Franco Santamaria,poesia,narrativa,pittura,culturapoesia narrativa pittura arte

Franco Santamaria, (In)conoscenza, pittura

FRANCO SANTAMARIA

Opere
Hanno detto di
Franco Santamaria
Biografia
Biographie 
SALA DEGLI OSPITI
Poesia
Narrativa
Arte
Critica-Sagg.
Citazioni

Eventi Culturali Naz.
Concorsi Letter./Art.
Link Culturali
 

ECHI AD INCASTRO

 
 

 

In “Echi ad incastro” la forza sanguigna della terra
Marco Baiotto

 

“Anche la poesia deve fondare la sua essenza sulla socialità, attraverso la proiezione del reale. La presenza di un diffuso concettualismo astratto determina il raffreddamento, se non la morte, del concetto della socialità poetica”. Con queste parole l’autore, il lucano Franco Santamaria, docente di Letteratura Italiana e Storia in pensione, negli spunti di riflessione pubblicati in appendice alla silloge poetica “Echi ad incastro”, delinea in modo chiaro l’obbiettivo di tanta parte della sua opera e dell’impegno in essa profuso. Schierato a difesa dei più umili ceti sociali, profondamente radicato alla condizione di disagio economico che attanaglia le sue amatissime terre del Sud, la sua visione prospettica passa attraverso la falce e il martello cui “… è unito il pianto, / gonfio del grido dei giorni / calpestati ed esplosi / sulle linee delle pietre, nostre antiche armi”. Le sue storie poetiche riportano echi di barricate e striscioni, lacrimogeni e passione, parlano di diritti calpestati, di emigranti sognatori che, pur di offrire ai propri cari una speranza, ingoiano angherie e soprusi (emblematici i versi: “Sono di mani che lavorano / le corone dei papiri / schiavi delle nuove piramidi”).
I suoi “Echi ad incastro” possiedono la forza sanguigna della terra, quella magia del fare ben lontana da “quel vago mormorio di tanta sedicente poesia di protesta” cui fa riferimento Sandro Montalto nella prefazione al presente volume. Questa forza d’animo imponente, questo ardore poetico non è soltanto rabbia fine a se stessa, bensì energia creatrice modulata da un estro immaginifico fertile e preziosamente fantasioso.
Come tutti gli artisti anche lui, come scrisse nel 1925 l’eccentrica poetessa tedesca Else Lasker-Schüler in “L’atto d’accusa contro i miei editori”, è un poeta-domatore del linguaggio; pertanto a tratti produce espressioni fulminanti, a tratti versi come lunghi respiri che attingono all’anima poetica più tradizionale ma che sempre con saggezza sanno stemperare la tensione inducendo alla riflessione pacata, intrattenendo il lettore in una piacevole atmosfera di sospensione, di attesa per l’ennesima folgore.
La sua poesia, oltre all’orientamento sociale, presenta una seconda anima ricca di risvolti, forse i più felici: sono infatti alcune metafore elementali, cioè legate agli elementi e al loro stupefacente corollario di forme, colori, profumi e movimenti, a stupire di più. “Voglio dirti rosa / del mio ardore di creta / a squame / come tutto ciò / che la salsedine e il fuoco / del carbone cereale ardono”.
Altri sono passi delicati e quasi smarriti nella loro proiezione incerta verso il futuro, come quelli de La mia voce: “Come in una sala / abbandonata / il segno di un respiro / fatto prigioniero dalla polvere” o quelli di Ansia: “Porto con me una bimba / che già teme / come me / vortici ed abissi liquidi, / e sotterranei / di catene, di missili, di anime in vendita”.
Di questo autore su Internet è presente la pubblicazione di Parola e immagine, opera sperimentale che coniuga poesia e pittura sviluppando le due forme artistiche attorno a un titolo comune per tredici volte, tante quanti sono gli abbinamenti dipinto-poesia che la compongono. È proprio leggendo la sua pittura che si raggiunge la consapevolezza che la sua poetica esprime metaforicamente, “la dura condizione dell’uomo”. È per questo nobile intento e per il suo logos poetico che l’autore va apprezzato.

Marco Baiotto

Indice Recensioni

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.