito/ su buie depressioni;/ dai lunghi cortei/ in nero delle formiche verso città in rovina» (Da corpo di sconfitto guerriero).
In “Echi ad incastro” leggiamo: «(…) la morte/ che ha passione e rabbia,/ e diritto di vivere,/ che avanza con il punteruolo/ ficcato sulla fronte/ nel fuoco delle barricate/ di carta e dei lacrimogeni del vento» (pag. 17)
Ed ora sottolineo alcuni versi estrapolati sia dall’una sia dall’altra raccolta per formare quel quadro che chiamo connubio tra i ricordi della fanciullezza e l’attualità della maturità, notate come i versi s’incastrano gli uni agli altri e nel loro sventaglio d’immagini aprono i nostri cuori alla speranza:
«Sulla cima/ di un calanco era la mia terra,/ cullata da un guscio di fossile millenario» (Parola e Immagine).
«Eden lontano - a cui la mia sofferenza tende/ in rami di albero ferito,/ quando un uomo piange/ in attesa di un messia» (Parola e Immagine).
«Nel fossile è la certezza del tempo/ di aver fissato la falsa/ immutabilità di un ordine diseguale/ a sola esperienza della terra» (Parola e Immagine).
«Sì che s'aprono sentieri dove l'uomo coglie/ da un fossile/ un seme purificato e la luce/ dolcemente carezza i morbidi seni di Gea» (Parola e Immagine).
«Vorremmo ascoltare il suono di chitarra hawaiana/ e in quell’eco/ che modula fili di seta e di fuoco tiepido/ risorgere/ senza il dolore e il pianto del neonato/ gettato tra i rifiuti…» (Echi ad incastro, pag. 41).
«Ci sono vie e autostrade fra le nuvole non/ a misura d'uomo, macabre/ perché ad ogni fermata si levano e roteano/ frammenti di pietre impazziti; perfino/ i latrati sanno di terra,/ quando la luna si dimezza/ e scompare dietro corsie non più misteriose. /.../ Qualcuno dirà che c'è dell'illogico/ in tutto ciò e che i passi della grandine/ non sono quelli dei guerrieri, anche se/ affogano nidi o stracciano foglie condannate a finire» (Parola e Immagine).
«Ma, resta il desiderio che non è più speranza/ di scoprire i sentieri e le torri con le bandiere vittoriose;/ il desiderio che non è più attesa/ di osservare ad oriente il sole che sorge/ dietro stilizzate ombre appena aleggianti per la brina/ e di schiudere il mistero della sabbia che trattiene/ il respiro del cielo fra le dune» (Parola e Immagine).

Come pittore ci troviamo al cospetto di un’artista che fonda il proprio assunto poetico su una realtà trasfigurata dalla sua personale visione del mondo e della vita con le sue angosce e i suoi timori.
Come Poeta, il protagonista vero di questa dolorosa storia perché convinto di essere rimasto solo a ricordare e soffrire, essendo creatura viva, vive nel rimpianto dei begli anni in cui la natura non aveva da lamentarsi perché tutto era sottomesso alla volontà della creazione: anni ormai tramontati senza speranza. Colpa del progresso? Ma senza progresso l’uomo diventerebbe una pianta sterile.
Gli echi si disincastrano con una potenza, che va facendosi sempre più forte a mano a mano che i versi si sgranano e si ha davanti l’intera opera staccata in episodi, e poi uniti in un incastro che possiede la vitalità di un momento di grazia: dono speciale di Dio. La musica che Santamaria ha sprigionato in questi versi creando momenti indimenticabili, vivrà finché palpiterà nell'animo umano la passione per il bello e la commozione che esercita sempre sugli animi aperti alla bontà e all'amore.

Non ho voluto leggere le altre recensioni perché tra me e Franco c’è un filo sottile che ci accomuna e ci elegge gemelli astrali: molte cose affrontate da lui sono le stesse che ho affrontato e sapere che c’è un altro me stesso che continua la lotta, cantando e denunciando le medesime cose, come: la Fratellanza, l'Amore universale, la Pace serena, il rifiorire della natura, il canto della terra e dei fiumi purificati dai radionuclidi e dall’inquinamento voluto dall’uomo e dalla fame che vede reclinare il capo di milioni di bambini e di adulti, mi fa guardare al Sole con più serenità, basta un solo Poeta forte e deciso per cambiare il mondo.
Afferma De Sanctis che «Il Poeta deve essere immediato e sintetico come il popolo. L'opera d'arte è una struttura viva, perché vibrante della sensibilità dell'artista. La conoscenza artistica si differenzia nettamente dalla conoscenza filosofica perché non è logico-dialettica; si differenzia dalla conoscenza scientifica: la scienza analizza, la poesia intuisce. Diversa è la conoscenza del poeta da quella dello scienziato e del filosofo. Il chimico considera le cose nella vicenda dei loro elementi costitutivi, lo storico nei loro avvenimenti, attraverso le varie epoche di cui furono testimoni; il matematico nei loro rapporti numerici di peso e di misura; il filosofo disincarna il pensiero dalle contingenze spazio-temporali. Il poeta trasfonde la sua spiritualità nelle cose, materializza il suo pensiero di elementi caduchi e li trasfigura: egli ama questo suo mondo con la passione dell'amante, l'ama col sentore dell'infinito e dell'eterno. Il filosofo risale alle cause prime, alle ragioni ultime, si eleva verso la verità pura, il mistico verso la divinità; ma l'artista, grande sacrilego, dissolve la sua anima nelle cose, le scuote e le sublima con forza demiurgica, facendole vibrare di spiritualità: in lui si accumulano le aspirazioni, la storia di secoli, il dramma di generazioni; l'arte diviene voce ed espressione della storia, delle varie civiltà. Di qui la potenza emotiva e l'universalità dell'arte: vi è in lei una compenetrazione di tempi».
Benché l’arte voglia immagini ben definite, ciò che nasce dalla mente del poeta non appartiene più al paese, al tempo, ma è destinata a tutti i tempi, a tutte le genti: il soffio dell'immortalità lo investe per sempre. «Rimane soltanto il canto dei poeti» cantava Holderlin.
Santamaria sente condensare nella sua anima la cosmicità, perciò il particolare ch'egli rappresenta ha caratteri universali, pur essendo dettagliatamente definito e precisato. Apre gli occhi dentro e fuori di sé; quando il suo sguardo diviene oltremodo visivo, quando il suo udito si fa ultrasensibile tutto si anima intorno a lui. Alitano e traspirano le fronde, la foresta diviene divina, spessa e viva; ridono le vette dei monti nei pleniluni sereni; vegliano i cipressi sulle urne solitarie; si popolano di voci i silenzi; di ombre le solitudini.
Una serie di fugaci, intense estasi, rapiscono il poeta che diviene il «grande sacerdote dell'incosciente» - dice Novalis, - «i soli veggenti» - asserisce Baudelaire, «l'inconoscibile» - afferma Rimbaud -. Platone celebra la poesia come potenza divina che passa travolgendo ed afferma che è data all'uomo per il potenziamento delle sue facoltà.
Galileo nel «Dialogo delle nuove scienze», l'ultima sua opera, parlando entusiasticamente delle sue esperienze e delle felici conclusioni scientifiche cui era arrivato, afferma che esse avrebbero poi dato frutti meravigliosi per merito degli ingegni speculativi che si sarebbero impegnati a proseguire il lavoro. Prevedere il futuro, anticipare il progresso è qualità specifica del Genio, sia esso dote di un uomo o di un popolo.
Ma appunto perché il poeta precorre i tempi, senza volerlo - a volte volendolo espressamente - va contro agli interessi di chi la tradizione ha favorito, mira a distruggere usi, abitudini, tendenze, diritti che gli anni e i secoli hanno fatto credere intangibili, e chi si sente colpito in questi diritti, o danneggiato dalle nuove idee, combatte l'audace che è sorto a predicare le novità; lo considera un rivoluzionario, un sovvertitore di leggi e di tradizioni sacre, assolute, necessarie perché tramandate, e sempre accettate, di padre in figlio. Socrate si sacrificò bevendo la cicuta, per l'affermazione della sua scienza. Socrate morì, ma il suo pensiero richiamò l'uomo allo studio dell'uomo e generò il pensiero di Platone, di Aristotele e di tutto il pensiero moderno. Cesare fu ucciso dai congiurati in nome dell’idea repubblicana e più vicino a noi Mazzini sentì il fermento di libertà che lavorava dentro le coscienze italiche: Luther King muore perché si avveri l'uguaglianza delle razze; Papa Giovanni XXIII ci assicura che solo l'affratellamento universale e la pace nel mondo, può combattere la fame.
Indubbiamente il Poeta Franco Santamaria è l'interprete vero e più efficace del sentimento umano e le sue opere sono l'espressione più pura dell'attualità, come Virgilio è stato per la razza latina, Dante per il popolo italiano, Shakespeare per l'anima inglese e Goethe; ma questo emerge dai simboli enunciati in precedenza inserendo alcuni versi. Sono immagini, più che simboli che emergono, ma ciò non afferma che nei simboli aleggi il sentore del decadentismo, né nella raccolta si avverte l’affermazione e la chiusura in un aristocratico rifiuto oppure l'adesione letteraria a forme estetizzanti volte ad esplorare l'inconscio e il sogno. Spesso le due formule letterarie si confondono, come ho già accennato, ma si nota anche che il Santamaria si sente attratto dal simbolismo, com’è affascinato dall’immagine, come importanza storica nella concezione della poesia che divulga.
Piuttosto, dalla ricerca del simbolo scaturisce la ricerca di un linguaggio atto a tradurre una disposizione visionaria e onirica, che il Poeta insegue freneticamente e anche per questo in alcune liriche il ritmo si fa più estenuante. Franco Santamaria non intende il simbolo come metafora o allegoria, ma come mezzo per attingere direttamente, senza mediazioni logiche, l'Idea, l'Infinito, l'Assoluto. Il risultato è una poesia che, influenzerà certamente, gran parte della letteratura contemporanea. Il canto non è sgretolamento delle forme poetiche, ma il verso è sostituito spesso da una sorta di prosa poetica. Il discorso è logico comunicativo e totale.
«Echi ad incastro» è opera volutamente d’ardua lettura. D'altra parte tutta l’opera di Santamaria richiede dal lettore un atteggiamento di cautela e disponibilità; tentare di interpretare logicamente i rapporti tra le immagini, oltre ad essere difficile è spesso impossibile, perché fraintende l'aspetto centrale della sua poetica. La sua parabola poetica esercita una profonda influenza sulla poesia contemporanea, che pur non potendo ripetere e in un certo senso neppure proseguire la sua estrema esperienza, ne ha fatto propria la concezione della parola, finalmente libera dai vincoli logici e sintattici e restituita al suo ruolo evocativo e creatore. Il gusto per il non definito e per le sfumature, caratteristica principale della scrittura si traduce in una poetica che pone al centro l'esigenza della musicalità: tramite il ripudio dell'eloquenza, del tono declamatorio, la poesia aspira non a descrivere ma a suggerire, a dissolvere la realtà, in immagini sempre più vaghe, da qui il simbolismo di Santamaria. Ecco che in questo modo la poesia conduce di là dell’esperienza sensibile e coglie l'essenza profonda e nascosta delle cose. All'interno di questa poetica, che esprime evidentemente le esigenze del simbolismo, trova i suoi accenti più personali nella tonalità cromatica, della malinconia, dell'ambiguità.
L'ossessione del male, il mistero del male, la rivolta, la tentazione blasfema contro Dio e gli uomini realizzano una lirica oscillante fra storicità e tenerezza, furore e pietà. Bisogna riconoscere che la caratteristica più espressiva sta nel dominio dei mezzi espressivi, nella lucidità, perciò le immagini sono mescolate all'ironia e l'enfasi è smascherata dall'intervento dell'autore. La ricchezza delle metafore, l'arditezza delle immagini e il gioco straordinario per queste innumerevoli fonti letterarie sono riprese, ritagliate, ricopiate, parodiate, stravolte rendendo gli «Echi ad incastro» un'opera di singolare modernità.
Oggi necessitiamo di un trascinatore di folle e Santamaria lo può diventare, basta dargli fiducia e incitarlo, perché come lui anche io, come te: «Sono triste e piango,/ alla fame che fruga/ fra i rifiuti,/ ai rantoli degli alberi/ sfruttati fino alla consumazione,/ ai gemiti/ graffiti nei cunicoli dei ciechi/ sistemi».

Reno Bromuro

Altri contributi critici di Reno Bromuro sull'opera di Franco Santamaria:

Reno Bromuro: Parola e Immagine
Reno Bromuro: Storie di echi

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